Archive for May, 2009

Opel parla Montezemolo


luca-montezemoloMONTEZEMOLO: SU OPEL FATTO IL DOVUTO, ORA CHRYSLER
di Claudio D’Amico

TORINO – Su Opel la Fiat “ha fatto quello che doveva fare” ma adesso il capitolo tedesco è chiuso: l’obiettivo è completare la partita con Chrysler dove “c’é molto lavoro su una impresa che fa tremare i polsi”. Il presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, è amareggiato per la sconfitta subita in Germania ma, come aveva già fatto intuire ieri l’ad, Sergio Marchionne, la vita va avanti. La Fiat, si fa notare negli ambienti vicini al management torinese, è piena di energia, non è immobile. Così, oltre che su Chrysler, gli occhi sono puntati su Saab e sulle attività sudamericane della Gm, senza tralasciare nulla di intentato con i “colleghi” della Tata o con Psa e Bmw.

“Noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare – ha detto oggi Montezemolo da Trento – e se c’e una decisione diversa ci sono dei motivi per averla presa. Comunque sia andata non è stata una guerra tra Paesi né di politica terra terra. Sono state fatte delle scelte – ha aggiunto – che sono da rispettare”. E’ vero che sul campo il risultato non è stato portato a casa, ma per Montezemolo “questa trattativa per la Opel è stata comunque un fatto positivo per l’immagine dell’Italia e della Fiat”. “Fino a qualche anno fa – ha spiegato – sarebbe stato impensabile vederci competere fino all’ultimo per fare quello che sarebbe potuto essere il secondo, il terzo gruppo nel mondo. Non credo sia stata una decisione presa perché siamo italiani”.

La scelta di Magna ha scatenato però in Italia la polemica politica tra maggioranza e opposizione, ma per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, “il mondo resta pieno di opportunità, a partire dal consolidamento dell’intesa con Chrysler che riaprirà alle auto italiane il mercato americano”. Il Governo italiano, ha aggiunto, “ha fatto tutto il possibile per sostenere Fiat nella sua strategia di espansione”. In febbraio, ha ricordato, “abbiamo varato gli incentivi per l’acquisto di auto ecologiche, che stanno riportando le vendite ai livelli del 2008 dopo i crolli di dicembre e gennaio e che in particolare hanno comportato un forte aumento di quote di mercato per Fiat”.

Per la Fiom, invece, “se c’é stata una soap opera – ha detto il segretario nazionale Giorgio Cremaschi – questa è stata in Italia con il tifo inconcludente che ha accompagnato le azioni dell’amministratore delegato Fiat senza alcun contorno di relazioni e politiche industriali”. Intanto, per il Lingotto le prossime tappe sono la decisione del tribunale per la bancarotta di New York sulla vendita degli asset buoni di Chrysler ad una nuova società controllata per il 20% da Fiat. Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del caso Chrysler, ha deciso che si pronuncerà il primo giugno. Per quanto riguarda Saab, le trattative, cui partecipa anche Fiat, sarebbero prossime alla conclusione ed entro la prossima settimana dovrebbe essere scelta la migliore tra le tre offerte di acquisto. In gara ci sono, oltre al gruppo italiano, anche Koeningsegg, produttore svedese di auto sportive, e il miliardario americano Ira Rennert.

