chrysler
Chrysler ancora un record di vendite a Marzo 2013 in Usa
Chrysler negli Usa fa meglio delle attese
I Ram Truck ha registrato un incremento del 49 per cento segnando il miglior aprile degli ultimi sei anni e il più elevato aumento percentuale tra i vari marchi del
Gruppo Chrysler
Il marchio controllato da Fiat segna un rialzo dell’11%. per il gruppo
è il trentasettesimo mese di crescita
Crescono più del previsto le vendite Chrysler negli Usa ad aprile. Il marchio controllato da Fiat registra un +11% nelle vendite complessive di auto e camion leggeri contro un incremento del 10% stimato dagli analisti.
Chrysler Group LLC ha venduto ad aprile negli Stati Uniti 156.698 unità con un aumento
dell’11 per cento rispetto alle 141.165 unità dello stesso periodo nel 2012. I marchi
Jeep, Dodge, Ram Truck e Fiat hanno tutti incrementato le vendite rispetto ad aprile
2012, con il Gruppo che segna il miglior aprile dal 2007 e il trentasettesimo mese
consecutivo di crescita.
«Chrysler Group ha registrato il miglior aprile degli ultimi sei anni, portando così a trentasette i
mesi consecutivi di crescita. Tutti i nostri marchi hanno registrato forti vendite, con sette
dei nostri modelli che hanno stabilito record di vendite per il mese di aprile» dice Reid Bigland, responsabile commerciale per gli Stati Uniti.
Il marchio Ram Truck ha registrato un incremento del 49 per cento, segnando il miglior
aprile degli ultimi sei anni e il più elevato aumento percentuale tra i vari marchi del
Gruppo Chrysler. Le vendite di Ram pickup sono cresciute del 49 per cento, segnando il
trentaseiesimo mese consecutivo di crescita e il miglior aprile degli ultimi sei anni. La
versione leggera ha conseguito un incremento del 54 per cento trainato dal modello
Quad Cab mentre la versione pesante ha segnato un aumento del 30 per cento. Le
vendite del Ram Cargo Van hanno stabilito un record per il mese di aprile con un
aumento del 110 per cento.
Con un incremento delle vendite del 18 per cento, il marchio Dodge ha segnato il miglior
aprile dal 2008 e il ventitreesimo mese consecutivo di crescita. Le vendite di Dodge
Durango sono aumentate del 65 per cento, segnando il miglior aprile degli ultimi otto
anni e il più elevato incremento percentuale tra i vari modelli del marchio. L’avvio
produttivo del nuovo Dodge Durango è previsto per il terzo trimestre di quest’anno.
Le vendite del Dodge Challenger sono cresciute del 17 per cento, mentre il Dodge
Journey ha conseguito un aumento del 14 per cento. Entrambi i modelli hanno stabilito
record di vendite per il mese di aprile.
Continua la scia positiva della nuova Dodge Dart, che ha registrato il miglior mese dal
lancio avvenuto a giugno dell’anno scorso.
Un miglioramento dei livelli produttivi ha contribuito all’aumento del 2 per cento registrato
dal marchio Jeep per il mese, segnando il migliore aprile degli ultimi sei anni, con tutti i
modelli del marchio attualmente in produzione in crescita rispetto ad aprile 2012.
Le vendite di Jeep Compass sono aumentate del 23 per cento mentre le vendite di Jeep
Wrangler sono cresciute del 10 per cento. Entrambi i modelli hanno stabilito un primato
per il mese di aprile. Con un aumento del 27 per cento, il Jeep Grand Cherokee ha
segnato il miglior mese dell’anno e il miglior aprile degli ultimi otto anni.
Le vendite della Fiat 500 sono aumentate dell’1 per cento, segnando un primato per il
mese di aprile e il quattordicesimo mese consecutivo di aumenti. L’incremento del 22 per cento conseguito dalla Fiat 500 Abarth è stato il più elevato tra i vari modelli della
famiglia 500 per il mese di aprile.
La nuova Fiat 500e entrerà in commercio quest’estate nello stato della California,
arricchendo ulteriormente la gamma Fiat.
Le vendite di Chrysler Town & Country sono cresciute del 4 per cento, registrando il
miglior aprile degli ultimi tre anni.
