elettrica
Prototipo del QBEAK per le auto elettriche 2012
Auto elettriche 2012, il prototipo del QBEAK con 800 Km di autonomia
Molti sono i modelli delle auto elettriche 2012, ai quali possiamo fare riferimento. Sicuramente però il prototipo del QBEAK, messo a punto dal consorzio danese ECOmove, colpisce per il suo intento di voler arrivare ad un’autonomia considerevole per un’auto elettrica: 800 chilometri. Si tratta nello specifico di una piccola spider, in grado di utilizzare motori elettrici e una cella a combustibile. Quest’ultima trasforma un miscuglio di bioetanolo e di acqua in energia elettrica, con cui si può ricaricare la batteria.
Gli esperti che si stanno occupando dello sviluppo del QBEAK hanno spiegato che l’eccezionalità del veicolo green consiste soprattutto nel suo peso piuttosto ridotto. È questo che garantisce anche l’ampia autonomia dell’automobile a basso impatto ambientale. La maneggevolezza e la facilità del parcheggio completano il quadro di un’auto elettrica che può rappresentare una prospettiva importante per un futuro sempre più basato sulla mobilità sostenibile, per contrastare l’inquinamento dell’aria.
Un mondo fatto di mobilità ecotendenza e sostenibile sembra essere sempre più reale, soprattutto ora che sono state create le prime due stazioni di ricarica veloce e lenta per automobili elettriche, che sfruttano appunto il vento, energia rinnovabile, per far camminare le auto. La realizzazione delle due stazioni si deve alla Concessionaria Citroën Nicola Prezioso ad Aprilia, in collaborazione con il Polo per la Mobilità Sostenibile della Regione Lazio (POMOS), centro di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma.
Le stazioni sono pubbliche e gratuite, quindi chiunque possieda un automobile elettrica potrebbe effettuare la ricarica gratuitamente, senza pagare nulla. Un modo per incentivare l’uso di auto elettriche a zero emissioni di CO2. Le stazioni, come le auto, infatti, sono ecosostenibili, in quanto si basano su energie rinnovabili.
Inoltre, un particolare sistema di monitoraggio, permette all’utente di ricevere tutte le informazioni relative allo stato di crescita di ricarica dell’auto e al tempo rimanente per il completamento della stessa. Le indicazioni appariranno sul led della centralina e indicheranno al cliente sui tempi e le modalità di ricarica in sicurezza.
Presso le stazioni delle auto elettriche è possibile effettuare la carica veloce, che ricarica fino all’80% delle batterie in 20 minuti in corrente continua a 400W, dieci volte in più rispetto alla ricarica lenta o tradizionale. La ricarica lenta o tradizionale, invece, ricarica le batterie dell’auto in 6 ore, in corrente alternata, utilizzando energia prodotta attraverso fonti rinnovabili.
Un generatore eolico di ultima generazione trasmette l’alimentazione della centralina. A questo sarà presto aggiunto un impianto fotovoltaico a concentrazione.
Il progetto è stato inaugurato dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini e installato nella sede di Aprilia della Concessionaria Citroen Nicola Prezioso. L’opzione della ricarica veloce, inoltre, è un passo importante per incentivare all’utilizzo di queste auto.
Non a caso la Citroen, da anni coinvolta in progetto ecoo, è la prima azienda italiana ad aver ottenuto il prestigioso certificato UNI EN ISO 9000 nel 1998. Tale certificato europeo, identifica una serie di normative e linee guida che definiscono i requisiti per la realizzazione di un sistema di gestione della qualità, nell’ottica di miglioramento del prodotto, dei servizi e della soddisfazione dei clienti.
da ECOO.IT
Caricare auto elettrica video
Come caricare le auto elettriche, suggerimenti utili
Come caricare le auto elettriche? Si tratta in effetti di una domanda legittima, perché, se è vero che i veicoli elettrici hanno un ruolo molto importante nell’ambito della mobilità sostenibile, è pur vero che si tratta di sistemi tecnologici con i quali non siamo abituati a confrontarci nella quotidianità, visto che le auto elettriche nel nostro Paese non sono ancora molto diffuse. Eppure la mobilità elettrica rappresenta una strategia molto importante per cercare di limitare l’inquinamento ambientale.
Si hanno a disposizione tre modalità per ricaricare le auto elettriche. L’auto green può essere ricaricata dalla presa elettrica di casa o del garage. In questi casi in genere si impiegano circa sei ore.
