elettrica

Auto elettriche : motori a batteria all’interno dei cerchi ruota


Verso auto elettrica con motori singoli nei cerchi ruota
Senza componenti di trasmissione meno consumi e piu’ maneggevole

Dare propulsione ad un’auto elettrica direttamente dai motori a batteria inseriti all’interno dei cerchi ruota. E’ la nuova tecnologia messa a punto dalla Protean Electric. La nuova azienda, che ha ricevuto decine di milioni di dollari da investitori statunitensi e cinesi, starebbe lavorando alla costruzione di un impianto di produzione in Cina per lo sviluppo e la realizzazione della tecnologia In-Wheel Electric Drive, ovvero del sistema per installare i motori elettrici per la mobilita’ dell’auto all’interno dei cerchi ruota.

L’amministratore delegato della Protean Electric e’ Bob Purcell, ”padre” della EV-1, primo veicolo elettrico moderno commissionato dal suo ex datore di lavoro General Motors alla fine degli anni novanta.

”Il sistema Protean Drive” spiega il comunicato della Protean Electric ”e’ in grado di migliorare l’efficienza nel risparmio di carburante, incrementare la coppia, aumentare la potenza e permettere una migliore manovrabilita’ ai veicoli nuovi e a quelli esistenti”. La configurazione In-Wheel Electric Drive riduce il numero di componenti, la complessita’ del sistema e i costi, in quanto non c’e’ la necessita’ di ricorrere ai tradizionali componenti per la trasmissione, come ingranaggi esterni, trasmissioni, semiassi, assali e differenziali.

I motori Direct-drive installati nelle ruote non richiedono altri componenti meccanici, dando cosi’ una flessibilita’ di gran lunga maggiore per i progettisti dei veicoli mentre riducono sostanzialmente la potenza assorbita dalla trasmissione. La riduzione delle perdite al sistema di propulsione significa minor spreco di energia sia in fase di accelerazione che nella frenata rigenerativa, con conseguente guadagno di energia della batteria messo a disposizione per la mobilita’ del veicolo’.

da ANSA.IT


Milano – Brescia : “autostrada elettrica” ?


In autostrada con l’elettrica Parte la sfida più difficile
Il progetto prevede la creazione, sui 97 chilometri della Milano – Brescia,  di una flotta di 72 auto elettriche, 18 parcheggi di interscambio con 144 punti di ricarica presso le uscite autostradali

di ANTONIO CIANCIULLO

In autostrada con la macchina elettrica. Sembra quasi uno scherzo, in una situazione in cui l’auto con la spina fatica a trovare spazio in città, il suo habitat ideale. Invece è una proposta concreta, pensata per un rilancio in grande stile della mobilità a smog zero (se l’elettricità viene ottenuta da fonti rinnovabili). Verrà lanciata nel corso di MobilityTech e prevede la creazione, sui 97 chilometri della Milano – Brescia,  di una flotta di 72 auto elettriche, 18 parcheggi di interscambio con 144 punti di ricarica presso le uscite autostradali, 10 punti di fast charge, un’infrastruttura formata da pensiline fotovoltaiche alimentate da fonti rinnovabili certificate.

Obiettivo: un risparmio annuale, nell’autostrada più congestionata d’Italia, di 315 tonnellate di CO2 e di 242 mila euro di carburante. La valutazione è stata messa a punto considerando i chilometri che si prevede faranno le auto della flotta di car sharing parte e calcolando il doppio risparmio: da una parte si evita l’emissione di 157 grammi di CO2 al chilometro, dall’altra si guadagna sulla differenza tra un carburante che costa in media 14,5 euro per 100 chilometri e  un “pieno” elettrico che, per la stessa distanza, richiede solo 2,5 euro.

Per ottenere questo vantaggio è previsto un investimento di 3,8 milioni di euro (si utilizzeranno gli incentivi di 5 mila euro a vettura previsti dal Decreto Sviluppo per l’acquisto o il noleggio di auto elettriche). In questo modo si accelererebbe la penetrazione sul mercato dell’auto con la spina che, anche causa crisi, è più lenta del previsto: secondo le stime fornite da ClikUtility, il network che ha preparato lo studio,  nei primi mesi del 2012 si sono vendute poche centinaia di macchine e il totale al momento è fermo a quota 1.500.

