curiosità
La mercedes E320 Cdi il rottame su ebay diventa d’oro
L’AUTO È UN ROTTAME”, MA L’ASTA SU
EBAY ARRIVA A SUPERARE I 180 MILA EURO
LONDRA – «Se stai cercando una Mercedes E320 Cdi immacolata e in buone condizioni, sei nel posto sbagliato». È questo il bizzarro annuncio comparso du eBay per liberarsi di una vecchia auto.
Una coppia inglese ha scritto un divertente annuncio allegando divertenti foto che avevano come modello la vettura mettendola all’asta e sperando di poterguadagnare qualche soldo da una vecchia auto.
Quella Mercedes metalizzata del 2000 – nel migliore dei casi – vale meno di 5 mila euro, eppure l’asta è arrivata a superare i 181 mila euro.
«Come potete vedere dalle foto, questa macchina ne ha viste di cose: l’aria condizionata non funziona ma i finestrini sì», così continua l’ironico annuncio. I potenziali acquirenti aumentano giornalmente e l’asta è arrivata agli sgoccioli, visto che la fine è prevista per il 18 giugno.
I due confessano di essersi resi conto «delle pessime condizioni» solo scattando le foto. «Ecco perché abbiamo deciso di puntare sulla comicità».
da leggo.it
Il Museo dell’auto su google Maps
MUSEO DELL’AUTO DEBUTTA SU GOOGLE MAPS,
IL PRIMO AL MONDO VISIBILE SUL WEB
TORINO – Nuovi orizzonti per Google Maps…al chiuso.
Il Museo Nazionale dell’Automobile ‘Avv. Giovanni Agnelli’ di Torino debutta su Google Maps. È il primo museo dell’auto di questa caratura al mondo ad avere il virtual tour di Google maps. Il Museo non è visitabile nella sua interezza, ma ne viene dato un assaggio appositamente per incuriosire i visitatori. Grazie a colori, vivacità e qualità fotografica molto alta si entra con 3 punti di ripresa panoramica anche negli abitacoli di tre tra le più prestigiose vetture esposte al museo.
Il New York Times le auto costruite in Brasile sono meno sicure di quelle costruite in Usa e in Europa
New York Times: “Auto costruite in Brasile meno sicure”
SAN PAOLO – Le automobili fabbricate in Brasile sono meno sicure di quelle costruite nell’Unione europea e negli Stati Uniti. Lo sostiene un’inchiesta pubblicata dal New York Times e ripresa con grande evidenza dalla stampa brasiliana. L’inchiesta rivela che le auto ‘Made in Brazil’ sarebbero costruite con materiali di qualità molto inferiore rispetto a quelle prodotte negli Usa e nell’Ue
. ”Il risultato si vede quando queste vetture circolano per le strade e le trasformano in una tragedia nazionale”, scrive il Nyt, aggiungendo che l’alto indice di mortalità sulle strade brasiliane – quattro volte superiore a quello Usa – sarebbe imputabile alla fragilità delle auto.
Quattro dei cinque modelli più venduti in Brasile – prodotti da General Motors, Volkswagen e Fiat – non hanno superato i crash test eseguiti dalla LNCA, la versione latinoamericana della Euro NCAP, che offre ai consumatori una valutazione indipendente sulle prestazioni di sicurezza. L’inchiesta prende in esame la Novo Uno, modello di punta della Fiat in Brasile, sostenendo che ha una struttura instabile e che ha ottenuto una sola stella dalla NCAP, in una scala di cinque. La Fiat ha risposto con una email alle domande del quotidiano Usa sostenendo che ”in generale, i progetti brasiliani vengono rinforzati a causa delle cattive condizioni delle strade”.
Analogo risultato hanno ottenuto anche altri modelli di grande diffusione in Brasile: la Ford Ka (una stella), la Renault Sandero (una stella), la Volkswagen Gol (tre stelle il modello con gli air bag, una quello senza), la Selta della GM (una stella). Le case produttrici si difendono sostenendo che i modelli costruiti in Brasile rispettano le norme di sicurezza vigenti nel colosso sudamericano. Il margine di guadagno – scrive ancora il Nyt – per le case produttrici di auto negli Usa è del 3 per cento, in Europa mediamente del 5 per cento mentre in Brasile è del 10, e la differenza la fanno la qualità dei materiali. Negli ultimi dieci anni, il numero delle vittime della strada in Brasile è aumentato del 72 per cento.
da blitzquotidiano.it
L’auto che viaggia con i like di Facebook come carburante
ARRIVA L’AUTO SOCIAL DAGLI USA:
“FUNZIONA CON I LIKE DI FACEBOOK”
E adesso non si neghi che i social network fanno muovere il mondo. In America infatti in un futuro magari neanche tanto remoto le automobili funzioneranno grazie a Facebook, Twitter o Instagram. Niente benzina né gasolio, ma solo semplici “mi piace” e cinguettii. Per ora è solo un progetto in evoluzione però la macchina della possibile svolta esiste davvero: si chiama MindDrive ed è stata progettata da alcuni studenti di Kansas City con la preziosa collaborazione della compagnia di noleggio Hertz Corporation e dell’organizzazione no-profit che dà il nome al veicolo.
