chrysler
Fiat Chrysler metà integrazione entro la fine di quest’anno
Integrazione Fiat-Chrysler
al 50% entro la fine del 2012
Confermate le previsioni 2011.
Dopo un mese riapre Mirafiori
L’integrazione tra Fiat e Chrysler, è oggi al 20% e si prevede che possa arrivare al 50% entro fine 2012. È quanto emerge da una presentazione agli investitori in un seminario organizzato da Bank am Bellevue nel fine settimana in Svizzera, al quale ha partecipato Sergio Marchionne. Il rapporto è stato pubblicato oggi sul sito Fiat.
Il gruppo conferma poi la guidance 2011: ricavi oltre 58 miliardi di euro, utile netto di 1,7 miliardi, utile della gestione ordinaria superiore a 2,1 miliardi, debito netto industriale tra 5 e 5,5 miliardi e una liquidità complessiva di oltre 18 miliardi di euro.
Intanto sul fronte italiano riapre domani, dopo quasi un mese, lo stabilimento di Mirafiori: sono oltre 3.000 i lavoratori del secondo turno della linea Idea-Musa e di entrambi i turni della Mito, secondo dati sindacali, che torneranno in fabbrica da domani a giovedì. Non sono stati comunicati ancora i giorni di lavoro del periodo 23-31 gennaio. L’ultimo giorno di lavoro era stato il 22 dicembre, quando avevano lavorato gli addetti della Mito e di un turno della Idea-Musa.
da lastampa.it
Marchionne dobbiamo fonderci ed arrivare a produrre otto dieci milioni di auto
Marchionne detta le regole L’obiettivo è 8 milioni di auto
Sergio Marchionne alza l’asticella da 6 a 8-10 milioni di automobili prodotte in un anno. Il tetto, in pratica, entro il quale un costruttore potrà dirsi Per tentare di raggiugere questo traguardo alcuni gruppi, tra cui Fiat-Chrysler (oltre 4,2 milioni nel 2011), hanno tempi piuttosto stretti. Solo Volkswagen (8,16 milioni), Gm (oltre 8 milioni come l’Alleanza Renault Nissan) e Toyota (punta a 8,48 milioni, ma nel 2012) possono stare tranquilli. Per gli altri, ma solo quelli cosiddetti generalisti, occorre affrettarsi. In quale modo? Attraverso un nuovo consolidamento, va ripetendo in questi giorni l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, nonch´ presidente della lobby europea dell’auto (Acea). L’Auto Show di Detroit e una serie di interviste (l’ultima, ieri, al Financial Times, dopo Wall Street Journal e Detroit Free Press) hanno, di fatto, proiettato Marchionne nel ruolo di apripista di una possibile imminente nuova rivoluzione dell0 scenario automobilistico.
È lui, in questo momento, a dettare le regole del gioco. È la seconda volta, in poco più di tre anni, che il top manager «il cui cervello funziona come un processore Pentium», secondo i suoi stretti collaboratori, entra a gamba tesa sul tema consolidamento. Lo aveva fatto nel 2008, da Automotive News, e proprio in quell’occasione aveva delineato in sei-sette costruttori, escludendo quelli «premium», lo scenario nei 24 mesi a venire. Due anni sono passati, ma di mezzo c’è stato il crac Lehman Brothers con la conseguente crisi economica mondiale che ha rischiato di cancellare l’industria Usa dell’auto. Fiat ne ha «approfittato» prendendosi Chrysler, Gm si è salvata e Ford ha tenuto botta senza ricorrere alla Casa Bianca. Ora Marchionne torna sulla questione e guarda, prima di tutto in casa sua, palesando una terza alleanza, in Europa, prima del 2013. Fatto salvo che il gigante Volkswagen va ormai per conto proprio e alla leadership europea intende presto aggiungere anche quella mondiale, per Fiat-Chrylser si tratta di pescare nel mazzo francese (Psa Peugeot Citroën o l’Alleanza Renault Nissan), o guardare ancora a Opel, dopo lo smacco del 2009. L’accordo allo studio, secondo i piani di Marchionne, dovrà riguardare l’ambito delle vetture dei segmenti «A» e «B». Psa ha fatto sapere di «essere pronti ad alleanze che permettano, però, di conservare l’indipendenza». Il numero uno del gruppo francese Philippe Varin sarà in Italia dopo il 20 gennaio per un tour programmato (il gruppo ha avviato una profonda ristrutturazione manageriale nelle sue filiali estere); il viaggio potrebbe essere l’occasione, magari, per allungare il tragitto a Torino per un faccia a faccia con Marchionne. Per Parigi – legata a Fiat (fino al 2019 Sevel Sud produrrà furgoni, mentre non sarà rinnovato l’accordo, in scadenza nel 2017, sui monovolume realizzati a Sevel Nord) ma anche a Bmw, Mitsubishi, Ford e Toyota – un’intesa con il Lingotto spalancherebbe le porte agli Usa e puntellerebbe il mercato sudamericano.