Nel mese di aprile le vendite complessive del marchio Chrysler sono risultate in flessione
del 13 per cento rispetto ad aprile 2012.
da lastampa.it
La Fiat la Chrysler le azioni in mano ai sindacati e i giornali italiani
A CHE SERVE AVERE AZIONI DEL “CORRIERE”? A POMPARE LA FIAT E SCREDITARE IL SINDACATO CHRYSLER
Un giudice in Delaware ha dato ragione al sindacato di Chrysler: la sua quota vale il triplo di quanto offre Marpionne – Anche secondo le banche le azioni dei lavoratori Veba valgono molto più di quanto dicano gli articoli del “Corriere”, sempre più controllato dal giovane Kaky Elkann…
1. A CHE SERVE AVERE AZIONI DEL CORRIERE?
Bankomat per Dagospia
A cosa serve avere azioni del Corriere? Ad interpretare i contratti al posto degli inutili giudici del Delaware.
E’ sempre difficile dire quanto valga un business e non abbiamo gli elementi qui ed ora per stabilire chi dei due sia matto, se Marchionne o il Giudice del Delaware che sostiene che un misero 3,3 per cento di Chrysler ( ma significativo, in vista del resto del pacchetto di minoranza in mano al sindacato ed ancor da valorizzare ) valga non 140 milioni di dollari ma ben tre volte tanto.
Nelle dispute sui valori d’azienda vi sono solo criteri, logiche, metodi più o meno ragionevoli, mai verità assolute. Una cosa e’ certa: fa bene a Marchionne e fa bene ai suoi azionisti di riferimento , sempre abituati da un secolo a comandare con soldi altrui, doversi piegare ogni tanto ad un confronto, perdere del tempo a capire perché mai vi siano dei soci con altre idee ed interessi non necessariamente in linea con i loro.
Fa del bene perche’ bisognerebbe ricordarsi che non e’ obbligatorio essere quotati per avere azionisti di importante minoranza, senza i quali non si riuscirebbe ad avere il controllo di grandi gruppi e tirarsela di conseguenza. Si vuole comandare da solo? Piace andare al Rotary e farsi applaudire come titolari della Xyz spa ? Allora basterebbe avere i soldi. I propri. Non hai i soldi, non fai il capitalista. Fai il consulente o il manager.
Comunque leggete quei comunisti del Fatto. Il pezzo non e’ ideologico come talora quando scrivono di economia e finanza.
Naturalmente il Corriere della Sera dà a tutta la vicenda altro colore, annega la notizia in un maxi articolo a tutta pagina, in prima di economia, dove si dice che la Borsa tifa Fiat, e dove addirittura si ripete che l’offerta della Fiat e’ rispettosa degli accordi originari. Sicche’, ma lo lascia pensare al lettore, il matto sarebbe il Giudice del Delaware. Matto proprio, se gli accordi originari parlano tanto chiaro, cosa perdiamo ancora tempo con i Tribunali?
Certo il Corriere non puo’ non ricordare che una primaria banca d’affari americana (forse governata dalla FIOM?) ritiene la quota dei sindacati valere nel suo complesso fra i 3 ed i 4 miliardi di Dollari. I sindacati, ovviamente, si collocano sulla parte alta della forchetta. Ma la Fiat ritiene di offrire addirittura un terzo – secondo i contratti originari, lo dice il noto giurista del Corriere – quindi ben al di sotto della fascia bassa della forchetta.
Continuiamo a non sapere quale sia il giusto valore di Chrysler. A differenza del Corriere non siamo neppure in grado di dare interpretazioni autentiche del contratto. Ma abbiamo capito ancora una volta perche’ la Fiat non smette di fare l’editore, anche al Corriere, sognando addirittura di mettere tutto assieme con La Stampa. Operazione in fondo abbastanza inutile, ci permettiamo di suggerire….
Bankomat
2. FIAT, I SINDACATI USA POTREBBERO FAR PAGARE CARA CHRYSLER A MARCHIONNE
Da http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/fiat-sindacati-usa-potrebbero-far-pagare-cara-chrysler-a-marchionne/575490/
Il giudice federale Donald Parson sembra orientato a propendere verso il Veba, il fondo del sindacato dei metalmeccanici Uaw, nella disputa con Fiat sul prezzo di acquisto di una quota di Chrysler in mano al fondo. Il giudice del Delaware, riporta la Reuters, ha indicato di favorire le argomentazioni del legale del Veba, Robert Hirth. “Sono orientato in questa direzione” ha detto Parson.
