elettrica
Volvo gli obiettivi europei sulla riduzione della Co2 sono impossibili
”Irrealizzabili gli obiettivi UE sull’auto ibrida ed elettrica”
Bologna – Volvo mette in discussione gli obiettivi UE sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Motivo, l’assenza di incentivi armonizzati a favore dei consumatori. Un’altra questione fondamentale è l’erogazione di un sostegno continuo per le attività di ricerca e sviluppo nel settore automobilistico, ad inclusione dell’elettro-mobilità. Stefan Jacoby, Presidente e CEO di Volvo Car Corporation, in occasione di un seminario tenutosi a Bruxelles, ha parlato di come l’approccio della Commissione Europea nei confronti dell’elettrificazione dei veicoli potrebbe rappresentare una minaccia per i posti di lavoro, gli investimenti e la competitività per l’industria automobilistica europea. “Volvo Car Corporation esorta la UE a coordinare gli incentivi, sostenendo al tempo stesso le iniziative di ricerca e sviluppo. Nel caso ciò non avvenisse, l’industria automobilistica europea rischierebbe di perdere la leadership tecnologica che detiene attualmente,” ha dichiarato Jacoby, aggiungendo: “A lungo termine, ciò potrebbe mettere a rischio la competitività del nostro settore e i posti di lavoro in Europa”. Ancora: “Le case automobilistiche europee si trovano ad affrontare una sfida molto difficile nel momento in cui le legislazioni che regolamentano le emissioni di CO2 e richiedono l’introduzione di auto elettriche vengono implementate senza iniziative di supporto che rendano queste vetture più accessibili a un numero crescente di consumatori,” ha spiegato Stefan Jacoby. Mentre non è stato definito alcun obiettivo ufficiale per l’implementazione dell’elettrificazione all’interno della UE, gli studi di settore indicano che diversi stati membri stanno sopravvalutando la rapidità di introduzione dei veicoli elettrici. Lo studio realizzato dalla Commissione Europea, intitolato “Una Strategia Europea per Veicoli Puliti ed Efficienti sul Piano Energetico”, prevede che la quota di mercato per i veicoli elettrici e gli ibridi plug-in arriverà soltanto al 3-4% entro il 2020, per salire attorno al 30% entro il 2030. “Entrambe le previsioni sono poco realistiche. Considerando l’assenza di incentivi statali coordinati e gli elevati costi del sistema a batteria, la quota di mercato per i veicoli elettrificati supererà a fatica il traguardo dell’1% entro il 2020,” ha dichiarato Stefan Jacoby. Una delle ragioni principali che impedisce un rapido aumento dei veicoli elettrici circolanti sulle strade è il fatto che il costo della tecnologia di elettrificazione diminuisce troppo lentamente. “Gli sforzi fatti dall’industria automobilistica per ridurre i costi non arrivano a compensare del tutto il costo supplementare del sistema a batteria. Secondo Volvo, dunque, la mobilità elettrica deve essere realizzata attraverso la cooperazione fra l’industria automobilistica, i governi nazionali, i fornitori di infrastrutture, le aziende energetiche e gli istituti scientifici.
