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Vittorio Feltri : Saluti a Torino e ai sindacati. La Fiat se ne va


Renzi Marchionne Elkann e la Jeep Renegade 05Saluti a Torino e ai sindacati. La Fiat se ne va
La miopia della Fiom e la mentalità italiana che odia il capitalismo hanno costretto Marchionne a espatriare. Tanti attaccano l’ad, ma Roma dovrebbe fare mea culpa

Addio Torino bella, addio lavoratori (specialmente quelli della Fiom). La Fiat, sbrigata l’ultima pratica nella città dove è nata, cresciuta e ha rischiato la morte sotto lo sguardo indifferente e cinico del cosiddetto Avvocato (alias Gianni Agnelli, l’elegantone), trasferirà la propria sede legale in Olanda e quella fiscale a Londra.

La produzione in gran parte è già stata spostata da parecchio tempo negli Stati Uniti (e in vari luoghi) in seguito alla fusione con la Chrysler, da cui il nuovo logo Fca (Fiat Chrysler automobiles), che ha consentito alla fabbrica automobilistica piemontese, anzitutto, di salvarsi dalle grinfie di un sindacato orbo, ma mordace, e di diventare un colosso internazionale.

Molti compatrioti hanno arricciato il naso davanti a simili operazioni, altri hanno protestato, altri ancora hanno accusato di ingratitudine la famiglia Agnelli e derivati. Ciascuno dice la sua, legittimamente, e la Fiat altrettanto legittimamente fa i propri interessi. Il regno delle quattroruote ammaina la bandiera tricolore ed espatria trasformandosi in un impero, di lamiera. Complimenti all’eroe dei due mondi che ha conquistato appunto un paio di continenti. Ci riferiamo a Sergio Marchionne, antipatico, bravissimo e di successo. Un Fenomeno col maglione (che, di solito, non è l’indumento dei fenomeni).

Quest’uomo è diabolico. Mentre i suoi colleghi dirigenti industriali sono partiti da una discreta ricchezza e hanno finito per globalizzare la miseria, lui è l’unico italiano che, pur guidando un’azienda ridotta a rottame dai suoi predecessori, è riuscito a globalizzare l’opulenza. Nonostante ciò, c’è ancora qualcuno che lo considera un pescecane. Una stupidaggine. Marchionne è stato il primo ad aver capito che nel Belpaese il capitalismo è giudicato male, una derivazione dello sterco del diavolo, da schifarsi; peggio: da eliminare.

I tribuni della plebe da mezzo secolo lanciano anatemi contro chi intraprende. Pensano ancora che ogni patrimonio e ogni ditta discendano da un furto impunito, e si impegnano per distruggerlo e fare sommaria giustizia. Ignorano o fingono d’ignorare che uccidere le imprese significa uccidere le buste paga, i posti di lavoro. D’altronde, a loro del lavoro non importa nulla, non hanno mai lavorato, limitandosi a sfruttare le maestranze in buona fede o affette da dabbenaggine.

La stupidità ha ingigantito un sistema che non solo impedisce la crescita (da tutti agognata e da nessuno favorita), ma rade al suolo, sistematicamente, quel poco rimasto in piedi nella nostra sinistrata economia. Marchionne, dieci minuti dopo essere stato issato al vertice della Fiat, si è reso conto che cambiare la mentalità italiota (un misto di comunismo residuale e di pauperismo dossettiano) era impossibile, e ha rinunciato alla rieducazione degli assenteisti cronici degli stabilimenti eretti nel Mezzogiorno con l’aiuto di uno Stato illuso di essere in grado d’esportare l’industria nelle zone depresse.

L’amministratore delegato, consapevole che in un duello con gli indolenti sindacalizzati sarebbe uscito sconfitto, ha preferito andarsene in America – insalutato ospite – con la fabbrica sulle spalle. Qui da noi ha lasciato qualche appendice di opificio per rispettare le forme, ma senza confidare negli organici rimasti allo scopo di ottenere un adeguato sviluppo. Gli hanno dato del matto. Invece i matti erano coloro che lo denigravano, trascurando il fatto che i capitali vanno dove conviene e non dove si «chiagne e fotte».