Di qui l’idea di riprendere esperienze che cominciano a maturare in altri paesi europei. In Olanda sono in fase di realizzazione un corridoio autostradale (160 chilometri dal confine con la Germania fino a Rotterdam) con ricariche elettriche per i veicoli e un parco di 3.500 macchine con la spina in car sharing. L’energia fornita arriverà tutta da fonti rinnovabili.
In Gran Bretagna 3 colonnine per fare il pieno in 30 minuti verranno collocate tra Londra e Birmingham. Anche in questo caso saranno il vento e il sole a permettere agli automobilisti di ripartire. La società che ha finanziato il progetto (Ecotricity) ha già al suo attivo 14 stazioni di servizio con punti di ricarica elettrica e conta di crearne altri 27 entro il 2013 per creare un’autostrada elettrica tra Londra e Bristol e al Lake District.

Infine anche a Est qualcosa si muove: pochi mesi fa è stato firmato un accordo tra l’Ibm e la Zapadoslovenska (un’utility slovacca) per elettrificare con 9 punti di ricarica i 79 chilometri di autostrada tra Vienna e Bratislava. E oltreoceano, in California, lungo l’asse San Francisco – Los Angeles, ci sono già vari punti di ricarica per veicoli elettrici.

da REPUBBLICA.IT


Lo studente Juan Ehringer trasforma in auto elettrica una roadster sportiva Honda S 2000


STUDENTE DI LICEO TRASFORMA UN’HONDA SUPER SPORTIVA IN ELETTRICA

Ha fatto scalpore su molti forum americani l’avventura dello studente di liceo Juan Ehringer, negli Stati Uniti, che ha convertito in auto elettrica una roadster sportiva Honda S 2000. Per di più, a quanto riferisce il sito Jalopnik, riuscendo ad ottenere la potenza equivalente di poco meno di 600 Cv. «In pratica – ha detto lo studente – ho acquistato una Honda S 2000 funzionante e ho sostituito il motore e il serbatoio del carburante con un motore elettrico e un pacco batterie. Naturalmente è un pò più complicato di così, ma il concetto di base rimane lo stesso».

Juan Ha spiegato che cercava un’auto da acquistare che fosse veloce, elegante, efficiente ed economica. Ma, avendo disponibilità economiche limitate e dovendo scegliere tra efficienza e prestazioni ha cominciato a prendere in considerazione l’auto elettrica. Non trovando però sul mercato nulla che facesse al suo caso, alla fine ha convinto i genitori a finanziare un progetto costoso per la realizzazione di un’auto elettrica molto più potente ed efficiente di una sportiva d’occasione con il motore a benzina.

La famiglia ha così regalato a Juan il motore, il regolatore e le batterie, ma si sarebbe dovuto pagare da solo gli altri componenti. Il giovane liceale ha così lavorato per due anni in un negozio d’auto per completare il budget. Quando lo ha raggiunto ha acquistato una Honda S 2000 del 2003 per 6000 dollari, pari a circa 4.600 euro. Sotto la carrozzeria della Honda ha poi installato un pacco batterie da 26 kWh che avrebbe fornito, secondo le previsioni, un’autonomia da 80 a 120 km e una potenza teorica di 512 Cv.

Infine ha trovato su Internet e da magazzini delle auto usate il resto dei componenti per completare l’opera. Un lavoro che è meglio di una tesi, per un liceale che sogna di prendere la laurea in Ingegneria a college come MIT, Berkeley, o Georgia Tech.

da LEGGO.IT


Aiuti al mondo delle auto elettriche : Obama criticato


Auto elettriche, critiche a Obama per l’aiuto di 5 mld di dollari
Lontano obiettivo 1 mln veicoli entro 2015. Finora solo 50mila

Barack Obama, il Presidente degli Stati Uniti in corsa per la rielezione, ha utilizzato 5 miliardi di dollari provenienti dalle imposte pagate dagli americani per il piano che prevede di avere 1 milione di auto elettriche sulle strade Usa entro il 2015, ma al momento le immatricolazioni totalizzate sono state solo 50mila, appena il 5% di quelle programmate. Il candidato repubblicano Mitt Romney ha definito il supporto di Obama alle auto elettriche un esempio di ”crony capitalism” (cioe’ di un’eccessiva influenza del mondo degli affari sulle decisioni politiche) e il suo compagno nella corsa alla Casa Bianca, Paul Ryan, ha chiesto che vengano eliminato tutti i contributi per l’energia verde.

