dallara

Fiat Dallara Eni Enel Pininfarina insieme per fare una elettrica italiana


Tutti in campo per l’auto elettrica: da Fiat a Ferrari, da Pininfarina ad Enel

Il meglio del made in Italy si prepara ad affrontare la sfida della mobilità sostenibile e dell’auto elettrica. I colossi che sono scesi in campo per unirsi in nome di un progetto comune sono leader nei diversi settori, dall’automobilistica alla meccanica passando per l’energia: Fiat, Ferrari, Brembo, Piaggio, Pininfarina, Dallara, Eni ed Enel. Puntano a guadagnarsi spazio in un ambito che nel 2015 dovrebbe rappresentare il 10% del mercato mondiale auto.
I progetti sarebbero due: mobilità elettrica e innovazione. Hanno aderito 70 imprese e 17 Università e centri di ricerca, insieme ai ministeri dell’Ambiente, dell’Università e della Ricerca e dello Sviluppo Economico. L’iniziativa è stata promossa da Assoknowledge, associazione di Confindustria con Ata, quella tecnica dell’automobile. Il direttore Alessandro Sciolari, spiega: «Le piattaforme tecnologiche rappresentano il punto di incontro dove contenuto scientifico e industriale possono trovare la convergenza» spiega.
«Abbiamo ribaltato l’approccio alla questione: gli obiettivi non vengono più calati dall’alto nelle aziende, senza che queste li abbiano condivisi, ma saranno le imprese stesse a stabilirli insieme, pochi ma chiari, e a perseguirli con il sostegno delle istituzioni».

da blitzquotidiano.it

Insomma tutti insieme alla greppia dei soldi pubblici, se l’elettrica fosse un vero business la Fiat non caricherebbe la Dallara e altri mignon e poi Eni Ed Enel che ci Azzeccano come direbbe Totò