Il gruppo Peugeot-Citroën, secondo costruttore europeo con 3,4 milioni di veicoli venduti nel 2011, se la sta passando maluccio: la perdita operativa, nel secondo semestre 2011, era vicina a 405 milioni, senza contare il calo delle vendite e il taglio della quota mercato. E gli altri? L’Alleanza Renault Nissan è pure alla ricerca di un terzo partner, ma lo Stato, presente nell’azionariato e il problema delle sovrapposizioni (vale anche per Psa), potrebbero creare problemi; Opel continua a zoppicare e la casa madre Gm, che nei giorni scorsi ha smentito una possibile cessione, sta studiando un nuovo piano di ristrutturazione.
Marchionne, intanto, ha lanciato il sasso nello stagno e sollevato il problema. Ma da abile giocatore di poker potrebbe anche bleffare e guardare oltre Francia (Psa e Renault) e Germania (Opel). In Europa, del resto, producono un po’ tutti, inclusi gli ambiziosissimi coreani di Hyundai-Kia (insieme valgono circa 6 milioni di unità). Il risiko è partito, almeno per Marchionne.
di Pierluigi Bonora da ilgiornale.it
Marchionne non abbiamo in programma una alleanza Fiat Peugeot
Marchionne: «Nessuna alleanza in programma con PSA»
Sergio Marchionne smentisce le voci di un accordo Fiat-Peugeot. “Non c’è alcun piano per un’alleanza con Peugeot”. Così l’a.d. del Lingotto in una conferenza stampa al Salone di Detroit ha smentito le anticipazioni pubblicate ieri in prima pagina da Il Corriere della Sera. Ricostruzioni nate dopo che lunedì il n°1 di Fiat e Chrysler aveva detto di essere alla ricerca di un terzo partner che permettesse di raggiungere la famosa “massa critica” dei 6 milioni di veicoli prodotti all’anno. Smentite giungono anche dall’altro fronte: i vertici di PSA (Peugeot-Citroen), hanno affermato di essere “molto sorpresi” e “di non sapere nulla della questione. Sono ipotesi e non dichiarazioni dirette di Sergio Marchionne”, si legge nella nota.
