Auto da corsa in fibra di carbonio dalle buste di plastica

Bolidi da corsa? Dalle buste di plastica
La seconda vita del polietilene: l’Oak Ridge National Laboratory del Tennessee ha sviluppato un sistema per lavorare le buste usate trasformandole in fibra di carbonio, materiale perfetto per la costruzione di auto da corsa

Bandite o da supermercati e negozi e dal 2011 sostituite, per legge, con quelle biodegradabili e di carta, le buste di plastica da trent’anni sono l’incubo degli ambientalisti. Averle eliminate dal mercato ha risolto solo una parte del problema, dato che un sacchetto impiega in media 500 anni per degradarsi e se ingerito da un animale lo soffoca in pochi minuti.

Politici e scienziati da anni si scervellano per trovare un modo semplice per smaltire questa immensa quantità di rifiuti e la soluzione potrebbe essere ora a portata di mano: l’Oak Ridge National Laboratory del Tennessee ha infatti sviluppato un sistema per lavorare le buste usate trasformandole in fibra di carbonio, materiale perfetto per la costruzione di auto da corsa. Un’idea che, se applicata concretamente, risolverebbe non pochi problemi ai governi, in difficoltà sul fronte del riciclaggio per via dei composti chimici che compongono i sacchetti, incompatibili con quelli delle bottiglie di plastica. Due soluzioni al prezzo di una, dunque, con il valore aggiunto della conversione di spazzatura in materiale pregiato.

Ad ideare il metodo per riciclare il polietilene delle buste di plastica in fibre di carbonio di ogni tipo e dimensione è stato il ricercatore Amit Naskar. Per ottenere il risultato gli servito mescolare il polietilene con un composto derivato da amido di mais o canna da zucchero, chiamato polilattato, cpoi trasformato in fasci di fibre da 0,5 a 20 micrometri di spessore.

Non è la prima volta che il mondo delle racing cars si incontra con quello del riciclo dei materiali. Ricercatori britannici hanno appena finito di costruire la WorldFirst che, come suggerisce il nome, rappresenta un unicum nel settore, perché realizzata con bottiglie di plastica mescolate a fecola di patate, fibre di carote e altri materiali che normalmente si trovano nei bidoni della spazzatura o del compost. La vettura è capace di raggiungere la velocità di 238 km l’ora e, finora, è stata guidata in pista per più di 800 chilometri, per prove e dimostrazioni pratiche, da professionisti del Racer Aaron Steele.

Per gli ingegneri del Warwick Manufacturing Innovative Research Center (WIMRC) della Warwick University, in Inghilterra, la realizzazione della macchina “riciclata” fa parte di un progetto più ampio relativo allo sviluppo di nuovi materiali destinati al settore automobilistico e dell’assistenza sanitaria, capaci di soddisfare gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile.

Sempre sul fronte dei materiali insoliti, come non segnalare la Kestrel, realizzata dalla Motive Industries di Calgary, nell’Alberta, con la carrozzeria interamente di canapa, materiale perfetto per la costruzione di auto perché molto leggero e capace di assorbire i colpi smorzando l’energia dell’impatto e ritornando successivamente alla forma originaria.

Alimentata a energia elettrica grazie a speciali batterie agli ioni di litio e dotata di un’autonomia tra i 40 e i 160 km per una velocità massima di 90 km/h, l’auto è figlia di un progetto avviato dalla Ford nel 1941, quando fu presentata la Hemp Body Car, macchina fatta di canapa e alimentata da canapa distillata. L’idea fu poi abbandonata e, come tutte le buone intuizioni, recuperata tempo dopo.

di SARA FICOCELLI da repubblica.it


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