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Marchionne per il mio successore aspettate il 2015
Marchionne: «Il mio successore? Dopo il 2015»
Il gran capo di Fiat-Chrysler al Motor Show:
«La fusione sarà completata dopo quella data»
MILANO – Un avvicendamento alla guida di Fiat-Chrysler ci sarà, ma solo dopo il 2015, quando sarà completata anche la fusione tra il Lingotto e la casa Usa. Il duplice annuncio arriva dallo stesso l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, giunto a Detroit dove lunedì 9 si apre il Motor Show, la più importante manifestazione Usa delle quattro ruote che quest’anno vedrà la presentazione della prima auto Chrysler realizzata su meccanica Fiat.
AVVICENDAMENTO – «Nulla succederà fin dopo il 2015… a meno che non venga investito da un bus» è stata la battuta del manager al quotidiano Detroit Free Press. Il lavoro per la successione è comunque già iniziato: «Abbiamo definito un’organizzazione che si pone 2 obiettivi: primo creare la mia successione, secondo creare qualcuno che mi sopravviva».
IL PEGGIO E’ ALLE SPALLE – La parte di lavoro più importante per Chrysler arriverà nel 2013, quando saranno prodoti 8 nuovi modelli oltre a sarà riportata negli Usa l’Alfa Romeo. Marchionne, premiato dalla testata come manager dell’ anno, spiega che «il peggio è passato. Ora sarà importante l’esecuzione dei piani che abbiamo finora impostato». Finora secondo Marchionne «abbiamo fatto il 20% di quanto necessario per Chrysler, le più importanti scelte industriali sono alle nostre spalle».
da corriere.it
Il Naias di Detroit il test per la Fiat
Fiat al test del salone di Detroit
Lunedì si apre a Detroit il più importante Salone dell’Auto degli Stati Uniti (North American International Auto Show). Un Salone importante per il gruppo Fiat-Chrysler, che presenta il primo vero frutto della collaborazione tecnica tra le due aziende; e importante per tastare il polso ai mercati alla vigilia di un anno difficile. Per Fiat-Chrysler l’appuntamento importante è lunedì alle 8.45 ora locale, quando Reid Bigland – responsabile del marchio Dodge e delle vendite di tutti i brand sul mercato Usa – presenterà la nuova Dodge Dart, berlina media basata sulla piattaforma dell’Alfa Romeo Giulietta modificata e adattata alle esigenze Usa.
La vettura è importante per più di una ragione. La Dodge Dart è in grado di percorrere 40 miglia per gallone (circa 17 chilometri per litro), una performance che in Europa non ha nulla di speciale ma che negli Usa la classifica tra le auto a basso consumo; per questo la sua omologazione, nei giorni scorsi, ha fatto scattare il cosiddetto “Ecological event” che in base al contratto firmato nel 2009 con il Governo Usa ha consentito alla Fiat di ottenere un 5% addizionale di Chrysler. Non solo: l’essere derivata da una piattaforma già esistente riduce i costi della Dart e le consentirà quindi di essere più competitiva in un segmento, quello delle auto compatte, in cui il gruppo Chrysler da tempo non ha una posizione di rilievo.
I prossimi esempi di cooperazione stretta di prodotto fra le due sponde dell’Atlantico dovrebbero essere la Giulia Alfa Romeo, che deriverà da una piattaforma made in Usa, la piccola Jeep attesa a Mirafiori per fine 2013, la Maserati Kubang costruita nello stesso stabilimento della Jeep Grand Cherokee. Proprio la fabbrica di Jefferson North, a Detroit – stato annunciato ieri – passerà a tre turni giornalieri nel 2013 e dall’anno prossimo produrrà anche per il mercato Usa una versione diesel del Suv.
Ieri il titolo Fiat ha proseguito in Borsa l’ascesa iniziata alla vigilia sull’onda dell’aumento della quota in Chrysler al 58,5 per cento: le azioni ordinarie hanno chiuso a 3,978 euro (+2,3%).