Fiat e il Veba si stanno scontrando da mesi sul prezzo di acquisto di una call option di Chrysler, una disputa che potrebbe influenzare il prezzo di acquisto totale da parte di Fiat dell’intera quota della società americana ancora in mano al Veba. Il Lingotto ha offerto 139,7 milioni di dollari per acquistare il 3,3% di Chrysler, mentre il Uaw ritiene che la quota valga almeno 342 milioni di dollari.
Il verdetto si avvicina proprio mentre Fiat si avvicina all’ottenimento di un finanziamento dalle banche per acquistare tutto il 41,5% della casa automobilistica americana in mano al sindacato. Fiat punta a un’intesa definitiva entro luglio e starebbe lavorando con le banche per un finanziamento da 3 miliardi di euro, con il quale finanziare l’acquisizione mantenendo gli attuali livelli di riserve di liquidità intatti per mantenere il rating.
Complessivamente, in base alle stime del Veba, però, la partecipazione dovrebbe valere 4,6 miliardi di dollari, anche se secondo i calcoli di Eric Selle, analista di JPMorgan la quota potrebbe costare a Fiat fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Secondo Selle, Torino ha la possibilità di coprire il costo usando asset di valore quali Ferrari e Maserati per assicurarsi un finanziamento da circa 2,9 miliardi di dollari. L’acquisizione è fondamentale per i piani di dell’ad di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, che punta alla fusione tra le due case, con la probabile quotazione negli Stati Uniti
da dagospia.com
Dodge Viper Srt Ta
DODGE Viper SRT TA debutta a New York: previsti 33 esemplari
Al Salone di New York 2013 Chrysler presenta la versione esageratamente sportiva di Dodge Viper SRT, cioè con Track Attack (TA). Si tratta di un modello a tiratura estremamente limitata: ne sono annunciati appena 33 esemplari.
Dodge Viper SRT TA non si distinguerà solo per il colore arancione della carrozzeria (ripreso anche nel logo), ma anche per sospensioni con una apposita taratura ed un rivisitato assetto. Senza contare gli inevitabili cerchi in lega, verniciati questa volta in nero opaco. Per alleggerire la vettura, alcuni elementi in alluminio di Dodge Viper SRT sono stati sostituiti sulla versione TA con analoghi componenti in carbonio. Gli ingegneri hanno anche rielaborato l’impianto frenante Brembo. E, ancora, Dodge Viper SRT TA monta un alettoni in carbonio davanti ed uno spoiler dietro. Sotto il cofano romba un motore V10 da 8,4 litri da 640 cavalli di potenza. Le consegne dovrebbero cominciare dopo settembre.
Ma più la Fiat perde più Marchionne guadagna ? Secondo il Fatto quotidiano si
L’EQUAZIONE DI MARCHIONNE: PIU’ FIAT PERDE, PIU’ GUADAGNA!
Nei primi mesi del 2013 Fiat perde il 14%, ma per Marchionne continua la festa – Oltre ai 7,4 milioni di euro di “stipendio”, il pulloverato vede salire i guadagni collaterali (stock options, stock grants, altre voci) – E la crisi dell’azienda la pagano soltanto gli operai… – -
Salvatore Cannavò per il “Fatto quotidiano”
Si possono perdere quote di mercato e contemporaneamente vedersi aumentare lo “stipendio” a dismisura? Si può, se ci si chiama Sergio Marchionne, si fa l’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler e si è considerati uno dei manager migliori al mondo. Il paradosso vale 7,4 milioni di euro, la “retribuzione” complessiva – fisso più incentivi – guadagnata dall’ad italo-canadese nel 2012 e resa nota ieri dalla relazione sulle remunerazioni del gruppo.
A questa vanno aggiunte però altre voci più o meno comprensibili a un comune lettore visto che sono nascoste nel bilancio. In particolare le stock options che ammontano a 16,9 milioni di azioni Fiat e che Marchionne ha diritto ad acquistare a un prezzo prefissato. Poi ci sono le “stock grants”, azioni gratuite del gruppo che gli sono state devolute come “premio” dall’azienda: nel 2012 sono state 4 milioni per Fiat Group e 4 milioni per Fiat Industrial, anche se di queste ne ha dovute vendere 980 mila per pagare le tasse relative (e, come ha scritto Vittorio Malagutti sul Fatto, con una tassazione favorevole al 30 per cento).
Ai valori azionari di ieri, si tratta di un bonus di quasi 45 milioni di euro (equivalente a denaro liquido da subito) che vanno ad aggiungersi alla paga ordinaria (oltre ai compensi ricevuti dalla Philip Morris, l’unica compagnia esterna al mondo Fiat in cui Marchionne siede nel consiglio direttivo).