Le auto elettriche possono essere ricaricate nei parcheggi pubblici o aziendali, ricorrendo, anche in trenta minuti, alle apposite colonnine che in molte città sono state disposte a questo scopo.
Sostituire la batteria elettrica, quando questa si consuma, in una stazione di servizio tra l’altro è un’operazione niente affatto complicata, che impiega soltanto qualche minuto.
Per caricare i veicoli elettrici bisogna che questi siano dotati di un apposito caricabatterie, che consente il caricamento direttamente dalla rete Enel. Attraverso il caricabatterie, possiamo caricare l’auto elettrica in qualsiasi posto in cui ci sia una presa di corrente.
Nel momento in cui acquistiamo un’auto elettrica, bisogna verificare che questa sia dotata dell’apposito caricabatterie standard. Se questo non è standard, avremo qualche difficoltà in più, perché, per collegare l’auto alla presa, avremo bisogno di apparecchiature esterne particolari.
Per caricare in maniera completa un set di batterie sono necessarie in genere otto ore, quindi sarebbe l’ideale provvedere alla ricarica del veicolo durante le ore della notte, dopo che lo si è utilizzato per un’intera giornata.
Ricordiamo infatti che durante la notte il costo dell’energia elettrica è minore. Ci sono anche delle specifiche batterie che possono essere ricaricate anche sulla base di una ricarica veloce, anche in due ore, aumentando l’autonomia dell’auto di circa il 20%.
Per quanto riguarda invece la durata delle batterie di un’auto elettrica, prima che esse si consumino e necessitino di una sostituzione, dobbiamo specificare che i parametri possono variare di molto a seconda del tipo di batterie che sono montate sul veicolo che andiamo ad acquistare.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda l’autonomia garantita dalle batterie delle auto elettriche. A modelli e ad allestimenti differenti corrispondono livelli di autonomia diversi. Nel momento in cui si acquista un’auto elettrica, ci si dovrebbe anche informare su quanto costa una carica completa del set di batterie di cui l’auto stessa è dotata.
In questo modo possiamo calcolare quanto spenderemo nel futuro per ricaricare la nostra auto. Tenendo conto di questi consigli, caricare un’auto elettrica sarà molto più facile.
da ECOO.IT
L’auto elettrica ? Chi può non la compra cioè i ricchi lettera di un rivenditore Nissan
“Chi può non la compra”
Il triste destino dell’elettrica
Un grande concessionario si sfoga: “I ricchi snobbano queste scelte super ecologiche”. E se non le comprano loro, per ora, chi le compra?
Gli ostacoli sulla strada dell’auto elettrica sono infiniti. Si parte da un prezzo iniziale abbastanza impegnativo, dal cosiddetto punto di pareggio alle stelle, ai problemi di non poterla ricaricare che nei box privati eccetera eccetera. Tutte cose di cui abbiamo parlato all’infinito. Ma sul tema piove in redazione la lettera, accorata, di un dealer Nissan che ci propone alcuni interessanti spunti di riflessione. “Avete ragione a scrivere che queste sono macchine care – spiega – mi vorrei soffermare infatti proprio sull’aspetto economico iniziale, facendo un ulteriore approfondimento sul tema Auto elettrica chi può non la compra”, evidenziando come ancora una volta, in Italia, diversamente dagli altri paesi, i titolari di patrimonio predicano bene e poi razzolano male. Sono un numero enorme i cosiddetti eco-snob con notevoli disponibilità sia economiche che di infrastrutture private (box, garage,…) che potrebbero benissimo acquistare una vettura elettrica da 38.500 euro, senza particolari problemi per il proprio ed ingente portafoglio, eppure i dati ci dimostrano una crescita molto limitata in rapporto all’entità di questi signori”.
Come dargli torto? Ma non è tutto. Il dealer continua sempre più infervorato: “E allora quando alle tavole rotonde, professori, politici, trend-setters, ecc… dalle disponibilità finanziarie piuttosto elevate parlano di ambiente, di futuro ecologico, di sostenibilità e poi non guidano una vettura elettrica, come personale contributo all’avvio di un cammino che professano, ebbene il dubbio che si tratti di sole parole è molto molto forte. E’ frustrante costatare che il blocco allo sviluppo della mobilità elettrica, sulla quale l’industria automobilistica ha investito miliardi di euro offrendo già da due anni un’auto a batteria vera, tecnologicamente avanzata come e meglio di una convenzionale, è rappresentato da una mancanza di volontà nel difendere davvero e non solo a parole il nostro pianeta, iniziando proprio da chi più ha”.