Sempre ieri sono stati resi noti i dati sulle vendite di auto a dicembre in Gran Bretagna, ultimo dei grandi mercati che mancava all’appello: il mese ha visto un calo delle immatricolazioni del 3,7%; la diminuzione è del 4,4% nell’intero 2011, chiuso poco sotto quota 2 milioni (1,94). Per il gruppo Fiat sono andate male a dicembre la marca ammiraglia e l’Alfa Romeo; bene Chrysler e Jeep. Nel 2011 la quota del gruppo torinese è calata al 3% dal 3,4% del 2010.
La rassegna di Detroit sarà anche l’occasione di valutare le prospettive per il 2012 del mercato Usa, che dovrebbe conservare l’andamento positivo dell’anno scorso: secondo le previsioni pubblicate da Ferdinand Dudenhoeffer, uno dei maggiori esperti tedeschi del settore auto, l’Europa occidentale perderà quest’anno 670mila unità a 12,1 milioni (pari a un calo del 5,2%), mentre gli Stati Uniti dovrebbero guadagnarne circa 720mila a 13,5 milioni.
A trarne vantaggio saranno i costruttori presenti oltre Atlantico – di fatto tutti tranne il gruppo francese Peugeot. Oltre ai tre big di Detroit contano infatti sulla ripresa Usa i giapponesi, frenati nel 2011 dal terremoto in patria, e la coreana Hyundai-Kia che punta a scalare posizioni nella classifica di vendite, ma anche le tedesche Vw-Porsche, Bmw e Mercedes e in qualche modo Renault, rappresentata dall’alleata Nissan. La concorrenza negli Usa resta però agguerrita, e qualcuno dei costruttori che nel 2011 ha strappato quote a Toyota o Honda potrebbe perderne quest’anno.
Dudenhoeffer pronostica un guadagno di circa 150mila immatricolazioni (e quindi un aumento della quota di mercato) per i costruttori tedeschi nel loro insieme, e sottolinea che sia Fiat con Chrysler che Renault con Nissan, potranno compensare negli Usa parte delle minori vendite attese in Europa.
di Andrea Malan da ilsole24ore.com
Fiat ufficiale al 58% in Chrysler
Sale al 58% la quota Fiat in Chrysler
Marchionne: “Decisivo per l’integrazione”
La partecipazione del gruppo torinese è aumentata del 5 per cento. Marchionne: “Tappa fondamentale per l’integrazione”
ROMA – Sergio Marchionne mantiene la promessa fatta ad Obama e la Fiat sale al 58,5 per cento di Chrysler. Il Lingotto ha infatti ottenuto l’ultimo pacchetto del 5 per cento di azioni grazie al raggiungimento dell’obiettivo ecologico pattuito due anni fa con il governo americano: la produzione di un’auto in grado di percorrere 40 miglia con un gallone di benzina (circa 16 chilometri con un litro). Il modello è la nuova Dodge Dart che verrà presentata lunedì in prima mondiale al Salone dell’auto di Detroit. Ora la Chrysler ha due soli azionisti: la Fiat al 58,5 e il fondo Veba, il fondo pensioni dei dipendenti Chrysler, al 41,5 per cento. Marchionne ha dichiarato anche recentemente che una trattativa con Veba per una salita ulteriore a Auburn Hills non è all’ordine del giorno. Dipende infatti dalle condizioni di mercato e anche dai tempi della futura fusione in una unica società tra Fiat Spa e Chrysler: “L’acquisizione di un ulteriore 5 per cento di Chrysler rappresenta un passo fondamentale verso il completamento dell’integrazione tra i nostri due gruppi”, dichiara oggi Marchionne non nascondendo la sua soddisfazione per il raggiungimento di “un traguardo al quale abbiamo lavorato con intensità negli ultimi due anni e mezzo”. La realizzazione di auto a ridotto impatto ambientale era infatti la ragione principale alla base della scelta di Obama a favore del coinvolgimento gruppo di Torino nel salvataggio di Chrysler. Marchionne ricorda anche che oggi Fiat è stata dichiarata “la casa più ecologica d’Europa”.