La “busta paga” di colui che si è definito un “metalmeccanico” è comprensiva di svariate voci. Da FiatGroup, Marchionne ha incassato lo scorso anno 4,5 milioni di euro di cui 1,4 provenienti da società controllate e collegate. Di questi, 2,3 milioni sono relativi a compensi fissi mentre altri 2 milioni da “bonus e altri incentivi” mentre 226 milioni provengono da benefici non monetari. Il compenso percepito da Fiat Industrial, invece, ammonta a circa 2,9 milioni di euro: 1,25 proviene da compensi fissi mentre 1,58 da bonus e incentivi. In totale 7,387 milioni contro i cinque del 2011. Un aumento secco di 2,4 milioni di euro, circa il 50% in un anno mentre ai suoi dipendenti la Fiat ha corrisposto 40 euro di aumento mensili.
La differenza dipende dai circa 2 milioni di bonus e incentivi avuti dalla società automobilistica e dagli oltre 300 mila euro di “aumento” ricevuti da Fiat Industrial. Benefici che riguardano il solo Marchionne e non le altre figure apicali del gruppo come il presidente John Elkann e il presidente Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo.
Il primo ha ricevuto un compenso di 1,46 milioni di euro contro l’1,34 del 2011 (cui occorre aggiungere circa 2 milioni percepiti in qualità di presidente della Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli). Leggero calo di stipendio anche per Montezemolo che passa da 5,55 milioni del 2011 ai 5,53 dello scorso anno: una piccola spending review per chi ha deciso di dedicarsi, sia pure marginalmente, alla politica.
A queste cifre, come abbiamo visto, occorre aggiungere la montagna di stock options che fa affluire nelle tasche dell’amministratore delegato del gruppo svariate decine di milioni di euro.
Anche l’attività di amministratore della Chrysler, contrariamente alle apparenze, prevede una retribuzione, sia pure sotto forma di diritti azionari, Unit appreciate rights, che saranno esigibili solo alla scadenza della carica. Si tratta in ogni caso di 1,1 milioni di dollari che si aggiungono a tutto il resto.
Non male per chi, a febbraio del 2013, ha visto la propria azienda scontare in Europa una perdita del 14% relativamente ai primi due mesi dell’anno. Una tendenza negativa che prosegue l’andamento del 2012, anno in cui la Fiat, sempre nei paesi europei, aveva perso il 16% del mercato passando da 948 mila vetture a 798 mila (unico dato in controtendenza, la Jeep Chrysler).
Ieri Marchionne non ha commentato i dati limitandosi a ribadire che i “target del 2013 sono tutti confermati” anche se il primo trimestre di quest’anno non sarà “eccezionale”. Sicuramente non come la sua busta paga.
da dagospia.com
Sergio Marchionne ve li scordate i soldi in Fiat se L’Italia va fuori dall’Euro video
Allarme di Marchionne sull’ingovernabilità
«Niente investimenti se l’Italia esce dall’euro»
Il numero uno del Lingotto: «Niente aumenti di capitale»
Nessun aumento di capitale, la Fiat ce la farà da sola ad acquistare le quote di Chrysler ancora in mano al fondo Veba. L’obiettivo è arrivare al controllo totale dall’attuale 58,5% per poi fondere i due gruppi. Dal Salone di Ginevra Sergio Marchionne risponde così alle domande dei giornalisti.
«UN GOVERNO STABILE» – Ma la preoccupazione del numero uno del Lingotto è un’altra: «Dobbiamo ridare la certezza di governabilità al Paese». «Le mie preferenze – ha detto a chi gli chiedeva un commento alla possibilità di un nuovo governo tecnico – non importano. L’importante è ridare credibilità e certezza al Paese» spiegando che con il voto gli italiani hanno espresso al volontà di un cambiamento: «Bisogna darglielo e far ripartire in qualche modo la macchina». Un passaggio delicato che riguarda anche gli investimenti già annunciati, tutti confermati «a meno che non ci sia una decisione drastica come l’uscita dall’euro». Perché «l’instabilità politica sta creando incertezze nei mercati e questo non aiuta chi cerca di vendere auto» ha aggiunto. Le previsioni per il 2013 non dicono nulla di buono: «Sarà come quest’anno – negativo- e il traino verrà dagli Usa». Poi un’apertura ai sindacati sul rinnovo del contratto: «Si farà, le difficoltà non sono insormontabili».
