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Marchionne il Marchio Lancia ha tradizione solo in Italia e le Bmw non sono più quelle di una volta


Lancia Thema Voyager Marchionne e Elkann al Teatro Carignano 02E POI IRONIZZA: «LE BMW NON SONO PIU’ QUELLE DI UNA VOLTA»
Marchionne: «Marchio Lancia non ha storia all’estero resterà solo in Italia»
L’ad di Fiat-Chrysler: «Noi crediamo che Alfa Romeo superi di molto la Lancia, investiremo 5 miliardi di euro in 5 anni»

Marchionne stringe la mano a Renzi (Ansa) Marchionne stringe la mano a Renzi (Ansa) shadow
«Abbiamo constatato che il marchio Lancia non ha capacità attrattiva al di fuori dall’Italia. La Lancia non ha storia né in Europa né negli Usa. Noi crediamo che Alfa Romeo superi di molto la Lancia». Non ha dubbi Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat-Chrysler, durante l’incontro dal titolo «Made inTorino? Fiat Chrysler Automobiles e il futuro dell’industria», che si tiene a Trento nel corso del Festival dell’Economia. Anche se poi spiega di possedere una Lancia HF integrale, «la migliore di tutte».
Bmw
Marchionne difende però la qualità delle auto italiane anche nei confronti delle più celebrate vetture tedesche: «Ho guidato recentemente una Bmw – ha detto Marchionne – e credo che la qualità sia peggiorata molto. Vedrete tra un po’ la nuova Alfa Romeo».
Alfa
Proprio su Alfa Romeo il numero uno di Fiat-Chrysler si dice pronto ad investire 5 miliardi di euro in 5 anni . «Dal 2004 ad oggi – ha ricordato Marchionne – abbiamo fatto poco per Alfa Romeo, marchio acquistato da Fiat nel 1986 e poi reso sempre più simile a Fiat per una serie di errori. Quindi confermo l’impegno della Fiat di concentrare gli impegni su Alfa Romeo. Il rilancio avverrà solo sul sistema industriale italiano, non ci saranno quindi eccedenze di organico». «Quando finiremo questo processo di rilancio dell’Alfa Romeo – ha aggiunto – andremo a rioccupare tutta la forza di operai, non avremo eccedenze alla fine del piano».


Fiat in ripresa in Europa più uno e mezzo per cento


Fiat 500L Beats Edition 04Mercato dell’auto in ripresa
Fiat corre in Europa: +1,5%
Venduti oltre 1,1 milioni di vetture nei 28 Paesi dell’Ue

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca

Fiat Chrysler Automobiles in aprile ha registrato in Europa 69.500 vetture, l’1,5% in più dello stesso mese 2013. La quota è del 6,2% (-0,1%). Nei quattro mesi le consegne sono oltre 273 mila (+2,5% sullo stesso periodo 2013). La quota è del 6,1% (era 6,4%).

Le vendite di nuove vetture nei 28 Paesi dell’Ue più Efta sono invece salite del 4,2% a 1.129.829 unità ad aprile, registrando l’ottavo rialzo mensile consecutivo. Nell’Unione europea sono cresciute del 4,6% a 1.089.226 unità, mentre in Italia la crescita è stata del 1,9% a 119.099 unità.

Nei primi 4 mesi del 2014 l’incremento nell’Unione europea è stato dell’7,4% a 4.336.013 unità, nell’Ue a 28 paesi più Efta è stato dell’7,1% a 4.483.077 unità e in Italia è stato del 5% a 496.318 unità.

da lastampa.it


Fiat Ducato Test Drive Prova su strada


fiat ducato 2015Alla conquista del mondo. Oltre l’Italia e, soprattutto, oltre l’Europa. Che è il vero orizzonte di Fiat Professional. Che non si accontenta del 413.000 lcv commercializzati nel 2013 (in 80 paesi), senza contare quelli venduti in nel Nord America con il marchio Ram. Né le basta il primo posto di Fiorino con il 42% del segmento né il secondo di Ducato nel proprio con il 19%. Nasce così la sesta generazione di Fiat Ducato, ancora più spinta esteticamente, con un’aerodinamica quasi da berlina e con una mostruosa versatilità: mille scocche, 6 motori e 10.000 versioni. Con il motore 2.3 Multijet da 130 CV ECO a velocità autolimitata a 90 all’ora, Fiat Ducato scende addirittura a 5,8 litri per 100 chilometri di consumo (153 g/km di CO2).

“Evoluzione, non rivoluzione”, spiegano in Fiat Professional. Dove rivendicano la maggiore efficienza e robustezza: dopo 6 anni di sviluppo e 700 milioni di investimento è nato un commerciale la cui scocca è destinata a durare il 50% in più. Interessante l’assemblaggio, studiato per ottimizzare i tempi per raggiungere il vano motore ed abbattere eventuali costi di manutenzione. Al lancio – che avviene in questi giorni – il motore più efficiente è il 2.3 litri multijet da 150 CV da 6.2 litri per 100 chilometri. L’entry level è il 2.0 da 115, mentre al top (italiano) c’è il 3.0 litri da 180. Con il primo trimestre del 2015 arriverà anche un bifuel a benzina e metano basato sul propulsore da 3.0 litri: avrà una potenza di 136 CV e 350 Nm. Sarà il primo Euro 6 della gamma.

