Husqvarna alla Ktm e anche la fabbrica da Varese se ne va in Austria



husqvarna-510A RISCHIO LA FABBRICA DI BIANDRONNO
Husqvarna, la produzione va in Austria
Cassa integrazione per i dipendenti in Italia
I sindacati dello stabilimento varesino: «Saccheggio industriale»

La varesina Husqvarna ha messo sul mercato lo scorso anno interessanti motociclette che hanno avuto buona accoglienza tra gli appassionati. Questo fatto, che di solito, getta le basi per la ripresa o è in grado di invertire un trend negativo, si è invece rivelato l’inizio della fine. Strano, ma, a meno di improvvisi cambi di rotta, il futuro è la chiusura della produzione.
LA PRODUZIONE – L’azienda svedese cedette nel 1987 la divisione moto alla Cagiva e la fabbrica venne acquisita vent’anni dopo da Bmw che conservò la produzione in Italia pur in una difficile situazione di bilancio. Quest’anno, però, la Bmw ha deciso di vendere a Pierer Industrie AG di proprietà di Stefan Pierer, che è anche Ceo della Ktm, blasonato marchio austriaco di moto. Un’acquisizione che sorprese molti osservatori, visto che diversi modelli Husqvarna erano in concorrenza con quelli della Ktm. Le assicurazioni austriache di non trasferire la produzione (circa diecimila moto l’anno) sono durate meno di quaranta giorni. Alla mancanza di un piano industriale che aveva fatto sorgere i primi dubbi è seguita la richiesta di cassa integrazione per 212 dipendenti su 240. Giovedì scorso, infine, l’annuncio di portare il marchio Husqvarna a Mattinghofen, storica sede di Ktm.

IL MARCHIO – Certo la Husqvarna è una goccia nel mare della produzione mondiale, ma la vicenda è significativa perché è un capitolo della continua dissipazione del patrimonio di marchi italiani non solo della moto. In più rappresenta una maniera ben strana di aprire alla concorrenza che l’Europa ci invita a fare con indice ammonitore. Al momento Ktm acquisisce il marchio Husqvarna e la sua rete di vendita Usa; porta la fabbrica in Austria e lo Stato italiano paga la cassa integrazione. Senza dimenticare le conseguenze per l’indotto se a Biandronno resterà solo un magazzino ricambi. Il sindacato ha chiesto per mercoledì un incontro al ministero del Lavoro: vuol sapere se quello che giudicano un «saccheggio industriale» è accettabile per il Paese.

Antonio Morra da corriere.it

La Fiat Industrial se ne va a Londra e l’Italia perdo mezzo miliardo di euro di tasse


Fiat IndustrialFiat, Marchionne vuole la cittadinanza fiscale britannica per i camion Iveco
Il ministro Lupi: “l’ipotesi di trasferimento deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”

A pochi giorni di distanza dalle nuove voci sul trasferimento del quartiere generale a Detroit, il gruppo Fiat fa un primo passo concreto verso gli Usa: Industrial, la società che controlla Iveco, prepara lo sbarco a Wall Street della nuova società olandese che nascerà dalla fusione con Cnh, la Fi Cbm Holdings Nv. Il prospetto preliminare per la quotazione è stato presentato alla Sec, l’autorità americana di controllo sui mercati e al suo interno c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna.

“Noi chiediamo che il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”, afferma il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, mentre per il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi, l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale “deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.

La quotazione a Wall Street della società olandese era già prevista nel progetto di fusione, approvato a febbraio dai consigli di amministrazione di Industrial e Cnh e Sergio Marchionne aveva indicato come termine la fine del terzo trimestre 2013. Mancano ancora le date delle assemblee straordinarie, che dovrebbero essere convocate entro giugno.

La novità è l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna, che non dovrebbe modificare il tax rate del gruppo in quanto le società nazionali continueranno a pagare dove producono reddito. L’obiettivo è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. Nel prospetto si precisa che “non c’è garanzia sulla decisione finale relativa alla sua domiciliazione fiscale” e si spiega che “se Fi Cbm dovesse essere trattata come un soggetto fiscale residente in Italia, pagherebbe le tasse in Italia sul suo reddito mondiale complessivo e sarebbe soggetta ad altri oneri e/o obblighi di reporting, che potrebbero portare costi addizionali”.