Conosciamo i rimproveri che si muovono alla Fiat, agli Agnelli in particolare: hanno socializzato le perdite e incassato i dividendi, hanno mangiato soldi pubblici in quantità e hanno ricambiato abbandonando la nave un attimo prima che affondasse, hanno succhiato miliardi dalla cassa integrazione guadagni e ora, invece di ringraziare, fanno il gesto dell’ombrello a chi li ha sostenuti. Chiacchiere. È vero che Torino ha chiesto, ma Roma ha dato. Non sbaglia mai chi bussa, semmai sbaglia chi apre. Chi ha aperto? Fuori i nomi e i cognomi dei politici che hanno concesso quattrini senza garanzie. Questi sono i colpevoli, e l’hanno fatta franca.

Si dà poi il caso che da quando in tolda c’è Marchionne, il colosso piemontese non si è avvalso di un euro pubblico. L’ad si è arrangiato in proprio. Non gli si può imputare di aver munto lo Stato. Egli ha il diritto di dire: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scurdammoce ‘o passato. Il dirigente in maglione ha svoltato, mutato stile: sta sul mercato, usa mezzi e metodi leciti, non deprecabili. Ed è forse questo il motivo per cui c’è chi non lo sopporta. Gianni Agnelli vendette una quota d’azienda a Gheddafi e nessuno osò rimproverarlo. Licenziò Vittorio Ghidella, che era un ingegnere coi fiocchi, e tutti tacquero. La fabbrica sfornava modelli scadenti? Bocche chiuse.

La Fiat era un disastro, adesso è un fiore. Ma quando tirava gli ultimi stava sugli altari; adesso che vola alto, la vorrebbero nella polvere. D’accordo, Maurizio Landini sarà anche una brava persona, ma pendere dalle sue labbra è assurdo. Il fatto che quella in corso sia l’ultima assemblea Fiat organizzata in Italia può dispiacere, però dispiace ancora di più che neanche un cane romano reciti il mea culpa.

Vittorio Feltri  da ilgiornale.it


Fiat Chrysler, più vendite e più ricavi nel secondo trimestre 2014


Fiat Chrysler Automobiles logoFiat Chrysler, più vendite e più ricavi
Nel secondo semestre l’utile netto cala a 197 milioni. Marchionne agli analisti: «Ho fiducia che rispetteremo i target del 2014». Boom per Maserati e Ferrari

È stato positivo il secondo trimestre del gruppo Fiat Chrysler. I ricavi sono cresciuti del 5% a 23,3 miliardi di euro e l’Ebit (un indice di redditività) è stato di circa un miliardo di euro. L’indebitamento netto industriale si è ridotto a 9,7 miliardi di euro mentre la liquidità disponibile è crescita a 21,8 miliardi di euro. Le consegne a livello mondiale sono salite del 2% a 1,2 milioni di veicoli. Confermati gli obiettivi per l’anno in corso.

L’utile netto è stato di 197 milioni di euro rispetto a 435 milioni di euro nel secondo trimestre 2013. Il gruppo spiega che «la riduzione è dovuta anche all’incremento di 137 milioni di euro delle imposte sul reddito poiché gli utili realizzati negli Stati Uniti sono soggetti a fiscalità differita».
I marchi di lusso del gruppo Fiat hanno registrato nel secondo trimestre un incremento del 59% dei ricavi: crescita record per Maserati che ha quadruplicato i volumi, consegnando quasi 10.000 autovetture nel trimestre. Il risultato operativo dei marchi di lusso è di 166 milioni di euro rispetto a 105 milioni di euro nel secondo trimestre del 2013, con Maserati in crescita da 9 a 61 milioni di euro e Ferrari in miglioramento da 96 milioni di euro a 105 milioni di euro.

Soddisfatto l’ad Sergio Marchionne: «Nel complesso l’Ebit realizzato nel trimestre è soddisfacente e ho fiducia che riusciremo a rispettare i target fissati per il 2014», ha detto aprendo la conference call con gli analisti.
Marchionne ha anche definito «incoraggianti» i progressi segnati nella regione Emea, dove, anche «se la situazione non è fantastica, si sta stabilizzando», mentre in America Latina il gruppo «ha registrato una performance di gran lunga migliore dei rivali. Abbiamo un vantaggio operativo e una sufficiente distanza dai competitor che ci fa pensare che riusciremo» a mantenere la leadership. «Deludente» è stato poi definito da Marchionne l’andamento nell’area Nafta a cui «vogliamo rimediare. La performance di luglio è comunque incoraggiante. Dobbiamo essere più disciplinati a livello di prezzi».
Il manager si è detto fiducioso che «l’esborso da corrispondere agli azionisti che esercitano il diritto di recesso non supererà i 500 milioni di euro».

