curiosità
Volvo il pesce di Aprile l’airbag che imbusta l’auto EnVeloP External Vehicle Protection
Pesce d’aprile: airbag esterno “imbusta” l’auto
Acronimo di “busta” (EnVeloP), il rivoluzionario sistema External Vehicle Protection è il pesce d’aprile di Volvo, diffuso con tanto di foto.
La fase di sperimentazione della tecnologia è stata annunciata proprio ieri (ufficialmente ad un anno di distanza dal debutto del sistema di protezione del pedone) dal marchio scandinavo controllato dalla cinese Geely, da sempre sinonimo di sicurezza. Si tratterebbe di una sorta di airbag esterno che, in caso di impatto non solo con altri veicoli, avvolge la vettura. L’EnVeloP – ovviamente primo al mondo – sarebbe sistemato all’interno di uno specifico contenitore collocato sul tetto dell’auto che scatta in caso di urto “imbustando” la vettura con una pellicola simile a quella degli airbag. “Curiosamente”, l’airbag esterno lascia libero soltanto il frontale, dove spunta il marchio.
Il parcheggio incredibile della donna al volante video e non era neanche stretto
IL GARAGE È TROPPO STRETTO, PARCHEGGIO
DIFFICILE PER UNA DONNA
MOSCA – La donna al volante è da sempre al centro di battute più o meno sessite, ma ci sono dei casi in cui davvero non si può fare a meno di constatare una scarsa abilità alla guida. Che sia o meno collegata al genere, sta di fatto che la donna ripresa nel video ha non poche difficoltà nel parcheggiare la sua auto in un garage dall’apertura sì esigua ma abbastanza grande da consentire una manovra agevole. Dopo vari tentativi, finalmente la missione è compiuta.
da leggo.it
I trucchi delle case automobilistiche per consumare meno nei test blocco ricarica batteria nastro adesivo nelle fessure pneumatici gonfiati al massimo
Ecco come le case automobilistiche truccano (legalmente) i test sui consumi
Bloccare la ricarica della batteria durante le prove, spogliare l’auto per farla pesare di meno, chiudere le fessure con nastro adesivo per ridurre l’attrito dell’aria, gonfiare al massimo gli pneumatici: secondo uno studio di una Ong, sono alcuni degli escamotage con cui l’industria a quattro ruote raggira gli automobilisti
Avete comprato un’auto che consuma più di quanto vi era stato detto? Il motivo può essere la vostra guida sportiva. O, più probabilmente, il fatto che le case automobilistiche hanno barato durante i test sui consumi di carburante. A rivelarlo è Transport & Environment (T&E), Ong legata all’Unione europea e ormai presente in 23 nazioni. La T&E, nel suo ultimo studio, spiega come i costruttori riescano a far sembrare i consumi dei loro veicoli di gran lunga inferiori a quelli reali. Bloccare la ricarica della batteria durante le prove, spogliare l’auto per farla pesare di meno, chiudere le fessure con nastro adesivo per ridurre l’attrito dell’aria, gonfiare al massimo gli pneumatici: sono solo alcuni dei creativi escamotage che, tirate le somme, “costano agli automobilisti europei migliaia di euro ogni anno”. Le differenze fra i dati ufficiali e quelli riportati dallo studio non sono affatto trascurabili: il consumo di carburante dichiarato dai costruttori, infatti, è in media del 25% inferiore a quello reale, e in alcuni casi addirittura del 50%.
Lo studio di T&E, Mind the gap!, sta mettendo in imbarazzo gran parte dell’automotive europea e “indica che i controlli correnti sui veicoli […] sono incoerenti e inadeguati, con i produttori che pagano le organizzazioni che certificano le prove”. I metodi per eseguire i test, quindi, sono ormai “superati e non rappresentativi del mondo reale”. Secondo gli studiosi, il problema è racchiuso in un “lassismo nelle procedure di collaudo” che sta permettendo alle case automobilistiche di “manipolare le prove ufficiali, per produrre risultati irrealistici”. Che fare, dunque? Serve “un aggiornamento urgente dell’attuale sistema di misurazione dei consumi”.