«PIU’ FACILE SFASCIARE» – «È importante che l’Italia si ricostruisca. È molto più difficile ricostruire dopo avere sfasciato, creare un Paese in grado di competere», ha aggiunto Marchionne in riferimento al successo del M5S.«La gente fuori dall’Italia non capisce cosa stia succedendo nel paese», ha aggiunto ricordando che «il governo Monti che ha ridato credibilità al Paese».
IL TITOLO GUADAGNA- Dopo le parole di Marchionne vola il titolo Fiat a Piazza Affari registrando la migliore performance della mattinata, con +3.83%. In particolare viene premiata la scelta di Fiat di non procedere a un aumento di capitale.
da corriere.it
Marchionne ecco perchè voglio la fusione e non la Ipo tra Fiat e Chrysler
Fiat-Chrysler, ecco perché Marchionne vuole la fusione e non la Borsa
Il pericolo è la perdita di valore di Fiat Auto. Ma il nodo (come sempre) sono i soldi
Dall’altra parte dell’oceano l’ultima dichiarazione di Sergio Marchionne ha suscitato nessuno stupore. Semmai è stata considerata l’ennesimo modo di fare pressing sui soci riluttanti della Chrysler. Il numero uno del gruppo di Torino, infatti, ha ribadito che tra Fiat e Chrysler “è meglio la fusione dell’Ipo”, cioè della quotazione in borsa. Non è una novità, ma riporta l’attenzione sulla delicatissima partita che Marchionne sta giocando sul filo delle dichiarazioni. Vediamo perchè, con la premessa che Veba è un trust controllato dal sindacato dei lavoratori del settore automobilistico americano e che vuole monetizzare, possibilmente entro marzo, la sua partecipazione della casa americana.
Attualmente Torino detiene il 33% di Fiat Holding che a sua volta detiene il 66% di Fiat Auto la quale ha il 58,5% di Chrysler mentre la quota restante, il 41,5%, è proprio di Veba con il quale è in corso un contenzioso di cui parleremo tra poco. La fusione tra Fiat Auto e Chrysler della quale parla Marchionne, in seguito all’acquisto da parte di Fiat di quel 41,5% di Veba, farebbe risultare gli Agnelli proprietari del 33% di Fiat Holding e, attraverso di essa, del 100% di Fiat-Chrysler.
Il problema ruota tutto attorno alla causa che la Fiat ha in piedi con la Veba. Di quel 41,5%, infatti, il 3,3% sarebbe già potuto essere nelle mani di Fiat, ma non lo è. Il motivo è una clausola del complicatissimo (“oltre le capacità umane di comprenderlo”, dice chi lo ha visto) contratto che la Fiat firmò all’epoca dell’acquisto della casa automobilistica americana.
In quesl contratto c’è scritto che i parametri economici di valutazione del valore di quel 3,3% vengono stabiliti sulla base dei risultati di Fiat Usa. Se fosse così quel 3,3% varrebbe 340 milioni di euro. Un’enormità. La Fiat, nella causa in corso negli Usa, sostiene, invece, che deve essere presa a rifermimento non Fiat Usa, ma Fiat Spa e, in questo modo, a Veba andrebbero solo (si fa per dire) 140 milioni, cioè 200 in meno. Se si moltiplicano questi valori per tutta la quota in mano a Veba, si scopre che in ballo c’è circa 1 miliardo di euro. Che Fiat, ovviamente, vuole risparmiare.
A decidere quale sia il “vero” valore della quota di Chrysler in mano ai sindacati sarà un tribunale, ma il rischio, se i due contendenti non dovessero trovare un accordo prima, è che Veba decida autonomamente di lanciare l’Ipo, cioè potrebbe decidere di vendere per intero la sua quota in Chrysler sul mercato incassando, così, il valore di mercato della società e poi investire altrove. In questo modo Marchionne si troverebbe con il 58,5% di una società automobilistica quotata, la Chrysler, controllata a sua volta da un’altra società automobilistica quotata, cioè la Fiat Auto.
E qui è il cuore del problema: Marchionne non vuole quotare l’agglomerato Fiat-Chrysler perchè non ha senso quotare una società automobilistica controllata da un’altra società automobilistica visto che la prima subirebbe quello che in gergo tecnico viene chiamato holding discount. Cioè, in altre parole, varrebbe meno. Ma per evitarlo, deve comprare la quota di Veba, fondere le due società e, magari, aspettare tempi migliori. Ma servono soldi.
di Marco Cobianchi da lastampa.it








