Volkswagen Byd
Auto ibrida, Volksawagen
chiede aiuto alla Cina
La Volkswagen punta sull’aiuto della Cina per sfondare nell’auto ibrida. Il gruppo tedesco vuole stringere un’alleanza con la Byd, la più importante azienda cinese specializzata nella produzione di auto ibride e di batterie al litio usate per alimentare le vetture elettriche o a trazione mista (motore a scoppio alternato all’alimentazione elettrica).
“Le ibride e le auto elettriche – ha dichiarato Ulrich Hackenberg del consiglio d’amministrazione della casa di Wolfsburg – avranno un ruolo sempre più importante sul mercato. Un partner come la Byd può aiutarci a espandere velocemente la nostra attività in questo settore”.
Basata nella città meridionale di Shenzhen (provincia del Guangdong), la Byd si è affermata già da anni come il numero uno mondiale nella fabbricazione di batterie ricaricabili per telefonini. La sua diversificazione nelle batterie al litio per auto elettriche e auto ibride ha attirato l’attenzione di Warren Buffett, la cui società Berkshire Hathaway ha investito 230 milioni di dollari Usa nella Byd, diventandone il principale azionista estero.
In attesa di Geithner s’indebolisce lo yuan. Non è proprio il segnale di un’accoglienza amichevole. A pochi giorni dall’arrivo a Pechino del segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, la moneta cinese (yuan o reniminbi) ha avuto il più pronunciato declino degli ultimi due mesi nei confronti del dollaro. Cioè l’esatto contrario di quello che auspicano gli americani. Il dubbio che Pechino voglia dare un “aiutino” ai suoi esportatori deprezzando la moneta, può riaccendere le polemiche negli Stati Uniti sulla “manipolazione competitiva” del cambio.
Lo stesso Geithner ai suoi esordi era stato vittima di un semi-infortunio sullo scottante dossier dello yuan. Nel corso delle audizioni al Senato per la sua conferma, il segretario al Tesoro rispondendo a una domanda aveva accusato le autorità cinesi di “manipolare il cambio” per mantenere lo yuan debole e aiutare l’industria esportatrice. Quella risposta poteva essere gravida di conseguenze: in base alla legislazione americana, se il Tesoro stabilisce che la Cina manipola il cambio, possono scattare quasi automaticamente sanzioni di tipo protezionista.
Geithner, che ha una notevole esperienza dell’Estremo Oriente (si occupò di Giappone e Cina quando lavorava al Fondo monetario internazionale) in seguito si è rimangiato quella dichiarazione iniziale, per non scatenare una spirale di rappresaglie tra i due paesi. Alla sua prima visita ufficiale a Pechino in qualità di ministro economico di Obama, da lunedì lo aspetta una missione ad alto rischio.
Indigestione di collocamenti a Shanghai? Per i piccoli azionisti cinesi non è una buona notizia. Le autorità di vigilanza cinesi starebbero per riautorizzare i maxicollocamenti azionari a partire da giugno. Dopo un periodo in cui le offerte pubbliche di sottoscrizione erano state congelate, c’è una lunga lista di collocamenti in attesa. 32 società sono pronte a vendere 14,3 miliardi di azioni: una inondazione di nuove emissioni che può mettere a dura prova la tenuta del listino.
Federico rampini repubblica





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