fiat
Fiat Aprile 2013 ancora quasi 10% in meno in Europa
GRUPPO FIAT IN EUROPA, IMMATRICOLAZIONI
AUTO IN CALO DEL 9,8% AD APRILE
TORINO – Immatricolazioni Fiat in calo nel mese di aprile. Nei 27 Paesi Ue più quelli Efta il gruppo ha venduto 68.181 nuove auto, in calo del 9,8% rispetto al 2012. Più contenuto (-4%) il calo del marchio Fiat, a 52.473 vetture. A marzo le vendite del Lingotto erano scese dell’1,2%. Nei primi quattro mesi il gruppo torinese ha ceduto il 9,3% a 266.121 unità.
LA QUOTA DI MERCATO Ad aprile Fiat Group Automobiles ha segnato nei 27 Paesi Ue più quelli Efta una quota di mercato del 6,3%, in calo rispetto al 7,1% di un anno fa ma in lieve crescita rispetto al 6% di marzo. Nei primi quattro mesi del 2013 la quota del Lingotto in Europa si è attestata al 6,4%, contro il 6,5% del 2012.
da leggo.it
Fiat per Bloomberg sposta il quartier generale negli Stati Uniti
Fiat, il quartier generale negli Usa?
Il Lingotto: «Non è all’ordine del giorno»
L’agenzia Bloomberg: Marchionne valuta lo spostamento della sede principale dopo la fusione con Chrysler
La notizia arriva dall’agenzia americana Bloomberg. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, starebbe valutando la decisione di spostare il quartier generale del gruppo da Torino agli Usa una volta completata la fusione fra le due società. Ma il Lingotto smentisce con una nota spiegando che il tema non «è all’ordine del giorno». «Si tratta di un’informazione tuttaltro che nuova, questo argomento più volte trattato nell’ultimo anno dai media di tutto il mondo, non è all’ordine del giorno come recentemente ha ricordato l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne» dichiara un portavoce.
VERSO LA FUSIONE-Bloomberg citava in maniera anonima persone informate dei fatti, sottolineando però che al momento nessuna decisione è stata presa. La stessa Bloomberg ammetteva che allo studio ci sarebbero altre opzioni oltre a Torino e Detroit. Maurizio Landini, leader della Fiom, parte subito all’attacco: «Non mi pare sia una novità è da tempo che il dottor Marchionne sta dicendo che il quartier generale andrà via del nostro paese». E poi aggiunge: «l’Italia è l’unico paese in cui si producono auto in cui il governo, Berlusconi prima Monti poi, è stato a guardare. In tutto il mondo il settore ha bisogno di finanziamenti pubblici, mentre qui si pensa che sia un conflitto tra la Fiom e la Fiat che non esiste e il rischio è che tra un po’ raccoglieremo le macerie e gli investimenti saranno fatti da altre parti»
LO SCONTRO CON VEBA-Per ora l’amministratore delegato Sergio Marchionne è concentrato sull’integrazione fra i due gruppi: sulla strada della fusione infatti resta da risolvere il nodo Veba, il fondo sanitario dei sindacati, che controlla ancora il 41,5% della Chrysler e che vorrebbe «monetizzare» la cessione: entro giugno un tribunale del Delaware si esprimerà sul valore di un 3,3%. In base agli accordi del 2009 Fiat doveva pagare 139.7 milioni di dollari, mentre il trust ne ha chiesti 342.
da corriere.it
Fiat e Selmat quali sono i veri motivi della guerra ??
FIAT SOTTO RICATTO: BLOCCATE 3 FABBRICHE EUROPEE PERCHÉ UN FORNITORE NON CONSEGNA – COLPA DAVVERO DELLA CASSA INTEGRAZIONE?
Selmat ha smesso di fornire pezzi e Grugliasco, Serbia e Madrid si fermano: è colpa della cassa integrazione, o è Fiat che non paga? – La ditta è una semisconosciuta produttrice di parti in plastica per interni, che però copre tutto il mercato europeo di Fiat e può metterla in ginocchio…
1 - FIAT, BLOCCO DI ALCUNI STABILIMENTI PER STOP FORNITURE SELMAT
Da Teleborsa – L’impianto Maserati di Grugliasco della Fiat ha dovuto nuovamente sospendere la produzione, a causa della mancanza di forniture dal gruppo Selmat, società specializzata nella produzione di componenti plastici.