Marchionne la Chrysler Obama e i 3,5 miliardi di dollari di nuovi prestiti
FERMI TUTTI! IL BARBONNE MARPIONNE HA CHIESTO 3,5 MILIARDI DI DOLLARI A OBAMA DA INIETTARE DENTRO CHRYSLER AL PIÙ PRESTO – MA NON AVEVA RIPAGATO, O MEGLIO RIFINANZIATO, I DEBITI CON IL GOVERNO USA? IL SEGRETARIO AMERICANO AL COMMERCIO CHU “CI STA PENSANDO” – BUON PER LUI, SE QUALCHE PUBBLICO GONZO LO RIEMPIE DI DOLLARI. SOLO CHE POI CON QUEI SOLDI NON TORNI IN ITALIA A FARCI LE SOLITE PREDICHE SOCIO-POLITICHE SUL CAPITALISMO E IL MERCATO…
1- MARCHIONNE CHIEDE 3,5 MILIARDI A OBAMA…
Bankomat per Dagospia
Bisogna leggere fino in fondo un lungo articolo di ‘’MF” su Fiat Chrysler per scoprire che Marchionne avrà anche restituito soldi al Governo Usa, avrà anche arrotondato la partecipazione in Chrysler, ma ha chiesto un prestito di 3,5 miliardi di dollari sui quali il Governo Usa si e’ riservato di rispondere.
Tre miliardi e mezzo di dollari, avete capito bene, una cifra colossale. Con cifre simili erogate da terzi, addirittura in ipotesi da un Governo, molti si spaccerebbero per imprenditori, anzi molti lo fanno anche con cifre inferiori.
Una volta tanto stiamo dalla parte di Furbionne, visto che con molti mesi di anticipo rispetto a una parte della stampa italiana ne abbiamo spesso svelato limiti e bluff. Fa benissimo Marchionne a chiedere ed utilizzare soldi del contribuente Usa, se qualche amministratore pubblico gonzo glieli concederà. Basta solo che poi con quei soldi non torni in Italia a farci le solite prediche sociologiche per le quali non lo abbiamo pagato ne’ incaricato. Grazie.
2- LA BORSA FA IL TIFO PER L’M&A DI FIAT…
Luciano Mondellini per “Milano Finanza”
Il mercato non vede l’ora che la Fiat torni al tavolo delle aggregazioni. Ieri, in una giornata buona per Piazza Affari, il titolo del Lingotto ha guadagnato il 5,5% (a 3,9 euro), trascinando con sé tutti i titoli della casa torinese.
L’azione è volata dopo le dichiarazioni rese lunedì da Sergio Marchionne, che dal salone dell’auto di Detroit ha fatto sapere che il gruppo Fiat-Chrysler sta cercando un nuovo partner per rafforzare la presenza a livello globale. Così ieri a smorzare gli entusiasmi non sono bastati né l’annuncio che l’operazione sembri ancora di là da venire («Non c’è nessun dossier sul tavolo», ha spiegato Marchionne) né le smentite sul fatto che il partner fosse stato già individuato.
«È pura speculazione» ha risposto il manager alle indiscrezioni secondo le quali il Lingotto si accingerebbe ad avviare trattative con il gruppo francese Psa (Peugeot-Citroen). Gli operatori hanno quindi preso posizione indipendentemente da chi sarà il target, forti soprattutto di quanto dichiarato nel pomeriggio di ieri da Marchionne. «Il consolidamento dell’industria dell’auto è essenziale.
Una nuova alleanza con un altro gruppo non è una questione di giorni ma la Fiat vuole partecipare a questo processo». Il manager ha poi aggiunto: «Non chiudo le porte a nessuno». Resta, quindi, da capire chi sarà il partner. Al di là delle smentite di ieri, Psa resta sempre un’opzione possibile, anche se non appare come la più probabile.
Il gruppo francese presenta una struttura azionaria simile a quella della Fiat, con una famiglia (i Peugeot) a detenere il pacchetto di maggioranza. Ciò potrebbe facilitare gli aspetti tecnici di un’eventuale aggregazione. Inoltre la società francese vanta una buona presenza in Cina e Russia, che andrebbe a coprire delle lacune importanti nello scacchiere del Lingotto.
D’altro canto, un’aggregazione con Psa creerebbe sovrapposizioni notevoli in Europa sul fronte dei prodotti, visto che entrambi i gruppi si concentrano sulla fascia medio-bassa del mercato. Ciò, spiegano gli esperti, impedirebbe grosse sinergie e comporterebbe grossi problemi in termini di tagli di organici in Paesi come Italia e Francia in cui non è semplice licenziare.