I trucchi usati dalle case automobilistiche, per quanto scorretti, sono del tutto legali. Sono i test che, sottolinea l’ong, a decenni di distanza dalla loro entrata in vigore non sono più applicabili. Sotto accusa in particolare il New European Driving Cycle (Nedc): introdotta in Europa per la prima volta nel 1970, questa prova vuole rappresentare l’uso tipico di una vettura per valutarne i livelli di emissioni inquinanti. Come fa notare T&E, però, i veicoli sono ben diversi da quelli dei decenni passati (una seconda versione del Nedc è stata introdotta nel 1990), tanto che il gap fra le prestazioni dichiarate e quelle reali aumenta man mano che i modelli sono più nuovi. Secondo un’analisi svolta (sempre per T&E) da un laboratorio indipendente, infatti, le prestazioni dei veicoli sono peggiori in condizioni reali rispetto ai risultati ottenuti nelle prove ufficiali, in media, del 19% per i modelli più vecchi, e addirittura del 37% per quelli più recenti.
I dati delle case automobilistiche sono stati confrontati nel report anche con quelli raccolti da singoli automobilisti di Germania, Paesi Bassi e Svizzera in database come Spritmonitor.de. Siti che, raccogliendo le testimonianze degli automobilisti, hanno mostrato più di ogni altra analisi la gravità del fenomeno. “Le case automobilistiche in Europa stanno truffando i propri clienti e manipolando le prove ufficiali, portando a migliaia di euro di costi aggiuntivi”, afferma Greg Archer, manager di T&E. A essere frodati, però, sono anche “le leggi comunitarie, volte a ridurre le emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni”. Il motivo? “L’attuale procedura consente inspiegabilmente al costruttore di dichiarare emissioni di CO2 fino al 4% al di sotto di quelle effettivamente misurate”.
Cifre importanti, che fanno sperare lo studioso di vedere introdotti nei prossimi anni nuovi test, in modo da riflettere maggiormente le condizioni di guida reali. “Fornire informazioni affidabili circa i consumi di carburante delle automobili aiuta i conducenti a scegliere modelli con minori costi di esercizio”, scrive T&E nel suo rapporto: “Avere accurati test sulle emissioni di CO2 dei veicoli è invece essenziale per consentire ai governi di imporre il corretto livello di tasse automobilistiche e garantire efficaci regolamenti di riduzione delle emissioni delle nuove autovetture”. Arrivati a questo punto, però, serve anche riportare gli automobilisti a fidarsi dei costruttori. Ma come? “L’unico modo per ricostruire questa fiducia è quello di colmare le lacune nelle procedure di prova in corso”, insiste Greg Archer: “E garantire che gli imbroglioni non prosperino”.
di Andrea Bertaglio da ilfattoquotidiano.it
Report e la motor Valley a Imola video
Imola e Modena sono distanti poco meno di cento chilometri ed entrambe le città stanno lavorando alla creazione di una rete di nuovi servizi da offrire agli appassionati dei motori.
A Imola è in costruzione un nuovo museo dedicato all’automobile.
Un investimento di 1 milione e 500 mila euro, di cui 600 mila euro sono stati stanziati dal Comune stesso. La struttura del museo è prevista proprio a bordo della storica pista della Formula 1 che però, nonostante il finanziamento di oltre 11 milioni per la messa a norma del circuito, è ferma dal 2006.
A Modena invece, oltre alla pista di guida sicura inaugurata nel 2011, a marzo 2012 hanno aperto al pubblico il Mef, il museo Casa Natale Enzo Ferrari. Costato 18 milioni di euro, di cui 9 milioni e mezzo provenienti direttamente da enti pubblici, al momento è ben lontano dalle previsioni di 100 mila visitatori all’anno. Senza contare che a Maranello, a 20 chilometri da Modena, il turista può inoltre andare a visitare la storica galleria Ferrari, che dal 2011 ha cambiato nome in Museo Ferrari.
Domanda: siamo sicuri che sia il momento giusto per investire soldi pubblici nella Motor Valley emiliano-romagnola?