In realtà la moderna invenzione affonda le radici nel passato: dietro questo nuovo “prodigio” delle quattro ruote si cela inaspettatamente una vecchia Volkswagen Karmann Ghia del 1967 riveduta e corretta in funzione di un procedimento di ricarica semplice ma geniale. L’auto – dotata anche del classico sistema di rifornimento e collegata a un server per l’avviso delle operazioni degli internauti – infatti viene alimentata con l’energia delle scosse prodotte dalle notifiche delle varie comunità virtuali della Rete; gli impulsi arrivano a una centralina situata all’interno della macchina che rende possibile l’azionamento del meccanismo di accensione. Una breve attesa e il gioco è fatto, con in più un notevole risparmio economico e un occhio di riguardo all’ambiente.
Ogni azione “social”, tra l’altro, è premiata con una ricompensa specifica in termini di ricarica. Un “mi piace” su Facebook corrisponde a un watt, “seguire” un contatto su Twitter ne porta in dote ben cinque mentre la firma di una petizione al presidente Obama per il sostegno delle associazioni senza scopo di lucro addirittura dieci. Per ora, fanno sapere i giovani studenti americani, con i vari tentativi, sono stati conquistati quasi 150mila “social watts”.
Adesso non resta che aspettare la prova regina, quella su strada: presto si cercherà di mettere in moto la Ghia lungo il tragitto che collega Kansas City a Washington. Riuscirà l’auto a camminare senza intoppi? E’ ciò che si chiedono tutti. Se il traguardo da centrare, come affermato, era soprattutto quello di ottenere attenzione, comunque i ragazzi di MindDrive hanno già vinto la loro personale sfida: impossibile che l’iniziativa lasci indifferenti.
da leggo.it
David Hasselhoff su una Audi R8 mentre corre la Gumball 3000 si perde a Caorso trovato da Alessandro Cremona, campione mondiale di motonautica
SCOOPPETTINO DELLA BATUSA! Venerdì sera David Hasselhoff, l’attore di Baywatch e di Supercar, s’è fermato a chiedere informazioni a una pompa di benzina di Caorso. Doveva andare a Montecarlo e si era perso. Kit non è più quello di una volta. da. Doveva andare a Montecarlo, invece, chissà perché, è finito a Caorso. La macchina di Supercar perde colpi e il suo proprietario, David Hasselhoff, che poi è anche il bagnino di Baywatch e il protagonista di tanti altri film, si è fermato a chiedere informazioni a un distributore di benzina di Caorso. E’ successo venerdì sera e una fedele lettrice della Batusa ci ha prontamente inviato la foto (quello con Hasselhoff è Alessandro Cremona, campione piacentino di motonautica), raccontandoci che Hasselhoff era diretto a Montecarlo (ieri è stato inquadrato durante il Gran Premio di Formula Uno con una bionda niente male al suo fianco) ma era leggermente uscito fuori rotta e s’è fermato per avere qualche dritta sulla strada da seguire. Dopo Fonzie, a Piacenza è arrivato anche Mitch Buchannon. Ora chi ci dobbiamo aspettare? Gli attori di Friends in gita organizzata?
di labatusa.com
PARTECIPAVA AL RALLY GUMBALL 3000
Senza Kitt Michael si perde nel piacentino
David Hasselhoff protagonista di «Supercar»
sbaglia strada per andare a Montecarlo
MILANO-Sono finiti i tempi in cui K.I.T.T. si preoccupava di tutto, anche di trovare la strada giusta per arrivare a destinazione. Tanto che David Hasselhoff, l’attore che impersonava Michael Knight nel telefilm Supercar, si è perso qualche giorno fa nel piacentino, a Caorso.