Un’alternativa resta quella di un partner asiatico, già ben presente sui mercati dell’Estremo oriente. E in questo caso Suzuki, che ha ormai rotto l’alleanza con Volkswagen, resta il grande favorito. A margine del Salone, c’è stato poi l’incontro tra Marchionne e il segretario Usa per l’Energia, Steven Chu, in merito al prestito da 3.5 miliardi di dollari richiesto da Chrysler. «Ci sono pressioni a favore e contro, ma alla fine valuteremo ciò che è positivo per i lavoratori americani», ha spiegato Chu.
da dagospia.com
Da non credere i tedeschi hanno paura della Fiat e di Marchionne
I tedeschi si arrabbiano perché Fiat vuole crescere. Noi perché non lo farà
Ieri Marchionne ha detto che in Europa c’è bisogno di una seconda Volkswagen. Apriti cielo: il Financial Times Deutschland ha attaccato a testa bassa, con malcelato fastidio. E dire che l’Europa stessa si fonda sull’idea di un mercato aperto che accetta e anzi incentiva, per definizione, la concorrenza. Quel che dispiace a noi, semmai, è che le ambizioni dichiarate da Marchionne finiranno, ancora una volta, per scontrarsi con una realtà ben più magra. Mentre la distanza tra Fiat e Volkswagen si fa sempre più ampia.
Non capita di rado che l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne la spari un po’ grossa. A volte, non sempre per fortuna, capita che questa si traduca in un’azione concreta, come è stato con il piano di vendita di 50mila Fiat 500 negli Stati Uniti. Altre volte le sue uscite a ruota libera fanno incavolare gli altri. In Germania ha suscitato una certa irritazione l’ultima dell’amministratore delegato di Fiat, dal Salone dell’auto di Detroit. Secondo Marchionne, l’Europa ha bisogno di un ulteriore ciclo di consolidamento: «Penso che dovremmo creare una seconda Volkswagen in termini di dimensioni». Vasto programma. Volkswagen ha il 20% del mercato europeo e ha chiuso il 2008 vendendo oltre 8 milioni di auto, 2 milioni in più del sogno impossibile di Marchionne per il 2014 (6 milioni di auto vendute).
La grande alleanza in grado di competere con Volkswagen è giustamente definita un “sogno” da FinancialTimes Deutchland, l’edizione tedesca del quotidiano britannico, che ricorda anche le bordate scherzose lanciate un anno fa da Marchionne, a proposito di un’acquisizione del settore camion di Volkswagen. Stavolta, però, i tedeschi sermbrano crederci, pensano che Marchionne “faccia sul serio”. E tra le righe non nasconde una certa irritazione, anche quando si accenna alla possibilità di un accordo tra Fiat-Chrysler e Peugeot-Citroën. Un’idea lanciata dal Corriere della Sera ma smentita oggi dallo stesso Marchionne. Ma a sorprendere è la stessa reazione tedesca. Doppiamente. Da un lato perché possano manifestare un malcelato fastidio perché qualcuno, in Europa, pensi a una grande alleanza in grado di tenere testa a Volkswagen. Dopotutto, l’Unione europea nasce sull’idea di un mercato unico e della competizione. E quindi, un competitor in più, può far paura e stimolare chi è sul mercato a far meglio, ma non deve mai suscitare fastidi.
Dall’altro lato, però, fa sorridere che invece di pensare a come controbattere a un’eventuale improvvisa fortissima espansione di Fiat, non si guardi a Fiat stessa in base ai suoi dati di produzione e vendita più recenti. Che dicono di un’azienda che fatica più dei competitor a tenere il passo della globalizzazione, e che deve continuare a rivedere le stime a ribasso. Insomma, diventare competitor diretti di Volkswagen in Europa è un ambizioso per tutti, al mondo. Ma per chi si è visto costretto, tanti anni dopo, a spiegare che Fabbrica Italia era un progetto non impegnativo, dal punto di vista dei numeri, lo è anche di più.