Lo stabilimento aveva dovuto interrompere la produzione venerdì scorso per lo stesso motivo.
Fermo anche lo stabilimento di Fiat Automobiles in Serbia, mentre quello Iveco di Madrid non produce da venerdì. “Altri stabilimenti corrono il rischio di bloccare l’attività nei prossimi giorni”, si legge in una nota della Fiat nella quale si precisa che “il tutto sta creando gravissimi danni al Gruppo Fiat e agli altri fornitori che stanno regolarmente consegnando il proprio materiale”.
2 - FIAT, SELMAT NON CONSEGNA LE FORNITURE: FERMI 3 STABILIMENTI IN EUROPA
Da www.blitzquotidiano.it
Si bloccano gli stabilimenti Fiat in Europa: le mancate forniture del Gruppo Selmat sono ormai un caso. Le Officine Maserati di Grugliasco hanno dovuto sospendere la produzione lunedì, come già venerdì scorso. Per lo stesso motivo è ferma la Fiat Automobiles in Serbia (casa della 500L), mentre gli impianti Iveco di Madrid sono inattivi già da venerdì. Altri stabilimenti corrono il rischio di bloccare l’attività.
Da Torino si parla di “gravissimi danni al Gruppo Fiat e agli altri fornitori” con migliaia di lavoratori rimasti a casa venerdì e lunedì. Questa la nota diffusa dal Lingotto:
“Continua quindi – afferma la casa torinese – una situazione di grave difficoltà che si trascina ormai da tempo e il cui protrarsi non può non destare preoccupazione per le prospettive dei rapporti tra Fiat ed il fornitore e per le inevitabili ricadute occupazionali. Già nelle scorse settimane diversi stabilimenti Fiat avevano dovuto interrompere la produzione in conseguenza delle mancate consegne da parte di Selmat‘‘.
Dietro alla mancata consegna ci sarebbe un rallentamento della produzione dovuta alla cassa integrazione degli operai dell’azienda di Airasca. Questa è la motivazione ufficiale. Ma secondo indiscrezioni, a scatenare il braccio di ferro Fiat-Selmat sarebbe una questione economica sul prezzo dei componenti in ritardo.
Tra gli altri stabilimenti a rischio ci sarebbero quello polacco di Tychy che produce la Lancia Ypsilon e alcuni siti di Fiat Industrial, come Suzzara che si era già fermata.
3 - SELMAT BLOCCA FIAT: IN CROLLO IL SISTEMA INDUSTRIALE ITALIANO
Trend Online – In un panorama del settore auto perennemente in crisi, arriva una tegola assolutamente inaspettata e certamente inopportuna: il blocco dei fornimenti da parte della Selmat, semisconosciuta ditta produttrice di parti in plastica per l’interno della autovetture, che però copre tutto il mercato europeo delle filiali di Fiat e Fiat Industrial. La società, il cui sito è tuttora inaccessibile, già da venerdì aveva fermato l’invio dei componenti alla catena di montaggio Maserati.
Ma questo era solo l’ultimo dei tanti problemi che la Selmat aveva già dato sin da venerdì 3 maggio. Una serie di imprevisti che ha portato ad un effetto domino su tutta la rete europea con il blocco forzato degli stabilimenti in Serbia e per quello Iveco a Madrid. Gravi le immaginabili ripercussioni sull’indotto sia per la produzione sia per l’occupazione in un settore che da tempo fa registrare dei passivi estremamente pesanti e che ormai costringono i vertici del Lingotto a una serie di ricatti sulla possibile chiusura definitiva delle sedi in Italia, (la zona più penalizzata) o, nel migliore dei casi, di una drastica riduzione degli investimenti (e delle assunzioni).
Ma il mistero s’infittisce proprio adesso. Si, perchè l’impianto di Kragujevac in Serbia è quello dove viene assemblata la nuova Fiat 500L ossia l’unica delle nuove nate che sembra aver dato qualche piccola soddisfazione sul settore delle vendite e delle immatricolazioni. La ditta del Lingotto, infatti, puntava proprio sul segmento della nuova utilitaria per stabilire una inversione di tendenza al quel calo, ormai il 18esimo, che si protrae da anni.
Ufficialmente il motivo del blocco, sarebbe la richiesta della Selmat di un aumento nei pagamenti in virtù della sua “unicità” nel settore (un elemento che potrebbe far gioire il più buffettiano degli investitori), in pratica vorrebbe far valere in termini economici, quel quid di vantaggio che può vantare sulla (inesistente) concorrenza.