«NON RIUSCIVA A FARE BENZINA»-L’auto che lo accompagnava non era la Pontiac Trans-Am su cui eravamo abituati a vederlo quando impersonava il fedele amico e pilota di K.I.T.T. ma una Audi R8 nera opaca con alcuni adesivi color oro. «Era uscito dall’autostrada – ci ha raccontato Alessandro Cremona, campione mondiale di motonautica che passava di lì per caso – e stava cercando di fare rifornimento al distributore automatico che non accettava la carta di credito; gli ho dato una mano e poi siamo rimasti circa 15 minuti a chiacchierare. Si è fatto incuriosire dalla foto del mio motoscafo che ho sul telefono e mi ha fatto qualche domanda». L’attore che partecipava al rally Gumball 3000, stava andando in direzione Montecarlo – , come riferisce il blog La Batusa che per primo ha pubblicato la notizia – ma si è perso, una volta abbandonata l’autostrada. «In quella chiacchierata è stato molto gentile, ogni tanto infilava nel discorso qualche parola di italiano ed alla fine mi ha chiesto come fare per tornare a riprendere l’autostrada; era più complicato spiegarglielo che accompagnarlo e così ho fatto, scortandolo fino al casello».
COMPRARSI UNA «SUPERCAR»- La Pontiac Trans-Am protagonista del telefilm Supercar è certamente una delle auto più amate da chi negli anni ottanta ha vissuto la giovinezza tanto che ci sono ancora appassionati che si costruiscono delle replica fedeli anche negli interni, pieni di monitor, luci e interruttori. Il costo per realizzarne una va dai 10.000 ai 40.000 euro, a seconda di alcune variabili (il KITT di quale serie si intende copiare, il livello di fedeltà che si vuole dare alla replica, lo stato della vettura che si acquista). Ma ricordate: anche una copia fedele di KITT non vi porterà mai a destinazione da sola quindi dotatela di un navigatore satellitare, se non volete perdervi a Caorso come Michael Knight.
Stefano Marzola da corriere.it
La App Taxi Uber
Uber, la app dell’autista “privato” che fa arrabbiare i tassisti di Milano e Roma
Il servizio con cui si può prenotare nelle due metropoli una berlina attraverso lo smartphone scatena le reazioni nel settore dei tassisti, che hanno presentato un esposto: “Non viene rispettata la legge quadro”. Nel dibattito interviene anche il Comune di Milano con sanzioni e accertamenti. La società si difende: “Continuiamo a lavorare fino alla decisione del giudice”, che si esprimerà il 25 giugno. Intanto sul mercato c’è già il concorrente: EzDriver
E’ la app delle auto di lusso: basta una prenotazione via smartphone e le super berline diventano accessibili a prezzi leggermente più alti di una corsa in taxi. E scatena le polemiche della categoria, che parla di concorrenza sleale. Si chiama Uber ed è un’applicazione attiva in molti paesi del mondo. In Italia è presente a Milano dal 9 marzo e a Roma dal 7 maggio e si prepara a sbarcare in altre città. “Il tuo autista privato su richiesta, il vostro modo di muovervi con classe e sicurezza in città” è la presentazione che si legge sul sito. Il funzionamento è semplice: si scarica la app, ci si registra, si inseriscono i dati della propria carta di credito e il giorno in cui si ha necessità si richiede l’auto, per la quale l’applicazione si appoggia a dei noleggi con conducente (ncc). Dopo la corsa non si paga direttamente l’autista, ma il conto viene addebitato direttamente sulla carta. E le tariffe hanno già dei prezzi base: “Dopodiché calcoliamo la corsa in base alla velocità. Quando è superiore ai 17 km/h, applichiamo una tariffa a km. Sotto i 17 km/h, applichiamo una tariffa a tempo”, si legge sul sito. “Pensiamo di essere una soluzione che può aiutare la mobilità cittadina”, spiega Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia. “Uber è un’application – illustra – è come un’agenzia che permette di trovare un gruppo di clienti registrato, è un tramite tra il servizio di ncc che continua comunque a fare il suo lavoro tradizionale, che però con noi accede a un gruppo nuovo di clienti”.
I TASSISTI: “NON VIENE RISPETTATA LA LEGGE QUADRO” – A Milano lo scontro con i tassisti è aperto. Sono diversi i punti che le associazioni di categoria contestano all’applicazione. La legge 21/1992 prevede che le auto ncc stazionino in un’autorimessa, che non girino sul suolo pubblico attendendo clientela e che il prezzo della corsa sia contrattato preventivamente. Oltretutto, per i noleggiatori non è previsto l’obbligo di corsa, come per i tassisti. Questo vuol dire che i ncc possono rifiutare alcune corse. “Noi chiediamo solo l’applicazione della normativa – spiega Marco Marani del sindacato dei tassisti Unica Taxi Filt Cgil – qui a Milano fino a qualche mese fa si conviveva bene, perché ognuno faceva il proprio servizio, rispettando le regole. Con questa applicazione non viene rispettata la legge quadro”. Gli fa eco Giovanni Maggiolo, presidente dell’Unica Taxi Filt Cgil Lombardia: ”Un servizio che non ha obbligo di servizio, come i ncc a cui si appoggia Uber, non può essere considerato alla stregua del servizio pubblico, per cui non dovrebbe godere dell’uso delle corsie preferenziali e dell’ingresso in centro”. Anche i social network sono un terreno di battaglia: su Facebook la pagina “Uber, no thanks“, che ribattezza l’applicazione “Ruber” conta al momento 956 “like”.