RaceAbout Auto elettrica finlandese raggiunge 251 km/h sul ghiaccio
Auto elettrica finlandese raggiunge 251 km/h sul ghiaccio
Nasce da un progetto dell’Universita’ di Metropolia a Helsinki
Un’auto elettrica finlandese, pilotata dal test driver Janne Laitinen, ha raggiunto sulla superficie ghiacciata del lago Ukonjarvi in Inari, nei pressi del nord punta della Finlandia, la velocità di 251 km/h battendo il record assoluto sul ghiaccio nella categoria delle auto elettriche. L’evento è stato organizzato dalla casa di pneumatici invernali finlandese Nokyan Tyres per promuovere i suoi prodotti con l’auto elettrica chiamata RaceAbout con la sigla di progetto E-RA, che è stata lanciata su una pista di prova veramente fredda di circa sei chilometri. Il pilota Laitinen e la sua E-RA da 375 Cv hanno raggiunto la velocità di oltre 251 km/h. L’auto era equipaggiata con i pneumatici chiodati Nokyan Hakkepeliita 7 che – ha detto la società – erano preparati per “ottenere il massimo grip e la gestione necessaria della stabilità alle velocità più estreme.” L’auto elettrica RaceAbout E-RA è stata costruita dall’Università di Scienze Applicate Metropolia di Helsinki. In realtà la E-RA ha superato i 261 km/h, ma è stata utilizzato il risultato di 251 km/h perché è la più alta velocità media registrata nei due opposti passaggi a tempo della E-RA. Il pilota Laitinen ha anche ottenuto il Guinness World Record per la velocità di guida su ghiaccio il marzo scorso, quando ha lanciato a 331 km/h, sul Golfo di Botnia tra Finlandia e Svezia, un’auto alimentata a gas, equipaggiata con pneumatici Nokian. Il record era stato in precedenza detenuto da un gruppo di ragazzi su una Camaro in Minnesota. L’auto elettrica RaceAbout E-RA aveva già attirato l’attenzione lo scorso agosto, quando aveva completato un giro, al Nürburgring in Germania, in nove minuti e quaranta secondi per la sfida al Progressive Automotive X-Prize. La vettura ha anche partecipato al Michelin Challenge Bibendum 2011, ma non a velocità così elevate
da Ansa.it
Schumacher e Rosberg ai box con la Smart ebike
SMART Schumacher e Rosberg si muovono nel paddock con l’ebike
Stoccarda Barcellona – Il Mondiale di Formula 1 deve ancora iniziare (Melbourne, 18 marzo), ma Michael Schumacher e Nico Rosberg hanno già fatto sfoggio di un’importante novità nel paddock, in occasione dei test invernali. I due piloti della Mercedes AMG Petronas si muovono nel paddock in sella all’innovativa smart ebike: Schumacher e Rosberg sono i primi al mondo a possedere l’innovativa due ruote smart che arriverà nella primavera di quest’anno.
Quanto inquinano le auto elettriche ?
Auto elettrica, “ecco la verità su “emissioni e inquinamento”
Intervista: parla Pietro Menga, presidente del CIVES, la Commissione Italiana Veicoli Elettrici. “Tanti i luoghi comuni da sfatare. Un’elettrica in Italia emette da 60 a 80 g/km di CO2 ed è un vero affare per il nostro Paese”
Ma quanto inquina un’auto elettrica? Ed è vero che l’auto elettrica per l’Italia andrebbe bene solo se l’energia elettrica venisse prodotta dalle fonti rinnovabili? A dare una risposta alla madre di tutte le domande – fin qui lasciata morire da tutti – arriva Pietro Menga, presidente Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali del Comitato Elettrotecnico Italiano: “Siamo tutti pienamente d’accordo che le fonti rinnovabili debbono essere perseguite come un’esigenza ineludibile per il futuro elle nostra civiltà, e che un’auto elettrica alimentata da queste fonti dia il meglio di sé – spiega Menga – Ci sono però due paradossi che non possono essere elusi”.
Cominciamo subito allora.
“Il primo, che la politica del perseguire la perfezione, se male utilizzata, può uccidere quella più pragmaticamente orientata a ottenere almeno il buono, e di ottenerlo al più presto. Il vecchio adagio che recita “l’ottimo è nemico del buono” sembra calzare perfettamente al nostro tema: quello che conta non è che l’auto elettrica abbia impatto nullo o quasi nullo sul sistema ambientale, ma piuttosto che abbia impatto alquanto più ridotto di quello delle auto con motore termico. Il messaggio corretto e a cui dare risalto non è quello apparso ultimamente sui media ma piuttosto “con le fonti rinnovabili l’auto elettrica sarebbe ancora meglio”.
Va bene, ma l’auto elettrica è comunque un buon affare?