La salita in Chrysler arriva all’indomani dei risultati del mercato auto americano. La più piccola delle tre grandi di Detroit ha registrato a dicembre un eccezionale exploit aumentando e vendite del 37 per cento rispetto allo stesso mese del 2010. Alla base del risultato, il successo della nuova ammiraglia Chrysler 300c e della media Chrysler 200 oltre alla performance di Dodge, Ram e Jeep. Secondo gli analisti i successi americani non riusciranno a portare Marchionne al tetto dei 6 milioni di auto venduto fissato per il 2014 perché il flop del mercato europeo finirà per frenare la crescita del gruppo di Torino. E’ comunque una discussione ampiamente prematura perché nessuno può dire oggi se il gruppo Fiat Crhysler arriverà tra tre anni a 5,5 o a 5,9 milioni di auto vendute. Così come ancora ipotetica appare la discussione sull’eventuale acquisizione di una casa asiatica. Più concreta appare invece la possibilità che il Lingotto annunci a breve una operazione in Russia.
di PAOLO GRISERI da repubblica.it
Fiat Chrysler crescita record anche in dicembre in Usa
Fiat-Chrysler: +37 per cento negli Usa
Per l’intero esercizio, il Gruppo Chrysler ha registrato vendite pari a 1,37 milioni di unità, con un miglioramento del 26 per cento rispetto al 2010 e il più elevato aumento percentuale di qualsiasi altro costruttore full-liner.
Le vendite corrono: dicembre è il ventesimo mese consecutivo di aumenti. Il 2011 si chiude con una crescita del 26 per cento
Vendite di Chrysler in rialzo più del previsto a dicembre negli Stati Uniti. Le immatricolazioni del costruttore Usa, controllato da Fiat, sono salite del 37% il mese scorso a 138.019 unità, contro stime di un +33%. In particolare, le vendite della Jeep hanno segnato la miglior performance da dicembre 2007. Per l’intero esercizio, il Gruppo Chrysler ha registrato vendite pari a 1,37 milioni di unità, con un miglioramento del 26 per cento rispetto al 2010 e il più elevato aumento percentuale di qualsiasi altro costruttore full-liner. Nel 2011, i marchi Chrysler, Jeep, Dodge e Ram Truck hanno tutti registrato significativi aumenti delle vendite rispetto al 2010.
Per il Gruppo Chrysler, il mese di dicembre ha segnato il ventunesimo mese consecutivo di aumenti delle vendite e il settimo mese consecutivo di aumenti di almeno il 20 per cento. Reid Bigland, Presidente e Amministratore Delegato del marchio Dodge e responsabile commerciale per gli Stati Uniti, dice: “Il Gruppo Chrysler ha chiuso un anno di crescita registrando un forte rialzo delle vendite retail per il mese di dicembre che sono aumentate del 45 per cento raggiungendo il livello più alto degli ultimi quattro anni. Nel 2011 abbiamo aumentato la nostra quota di mercato di 1,3 punti percentuali diventando il produttore di auto con il più alto tasso di crescita degli Stati Uniti”. I numeri corrono anche in Canada. Le vendite sono aumentate del 13%. «Il 2011 è stato un grande anno e confidiamo di mantenere lo slancio nel 2012» commenta il Ceo del business canadese Reid Bigland.
Bloomberg con la crisi europea difficile per Marchionne arrivare a sei milioni di auto vendute
MARCHIONNE NON PUÒ ARRIVARE A VENDERE 6 MILIONI DI VETTURE CON QUESTA CRISI EUROPEA
Sergio Marchionne prevede di spingere le vendite di auto Fiat SpA (F) e Chrysler Group LLC a 6 milioni, un traguardo necessario per garantire la sopravvivenza del marchio.