In dettaglio le accuse mosse dagli avversari di Obama – e riportate da Automotive News che riferisce di un dossier di Bloomberg – riguardano l’ingente quantita’ di denaro pubblico erogata sotto forma di prestiti alle Case automobilistiche che costruiscono vetture elettriche negli Usa (1,4 miliardi di dollari alla sola Nissan per il modello Leaf), oltre che per realizzare le colonnine di ricarica e per concedere un ”credito fiscale” pari a 7.500 dollari a chi acquista un modello elettrico.

Uno dei problemi che limita la diffusione delle EV e’ quello dei listini: ”I prezzi delle auto elettriche – afferma Jesse Toprak, vicepresidente della divisione analisi di TrueCar – sono piu’ alti rispetto a quelli di modelli paragonabili e dotati di motore termico, e sono confrontabili con quelli di auto del segmento premium come la Bmw 328”. Attualmente la Ford Focus EV viene proposta negli Usa a 39.200 dollari, la Chevrolet Volt a 39.200. La Nissan Leaf ha un listino fissato a 36.050 dollari e la Toyoya Prius plug in ne costa 32.000. Da queste cifre va naturalmente detratto l’incentivo fiscale di 7.500 dollari. Una soluzione per far partire le vendite potrebbe essere quella di legare il costo del leasing mensile al risparmio che e’ ottenibile passando dal pieno di benzina a quello di energia elettrica.

”Utilizzando una Volt per un mese – ha affermato Toprak – per andare in ufficio e percorrere 34 miglia al giorno ho speso circa 1 dollaro di energia al giorno. Quando lo faccio con una normale auto spendo 300 dollari al mese. Se potessi pagare per il leasing della Volt 270 un canone pari a 270 dollari al mese sarebbe lo stimolo perfetto, un’auto che e’ praticamente gratis”. E Nissan sta facendo ancora di piu’, in quanto ha attivato una promozione negli Usa che prevede per la Leaf un canone mensile di 199 dollari. Intanto i numeri sono preoccupanti: Automotive News fa notare come le consegne della Volt siano state 7.671 nel 2011 e 16.348 nei primi 9 mesi del 2012. Lo stesso Dan Akerson, CEO di General Motors, ha abbassato i target per la Chevrolet Volt passando da 60mila a 40mila unita’ per quest’anno. E non va meglio per la Nissan in quanto le consegne della Leaf sono scese in settembre del 28% se comparate con lo stesso periodo del 2011.

da ANSA.IT


Auto elettriche studio inquinano più di quelle a benzina e gasolio


Studio sulle auto elettriche
“Inquinerebbero più delle altre”

Secondo uno studio dell’Università norvegese di scienza e tecnologia a fare la differenza sono le modalità con cui viene prodotta l’energia elettrica nelle diverse aree geografiche

Le auto elettriche potrebbero inquinare di più dei veicoli alimentati a benzina e diesel. A mettere in dubbio l’ecocompatibilità delle vetture ‘green’ è uno studio dell’Università norvegese di scienza e tecnologia, secondo cui a fare la differenza sono le modalità con cui viene prodotta l’energia elettrica nelle diverse aree geografiche.

I ricercatori hanno preso in esame il ciclo di vita di veicoli elettrici e tradizionali, dalla produzione all’uso, fino allo smaltimento. Nella fase di produzione, si legge nello studio pubblicato sul Journal of Industrial Energy, “il contributo all’effetto serra dei veicoli elettrici è circa il doppio rispetto a quello dei veicoli convenzionali”. In aggiunta a questo, la produzione di batterie e motori elettrici richiede l’uso di molti minerali tossici come il nichel, il rame e l’alluminio.

“Analizzando gli effetti potenziali connessi alle piogge acide, alle emissioni di particolato, allo smog, alla tossicità per l’uomo e per l’ambiente e all’esaurimento dei combustibili fossili e delle risorse minerarie, i veicoli elettrici hanno una performance peggiore o uguale a quella delle auto con moderni motori a combustione interna, nonostante le emissioni dirette siano prossime allo zero durante l’utilizzo”, spiega Anders Hammer Stromman, tra gli autori dello studio.

Se le auto elettriche vengono alimentate con energia proveniente da fonti a basse emissioni, possono offrire il vantaggio di “una riduzione sostanziale sia delle emissioni di gas

a effetto serra, sia dell’esposizione ai gas di scarico”, si legge nello studio. Tuttavia, nei Paesi in cui i combustibili fossili sono la fonte principale di energia, i veicoli elettrici non danno benefici e anzi potrebbero causare più danni all’ambiente.