“Direi proprio di si: per quanto riguarda le emissioni locali, semplicemente i motori elettrici non ne hanno: zero è diverso da qualunque altro numero. Per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti, è sufficiente valutare quali sono le emissioni della rete di generazione elettrica per ogni chilowattora prodotto, e incrociare questo dato col consumo di un’auto elettrica. Occorre, ovviamente, fare riferimento ai numeri relativi alla nostra realtà nazionale”.
Forse le sembrerà semplice, ma sono anni che cerchiamo di avere questo dato. Che sembra non esistere…
“Il dato c’è, lo abbiamo calcolato. Ed è questo: ogni chilowattora messa in rete dalle centrali termoelettriche italiane emette mediamente circa 630 grammi di gas serra. Ma poiché all’energia messa in rete concorrono anche le fonti rinnovabili (oggi per il 32%, in buona parte idroelettrico) e le importazioni dall’esterno prive di emissioni (come il nucleare francese), la cifra di cui sopra si riduce a 400 grammi di gas serra per chilowattora reso ai consumi. A questi però vanno aggiunte quelle prodotte nella fase di estrazione delle fonti fossili e del loro trasporto (trivellazioni, petroliere, gasdotti e quant’altro); e allora la cifra aumenta un po’ per diventare circa 450 grammi. Siccome un’auto elettrica consuma dalla rete elettrica 0,13-0,18 chilowattora al chilometro, a seconda della taglia, ne deriva che le sue emissioni complessive di gas serra si posizionano tra i 60 e gli 80 grammi al chilometro”.
Beh, fra “60 e gli 80 grammi al chilometro” non è poco…
“Si, ma se adesso andiamo a confrontare questi 60-80 grammi (che certamente si ridurranno col crescere delle rinnovabili) con le emissioni delle migliori auto tradizionali, scopriamo che l’elettrico si conferma già adesso un ottimo affare per il nostro Paese”.
Come siete arrivati ad avere questo numero?
“So cosa sta per chiedermi: per chi dubitasse, precisiamo che questi numeri sono stati elaborati a partire dai dati ufficiali pubblicate da fonti al di sopra di ogni sospetto (come Terna, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas AEEG, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA, il Gestore Servizi Energetici, l’ENEA, e gli Ispettorati della Motorizzazione per quanto riguarda i consumi dei veicoli)”.
Come dimostrate di essere imparziali?
“Per non essere accusati di faziosità, prendiamo come confronto le emissioni delle migliori auto di piccola cilindrata presenti sul mercato, quelle che con maggior probabilità potrebbero essere sostituite da auto elettriche; in breve, la famiglia di vetturette con consumi compresi tra 3 e 4 litri/100 km ed emissioni locali di 90-100 grammi di CO2 al chilometro. Alle quali però dobbiamo anche in questo caso aggiungere le emissioni indirette prodotte da estrazione, trasporto, raffinazione e distribuzione dei carburanti: che assommano più o meno al 16-17% di quelle emesse localmente quando il combustibile è la benzina, al 18-19% per il gasolio e al 25-27% per il metano delle auto bi-fuel. Anche in questo caso le fonti di informazione sono ben lontane dall’essere partigiane dell’auto elettrica, trattandosi di Concawe (la struttura di ricerca europea dell’industria petrolifera), Eucar (la struttura di ricerca europea dell’industria dell’auto), e il JRC di Ispra (il Centro di Ricerca Indipendente dell’UE). Naturalmente lo studio dettagliato e ogni altro approfondimento su quanto sopra è a disposizione di tutti quanti ne fossero interessati.
Quindi?
“A conti fatti, allora, le emissioni complessive di gas serra di queste vetturette si posizionano sui 110-120 grammi al chilometro, da confrontare con i 60-80 dell’auto elettrica. L’industria dell’auto farebbe salti di gioia se riuscisse a produrre autovetture termiche con questi livelli di emissioni; il giorno in cui riuscirà a farlo vi sarà già stata una maggior penetrazione di fonti rinnovabili e l’auto elettrica, anche quelle già diffuse nel frattempo sulla strada, manterranno inalterato, e a costo zero, il loro vantaggio”.