Il volume di vendita sarà pari a circa 4,9 milioni auto nel 2014, 1 milione in meno rispetto all’obiettivo di Marchionne, secondo la stima di 10 analisti interpellati da Bloomberg News, nessuno dei quali si aspetta che lui raggiunga l’obiettivo.
L’amministrtore delegato prevede di chiudere la fusione tra la torinese Fiat e il terzo costruttore degli Stati Uniti prima della fine del 2014 per garantire la redditività a lungo termine, con una previsione di 104 miliardi di euro (136 miliardi dollari ) di entrate annue. Gli analisti prevedono che i guadagni saranno insufficienti e che sarà lui a perdere questo obiettivo da quasi 16 miliardi di euro.
“L’ambizione di Marchionne per il 2014 non è realistica senza un’acquisizione che Fiat non può permettersi”, ha detto Hans-Peter Wodniok, il numero uno tra gli analisti del titolo Fiat secondo Bloomberg.
L’azienda italiana attualmente detiene il 53,5 per cento di Chrysler.
Perchè la Fiat è piena di debiti e di liquidità perchè? Chi vuole comprare ?
Fiat è molto indebitata, ma anche molto liquida. Una contraddizione. Come mai?
Il debito di Fiat continua ad essere preoccupante anche dopo la fusione tra la casa italiana e Chrysler, che ne ha spostato l’asse economico-industriale oltre oceano, negli Stati Uniti d’America.
Il gruppo nato dalla scissione della vecchia Fiat in due distinte società (Fiat Spa, che detiene le attività nell’auto, e Fiat Industrial, che gestisce le produzioni di camion, trattori, mezzi cingolati, ecc.) aveva al 30 settembre 2011 un indebitamento finanziario totale – bancario e obbligazionario – che sfiorava i 27 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta il 229 dei mezzi propri ed è come dire che, per ogni euro di patrimonio netto nei primi mesi dell’anno, Fiat Spa ne ha preso in prestito 2,3 dal mercato e dalle banche. Il rapporto debito/patrimonio netto è addirittura del 330% per Fiat Industrial, cioè di un euro di patrimonio netto ogni 3 euro e 30 centesimi ricevuti da terzi.
Insomma, non solo dal punto di vista debitorio la situazione del gruppo dopo la fusione non è migliorata, ma anzi è peggiorata. Chrysler, infatti, ha portato in dote (e che dote!) a Fiat Spa 9,9 miliardi di debiti che la società di Detroit aveva contratti sul mercato per rimborsare i crediti ricevuti dal governo Usa, senza i quali avrebbe dichiarato fallimento. Al tempo stesso, all’atto della fusione, Chrysler aveva in pancia 7 miliardi di liquidità, ma – attenzione a non lasciarsi ingannare – questi soldi altro non erano che quelli versati da Fiat per sottoscrivere gli aumenti di capitale che le hanno permesso di diventare azionista di maggioranza della stessa Chrysler.
Non è tanto su questo, però, che volevo richiamare la vostra attenzione, quanto su un altro aspetto non meno paradossale: 27 miliardi di euro di debiti finanziari totali non impediscono a Fiat Spa di esporre in bilancio al 30 settembre 2011 una posizione finanziaria netta di 8,7 miliardi. Come si spiega un divario così grande? Semplice: accanto a un’esposizione così consistente, Fiat Spa dispone di una liquidità altrettanto cospicua, di circa 18 miliardi di euro, che detrae (assieme a 181 milioni di altre partite) dall’indebitamento finanziario totale (le cifre sono di R&S).
La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è come mai Fiat tiene in cassa tutti questi soldi e non li utilizza, invece, per ridurre i debiti. Di sicuro l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha in serbo qualche carta. Forse pensa a una grande acquisizione? O forse sono in programma investimenti colossali? Solo lui può saperlo.