Marchionne ho fatto una grande cavolata con la Fiat 500 in Usa
1- CON IL SOLITO OSSEQUIO I GIORNALI PIÙ IMPORTANTI HANNO ACCANTONATO LA SPARATA DEL MARPIONNE FRICCHETTONE (“E’ STATA UNA GRANDISSIMA CAVOLATA”) CHE HA CELEBRATO IL FUNERALE DELL’AVVENTURA AMERICANA DELLA PICCOLA “500”. È LA STESSA FACCIA TOSTA CON CUI STA TENENDO SULLA CORDA DA ANNI LO ZOO DEI PARTITI E DEI SINDACATI CON LA LEGGENDA DI “FABBRICA ITALIA”, L’INVESTIMENTO DA 20 MILIARDI DI CUI FINORA SI È VISTA TRACCIA SOLTANTO NELLA NUOVA PANDA DI POMIGLIANO
1- CON IL SOLITO OSSEQUIO I GIORNALI PIÙ IMPORTANTI (AD ECCEZIONE DEL “MESSAGGERO” E DI POCHE TESTATE REGIONALI) HANNO ACCANTONATO LA SPARATA DI SUPERSERGIO CHE HA CELEBRATO IL FUNERALE DELL’AVVENTURA AMERICANA DELLA PICCOLA “500″.
Quando ieri è cominciata a circolare nelle redazioni dei giornali la fotografia di Sergio Marpionne con la barba lunga e una grande sciarpa intorno al collo, subito è scattata la ricerca delle analogie con i personaggi più famosi degli ultimi due secoli.
Per le giornaliste il nuovo look del figlio del carabiniere Concezio è affascinante e ricorda la famosa immagine di Hemingway, mentre per il “Corriere della Sera” il manager di Detroit con “gli occhialini, la barba selvaggia e la sciarpa negligentemente posata sul pullover d’ordinanza, propone un Marchionne più simile a quei professori-intellettuali dell’Università di Berkeley, un tempo fucina avanguardistica di contestazioni”.
Poiché in Italia non c’è altro su cui ragionare (anche quando gli imprenditori si uccidono per colpa delle banche), il nuovo profilo del capo di Chrysler-Fiat diventa un tema di interesse nazionale. Da parte sua Marpionne ha detto con franchezza che non si taglia la barba per risparmiare tempo “come per il maglione” e questa risposta potrebbe chiudere il dibattito.
In America dove lo chiamano “Marschion” e lo hanno proclamato “manager dell’anno” confrontano la sua fisiognomica con quella di Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro e sul quale è stata scritta una biografia autorizzata di 600 pagine. Chi ha avuto il coraggio di leggerla fino in fondo ricorda che il mago della Apple era un personaggio diabolico, maniaco del perfezionismo, che trattava i collaboratori con cinismo inaudito e dopo le liti furibonde scoppiava a piangere come un bambino.
Il mitico fondatore di Apple guadagnava 1 dollaro l’anno, la stessa cifra che si è attribuito Marpionne a Detroit, ma aveva il terribile difetto di puzzare in maniera spaventosa perché si lavava raramente.
Questo non succede certamente al manager italo-svizzero-canadese e il nuovo look è forse da attribuire a una fase di innamoramento che gli ha risvegliato istinti giovanili e lo porta a parlare a lingua sciolta.
Alla vigilia di Natale nel tradizionale incontro di fine anno con i dirigenti della Fiat ha sorpreso per la sparata contro gli uomini della finanza e i grandi capi degli hedge fund “gli unici che sono usciti illesi dall’abbuffata finanziaria che ha preceduto questo disastro”. Parole simili sono apparse davvero inconsuete sulla bocca di un uomo che è stato vicepresidente esecutivo di Ubs e che solo dalle banche italiane ha ricevuto in questi anni qualcosa come 3mila miliardi. Ma ieri il suo impeto ha superato ogni limite perché con semplicità sconcertante ha dichiarato testualmente che il lancio della “500″ in America è stata “una grandissima cavolata”.
