Alex Zanardi a 10 anni dal terribile incidente video integrale
Alex Zanardi, 10 anni di una nuova vita
Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese perdeva entrambe le gambe. Da allora è riuscito a stupire il mondo intero con la sua tenacia che gli ha permesso di riprendersi tutto ciò che aveva perso. E di tornare a sognare
Per uno come lui, l’anagrafe non conta molto. Alex Zanardi non ha 44 anni, non è nato il 23 ottobre del 1966 a Castel Maggiore. Zanardi, lo straordinario campione di grinta ed entusiasmo, è nato – anzi rinato – esattamente dieci anni fa. Nello stesso momento in cui ha rischiato di perdere la propria vita in un incidente crudele, sulla stessa pista tedesca del Lausitzring che soltanto cinque mesi prima aveva portato via Michele Alboreto. Zanardi quel 15 settembre di dieci anni fa ha iniziato una nuova vita, quella che ci lascia ancora a bocca aperta, commossi dal coraggio di un uomo capace di rialzarsi anche dopo aver perso entrambe le gambe.
Se la sua non è una favola, è di certo la storia più folle e toccante che si possa immaginare. Inizia con quell’incidente, con una rimonta dal ventitreesimo al primo posto della gara di Champ Car spezzata dall’impatto con la monoposto del canadese Alex Tagliani. Che lo centra a 320 km/h, dopo che Zanardi ha perso il controllo, probabilmente per della benzina che gli era finita sulla visiera in seguito a uno sfortunato rabbocco. L’incidente è tremendo e ancora peggiori sono le sue condizioni fisiche. Sette arresti cardiaci, un solo litro di sangue rimasto in corpo. Si salva per miracolo, restando in pericolo di vita per giorni.
Quando si risveglia scopre di aver perso entrambe le gambe per un’inevitabile amputazione. Accettare tutto questo è ai limiti dell’umano. Ma Zanardi riesce a farlo. Lo capisce quando passa in carrozzina per i corridoi dell’ospedale di Berlino nel quale è ricoverato e vede gente alle prese con mali incurabili. Lì comprende che, in fondo in fondo, può ancora dirsi fortunato. “Mi chiesi non come avrei fatto a vivere senza le gambe, ma come avrei fatto a fare tutto quello che facevo prima senza le gambe”, ricorda. Riprendersi tutto richiede tempo, sacrifici e due protesi che lo aiutano a sorreggersi in piedi. “Tutto quello che volevo fare era portare ancora una volta mio figlio in braccio ”, dice. Ma Zanardi riesce a fare molto di più.
“Il momento più duro è stata la riabilitazione dopo l’operazione – spiega – perché una volta che i medici hanno fatto il loro dovere tocca a te dimostrare dove puoi arrivare. Io, però, sono sempre stato uno determinato. Quando mi dicevano che avevo il 50% di possibilità, davo la cosa per fatta. L’importante non è dove sei, cosa fai e quali sono i tuoi obiettivi. L’importante è che tu sia consapevole che il giorno seguente hai la possibilità di fare qualcosa in più, di migliorarti sempre e comunque. C’è chi ha bisogno di spinte, la religione può essere una di queste. Ma da parte mia ho sempre pensato che Dio avesse problemi ben più grandi di cui occuparsi che non il mio”.
Uno stoico, che da allora non ha fatto altro che stupire tutti con una forza d’animo inaudita. Zanardi decide di tornare alle corse e ce la fa, ammutolendo coloro che temevano per lui con una delle tante sue battute: “Se questa volta mi spacco una gamba, per metterla a posto basterà una brugola”. Il sogno viene coronato due anni dopo, quando torna al Lausitzring e porta a termine quella gara maledetta, finendo i 13 giri che gli mancavano su una monoposto personalizzata che cancella la sua menomazione e gli permette di stabilire tempi da gara vera. Commovente, certo. Ma non è abbastanza. Perché Zanardi non ama correre per correre. Vuole correre per vincere. E Alex ce la fa.
Torna a competere sul serio nel Mondiale WTCC portando a casa diverse gare alla guida di una BMW e conquistando anche il campionato italiano Superturismo del 2005. Poi, quando a 43 anni dice basta con le corse, decide di regalarsi un altro sogno. Con la solita carica si dedica anima e corpo alla handbike e fa il botto vincendo la Venice Marathon del 2009 nella categoria diversamente abili in carrozzina. L’anno dopo è campione italiano H4. E ora è lì a lottare un successo alla Paralimpiade di Londra 2012, giusto dopo essere arrivato secondo al campionato del mondo. “Sarei falso se dicessi che vado là solo per partecipare – ha dichiarato in un’intervista Libero -. Il sogno, visto che non costa nulla, è chiaramente la medaglia d’oro, se poi arriva quella d’argento o di bronzo mi accontenterò”.
Credergli non è difficile. Anche quando guardando indietro, a tutto quello che c’era nella sua vita sino a dieci anni e un giorno fa, ammette: “Non tornerei indietro, non cambierei nulla in quello che è stato della mia vita. Un’esistenza in cui le cose sono andate così bene che non mi lamento proprio: perché certe opportunità so che non le avrei avute senza ciò che mi è accaduto”. Grazie, Alex. Adesso ti aspettiamo a Londra…
Mattia FONTANA Eurosport
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