Cristina Provenzano da corriere.it
Dopo dieci anni tornano a crescere i furti d’auto
Furti d’auto in crescita nel 2012, maglia nera a Campania e Lazio
Roma è in testa fra le città più colpite, mentre le auto preferite dai ladri restano quelle del Gruppo Fiat
Furti 2013
I numeri purtroppo non lasciano molti dubbi. Erano almeno 10 anni che i furti d’auto avevano subito un calo progressivo grazie a sistemi sempre più moderni ed efficienti, in grado se non di sconfiggere per lo meno di ridurre significativamente il fenomeno. Ma nel 2012 il numero dei furti è tornato a crescere (+1,84%), con una contestuale diminuzione dei recuperi di auto rubate. Lo scorso anno solo 49.572 delle 115.451 vetture sottratte in modo criminale sono state restituite ai legittimi proprietari, pari al 43% (erano il 45% nel 2011 e il 47% nel 2010). Di quasi 66mila veicoli si sono perse le tracce.
A parlare è il “Dossier annuale sui Furti d’Auto 2012” elaborato da LoJack Italia, azienda leader nel rilevamento e recupero di beni rubati, che raccoglie e analizza i dati forniti dal Ministero dell’Interno. E a proposito dunque di numeri, basti pensare che le vetture rubate ogni giorno sono 316 vetture, ben 6 in più del 2011, più di 13 ogni ora e una ogni 5 minuti.
E a ciò va aggiunto che dai circa 130mila veicoli ritrovati del 1990 si è passati ai 123mila del 2000, fino ai 58mila del 2010 e ai 51mila del 2011 (- 24,48% nel raffronto 2011/2009), per giungere al minimo storico dei 49mila registrati lo scorso anno. In un anno, cioè dal 2011 al 2012, i veicoli spariti nel nulla sono cresciuti di 3.853 unità (da 62.026
a 65.879), anche a causa dei sistemi sempre più sofisticati e tecnologici di cui si avvalgono i “topi d’auto” e della crescente capacità da parte delle organizzazioni criminali di creare network efficaci di commercio internazionale in grado di movimentare rapidamente sull’intero territorio europeo centinaia di migliaia di automobili.
“L’inversione di tendenza registrata lo scorso anno con l’aumento dei furti”, osserva Maurizio Iperti, Amministratore Delegato di LoJack Italia, “conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la rilevanza di un fenomeno sociale che vede l’Italia da sempre ai primi posti a livello europeo, insieme a Regno Unito e Francia. Gran parte dei furti di veicoli è perpetrato oggi da bande organizzate, che hanno strutturato reti internazionali per trasportare i beni rubati e che utilizzano metodi simili in tutta Europa, tra i quali sono sempre più diffusi i dispositivi ad alta tecnologia”.
“Questo scenario, come testimoniato anche dai dati di questo Dossier, rende sempre più ardua l’opera di recupero dei veicoli sprovvisti di sistemi di antifurto ‘intelligenti’ in grado di localizzarli. Nonostante questo preoccupante trend, anche lo scorso anno, grazie alla nostra unica tecnologia in radio frequenza e alla sinergia strategica con le Forze dell’Ordine, siamo riusciti a garantire il recupero del 90% dei veicoli rubati (equipaggiati con i nostri dispositivi) nelle 48 ore successive al crimine e di supportare efficacemente l’attività investigativa di Polizia e Carabinieri”.
L’analisi regionale dei furti di auto nel 2012 ben riflette il dato nazionale in crescita (+1,84%); complessivamente sono 13 le Regioni in cui si evidenzia l’aumento del fenomeno criminale, mentre in 7 è possibile riscontrare una leggera contrazione.
Tra le Regioni colpite in modo significativo dalla piaga dei furti, aumenti rilevanti si mostrano in Campania (+6,70%), Calabria (+26,25%), Abruzzo (+9,10%), Sicilia (+4,56%) e Toscana (+4,40%); tra quelle, invece, su cui nel 2012 la morsa criminale si è attenuata figurano Liguria (-2,42%), Puglia (-5,17%), Sardegna (-2,90%) e Piemonte (-4,71%).