da Ansa.it


Concorso Eleganza Torino


mercedes-500kMercedes 500K premiata al Concorso d’Eleganza di Torino
Riconoscimenti anche a Isotta, Lancia, Jaguar e Aston Martin
Grazie anche al voto della giuria popolare, una Mercedes 500K Cabriolet del 1935 si è aggiudicata il premio più prestigioso, Best of Show, in occasione del recente quarto Concorso Internazionale d’Eleganza per Automobili Città di Torino-Trofeo Lancia. La vettura di Valter Cesaro si è imposta anche nella categoria ”Dopo la grande crisi”. Ad una Isotta Fraschini Tipo 8 torpedo di Silvano Cima è andato il riconoscimento della Toro Assicurazioni quale miglior vettura nella categoria ”Anni ruggenti”. Lancia è stato il marchio più premiato avendo vinto nelle categorie ”Eleganze prebelliche” con l’Aprilia Spider I serie carrozzata Pinin Farina di Maria Teresa Orecchia e ”Dolce stil novo” con la Flaminia Sport Zagato di Renato Novarese. Nel raggruppamento ”Eleganze internazionali” il primo premio è stato assegnato alla Jaguar MK5 DHC del 1950 di Ilvio Gualazzi, mentre la classe ”L’affermazione dello stile moderno” è stato appannaggio della Aston Martin DB4 V Serie Vantage Touring Superleggera del 1962 di Edoardo Baj Macario.

Sono state oltre 50 le automobili d’epoca esposte ed ammirate lo scorso weekend presso il Castello del Valentino. Testimonianza di una crescita notevole del Concorso, patrocinato dall’Automobile Club di Torino, dall’Automotoclub Storico Italiano, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Militare Nord, da Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino e sponsorizzato da Lancia e Toro Assicurazioni. La giuria è stata presieduta da Aldo Brovarone, apprezzato designer della Pininfarina negli anni sessanta, settanta e ottanta.

da lastampa.it


Opel Magna analisi


magna-steyr La Germania ha messo a punto un accordo con la canadese Magna, General Motors e il governo Usa per salvare la casa automobilistica Opel dall’imminente fallimento della sua casa madre Usa.
Di seguito gli sviluppi chiave dell’accordo.
LE PIETRE MILIARI

1. Magna acquisirà parti delle attività della nuova Opel europea dalla casa madre General Motors. Ciò è finora previsto in una lettera di intenti non ancora efficace legalmente. Magna potrebbe ancora, in teoria, tirarsi fuori.

2. La Germania fornirà 4,5 miliardi di euro in prestiti garantiti, compreso un prestito ponte del valore massimo di 1,5 miliardi di euro dalle banche statali, che saranno uniformemente divisi tra il governo federale da una parte e i quattro governi statali che ospitano impianti Opel dall’altra: Assia, Nord Reno-Westfalia, Turingia e Renania- Palatinato.

3. Magna presterà a Opel 300 milioni di euro per coprire le necessità di liquidità a breve termine. Sul lungo termine, Magna e il suo partner russo Sberbank prevedono l’iniezione di 500-700 milioni di euro in Opel. Nessuna cifra sarà pagata a Gm.

4. Uno schema trustee farà in modo che le parti di Opel in Europa possano sopravivvere alle eventuali turbolenze di Gm. Il trustee sarà guidato da cinque persone: due scelte dal governo tedesco e due dalla perte Usa. Sarà incluso anche un quinto neutrale. Le parti più importanti delle operazioni di Gm in Europa saranno inserite nel trustee, che cercherà investitori e prenderà le decisioni chiave. Dovrà essere sciolto entro il 2014 al più tardi.

LA STRUTTURA

La struttura delle partecipazioni societarie, secondo funzionari Magna, dovrebbe essere questa: Magna al 20%, la russa Sberbank al 35%, 35% anche a GM e 10% nelle mani del personale Opel o dei concessionari.
La casa automobilistica russa Gaz sarà partner industriale di Opel. Magna punta ad acquisire il 20% del mercato russo nel breve termine. Il più grosso creditore di Gaz è Sberbank.

IMPIANTI E POSTI DI LAVORO IN GERMANIA

Il governo tedesco conta che Magna mantenga le promesse fatte, che prevedono il salvataggio di tutti e quattro gli impianti in Germania e il taglio di 2.600 dei 25.000 posti di lavoro.

Un impianto a Antwerp, Belgio e i siti Vauxhall in Inghilterra — Luton e Ellesmere Port — affrontano invece un futuro più incerto secondo i piani Magna. I funzionari del governo tedesco hanno parlato di 2.600 tagli in Germania e 7.500- 8.500 altrove.