Banale? Probabilmente. Resta comunque sullo sfondo un dato apparentemente “strano”: oltre all’impianto in Serbia, la Selmat rifornisce anche quello polacco di Tychy dove si produce la Lancia Ypsilon, l’altra protagonista, in positivo, dei conti 2012. Non solo, ma particolarmente sensibili sarebbero anche gli stabilimenti Fiat Industrial (coinvolta in pieno nella fusione con Cnh ) e quelli Maserati di Grugliasco.
E la Maserati, ricordiamo, non solo ha segnato un trend positivo (cosa rara) registrando al contempo una novità nella tecnica di costruzione (prima diesel e 4×4), ma nelle strategie di Marchionne aveva anche il compito di contrastare il potere delle grandi auto di lusso di Bmw e Mercedes Benz.
da dagospia.com
Incredibile la Fiat si ferma perchè mancano le forniture della Selmat ’azienda di Airasca che è ricorsa alla cassa integrazione nonostante gli ordini non manchino
Mancano le forniture, si fermano
gli stabilimenti di Fiat in Europa
Già nelle scorse settimane diversi stabilimenti Fiat avevano dovuto interrompere la produzione in conseguenza delle mancate consegne da parte di Selmat
Il Lingotto: il comportamento
del gruppo Selmat sta creando gravissimi danni al marchio
Si bloccano gli stabilimenti Fiat in Europa. Anche stamattina l’impianto di Officine
Maserati di Grugliasco ha dovuto sospendere la produzione, come era già accaduto
venerdì scorso, a causa della mancanza delle forniture del Gruppo Selmat, l’azienda di Airasca che è ricorsa alla cassa integrazione nonostante gli ordini non manchino.
Per lo stesso motivo è fermo lo stabilimento di Fiat Automobiles in Serbia, mentre quello
Iveco di Madrid non produce da venerdì. Altri stabilimenti corrono il rischio di bloccare l’attività nei prossimi giorni.
Il tutto- dice il Lingotto in una nota- sta creando gravissimi danni al Gruppo Fiat e agli altri fornitori, che stannoregolarmente consegnando il proprio materiale. Sono alcune migliaia le persone che venerdì scorso ed oggi non hanno potuto essere al loro posto di lavoro. «Continua- spiegano da Mirafiori- una situazione di grave difficoltà che si trascina ormai da tempo ed il cui protrarsi non può non destare preoccupazione per le prospettive dei rapporti tra Fiat ed il fornitore e per le inevitabili ricadute occupazionali».
Già nelle scorse settimane diversi stabilimenti Fiat avevano dovuto interrompere la produzione in conseguenza delle mancate consegne da parte di Selmat.
da lastampa.it
Fiat 7 miliardi di investimenti in Brasile e l’Italia ?
I MANAGER FIAT ANNUNCIANO 7 MILIARDI DI INVESTIMENTI IN BRASILE, MA DIMENTICANO CASSINO E MIRAFIORI. IL SENATORE MUCCHETTI NE CHIEDERÀ CONTO?
Nello spazio di due giorni Sergio Marpionne ha incontrato le due donne più importanti dell’America Latina.
La prima è Christina Kirchner, la presidentessa argentina al botulino che ieri sera ha partecipato a Cordoba all’inaugurazione di un nuovo impianto Cnh, la societa’ di Fiat Industrial: La seconda è Dilma Rousseff che lunedì a Brasilia ha elogiato il manager dal pullover sgualcito per i successi della Fiat in Brasile dove la quota di mercato sta raggiungendo risultati grandiosi.
Mentre Marpionne gongolava con le due presidentesse ,il suo braccio destro Alfredo Altavilla, il 49enne barese che a novembre ha preso il posto di Gianni Coda per curare l’area italiana ed europea, partecipava a un convegno sulla componentistica promosso dall’Anfia, l’Associazione che rappresenta le industrie dell’automobile.
Nel suo intervento il manager ha ribadito la volontà di non lasciare alla deriva l’industria manifatturiera italiana che “rappresenta un patrimonio di eccellenza unico al mondo” e, come era naturale, ha esaltato i successi della Fiat a Detroit e in America Latina ricordando che la vendita di 4,2 milioni di auto consente alla Fiat di rimanere il settimo produttore del mondo.