Per spiegare meglio le sue ragioni ha aggiunto di aver valutato male le difficoltà che c’erano e di aver avuto problemi nella rete di distribuzione. Dopo queste parole gli uomini dell’ufficio stampa della Fiat a Torino si sono dati un gran da fare per capire la traduzione esatta di “grandissima cavolata” e per nascondere il flop della macchinetta che nel 2011 ha venduto poco più di 19mila esemplari rispetto ai 50mila previsti.
JENNIFER LOPEZ SPOT FIAT 500
Con il solito ossequio i giornali più importanti (ad eccezione del “Messaggero” e di poche testate regionali) hanno accantonato la sparata di SuperSergio che ha celebrato il funerale dell’avventura americana della piccola “500″. E nessuno ha voglia di ricordare la sfilata delle automobiline italiane in Park Avenue con lo spot di Jennifer Lopez trasmesso il 6 novembre sulle reti americane per lanciare la monovolume sulle note del brano “Papi”.
La disinvoltura con cui il capo di Chrysler ha pronunciato il suo epitaffio può sorprendere, ma si tratta di un flop annunciato perfino da quel sito disgraziato di Dagospia che ha sempre messo in dubbio il successo su un mercato di guidatori obesi che prediligono i grandi volumi e cilindrate potenti. Ciò non toglie che il modo semplicistico con cui il manager ha ammesso il suo errore resti sorprendente e presti il fianco a qualche interrogativo. Il Marpionne innamorato e fricchettone ha perso una scommessa che in un’altra azienda gli sarebbe costata cara, ma è evidente che dentro la Fiat di Yaki si può permettere il lusso di liquidare con una battuta un fallimento industriale.
JENNIFER LOPEZ SPOT FIAT 500
È la stessa disinvoltura con cui sta tenendo sulla corda da anni lo zoo dei partiti e dei sindacati nostrani con la leggenda di “Fabbrica Italia”, l’investimento da 20 miliardi di cui finora si è vista traccia soltanto nella nuova Panda di Pomigliano. E quando dice che nulla è stato deciso sulla sede del nuovo gruppo dove Chrysler sarà dominante, continua a giocare con la compiacenza dei giornali italiani che sembrano più preoccupati di interpretare il nuovo look alla Steve Jobs.
Se fosse ancora vivo, l’Avvocato sarebbe inorridito di fronte al maglione-pigiama e ai quei peli cisposi, ma soprattutto gli avrebbe chiesto di render conto di un’avventura che è costata qualche miliardo.
È roba di altri tempi e il Marpionne innamorato può fischiettare la sua canzone preferita “Don’t worry, be happy”, “non preoccuparti, sii felice”.
Si riparla di Fiat Peugeot ma La sede si avvicina a Detroit
UNA SOLA SEDE PER IL GRUPPO: TORINO O DETROIT
Fiat-Chrysler tratterà con Peugeot
Marchionne: «Fusioni in Europa»
Il Ceo: «In Italia non si investe per colpa dei sindacati. Per il gruppo può darsi che ci sia un terzo partner»
Dal salone di Detroit Sergio Marchionne (con barba sale e pepe, un po’ Hemingway) scruta il Vecchio Continente, che anche quest’anno non porterà buone notizie per l’auto («se continua così, Fiat perderà 400-500 mila vetture») e prevede un nuovo giro di alleanze. Per tutti.