Prima parlava di paradossi. Ce ne ha detto solo uno. Qual è l’altro?
“Il secondo paradosso è che l’associare le fonti rinnovabili ad uno specifico carico elettrico suona un pochino surrettizio. Una volta messi in rete, gli elettroni provenienti dalle fonti rinnovabili, come tutti gli altri, non hanno nome e cognome, e quale che sia l’utilizzatore che essi vanno ad alimentare – un’auto elettrica o un asciugacapelli – il vantaggio per il paese in termini di minori emissioni climalteranti è rigorosamente lo stesso. Si può poi, del tutto correttamente, associare a queste fonti una contrattualizzazione differente per la loro produzione e distribuzione, ma questo resta un puro elemento di mercato e non di ambiente”.
Sta dicendo che le fonti rinnovabili rappresentano un valore in sé?
“Esatto, non hanno bisogno di stampelle per spingere verso una maggior diffusione né tanto meno per una loro giustificazione”.
Però il settore delle rinnovabili, finora fortemente e giustamente sostenuto dalla mano pubblica, è oggi penalizzato da una riduzione del sostegno
“Si, ed è comprensibile e opportuno che si guardi ad ogni possibile sbocco. Ma il proporre sul tavolo l’equazione “senza rinnovabili niente auto elettrica” suona doppiamente sbagliato e pericoloso: da una parte perché i numeri non corrispondono, dall’altra perché, nell’attesa del meglio, rischia di allontanare se non addirittura paralizzare una rapida diffusione della mobilità elettrica che, non ci stanchiamo di ripeterlo, è da subito un ottimo affare per il paese e per la collettività”.
di VINCENZO BORGOMEO da repubblica.it
Lino Banfi testimonial auto elettrica,acquista una Citroen C-Zero
Banfi testimonial auto elettrica,acquista una Citroen C-Zero
Consegnata oggi a Roma alla presenza dell’assessore Visconti
ROMA – Consegnata oggi presso la concessionaria Citroen Leonori di Roma la Citroen C-Zero acquistata dall’attore Lino Banfi nell’ambito del progetto per la mobilità elettrica sostenuto da Roma Capitale, nato per sensibilizzare i romani sull’utilizzo delle auto elettriche. L’attore pugliese e’ il primo cittadino romano ad avere aderito al manifesto, a cui finora hanno risposto solo societa’ ed aziende. L’assessore all’Ambiente di Roma Capitale Marco Visconti, presente al momento della consegna, ha sottolineato come l’unione tra Citroen e la città di Roma si inserisca nell’ottica del progetto di sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso un nuovo modello come soluzione concreta ai problemi legati all’inquinamento ambientale. “Il prossimo marzo – ha detto Visconti – presenteremo il nostro manifesto sulla mobilità elettrica sostenibile. Abbiamo già numerose adesioni da parte di società e aziende che stanno provvedendo ad acquisire un parco di veicoli elettrici o ad installare pannelli solari sui loro edifici. Siamo felici che un personaggio pubblico nel cuore dei romani come Lino Banfi abbia voluto aderire al nostro manifesto, diventando il primo cittadino ad acquistare la vettura”. La consegna della vettura elettrica a emissioni zero si inserisce nel progetto per la mobilità elettrica sostenuto da Roma Capitale che ha visto protagoniste, nel mesi di ottobre 2011, quattordici Citroen C-Zero acquistate dalla città per un ambizioso piano di eco-mobilità urbana. Citroen C-Zero è stata acquistata soprattutto da enti e aziende e adesso anche da un privato d’eccezione che acquistando la vettura contribuisce con la sua notorietà e carisma a sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i cittadini verso il passaggio alla mobilità elettrica, ponendo l’accento sulla necessità di creare una rete adeguata di infrastrutture e agevolazioni. Con il solito impagabile senso dell’umorismo Lino Banfi ha esordito dicendo “L’ho pagata!” ma l’attore è andato subito oltre la battuta specificando che l’auto non è un regalo per fare immagine ma che è stato un suo acquisto scelto e voluto.