La riflessione del concessionario è corretta: i ricchi non hanno proprio voglia di auto elettriche. Per loro non è scattata la corsa – come successe anni fa – per i primi telefonini che all’inizio costavano oltre 1 milione delle vecchie lire e avevano massimo 25 minuti di autonomia. E se, in questa fase di prezzi alti, le auto elettriche non le comprano loro, chi le compra? Non certo le famiglie dei disoccupati o i tanti italiani in difficoltà. Automobilisti che non riescono nemmeno più a fare il pieno ad un’auto vecchia, figurarci immaginare di cambiarla. Con un’auto elettrica da 40 mila euro poi…
di VINCENZO BORGOMEO da repubblica.it
Germania no agli incentivi per le auto elettriche
Il governo federale della Germania, che aveva annunciato l’obiettivo di un milione di auto elettriche entro il 2020, non sembra intenzionato a concedere incentivi.
Le stime degli esperti sono contrastanti: alcuni prevedono che, a questi ritmi, la diffusione delle auto a batterie arriverà forse a 600.000 immatricolazioni (nel 2017 è previsto l’avvio della produzione di massa), mentre altri limitano il numero a sole 100.000 unità. L’unica certezza è che finora, dal 2008, in Germania, ne sono state consegnate solo 4.000.
Peter Ramsauer, il ministro che si batte anche per l’introduzione di un pedaggio autostradale per le vetture (sulla falsariga di quello che avviene in Austria e Svizzera), ed il vice cancelliere nonché ministro dell’economia Philipp Rösler, hanno di fatto escluso interventi federali. Secondo i politici, evidentemente coerenti con la linea di “politica estera”, le auto elettriche si devono imporre autonomamente sul mercato. Matthias Wissmann, presidente dei costruttori tedeschi, ha annunciato che entro il 2014 saranno disponibili 15 veicoli elettrici di fabbricazione nazionale. L’investimento delle case sarà di 17 miliardi di euro. In Europa, le immatricolazioni di auto elettriche sono state 8.700 nel corso del 2011, appena lo 0,07% del totale.
Pietro Menga, presidente del CIVES, la Commissione Italiana Veicoli Elettrici ecco quanto inquinano le macchine elettriche
Auto elettrica, “ecco la verità
su “emissioni e inquinamento”
Intervista: parla Pietro Menga, presidente del CIVES, la Commissione Italiana Veicoli Elettrici. “Tanti i luoghi comuni da sfatare. Un’elettrica in Italia emette da 60 a 80 g/km di CO2 ed è un vero affare per il nostro Paese”
Ma quanto inquina un’auto elettrica? Ed è vero che l’auto elettrica per l’Italia andrebbe bene solo se l’energia elettrica venisse prodotta dalle fonti rinnovabili? A dare una risposta alla madre di tutte le domande – fin qui lasciata morire da tutti – arriva Pietro Menga, presidente Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali del Comitato Elettrotecnico Italiano: “Siamo tutti pienamente d’accordo che le fonti rinnovabili debbono essere perseguite come un’esigenza ineludibile per il futuro elle nostra civiltà, e che un’auto elettrica alimentata da queste fonti dia il meglio di sé – spiega Menga – Ci sono però due paradossi che non possono essere elusi”.
Cominciamo subito allora.
“Il primo, che la politica del perseguire la perfezione, se male utilizzata, può uccidere quella più pragmaticamente orientata a ottenere almeno il buono, e di ottenerlo al più presto. Il vecchio adagio che recita “l’ottimo è nemico del buono” sembra calzare perfettamente al nostro tema: quello che conta non è che l’auto elettrica abbia impatto nullo o quasi nullo sul sistema ambientale, ma piuttosto che abbia impatto alquanto più ridotto di quello delle auto con motore termico. Il messaggio corretto e a cui dare risalto non è quello apparso ultimamente sui media ma piuttosto “con le fonti rinnovabili l’auto elettrica sarebbe ancora meglio”.
Va bene, ma l’auto elettrica è comunque un buon affare?
“Direi proprio di si: per quanto riguarda le emissioni locali, semplicemente i motori elettrici non ne hanno: zero è diverso da qualunque altro numero. Per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti, è sufficiente valutare quali sono le emissioni della rete di generazione elettrica per ogni chilowattora prodotto, e incrociare questo dato col consumo di un’auto elettrica. Occorre, ovviamente, fare riferimento ai numeri relativi alla nostra realtà nazionale”.