«Ci deve essere un altro consolidamento dell’industria automobilistica a livello europeo e non solo. L’aggregazione è essenziale», ragiona. Anche Fiat-Chrysler non è una posizione chiusa. Per raggiungere l’obiettivo di 6 milioni di vetture nel 2014, il gruppo italoamericano può recuperare «in Brasile, che ho sottovalutato, o con Chrysler», ma anche procedere individuando nuovi partner. Il manager italocanadese avverte che non ci sono colloqui in corso, ma non esclude un terzo partner «che può essere di qualsiasi colore». Secondo fonti qualificate, la pista del Lingotto a questo punto porta a Parigi: i francesi di Psa Peugeot-Citroën sono pronti a negoziare l’alleanza. È questo il piatto forte delle strategie Fiat e si affianca al tema della fusione tra Torino e Detroit: che non avverrà quest’anno – sottolinea Marchionne ribadendo che prima bisogna procedere al riacquisto della quota della casa americana in mano al fondo Veba – ma «tra il 2013 e il 2015».
Marchionne cambia look e si fa crescere la barba
Così come non è adesso «il momento giusto» per valutare quale sarà la sede unica del gruppo, tra Torino e Detroit. Sul punto Marchionne spende ancora parole per tranquillizzare sulla volontà di non lasciare indietro l’Italia (i posti saranno salvaguardati, «quello del Lingotto è un numero protetto»), ma ha appena avvertito in un colloquio con il Wall Street Journal che «l’attaccamento emotivo al proprio Paese come produttore va ripensato. E questo non significa tradirlo, significa crescere. Sia Auburn Hill sia Torino sono in grado di ospitare» il quartier generale del gruppo. Ma sull’Italia la riflessione è sferzante: «Come si fa ad incoraggiare investimenti stranieri in Italia con i continui ostacoli che le parti sociali pongono alle imprese che vogliono fare impresa? – chiede in un’intervista a Sky Tg24 -. Il problema non è Marchionne e non è la Fiat. L’Italia si deve aprire al mondo intero, deve smettere di chiudersi in se stessa. Non può andare avanti così, non si può dire no a tutto». E anche se «devo sfruttare tutte le opportunità per poter ridare fiato all’Italia, che rimane il centro dei nostri interessi», Marchionne annuncia di voler aumentare la produzione in America per cavalcare il momento magico di Chrysler: «investire a Detroit è la cosa più intelligente da fare in questo momento».
Entro il 2013 a Jefferson North, dove viene assemblata la Jeep Grand Cherokee, verranno creati altri 1.100 posti per ampliare la gamma e inserire una versione diesel destinata al Nord America, altri 150 dipendenti saranno arruolati per riaprire la fabbrica di Conner Avenue che produrrà la Dodge Viper. La vettura presentata al salone di Detroit, la Dodge Dart, ha intanto permesso a Fiat di incrementare di un altro 5% la sua partecipazione in Chrysler. La Dart è l’auto capostipite della strategia globale del Lingotto, sullo stesso pianale verrà costruita una berlina con il marchio Fiat anche in Cina, nello stabilimento di Guanzhou.
Negli Stati Uniti l’unica delusione al momento è stato il lancio della 500, con stime di vendita troppo ottimiste. Marchionne lo ammette con toni coloriti («Ho fatto una grandissima cavolata»). Per quest’anno le previsioni scendono dalle 50 mila vetture del 2011 a massimo 35 mila.
Bianca Carretto da corriere.it
Marchionne con la Barba
Nuovo look per Marchionne a Detroit
L’ad di Fiat e Chrysler sfoggia barba lunga e brizzolata
Un anno fa nuovo look con giacca e cravatta
Barba lunga e piu’ che brizzolata, baffi, sciarpona al collo, occhiali dalla montatura minimal e maglione scuro su camicia a quadretti: ecco il nuovo look sfoggiato da Sergio Marchionne al Salone dell’auto di Detroit.
Eravamo abituati a vederlo senza barba con i capelli corti e un maglioncino sobrio. Oggi l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler ha osato qualcosa di più, con una folta barba bianca che, alla soglia dei 60 anni, ne rivela l’età.
da ansa.it