IL COMUNE DI MILANO: “INTERVENTO CON SANZIONI” – La categoria ha presentato un esposto al Comune di Milano, accolto da Palazzo Marino. “In merito al servizio Uber si è già intervenuti sia sanzionando direttamente alcuni operatori, sia effettuando una serie di accertamenti per verificare il rispetto delle prescrizioni vigenti”. E l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, in attesa di sviluppi della controversia, conferma la posizione di Palazzo Marino. “Queste macchine sono state fermate. Il danno economico è risibile – sostiene Maggiolo – perché il fenomeno a Milano è limitato a 10 vetture, il vero problema è difendere la regolamentazione“. E Marani aggiunge: “Aspettiamo la sentenza del tribunale del 25 di giugno, scendere in piazza prima non avrebbe senso. Noi come categoria abbiamo denunciato questo modo di fare il servizio. A questo punto sono le istituzioni che devono far rispettare le leggi. Loro sono entrati nel mercati troppo aggressivamente“. E le polemiche arrivano fino a Roma, dove Nicola Di Giacobbe, coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil, avvisa: “Incontreremo il candidato sindaco Marino e gli spiegheremo le nostre preoccupazioni anche rispetto a Uber”.
UBER SI DIFENDE: “NESSUN TASSAMETRO A BORDO” – Ma Uber non sui ferma e si difende dalle accuse. “Noi continuiamo a lavorare finché non c’è un giudice che prende una decisione, nessuno può decidere se hanno ragione i tassisti o noi”. Benedetta Arese Lucini è esplicita. Secondo la general manager alcune contestazioni che vengono fatte all’applicazione non possono esistere. “Le macchine al loro interno non hanno un tassametro – spiega Lucini – la tariffa viene concordata attraverso il telefono e l’utente sa benissimo quanto gli verrà a costare più o meno la corsa”. E poi: “Le nostre macchine non è che vanno per strada e tirano su un cliente a caso. I nostri clienti sono privati, devono prenotare su Uber e gli autisti prendono chi si è prenotato via app”. E a farle eco è anche Mauro Ferri, presidente di Anitrav, l’associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori: “E’ vero che si rischia di andare in contrapposizione con i taxi. Effettivamente Uber è abituata a ragionare in un mercato diverso rispetto a quello italiano. Il vero problema è che abbiamo una normativa feudale, però io ho anche parlato con strutture di tassisti che vedono l’app come un’opportunità”. E sembra lontana anche una possibile collaborazione tra i due settori: “Cercano confronto solo per avere pubblicità”, è l’accusa di Maggiolo.
EZ DRIVER, LA NUOVA APP CHE PROMETTE CONCORRENZA – Questa non è l’unica applicazione del genere. Il 30 maggio, sempre a Milano sbarcherà anche EzDriver. Ma i creatori, Tommaso Lazzari, ad della società e Giovanni Stella, del marketing sottolineano le differenze con l’applicazione contestata: “L’utente può prenotare dall’app le auto ncc. La prenotazione dà un taglio diverso per due motivi – spiega Lazzari – il primo è che non si dà per assunto che ci siano auto disponibili nei paraggi, la seconda è che attraverso la prenotazione si ha sempre la certezza del servizio, ma la prenotazione va fatta almeno venti minuti prima. L’altra differenza con Uber, poi, è che la nostra tariffa è solo chilometrica, più 5 euro per la chiamata”. La struttura, che lavora presso l’incubatore e acceleratore di imprese del Politecnico di Milano, il Polihub, punta ad ampliarsi: “Abbiamo tanti progetti – prosegue Lazzari – come quello di aprire il servizio ad altre città, integrare altri servizi come le auto per disabili e perché no, anche avere il servizio taxi sulla piattaforma”. E per realizzare questo “sogno” sono già all’opera: “Ne abbiamo parlato con due associazioni e ora i colloqui sono in fase preliminare”. Stella però specifica: “Sappiamo che questo non è un mercato facile, ma stiamo cercando di lavorare per non metterci in contrapposizione con i taxi, perché crediamo che i due servizi possano coesistere“.
di Chiara Carbone da ilfattoquotidiano.it