Forse le sembrerà semplice, ma sono anni che cerchiamo di avere questo dato. Che sembra non esistere…
“Il dato c’è, lo abbiamo calcolato. Ed è questo: ogni chilowattora messa in rete dalle centrali termoelettriche italiane emette mediamente circa 630 grammi di gas serra. Ma poiché all’energia messa in rete concorrono anche le fonti rinnovabili (oggi per il 32%, in buona parte idroelettrico) e le importazioni dall’esterno prive di emissioni (come il nucleare francese), la cifra di cui sopra si riduce a 400 grammi di gas serra per chilowattora reso ai consumi. A questi però vanno aggiunte quelle prodotte nella fase di estrazione delle fonti fossili e del loro trasporto (trivellazioni, petroliere, gasdotti e quant’altro); e allora la cifra aumenta un po’ per diventare circa 450 grammi. Siccome un’auto elettrica consuma dalla rete elettrica 0,13-0,18 chilowattora al chilometro, a seconda della taglia, ne deriva che le sue emissioni complessive di gas serra si posizionano tra i 60 e gli 80 grammi al chilometro”.
Beh, fra “60 e gli 80 grammi al chilometro” non è poco…
“Si, ma se adesso andiamo a confrontare questi 60-80 grammi (che certamente si ridurranno col crescere delle rinnovabili) con le emissioni delle migliori auto tradizionali, scopriamo che l’elettrico si conferma già adesso un ottimo affare per il nostro Paese”.
Come siete arrivati ad avere questo numero?
“So cosa sta per chiedermi: per chi dubitasse, precisiamo che questi numeri sono stati elaborati a partire dai dati ufficiali pubblicate da fonti al di sopra di ogni sospetto (come Terna, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas AEEG, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA, il Gestore Servizi Energetici, l’ENEA, e gli Ispettorati della Motorizzazione per quanto riguarda i consumi dei veicoli)”.
Come dimostrate di essere imparziali?
“Per non essere accusati di faziosità, prendiamo come confronto le emissioni delle migliori auto di piccola cilindrata presenti sul mercato, quelle che con maggior probabilità potrebbero essere sostituite da auto elettriche; in breve, la famiglia di vetturette con consumi compresi tra 3 e 4 litri/100 km ed emissioni locali di 90-100 grammi di CO2 al chilometro. Alle quali però dobbiamo anche in questo caso aggiungere le emissioni indirette prodotte da estrazione, trasporto, raffinazione e distribuzione dei carburanti: che assommano più o meno al 16-17% di quelle emesse localmente quando il combustibile è la benzina, al 18-19% per il gasolio e al 25-27% per il metano delle auto bi-fuel. Anche in questo caso le fonti di informazione sono ben lontane dall’essere partigiane dell’auto elettrica, trattandosi di Concawe (la struttura di ricerca europea dell’industria petrolifera), Eucar (la struttura di ricerca europea dell’industria dell’auto), e il JRC di Ispra (il Centro di Ricerca Indipendente dell’UE). Naturalmente lo studio dettagliato e ogni altro approfondimento su quanto sopra è a disposizione di tutti quanti ne fossero interessati.
Quindi?
“A conti fatti, allora, le emissioni complessive di gas serra di queste vetturette si posizionano sui 110-120 grammi al chilometro, da confrontare con i 60-80 dell’auto elettrica. L’industria dell’auto farebbe salti di gioia se riuscisse a produrre autovetture termiche con questi livelli di emissioni; il giorno in cui riuscirà a farlo vi sarà già stata una maggior penetrazione di fonti rinnovabili e l’auto elettrica, anche quelle già diffuse nel frattempo sulla strada, manterranno inalterato, e a costo zero, il loro vantaggio”.
Prima parlava di paradossi. Ce ne ha detto solo uno. Qual è l’altro?
“Il secondo paradosso è che l’associare le fonti rinnovabili ad uno specifico carico elettrico suona un pochino surrettizio. Una volta messi in rete, gli elettroni provenienti dalle fonti rinnovabili, come tutti gli altri, non hanno nome e cognome, e quale che sia l’utilizzatore che essi vanno ad alimentare – un’auto elettrica o un asciugacapelli – il vantaggio per il paese in termini di minori emissioni climalteranti è rigorosamente lo stesso. Si può poi, del tutto correttamente, associare a queste fonti una contrattualizzazione differente per la loro produzione e distribuzione, ma questo resta un puro elemento di mercato e non di ambiente”.
Sta dicendo che le fonti rinnovabili rappresentano un valore in sé?
“Esatto, non hanno bisogno di stampelle per spingere verso una maggior diffusione né tanto meno per una loro giustificazione”.