“La uso da due mesi per gli spostamenti dentro Roma. Mi piace la silenziosità del motore elettrico, la piacevolezza di marcia, e non nascondo che alla scelta ha contribuito anche il fatto di poter entrare ovunque senza permessi o restrizioni. Ma alla base di tutto c’è stata la volontà di circolare in città con un’auto a impatto zero. Spero che la mia scelta sia seguita da enti pubblici, società e altri cittadini privati, così da rendere la città ancora più vivibile”.
Con C-Zero la Citroen completa l’offerta nel segmento delle city car al cento per cento elettriche, a zero litri di carburante, zero emissioni inquinanti e zero rumore. Citroen C-Zero è stata progettata e sviluppata per facilitare la mobilità urbana e periferica. Ha misure contenute, ottime prestazioni e autonomia sufficiente a coprire tutti i tragitti urbani. Al momento la Citroen C-Zero ha totalizzato 2.800 ordini in Europa e 155 in Italia conquistando la pole position nel mercato delle auto al 100% elettriche.
da Ansa.it
Maurizio Donelli mi pento di criticare l’auto elettrica
Mi pento di aver criticato l’auto elettrica
Rispetto alla diffusione dell’auto elettrica sono sempre andato controcorrente. Non mi sono mai schierato completamente a favore. Anzi. Ho scritto più volte che questo tipo di tecnologia ha ancora davanti troppi ostacoli per poter diventare “di massa”. In parte lo credo ancora. Ma rispetto ad alcune cose che ho scritto in passato mi devo ricredere. E certo non ho difficoltà a farlo: penso che cambiare idea sia legittimo. Succede che da un po’ di giorni ho a disposizione per poterla provare una vettura elettrica. Una Mitsubishi i-Miev (sorella gemella della Peugeot Ion e della Citroen C-Zero). La possibilità di spostarsi in città ovunque (per esempio non si paga per l’ingresso in Area C) è già un grande vantaggio. Tutto il resto sono sensazioni. Bella sensazione ad esempio è guidare senza fare rumore (è un po’ come andare in barca a vela). Bella sensazione è fare “il pieno” ogni due o tre giorni attaccando una spina a una presa e spendendo al massimo due euro e cinquanta centesimi. Bella sensazione è avere tra le mani comunque una vettura veloce e scattante. Bella sensazione è constatare che ogni tanto qualcuno ti ferma e chiede informazioni su quella cosa strana che stai guidando.
E’ vero. I problemi restano e sono enormi. Anche in una grande città come Milano è complicato trovare colonnine per la ricarica. E poi questo tipo di tecnologia è ancora molto costosa: sono city car che costano circa 35 mila euro… Ma la sensazione, contrariamente a quanto ho pensato fino ad oggi, è che la strada sia quella giusta. Lunga, lunghissima, ma giusta. Perlomeno per un uso esclusivamente cittadino di queste vetture che saranno destinate, quando si potranno abbattere di molto i costi, a diventare esclusivamente seconde auto.
Guidare elettrico genera una buona abitudine. Quasi quasi, quando si lascia questo tipo di vettura per salire su un’auto ad alimentazione tradizionale, ci si sente un po’ meno “buoni”. Sembra assurdo (e lo è in effetti) ma la sensazione è proprio questa. E’ pura utopia ma occorrerebbe un cartello internazionale che portasse a sforzi comuni per rendere le auto elettriche davvero di uso comune. E non solo per banali (e purtroppo sempre più banalizzate dai professionisti dell’ecologismo) ragioni ambientali: bisogna mettersi in testa che se tutti viaggiassero a emissioni zero diventerebbero indispensabili le centrali nucleari. Ma anche per motivi economici: diffondere l’auto elettrica con i bassi costi di mantenimento che prevede, equivarrebbe in qualche modo a una ridistribuzione della ricchezza.
da corriere.it


