LUIGI GRASSIA da lastampa.it


Fiat 500L Vans


fiat 500l vansLa Fiat da spiaggia debutta in California al Vans US Open of Surfing. Si tratta di un prototipo di design di Fiat 500L che richiama il famoso marchio americano di scarpe sportive. Dettagli, colori e abbinamenti Vans sono riconoscibili ovunque, in particolare all’interno con rivestimenti decisamente insoliti.

Esternamente si distingue per il portapacchi, il tetto a scacchi, la carrozzeria bicolore, un frontale decisamente muscoloso e “schermato” con paracolpi e griglia inedita oltre a cerchi in lega da 18” neri opachi. L’obiettivo è quello di “convertire” il pubblico americano che predilige modelli di dimensioni generose all’iconica auto dall’inconfondibile stile italiano ma decisamente più compatta. L’offensiva in Nord America di Fiat – che dal 2007 in poi ha già commercializzato un milione di 500 – punta molto anche sulle versioni “di nicchia” del Cinquino, offerto in versione Abarth e Abarth Cabrio nonché elettrico 500e, oltre che con la nuova 500L a cinque posti.


Giugno mercato europeo auto 2014 vendite a +4,5%. Fiat a quota 6,1%, la 500 è la più venduta


fiat panda antarticaAuto, giugno positivo: vendite a +4,5%.
Fiat a quota 6,1%, la 500 è la più venduta
Salgono per il decimo mese consecutivo, le immatricolazioni di auto nuove in Europa. Lo certifica Acea sottolineando che l’aumento è del 6,5% considerando il primo semestre dell’anno. Per il Lingotto una crescita del 2,8% delle vendite nei sei mesi

ROMA – Crescono del 6,5% le immatricolazioni di auto nell’Unione europea nei primi sei mesi dell’anno. Il solo mese di giugno fa segnare un +4,5%. Anche se, puntualizza Acea, con 1.189.143 unità, si tratta secondo dato peggiore per il mese di giugno dal 2003. Nei primi sei mesi del 2014, la domanda di auto nuove ha raggiunto quota 6.622.996 unità, appunto il 6,5% in più sul primo semestre 2013.

Nel solo mese di giugno, la Germania è stato l’unico tra i mercati maggiori a perdere terreno (-1,9%). Negli altri paesi, tutte variazioni positive: +2,5% Francia; +3,8% Italia; +6,2% Regno Unito e +23,9% Spagna. Da gennaio a giugno, la crescita è prevalsa nei mercati maggiori: +2,4% Germania, +2,9% Francia, +3,3% Italia, +10,6% Regno Unito e +17,8% Spagna.

Sempre a giugno sono arrivati buoni risultati per il gruppo Fiat, che è cresciuto del 6,9% in Europa rispetto allo stesso mese 2014, con un risultato migliore del mercato (+4,3% nei 28 Paesi Ue+Efta). La quota è salita dal 5,9 al 6%. Nei sei mesi le immatricolazioni aumentano del 2,8% ma la quota scende dal 6,4 al 6,1%. I risultati consentono al titolo del Lingotto di mettersi in evidenza a Piazza Affari, dove registra una delle migliori performance del listino principale (segui in diretta). A portare l’attenzione sulla galassa torinese ci sono anche

le clamorose voci di interesse da parte di Volkswagen, che non trovano riscontro però presso la società italiana.

Tornando ai dati delle immatricolazioni, Fiat 500 è risultata ancora una volta l’auto più venduta del segmento A nel mercato europeo (oltre 19 mila immatricolazioni, il 22,2% in più rispetto a un anno fa) seguita dalla Panda. Lo sottolinea il Lingotto. La 500L è prima nel suo segmento con una quota del 23,3%, in crescita da ventiquattro mesi consecutivi. Nuovo exploit per Jeep che continua a crescere sensibilmente in tutti i principali mercati europei e aumenta le immatricolazioni del 62%.


Panda Cross


Panda Cross 02Qualora il mitico Pandino 4×4 lasciasse qualche voglia insoddisfatta da oggi ad arrampicarsi su pendii che mai si sarebbe detto arriva la Panda Cross, evoluzione massima di quanto Fiat è in grado di fare contenendo al massimo peso e dimensioni (3,7 metri di lunghezza) ma avendo cura di rilasciare un passaporto per ogni tipo di fondo. La Panda Cross ha una caratterizzazione estetica ancora più spinta della 4×4 (perfetta nel colore di lancio giallo) con tratti decisi ovunque, anche se – in Fiat ci tengono a sottolinearlo – nulla è stato disegnato per il solo gusto di farlo, ogni cornice, ogni protezione ha il suo bel perché. I fendinebbia ad esempio, scenograficamente incorniciati e messi ben in evidenza: danno carattere al frontale sì, ma illuminano anche meglio e sono più protetti quando il fango inizia ad inzaccherare la vettura.