STATO DELL’ACCORDO

Finora ci sono lettere di intenti che dovranno entrare in vigore il prima possibile. Magna si aspetta di completare la transazione e prendere il controllo della nuova Opel entro due mesi; il governo tedesco si aspetta di chiudere entro settembre.

NIENTE DIVIDENDI

La nuova Adam Opel non pagherà alcun dividendo fino a che non saranno ripagati i prestiti statali, secondo quanto riferito da un funzionario del governo tedesco.
RUESSELSHEIM, Germania: circa 15.600 lavoratori costruisco i modelli Vectra e Signum oltre alla nuova Insignia. Il sito ospita anche il centro tecnico di ricerca e sviluppo dell’intero gruppo Gm.

BOCHUM, Germania: 5.200 operai lo scorso anno hanno prodotto quasi 200.000 Astra e Zafira.

EISENACH, Germania: circa 1.800 assemblano la Corsa 3 porte.

KAISERSLAUTERN, Germania: circa 3.500 lavoratori realizzano i motori quattro cilindri a benzina e diesel e componenti.

SARAGOZA, Spagna: l’impianto ha prodotto 423.000 veicoli: la Corsa 5 porte, la Meriva e il van Combo.

GLIWICE, Polonia: ha costruito circa 170.000 veicoli l’anno scorso, soprattutto Zafira e Astra, e rendendo l’impianto il principale rivale di Bochum per volume di produzione.

ANTWERP, Belgio: qui si costruiscono circa 133.000 Astra. Spesso viene considerato il principale candidato alla chiusura

ELLESMERE PORT, Gran Bretagna: il sito ha assemblato oltre 110.000 Astra nel 2008 sotto il marchio Vauxhall.

LUTON, GB: ha costruito circa 60.000 van Vivaro lo scorso anno. Come Antwerp, è un potenziale candidato alla chiusura.
da reuter


Gm arriva la Piccola


sparkIn un comunicato stampa insolitamente criptico la General Motors annuncia l’intenzione di costruire una nuova small car, che si aggiungerà alle già pianificate Chevrolet Volt e Chevrolet  Cruze , anche se non specifica quando.

I particolari mancano ma si può ipotizzare che la macchina potrebbe essere la Spark nata dal prototipo Beat, non crediamo sarà una riproposizione tipo Astra con marchio Chevy.

” Le piccole vetture rappresentano il segmento di mercato che crescerà più fortemente e credo che questa vettura i darà grandi soddisfazioni ” lo ha dichiarato Fritz Henderson Ceo di General Motors


Vw Passat 2012 spy


passat-2012-spy-18La Passat è una macchina gloriosa ma dal punto del visto della percezione del marchio è sempre un gradino sotto alla sorella Audi  A4 alla Bmw seie 3 e alla Mercedes classe C. Ecco le foto spia della macchina test che la mostrano più ampia e più lunga ( lo si nota dallo spazio aggiunto sull’attaccatura delle portiere. Si sa anche che grazie ai nuovi materiali da costruzione lamacchina risulterà più leggera.. Il motore di punta sarà il VR6 che fornisce 300 cavalli. Tra l’altro avrà più potenza e consumerà meno grazie alla iniezione diretta., cisarà anche una motorizzazione ibrida e diesel anche integrale.

Dovrebbe debuttare tra il 2011 e il 2012.


Fiat magna Mucchetti


marchionne-8L’entrata a gamba tesa dello Stato
nella partita mondiale per Opel
Quella sull’Opel è stata un’asta impropria, con un venditore formale tecnicamente fallito, la Ge neral Motors, e un venditore reale, il governo tedesco, che con gli aiu ti promessi al compratore si propo ne come il principale azionista de facto del gruppo di Russelsheim. È un segno dei tempi, la novità di una recessione globale nel corso della quale si sta creando un luogo intermedio tra economia di mercato ed economia non profit: un’area grigia, o rosa a seconda delle preferenze ideologiche, dove fioriscono opportunità inedite che richiedono un pensiero nuovo.