Conferma e consolida, rispetto al 2011, il primato di terra “felix per i topi d’auto” la Campania (22.350 episodi), che lo scorso anno ha subito 1.404 episodi di furto in più rispetto all’anno precedente. Si tratta della maggiore crescita in termini assoluti a livello nazionale. In questa poco virtuosa classifica, la Regione con maggiore densità abitativa del Paese è seguita da Lazio (20.663 furti), Sicilia (16.453), Lombardia (16.017) e Puglia (14.981).
Senza contare che il dato campano in particolare ma anche quello della regione Puglia, non tengono conto del sommerso, ovvero della diffusa pratica illegale, un’estorsione, che prevede il pagamento di un riscatto da parte di chi ha subito il furto per riottenere la propria auto: il cosiddetto “cavallo di ritorno”.
Guardando alla distribuzione regionale dei dati, emerge con chiarezza una disomogenea dislocazione del fenomeno furti, fortemente concentrato in alcune aree geografiche all’interno delle quali il tradizionale radicamento delle organizzazioni malavitose e/o la penetrazione delle attività industriali e di business del Paese sono polarizzate.
Scendendo nel dettaglio delle province, il primato della Campania lascia invece spazio a quello di Roma Capitale che nel 2012 è stata sede logistica di 18.951 furti (nel 2011 erano 19.225), seguita da Napoli con 17.155 episodi (15.513 nel 2011), Milano con 9.815 (11.222 l’anno precedente), Catania con 8.720 (8.582 nel 2011), Bari con 5.690 (in calo rispetto agli 8.725 del 2011), Torino con 5.427 (5.664 l’anno precedente) e Palermo con 4.699 (4.220 nel 2011).
La leadership della “città eterna” si conferma anche se si guarda al numero delle auto rubate e non recuperate, 14.115 contro le 11.182 di Napoli. In quasi tutte queste province, comunque, le possibilità, in percentuale, di riavere l’auto sottratta è ben al di sotto della media nazionale. A Roma, addirittura, solo un’auto rubata su 4 viene recuperata (26%, in calo rispetto al 29% del 2011 e al 31% del 2010), mentre a Napoli 1 su 3.
Le province più colpite evidenziano trend altalenanti nel raffronto con il precedente anno: pressoché stabili Roma (-1%) e Catania (+2%), in leggera contrazione Torino (-4%); presentano preoccupanti evoluzioni Napoli, che con il +10% sul 2011 (da 15.513 a 17.155) traina la crescita del fenomeno nell’intera regione Campania, e Palermo che raggiunge la significativa market share dell’8% dell’intero quantitativo dei furti.
Notizie positive arrivano invece da Milano e Bari che mostrano le più rilevanti percentuali di riduzione delle sottrazioni dolose, rispettivamente -13% e -35%.
Sommando i valori percentuali dei furti registrati in questi 7 centri, si raggiunge il 66% del totale nazionale, a dimostrazione di come una buona fetta di questo business criminale ruoti ancora attorno ai centri metropolitani. La palma della “provincia meno colpita” va, ex aequo, a Belluno e Aosta dove lo scorso anno si sono registrati solo 26 furti in 365 giorni. A seguire, gli automobilisti meno ossessionati dal timore di non trovare la propria auto dove la si è parcheggiata sono i residenti nelle province Sondrio (30 episodi), Gorizia (37), Verbania (38) Isernia (44) e Oristano (60).
Ma quali sono le auto più gettonate? Le preferenze dei ladri continuano a orientarsi sulle vetture più vendute sul mercato nazionale, spesso cannibalizzate per il mercato nero dei ricambi o inserite sulle rotte internazionali dei traffici di auto. Le vetture che compongo la top ten 2012 del furto sono tutte utilitarie e “auto da città”.