Al termine dell’operazione di fusione gli attuali azionisti di minoranza, che oggi detengono il 13% di Cnh – sempre secondo quanto riportato nel prospetto – avranno il 99% di Fi Cbm, la holding degli Agnelli Exor controllerà il 27% e Fiat Spa il 2,6%. In base al meccanismo di diritti di voto doppi, permesso dalla legge olandese, Exor potrà raggiungere una quota massima del 43% dei diritti di voto.

da ilfattoquotidiano.it

Incredibile incidente in Russia video auto che vola


Il volo dell’auto sulla carreggiata
Drammatico incidente in Russia – LiveLeak

Il volo dell’auto sulla carreggiata. Incidente in Russia

Ecclestone ho chiesto io alla Pirelli gomme che durassero meno di metà gara


montezemolo ecclestoneEcclestone sulle gomme: «Ho chiesto io
alla Pirelli che durassero meno di metà gara»
Il patron della Formula 1 interviene sulla polemica
tra i team dopo il botta e risposta Red Bull-Ferrari

«Ho chiesto io alla Pirelli di fare gomme che durassero meno della metà di ogni gara, il che significava avere più pit stop. Ed è quello che hanno fatto». Bernie Ecclestone benedice le Pirelli, il che fa pensare che la guerra delle gomme, l’argomento più dibattuto del momento in Formula 1, si concluderà con cambiamenti minimi degli pneumatici (a partire comunque dal Gp del Canada, domenica a Monaco si corre con le «vecchie» gomme).

RED BULL CRITICA – In un’intervista sul sito ufficiale della F1 (quindi sul suo sito) in coppia con Niki Lauda, Bernie usa parole di grande comprensione verso l’azienda milanese, che era stata accusata soprattutto dalla Red Bull di aver trasformato l’essenza dello sport. «Queste non sono più corse automobilistiche — aveva tuonato Dieter Mateschitz — ma un concorso a chi gestisce meglio le gomme».

BERNIE CAMBIA – Il punto è che Mateschitz aveva espresso le sue critiche proprio in un colloquio di 45 minuti con Ecclestone. Che era parso accogliere le sue doglianze, facendo innervosire gli altri team, quelli — come Ferrari, Lotus e Force India — che si trovano bene con le gomme e non vorrebbero cambiamenti. La nuova presa di posizione di Ecclestone è quindi particolarmente significativa. «È davvero difficile prevedere che le gomme dureranno il 15 o il 20% della gara, perché ogni circuito è diverso, cambiano le temperature, cambiano le macchine e, ultimo ma non meno importante, ogni pilota ha il proprio stile di guida» continua Bernie. Quindi che tutti si adeguino a usare quello che hanno. «I piloti non hanno altro a cui pensare, usino il cervello e capiscano come vincere le gare».

LA FERRARI E LA FIA – Tra l’Ecclestone che ascolta le lamentele di Mateschitz e questo che congela la situazione attuale sono accaduti due fatti. La risposta polemica della Ferrari alla Red Bull («Qualcuno ha la memoria corta, peccato che queste anime belle che si lamentano dei quattro pit stop fossero rimaste silenti due anni prima quando, sia a Barcellona che a Istanbul, i piloti sul podio fecero lo stesso numero di soste») e soprattutto una presa di posizione (informale) della Federazione. Che ha ricordato come non si possano cambiare le gomme in corsa, a meno che non siano giudicate «tecnicamente inadatte». Cosa da escludere. E quindi la Pirelli cambierà sì, ma con l’obiettivo di evitare altre delaminazioni (distacco del battistrada) e non per ridurre i pit stop. Solo in Canada (9 giugno), si vedrà la portata reale delle modifiche. E qualcuno sarà comunque scontento.

Arianna Ravelli da corriere.it

Auto l’aumento dell’Iva sarà una ulteriore stangata al mercato


mercato_auto_peggioAumento Iva, stangata per l’auto

Ecco chi verrebbe colpito dal nuovo aumento sull’imposta del valore aggiunto

L’aumento di un punto dell’Iva il prossimo primo luglio (dal 21 al 22%), colpirebbe una serie di voci, dal vino alle scarpe, dagli elettromestici alla cura personale, dal pieno di benzina agli acquisti per la casa.

Tutti aumenti che peserebbero indirettamente anche sull’auto, ovviamente colpita subito per quanto riguarda auto nuove, pezzi di ricambio, benzina e carburanti, manutenzione e riparazioni.