Una sottolineatura particolare è stata fatta verso i marchi della fascia medio-alta dove Alfa Romeo, Maserati, Jeep e naturalmente Ferrari rappresentano il cuore della nuova strategia del Lingotto, poi Altavilla ha snocciolato gli investimenti previsti sui principali siti italiani e ha citato nell’ordine Pomigliano, Melfi e l’ex-Bertone di Grugliasco.
Ciò che ha sorpreso i partecipanti al convegno dell’Anfia è stato il silenzio su Cassino e Mirafiori. Quest’ultimo è sempre stato il fiore all’occhiello dell’azienda, il cuore di tanti successi e di tante battaglie, che adesso sembra totalmente dimenticato dagli strateghi del Gruppo.
Non è una dimenticanza da poco e in queste ore sono in molti a Torino a chiedersi che cosa succederà a quello stabilimento da cui sono nati modelli storici dell’automobile. A chiederglielo sarà presto anche il giornalista Massimo Mucchetti che da pochi giorni è diventato presidente della Commissione Industria al Senato.
Solo l’invidia dei colleghi giornalisti ,che è di gran lunga superiore a quella delle donne, ha volutamente ignorato l’incarico che l’ex-guru del “Corriere della Sera” è riuscito ad acchiappare dopo la nomina nelle fila del Pd. Quando decise di candidarsi Mucchetti fece una scelta convinta ricordando con una certa supponenza che anche Luigi Einaudi, Spadolini e il mitico direttore del “Corriere” Luigi Albertini non si erano sottratti alla chiamata della politica.
Poi si è premurato di negare che la discesa in campo fosse il frutto di una combinazione tra le élite e, dimenticando i suoi rapporti con Abramo-Bazoli e la finanza milanese, ricordò a tutti di essere stato figlio di un calzolaio e di avere amici “normali”. In quell’occasione non fece alcun cenno ai nemici, primo fra tutti quel Marpionne della Fiat contro il quale nel corso gli ultimi anni ha sparato un’infinità di bordate creando non pochi problemi al direttore del “Corriere”, Flebuccio De Bortoli.
Non tutte queste polemiche sono apparse sensate e soprattutto ha stupito l’insistenza con cui nel settembre scorso ha prefigurato per la Fiat una soluzione tedesca annunciando un presunto interesse di Volkswagen.
Adesso dalla poltrona che è riuscito a conquistare grazie alla stretta amicizia con Bersani, il buon Mucchetti non vede l’ora di veder passare davanti alla Commissione Industria del Senato i top manager della Fiat che esaltano i successi all’estero ma dimenticano la sorte di Mirafiori. E dopo la Fiat sarà la volta dell’Alitalia e di Telecom, due altri dossier sui quali il 60enne giornalista bresciano ha scritto articoli e libri pesanti come macigni.
da dagospia.com
La Fiat la Chrysler le azioni in mano ai sindacati e i giornali italiani
A CHE SERVE AVERE AZIONI DEL “CORRIERE”? A POMPARE LA FIAT E SCREDITARE IL SINDACATO CHRYSLER
Un giudice in Delaware ha dato ragione al sindacato di Chrysler: la sua quota vale il triplo di quanto offre Marpionne – Anche secondo le banche le azioni dei lavoratori Veba valgono molto più di quanto dicano gli articoli del “Corriere”, sempre più controllato dal giovane Kaky Elkann…
1. A CHE SERVE AVERE AZIONI DEL CORRIERE?
Bankomat per Dagospia
A cosa serve avere azioni del Corriere? Ad interpretare i contratti al posto degli inutili giudici del Delaware.
E’ sempre difficile dire quanto valga un business e non abbiamo gli elementi qui ed ora per stabilire chi dei due sia matto, se Marchionne o il Giudice del Delaware che sostiene che un misero 3,3 per cento di Chrysler ( ma significativo, in vista del resto del pacchetto di minoranza in mano al sindacato ed ancor da valorizzare ) valga non 140 milioni di dollari ma ben tre volte tanto.
Nelle dispute sui valori d’azienda vi sono solo criteri, logiche, metodi più o meno ragionevoli, mai verità assolute. Una cosa e’ certa: fa bene a Marchionne e fa bene ai suoi azionisti di riferimento , sempre abituati da un secolo a comandare con soldi altrui, doversi piegare ogni tanto ad un confronto, perdere del tempo a capire perché mai vi siano dei soci con altre idee ed interessi non necessariamente in linea con i loro.