Ma al di là del look innegabilmente attrattivo la Panda Cross vanta ripensamenti importanti (molle specifiche, altezza da terra maggiorata, pneumatici M&S All Season di serie su cerchi da 15”, protezioni sottoscocca, scudi in acciaio) oltre naturalmente al sistema della 4×4 rivisto e migliorato grazie all’aggiunta del blocco del differenziale elettronico per una trazione ottimale su ogni terreno. Vediamo come funziona. Dietro al cambio troviamo il selettore che permette di scegliere la modalità di guida ottimale. Si parte con Auto, dove è la vettura a decidere come ripartire la coppia: inizia con il 98% caricato sull’anteriore e mano a mano che il fondo si fa scivoloso trasferisce trazione al retrotreno. Se ci si vuole chiudere nella classica botte di ferro è sufficiente scegliere la modalità Off Road che realizza un 4×4 permanente. La terza modalità, che più che una configurazione di guida è un dispositivo di assistenza alla guida, è l’Hill Descent Control che permette di affrontare in discesa pendenze notevoli mantenendo velocità e assetto costante fino a 25 km/h.

E in effetti testata su un impegnativo percorso off road all’interno del centro prove Fiat di Balocco la Panda Cross ha saputo uscire dalle situazioni più impensate con grande agilità e decisione. Guadi, torsioni laterali, muri da scalare: nessun problema per la piccola torinese. D’altra parte i dati parlano chiaro: l’altezza da terra è di 161 mm (+9 mm rispetto alla 4×4) e gli angoli di attacco, uscita e dosso sono considerevoli (24°, 34° e 21°): con queste specifiche la Cross è in grado di affrontare pendenze fino a 70%, e laterali fino al 55%.

Due i motori disponibili, il 1.4 Multijet da 80 CV e il Twinair da 90 CV: abbiamo provato il primo anche sul misto e in autostrada dove ci è parso parecchio brillante nonostante il carico della vettura (oltre a chi scrive tre colleghi non esattamente smilzi), anche se quando la velocità sale cresce esponenzialmente anche il rumore a bordo e i discorsi si fanno urlati. La Panda Cross verrà lanciata nel mese di settembre ad un prezzo di listino di 19.460 euro.

La Panda non sarà l’unico modello Fiat a venir declinato nella variante Cross, anche la Freemont debutterà nei prossimi mesi nell’omonima variante, in questo caso una mera caratterizzazione estetica vista la natura già offroad del grande suv. Prezzi da 30.000 euro circa.


Il mercato brasiliano continua a sorridere alla Fiat


Fiat Novo Uno 01Nel primo semestre del 2014, in Brasile sono stati immatricolati poco meno di 2,5 milioni di veicoli, con una flessione del 6,54% rispetto all’analogo periodo del 2013. Il mondiale, almeno per il momento, non “tira” per le auto, le cui vendite (1.582.634) hanno subito una contrazione del 7,33%. A differenza degli azzurri, sorride, almeno in parte, Fiat, il cui quartier generale si trova a Betim, a pochi chilometri da Belo Horizonte, dove la Germania ha umiliato il Brasile (sconfitto 7 a 1) eliminandolo dal Mondiale.

Fiat resta il marchio più venduto con una quota del 21,62% e precede General Motors (17,64% grazie a Chevrolet) e Volkswagen (17,61%), che ha perso una posizione rispetto al consuntivo del 2013. Il colosso tedesco piazza però due vetture nella Top 10, confermando Gol al comando con 93.605 unità vendute nel semestre e consolandosi con Fox al nono. Fiat sistema sul podio sia Novo Palio (seconda con 85.565 esemplari) sia Strada (75.318). Nella Top 10 ci sono anche Novo Uno (sesta) e Siena (ottava). Fra i 50 modelli più venduti, Fiat ha anche Novo Punto (31°), Fiorino (36°), Idea (40°) e Palio (45°). La top seller europea, VW Golf, è 42° (9.269 unità immatricolate nel semestre).


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