Il Gruppo Fiat Automobiles resta, di gran lunga, il più colpito dal fenomeno, occupando le prime 5 posizioni della graduatoria e complessivamente 6 dei primi 10 gradini di questa speciale classifica. Tutti i modelli della casa torinese, ad eccezione della Uno, vedono incrementare il dato assoluto sul numero di veicoli rubati e al decimo posto della graduatoria la Grande Punto fa la sua comparsa, scalzando la Clio (Renault) che nel 2011 chiudeva la top ten.
In particolare, questi sono i numeri che testimoniano la crescita del fenomeno in casa Fiat: la Panda passa da 10.096 a 11.004 furti; la Punto da 9.533 a 10.116, la 500 da 5.717 a 5.837, la Ypsilon da 4.307 a 4.567, la Grande Punto da 1.621 a 1.651. Aumenta, anche se di poco, l’incidenza percentuale delle prime dieci vetture sull’intero parco auto sottratte ai legittimi proprietari che nel 2012 prosegue il suo percorso di avvicinamento alla soglia del 50% (nel 2011 fermo al 42,98%).
Questa comunque la top ten: Fiat Panda (11.004), Fiat Punto (10.116), Fiat Uno (5854), Fiat 500 (5.837), Lancia Ypsilon (4.567), Ford Fiesta (3.481), Volkswagen Golf (3.295), Smart Fortwo Coupé (2.215), Opel Corsa (1.790), Fiat Grande Punto (1.651).
Nel raffronto 2012/2011 quasi tutti i principali brand premium assecondano il trend nazionale in crescita: il Gruppo Mercedes-Benz sale da 4.397 a 4.668 furti, BMW da 4.609 a 4.839, Audi da 3.521 a 3.680. Tra gli oltre 800 modelli di vetture sottratte figurano anche diverse vetture di lusso e, in particolare: primo Porsche (532 esemplari), secondo Jaguar (205) e, tra le altre, Maserati con 49 supera Ferrari 20.
Insieme al dato sul ritorno alla crescita dei furti, come già accennato, non può non destare preoccupazione la forte riduzione dei recuperi di auto rubate: nel 2012 ne sono state riportate “a casa” 1.762 in meno dell’anno precedente. Il tasso di recupero del veicolo in caso di sottrazione criminale scende così ulteriormente, rispetto ai precedenti anni, al 42,94%; nel 2011 era al 45,28%, nel 2010 al 47,34%.
La contrazione dei recuperi è generalizzata a livello geografico, con l’eccezione di Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto. Emilia Romagna (81%), Liguria (78%), Toscana (78%), Umbria (80%), Veneto (79%) sono le regioni che presentano percentuali di recupero più elevate.
Quasi tutte le Regioni mostrano, comunque, tassi di recupero in linea, se non più elevati della media nazionale, trainata rovinosamente verso il basso dai dati delle due aree geografiche leader nella graduatoria dei furti: nel Lazio solo un’auto rubata su 4 (26%) torna “a casa”, in Campania meno di 1 su 3 (31%). Per avere un’idea dell’impatto sul trend nazionale, basta evidenziare che 30.535 dei complessivi 65.879 veicoli spariti nel nulla nel 2012 sono stati rubati in queste due Regioni.
Come si colloca “l’Italia dei furti” a livello internazionale? Purtroopo siamo la
seconda nazione europea per tasso di furti di veicoli, 31 ogni 10mila circolanti, preceduto dalla sola Francia (37 ogni 10mila) e seguito da Gran Bretagna (30 ogni 10mila) e, ex aequo, Russia e Spagna (28 ogni 10mila). I Paesi più sicuri per gli automobilisti sono la Polonia (9 furti ogni 10.000 veicoli) insieme a Tailandia (6) e Giappone (4).
Formigoni passa col rosso con la scorta a Milano video
MILANO, FORMIGONI E LA SUA SCORTA
PASSANO COL SEMAFORO ROSSO
MILANO – L’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni non ha più incarichi istituzionali imminenti e improrogabili, ma sembra comunque avere una gran fretta. Nel centro di Milano la sua auto con scorta al seguito sfreccia senza tenere conto degli altri automobilisti e delle regole della strada. Il filmato diffuso in rete mostra che la vettura supera l’incrocio al semaforo rosso.
da leggo.it