Fa del bene perche’ bisognerebbe ricordarsi che non e’ obbligatorio essere quotati per avere azionisti di importante minoranza, senza i quali non si riuscirebbe ad avere il controllo di grandi gruppi e tirarsela di conseguenza. Si vuole comandare da solo? Piace andare al Rotary e farsi applaudire come titolari della Xyz spa ? Allora basterebbe avere i soldi. I propri. Non hai i soldi, non fai il capitalista. Fai il consulente o il manager.
Comunque leggete quei comunisti del Fatto. Il pezzo non e’ ideologico come talora quando scrivono di economia e finanza.
Naturalmente il Corriere della Sera dà a tutta la vicenda altro colore, annega la notizia in un maxi articolo a tutta pagina, in prima di economia, dove si dice che la Borsa tifa Fiat, e dove addirittura si ripete che l’offerta della Fiat e’ rispettosa degli accordi originari. Sicche’, ma lo lascia pensare al lettore, il matto sarebbe il Giudice del Delaware. Matto proprio, se gli accordi originari parlano tanto chiaro, cosa perdiamo ancora tempo con i Tribunali?
Certo il Corriere non puo’ non ricordare che una primaria banca d’affari americana (forse governata dalla FIOM?) ritiene la quota dei sindacati valere nel suo complesso fra i 3 ed i 4 miliardi di Dollari. I sindacati, ovviamente, si collocano sulla parte alta della forchetta. Ma la Fiat ritiene di offrire addirittura un terzo – secondo i contratti originari, lo dice il noto giurista del Corriere – quindi ben al di sotto della fascia bassa della forchetta.
Continuiamo a non sapere quale sia il giusto valore di Chrysler. A differenza del Corriere non siamo neppure in grado di dare interpretazioni autentiche del contratto. Ma abbiamo capito ancora una volta perche’ la Fiat non smette di fare l’editore, anche al Corriere, sognando addirittura di mettere tutto assieme con La Stampa. Operazione in fondo abbastanza inutile, ci permettiamo di suggerire….
Bankomat
2. FIAT, I SINDACATI USA POTREBBERO FAR PAGARE CARA CHRYSLER A MARCHIONNE
Da http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/25/fiat-sindacati-usa-potrebbero-far-pagare-cara-chrysler-a-marchionne/575490/
Il giudice federale Donald Parson sembra orientato a propendere verso il Veba, il fondo del sindacato dei metalmeccanici Uaw, nella disputa con Fiat sul prezzo di acquisto di una quota di Chrysler in mano al fondo. Il giudice del Delaware, riporta la Reuters, ha indicato di favorire le argomentazioni del legale del Veba, Robert Hirth. “Sono orientato in questa direzione” ha detto Parson.
Fiat e il Veba si stanno scontrando da mesi sul prezzo di acquisto di una call option di Chrysler, una disputa che potrebbe influenzare il prezzo di acquisto totale da parte di Fiat dell’intera quota della società americana ancora in mano al Veba. Il Lingotto ha offerto 139,7 milioni di dollari per acquistare il 3,3% di Chrysler, mentre il Uaw ritiene che la quota valga almeno 342 milioni di dollari.
Il verdetto si avvicina proprio mentre Fiat si avvicina all’ottenimento di un finanziamento dalle banche per acquistare tutto il 41,5% della casa automobilistica americana in mano al sindacato. Fiat punta a un’intesa definitiva entro luglio e starebbe lavorando con le banche per un finanziamento da 3 miliardi di euro, con il quale finanziare l’acquisizione mantenendo gli attuali livelli di riserve di liquidità intatti per mantenere il rating.
Complessivamente, in base alle stime del Veba, però, la partecipazione dovrebbe valere 4,6 miliardi di dollari, anche se secondo i calcoli di Eric Selle, analista di JPMorgan la quota potrebbe costare a Fiat fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Secondo Selle, Torino ha la possibilità di coprire il costo usando asset di valore quali Ferrari e Maserati per assicurarsi un finanziamento da circa 2,9 miliardi di dollari. L’acquisizione è fondamentale per i piani di dell’ad di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, che punta alla fusione tra le due case, con la probabile quotazione negli Stati Uniti
da dagospia.com