Il discorso, comunque, non si applica all’Europa, dove la produzione di energia deriva da un mix di fonti diverse. “Le auto elettriche alimentate dall’attuale mix energetico europeo – conclude lo studio – consentono una riduzione del contributo all’effetto serra compresa tra il 10 e il 24% rispetto ai veicoli tradizionali”.

da repubblica.it


Dal Salone di Parigi il futuro delle auto elettriche ?


I motori elettrici sono davvero il futuro dell’automotive?

Dallo scorso sabato migliaia di appassionati di motori affollano la città di Parigi per visitare l’ormai consueto Salone dell’automobile, uno dei più prestigiosi appuntamenti del mondo delle quattro ruote. Allo showroom francese, che giovedì scorso ha aperto i battenti alla stampa, non potevano mancare gli abituali prototipi futuristici e le avveniristiche tecnologie che, a detta dei costruttori, contribuiranno presto a cambiare il volto dell’automotive.

Quest’anno, più che in passato, la passerella delle nuove proposte è all’insegna dell’ecologia: riduzione dei consumi e delle emissioni, motori bi-fuel e sviluppo di auto elettriche più performanti e dalla batteria a carica rapida e durevole. La produzione di vetture elettriche in grado di percorrere circa 240 km con una carica di appena mezz’ora è molto affascinante, eppure le vendite delle green car non accennano a decollare.

In tempi di prezzi record, non si può certo biasimare il petrolio per lo scarso successo riscosso dai motori elettrici. In realtà, i problemi delle vetture elettriche sono da imputare all’illusione tutta ambientalista che un’innovazione riproducibile nell’ordine di pochi esemplari sia automaticamente in grado di diffondersi su larga scala.

Gli entusiasti dimenticano che le nuove stazioni di ricarica a corrente continua – quelle in grado di ricaricare l’80% di una batteria in 30 minuti – hanno ancora un costo che ne impedisce la diffusione capillare nelle grandi città. Addirittura, Negli Stati Uniti è in corso uno studio ad opera della compagnia Ecototality – già proprietaria di 7000 colonnine elettriche convenzionali – e del Dipartimento dell’Energia volto a capire se le entrate derivate dalle ricariche possano quanto meno bastare a coprire le spese che un’azienda deve sostenere per installare una stazione di servizio a carica rapida. Un territorio vasto come quello degli Stati Uniti, infatti, non arriva nemmeno a contare 200 colonnine di nuova generazione in tutto il paese.

Al fine di sostenere i costi, molte compagnie intendono imporre ai consumatori una sorta di canone mensile per usufruire del servizio, a prescindere dalle singole ricariche effettuate, il cui prezzo (circa 7 dollari l’una) rimane più alto di quello del gasolio necessario a percorrere le stesse distanze.

Pasquale Romano – presidente della Chargepoint, società che possiede 10.000 stazioni di ricarica negli Stati Uniti – non crede che la carica rapida possa rappresentare il futuro delle green car, e anche Britta Gross, direttrice dei programmi di sviluppo dei veicoli elettrici della General Motors, sostiene che una ricarica – di mezz’ora solo nella migliore delle ipotesi – rubi ancora troppo del prezioso tempo degli automobilisti americani, già costretti a sacrificare diverse ore ogni giorno bloccati nel traffico.

A queste, devono aggiungersi le problematiche più note e di vecchia data: il costo dell’energia elettrica per chi ricarica in casa, l’impossibilità di ricaricare a domicilio per chi non possiede un garage e il costo stesso delle auto elettriche, che può anche raggiungere il doppio di quelle tradizionali.

Alla luce di queste considerazioni, la via della carica a corrente continua come tecnologia per abbreviare i tempi di ricarica delle vetture elettriche non appare percorribile nemmeno a quanti hanno investito nel settore, molto spesso perché sostenuti da ingenti elargizioni di sussidi pubblici.

Malgrado tutto, a Parigi come a Detroit, sentiremo ancora a lungo parlare delle prodezze di vetture come la Nissan Leaf, la Chevrolet Volt o la lussuosissima Tesla Roadster. Magari un giorno bloccati nel traffico, chiedendoci perché non se ne vedano in circolazione, capiremo che, in fondo, erano solo degli eleganti biglietti da visita per qualche showroom di richiamo internazionale.

Daniele Venanzi

da LINKIESTA.IT


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