Il passaggio dal 21% al 22% dell’aliquota Iva ordinaria (che riguarda circa il 60-70% dei consumi, sottolinea la Confcommercio) non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come alimentari, sanità, istruzione, abitazione ecc., tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto. Tuttavia, fa notare Federconsumatori, l’aumento di alcune voci come ad esempio i servizi di trasporto finiranno per ricadere anche sulla merce trasportata, con un effetto moltiplicatore nei mesi successivi sulla spesa finale.

Ecco comunque tutti i prodotti soggetti all’auemento:
- Vino, Birra;
- Abbigliamento, calzature, accessori riparazioni di abbigliamento e calzature;
- Elettrodomestici, Mobili, Articoli di arredamento, Biancheria per la casa, servizi domestici;
- Articoli per la casa, detersivi, lavanderia, tintoria;
- Auto, pezzi di ricambio, benzina e carburanti, manutenzione e riparazioni;
- Giochi e giocattoli, Radio, televisore, hi-fi e videoregistratore, Computer, cancelleria, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer, ecc.;
- Prodotti per la cura personale,

barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza, gioielleria, bigiotteria; – Parcella liberi professionisti

da repubblica.it

Aston Martin CC 100


Aston Martin CC 100 18Aston Martin CC100, bella con l’anima

La biposto estrema realizzata per il centenario del marchio inglese ha sfilato sul circuito del Nurburgring

Svelata la concept della CC100 Speedster, realizzata per il centenario del marchio inglese come rivisitazione della storica DBR1 vincitrice nel 1959 della 1000km del Nurburgring con sir Stirling Moss che non lasciò mai il volante.

Il prototipo ha sfilato lo scorso weekend sul circuito tedesco di Nordschleife in occasione della 24 ore del Nurburgring, durante la parata per i festeggiamenti della casa inglese, guidata dal Ceo Ulrich Bez che ha commentato: “La CC100 rappresenta la nostra fantastica tradizione sportiva, la nostra capacità di progettazione eccezionale, il nostro superbo know-how ingegneristico e, soprattutto, il nostro spirito di avventura! L’ho soprannominata ‘DBR100′ per la sua affinità con la storica vettura del 1959 e, naturalmente, per il nostro 100° anniversario. Ma questa macchina è più di un semplice ‘regalo di compleanno’ che ci siamo fatti: essa dimostra che l’anima di Aston Martin è potente più che mai”.

Progettata e costruita a Gaydon in un tempo record, meno di sei mesi, la CC100 è una biposto estrema di quasi quattro metri e mezzo di lunghezza per due di larghezza che monta un propulsore benzina AM11 aspirato da 6.0 litri con 12 cilindri a V e cambio automatico a sei marce. Un razzo in grado di accelerare da 0 a 100 in poco più di 4 secondi e di raggiungere una velocità

massima di 180 miglia orarie, ovvero 289.8 km/h.

Il design ricorda molto l’antenata DBR1 e la scocca è alleggerita e resa resistente al tempo stesso grazie ad un generoso utilizzo di fibra di carbonio che abbonda sia negli interni che negli esterni. La grande griglia frontale sembra voler divorare la strada mentre i fari allungati le donano un tocco chic e moderno, slanciando le linee del cofano anteriore che appare infinito e che contiene il motore. Niente parabrezza, la CC100 Speedster è una sportiva estrema, due posti secchi e aerodinamica sfruttata al massimo. Curiosa la scelta degli sportelli che presentano un’apertura laterale “a branchia di pesce” quasi a ricordare ed accentuare le linee da “squalo” che la contraddistinguono. Il profilo mostra tutta l’eleganza Aston Martin, che si ripresenta anche nel posteriore, minimalista, con due piccoli stop tondi e una grande superficie nera dalla quale spiccano solo i due tubi di scappamento cromati.

Anche gli interni sono ridotti al minimo. Chi sale su questa vettura non può cercare il comfort, dovrà accontentarsi dell’adrenalina. I due occupanti, guidatore e passeggero, sono”incastonati” nell’abitacolo impreziosito soltanto da rifiniture in cuoio e protetti dai cupolini in stile F1. Ma niente di più. Qui dentro tutto è votato alla velocità. E anche il quadro comandi appare essenziale, senza i sistemi di infotainment che oggi sembrano essere immancabili. Questa, signori, è una Aston Martin CC100 Speedster. Prendere o lasciare

- di SILVIA BONAVENTURA da repubblica.it

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