A questa prova la Fiat si è presentata senza un vero appoggio del governo e con affidamenti generici delle banche italiane, due mancanze tanto più decisive ove si guardi al merito di credito di Torino tuttora inferiore a quello degli altri big europei dell’auto come dimostrano i credit default swaps Fiat a 5 anni sui quali si pagano 600 punti base oltre il tasso di riferimento contro i meno di 200 di Peugeot, Daimler e Bmw e i poco più di 300 di Renault. La rivale Magna, invece, aveva il sostegno azionario dell’oligarca russo Oleg Deripaska, peraltro in difficoltà, e della banca statale Sberbank che risponde al premier Vladimir Putin, una linea di credito di 4 miliardi di euro deliberata da Commerzbank e la consulenza dell’ex cancelliere Gerard Schröder, il leader socialdemocratico che ha consentito la Grande Coalizione guidata da Angela Merkel.

Nella campagna di Germania, la Fiat ha proposto la sua offerta come un’iniziativa tutta imprenditoriale contro un’altra influenzata dalla politica. Ma quanto può piacere al Financial Times non è detto convinca la Deutschland Ag, che ha un’altra cultura e riconosce un ruolo istituzionale ai sindacati. Del resto, senza i governi che a torto o a ragione, negli Usa come in Germania, hanno deciso di evitare il fallimento di storici marchi dell’automobile, Sergio Marchionne non avrebbe mai potuto nemmeno sognare il gruppo da 6 milioni di macchine del quale tanto si è parlato: Chrysler sarebbe andata fallita e così Gm con tutte le sue province europee e sudamericane; le loro attività sarebbero state vendute al meglio. È la politica che ha creato l’occasione di una crescita ad alto rischio ma senza esborsi di capitale di rischio, quanto meno all’inizio: opportunità particolare nel momento in cui la debt economy è considerata la madre di ogni vizio.

I governi sono interlocutori da capire e da prendere anche più sul serio dei fondi speculativi che fanno oscillare le quotazioni dei titoli. La politica serve interessi più articolati, delicati e importanti. Non è uno scandalo ma un fatto logico e prevedibile che il governo tedesco si attenda dal suo investimento un ritorno sociale. E forse avrebbe giovato un’attenzione più forte alle posizioni del sindacato Ig Metall, in partenza scettico sulla Fiat per il timore delle evidenti sovrapposizioni produttive: un centro di potere da convincere con pazienza, visto che in Germania vige il regime della codecisione tra capitale e lavoro. Così come è logico che, impiegando i denari dei contribuenti, Berlino coltivi anche disegni di politica estera nell’interesse generale del Paese. In questo quadro la Russia, principale fornitore di gas e grande partner commerciale dell’economia tedesca, è un soggetto concorrente che non si emargina lamentando l’«intromissione della politica», ma proponendo convenienze alternative. E non deve nemmeno stupire se la Casa Bianca abbia prima sostenuto Marchionne in Chrysler, consolidandone la straordinaria reputazione, e poi abbia lasciato Gm concludere con Magna per evitare che una Fiat troppo forte dia noia alle fabbriche americane di Gm dove sono occupati altri blue collar da proteggere.

Il governo italiano, privo di risorse da mettere in gioco e anch’esso dipendente da Mosca per il gas, si è preoccupato soprattutto della sorte degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco. Ora, se è vero che giudicava corretto il progetto espansionistico di Marchionne quale precondizione per dare un futuro alla Fiat Auto, il governo deve sperare che l’amministratore delegato della Fiat non lasci l’Auto sola con il 20% della Chrysler. E fare tesoro dell’esperienza, magari per portare a casa la Gm sudamericana o, chissà, tornare in gioco sulla Opel ai tempi supplementari. Ma in generale gli altri possibili partner ai quali la Fiat aveva guardato in passato o dai quali era stata guardata — parliamo di Psa-Citroën e di Bmw— hanno una stazza tale che difficilmente potrà essere dato a Torino un ruolo aggregante.

Massimo Mucchetti da corriere.it


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