Però il settore delle rinnovabili, finora fortemente e giustamente sostenuto dalla mano pubblica, è oggi penalizzato da una riduzione del sostegno
“Si, ed è comprensibile e opportuno che si guardi ad ogni possibile sbocco. Ma il proporre sul tavolo l’equazione “senza rinnovabili niente auto elettrica” suona doppiamente sbagliato e pericoloso: da una parte perché i numeri non corrispondono, dall’altra perché, nell’attesa del meglio, rischia di allontanare se non addirittura paralizzare una rapida diffusione della mobilità elettrica che, non ci stanchiamo di ripeterlo, è da subito un ottimo affare per il paese e per la collettività”.
Auto elettrica tutti la vogliono nessuno la compra
Auto elettrica, il tempo della voglia
Tutti le vogliono, pochi le comprano
Folli le spese per le inutili colonnine su strada. L’auto a batteria ha solo bisogno di listini più bassi…
Plebiscito di risposte nel nostro sondaggio: 1l’auto elettrica vola, piace, interessa, incuriosisce. La voglia di cambiare, per gli automobilisti è tanta, ma tutti – oggi più che mai – non possono prescindere dal discorso economico. E già perché conti alla mano l’auto elettrica, quella che con un euro ti fa fare più di 100 km, alla fine non conviene. Nel senso che il punto di pareggio, ossia il chilometraggio oltre il quale il maggior costo di listino viene compensato dai risparmi è alle stelle, ad un punto irraggiungibile.
Per forza: tutto parte dal fatto che il listino, almeno per ora, è doppio rispetto a quello di un modello paragonabile. E il discorso vale per tutti: per la Smart Ed come per la Nissan Leaf, per la Opel Ampera come per la Focus elettrica. Gli aficionados dell’elettrica quindi per ora la scelgono per la sua esclusività, per il fatto che è più silenziosa di una Rolls e che non ha vibrazioni. Ma anche per il piacere di guida perché dalla Leaf alla Smart la fluidità di guida lascia di stucco. Un po’ poco per sfondare nelle vendite? Dipende: di Leaf nel mondo ne hanno già vendute 30 mila e la Smart per ora sembra stia funzionando con le flotte. Ma siamo solo agli inizi. Ed è presto quindi per dare giudizi.
Quello che francamente stupisce è la follia delle infrastrutture: si continuano a buttare soldi in inutili colonnine in città immaginando che il problema della diffusione delle elettriche sia quello. Ammesso infatti che si riesca ad avere una discreta diffusione degli spazi appositi di parcheggio, poi nessuno garantisce che un vandalo stacchi la spina, che tagli il cavo, che lo rubi. E nessuno garantisce che lo spazio di parcheggio per le auto elettriche sia lasciato libero. Quello che sta succedendo a Roma e a Milano è sotto gli occhi di tutti: i parcheggi “riservati” alle auto elettriche (inutilmente già installati) sono regolarmente invasi da macchine normali. E non potrebbe essere altrimenti visto che quello non è uno spazio protetto come un passo carraio (il carro attrezzi non può intervenire quindi) e visto il caos delle nostre città dove tutti gli spazi sono presi d’assalto. Qualche genio di amministratore pubblico ci dovrebbe infatti spiegare perché un automobilista che non rispetta lo spazio per “il carico e scarico merci” o – addirittura – quello dei disabili, poi dovrebbe rispettare quello delle auto elettriche… (Chi scrive abita in prossimità di un parcheggio a due posti su strada riservato alle auto elettriche: in un anno non è mai stato libero un secondo).
E poi c’è l’aspetto ideologico. Quello dell’inquinamento. Su questo si può discutere all’infinito. Ma, come ci ha spiegato in questa intervista 2 Pietro Menga, presidente del CIVES, la Commissione Italiana Veicoli Elettrici, un’elettrica in Italia emette da 60 a 80 g/km di CO2. Quindi il confronto con le emissioni con le auto tradizionali è aperto, anche se ovviamente l’inquinamento nel caso dell’elettrica non avviene dove l’auto circola (un vantaggio enorme per le città) ma solo dove si produce l’energia. Come al solito quindi è un discorso di “sistema”. Un problema complesso, che non si può sintetizzare in due parole. Come scrive Cianciullo 3, serve una svolta culturale. E da questo punto di vista l’auto elettrica è imbattibile: nulla ti fa riflettere come poter macinare centinaia di chilometri senza doverti mai fermare alla colonnina del benzinaio. Una rivoluzione, questa si, storica.
di VINCENZO BORGOMEO da repubblica.it