Dallara Formula Indianapolis


La Dallara ha già vinto la sua Indy

Per tre anni i telai delle auto che fanno sognare gli appassionati Usa di corse automobilistiche verranno da Varano Melegari, paese di duemila abitanti nel parmense, perché è qui che ha sede la Dallara Automobili: l’azienda emiliana infatti fornirà in esclusiva, dal 2012 al 2015, le vetture al campionato americano Indycar, il più amato dagli appassionati a stelle e strisce. Non solo: realizzerà a Indianapolis, la capitale del mondo americano dei motori, una fabbrica con annesso un centro di ricerca avveniristico dotato di un simulatore di guida di ultima generazione. L’impianto, finanziato con un investimento di 12 milioni di euro, sarà un centro di produzione aperto a fornitori, università e fan della Indycar che potranno vedere come si costruiscono le auto e provare i simulatori. Sorgerà a due passi dal circuito Speedway che ospita la famosissima 500 Miglia, una prova del moto Gp e fino al 2008 il Gran Premio di Formula Uno e altrettanto vicino alla Hall of Fame, il secondo museo più visitato degli Usa dopo il Moma di New York.
Un grande traguardo ma non una sorpresa per un’azienda che basa il 25% del fatturato (30 milioni nel 2009 e 56 milioni nel 2008 (ma un auto da corsa dura tre anni e il business ha dunque dei picchi triennali) proprio sulla fornitura di telai ai team della categoria. La prima vettura Indy targata Dallara risale al 1997. Ragguardevoli i risultati ottenuti in pista: 11 campionati vinti, 10 primi posti alla 500 Miglia di Indianapolis e 150 successi in gare del circuito. Prestazioni che hanno garantito alla Dallara credibilità e una ottima fama tra gli addetti ai lavori. La recente sfida per la fornitura dei telai era però tutt’altro che semplice da vincere, perché la richiesta era di ridurre i prezzi ai team del 45%, ridurre consumi alleggerendo il peso di circa 90 kg, accettare la competizione sulla parte aerodinamica e infine fabbricare negli Usa.
Per questo la decisione della commissione aggiudicatrice Iconic, composta da sette esperti tra ex piloti, costruttori di motori, docenti universitari e manager, di premiare la vetture di quarta generazione Dallara rispetto all’inglese Lola, e alle americane Swift, Bat e Delta, “riempie di orgoglio” l’ingegner Gian Paolo Dallara, un passato come progettista in Ferrari, Maserati e Lamborghini prima di fondare nel 1972 l’azienda di Varano di cui è presidente e azionista di maggioranza. Con lui alla guida anche altri soci di minoranza, tutti coinvolti direttamente in azienda come l’ad Andrea Pontremoli, già alla Ibm.
«E’ stato un momento molto importante racconta Dallara perché si è tenuta una vera e propria asta in cui più concorrenti presentavano non solo l’automobile, ma quello che volevano fare per lo sviluppo della città di Indianapolis. Noi abbiamo portato un progetto di vettura interessante che sicuramente ha soddisfatto le aspettative. Avevamo dalla nostra anche la reputazione che ci siamo costruiti in questi anni e poi abbiamo messo sul piatto l’impegno a realizzare un impianto per la costruzione in loco di gran parte delle vetture». A Indianapolis lavoreranno dei tecnici italiani nelle posizioni di responsabilità, ma la maggior parte del centinaio di addetti verrà assunta sul posto.
Il centro di produzione garantirà almeno il 50% delle componenti fornite alle squadre e all’orizzonte ci sono anche, aggiunge Dallara, «collaborazioni con l’università dell’Indiana per attivare un master capace di attrarre come docenti i più qualificati tecnici del mondo».
A Varano operano attualmente 180 addetti, sessanta dei quali laureati in ingegneria meccanica o aerospaziale per un’età media di poco superiore ai trent’anni. Un mix di esperienza e giovani ricercatori in grado di ideare e produrre fino a 200 vetture l’anno che competono nei campionati di Formula 3 di tutto il mondo e nel campionato GrandAm; le vetture che partecipano alla Indycar, Indy Lights, GP2 e World Series by Renault corrono con un telaio Dallara e sempre più spesso il personale è coinvolto in attività di consulenza con grandi case automobilistiche come Audi, Ferrari, Ktm, Alfa Romeo, Toyota, Honda e Bugatti per sviluppare “supercar” da sogno.
L’accordo per la fornitura alla Indycar, celebrato in pompa magna all’Indianapolis Museum of Art alla presenza anche del governatore dello Stato dell’Indiana (che ha definito il progetto Dallara una pietra miliare per lo sviluppo dell’area attorno allo Speedway), prevede il diritto di fornire in esclusiva a tutti i partecipanti al campionato Indy (1112 team che adopereranno ciascuno una media di 25 vetture) le macchine con i telai completi ad esclusione degli elementi aerodinamici. Anche se le scuderie potranno rivolgersi alla Dallara anche per queste componenti. D’altra parte la casa parmense ha ben due gallerie del vento (l’ultima inaugurata nel 2008 e costata 10 milioni di euro interamente finanziati dall’azienda) che coprono un’area totale di 8600 metri quadrati incluse sale di controllo insonorizzate, modellerie dove vengono prodotti i componenti da provare, uffici tecnici e un reparto di aerodinamica numerica.
La macchina per la Indy, venduta al prezzo di 349 mila dollari (il kit aerodinamico ne costerà altri 70 mila) sarà presentata in occasione del centenario della Prima 500 Miglia e consegnata a tutte le squadre entro dicembre 2011. Le ricadute economiche per la Dallara? Il contratto ha un valore stimato in 80100 milioni di dollari, cifra considerevole per un’azienda che fattura attualmente circa 30 milioni di euro l’anno. La presenza a Indianapolis, inoltre, consentirà anche di sviluppare negli Usa l’attività attività di consulenza ad altre case automobilistiche, settore che in Italia già rappresenta il 40% circa del fatturato.

FRANCESCO NANI da repubblica.it


Back To Top