L’abitacolo è silenzioso, cosa da non sottovalutare per un veicolo da lavoro. La manovrabilità è buona e la stabilità viene assicurata anche dall’adozione – di serie – dell’Esc, abbinato ad altre tecnologie come l’Hill holder, il sistema di contenimento del rollio e quello adattativo di riconoscimento del baricentro del carico (LAC). Il cambio Comfort-matic ha il pregio di contribuire all’abbattimento dei consumi fino al 5% (lo Start & Stop arriva anche al 15% sui percorsi urbani), ma dal punto di vista dinamico non è propriamente armonico. La gamma furgoni dispone di 8 capienze (da 8 a 17 mq). Fiat Ducato sarà disponibile in 4 varianti di lunghezza e 3 di altezza per i furgoni, e 6 di lunghezza per cabinati e scudati. Il commerciale italiano vanta il miglior peso totale a terra dell’intera categoria “ruote singole”, fino a 4,4 tonnellate sulle versioni camper e 4,25 tonnellate per le versioni Maxi, ed il miglior carico ammissibile sull’asse anteriore (fino 2.100 kg) e posteriore (fino a 2,5 ton) ed una portata record (fino a 2,1 ton per i furgoni).

Nuovo Ducato sarà disponibile anche nelle nuove versioni cassone ribaltabile trilaterale e furgone doppia cabina a 7 posti. Per i camper arrivano i nuovi sedili girevoli Captain Chair. Nella versione trasporto merci il listino parte da circa 22.000 euro. I vertici di Fiat Professional hanno escluso scoppiettanti e divertenti campagne pubblicitarie affidate negli anni scorsi ad attori e comici di grido: “Il nostro miglior testimonial è nuovo Fiat Ducato”, sorride Henrik Starup. Sarà poi il mercato a dire se ci sarà bisogno di correttivi. O “aiutini”.


Video Spot Fiat Pizzul Trapattoni mondiali calcio in Brasile


Manca un mese ai mondiali, ma Pizzul e il Trap sono già in Brasile
Uno commenta il gioco da dentro una camicia a fiori, l’altro richiama i giocatori con il suo fischio leggendario. Davanti a loro, sulla spiaggia bianca di Copacabana, i ragazzini di Rio de Janeiro stanno giocando una partitella. È il primo spot della nuova campagna pubblicitaria Fiat, che ha scelto come testimonial due figure storiche del nostro calcio


Il FInancial Times e il Wall Street Journal danno un giudizio negativo sul piano Marchionne per Fiat Chrysler


marchionne-montezemolo1. TRATTO DA “WALL STREET JOURNAL”: “I GRANDI SOGNI DI MARCHIONNE COSTANO SOLDI, E FIAT AL MOMENTO NON NE HA”
Renee Schultes per il “Wall street Journal”

Non ripaga sognare così in grande. Le azioni Fiat sono precipitate di quasi il 12% mercoledì a Milano dopo che il gruppo ha presentato un piano ambizioso che punta a vendere sette milioni di automobili nel 2018, il 60% in più dell’anno scorso. Fiat Chrysler Automobiles suppone di potere aumentare il risultato operativo tre volte tanto a quota 9 miliardi di euro alla fine del piano.

Sarebbe difficile persino per il produttore di auto con più risorse finanziarie e che genera più liquidità. E Fiat non lo è.

L’amministratore delegato Sergio Marchionne crede che Fiat abbia bisogno di vendere almeno sei milioni di auto l’anno per diventare credibile a livello globale. Ma il raggiungimento dell’obiettivo di gruppo dipende da quanto si guadagneranno quote di mercato, cosa che presuppone ottimisticamente che i concorrenti non reagiscano in alcun modo. Si prenda il Nord America: Fiat pensa di potere vendere nel 2018 un milione di auto in più dell’anno scorso. Ma si aspetta che l’industria nel suo complesso venda solo 1,3 milioni di macchine in più. (…)

I grandi sogni costano soldi, e Fiat al momento non ne ha. Il piano prevede di finanziare 32 miliardi di euro di investimenti entro il 2016 con 35 miliardi di ebitda (margine operativo lordo), fa notare Sanford C. Bernstein.

Ma questo implica un balzo di circa il 50% dell’ebitda annuo rispetto agli 8 miliardi di euro dell’anno scorso, cosa che sembra improbabile (…). Fiat insiste che non farà un aumento di capitale ma sembra proprio avere bisogno di cash per fare rifornimento.

2. TRATTO DA “FT”: “LE AZIONI FIAT NEL BREVE PERIODO NON DOVREBBE VINCERE PIÙ ALCUNA COMPETIZIONE”
Lex Column, “Financial Times”

E’ una nuova auto! L’idea vincente nella competizione Sohn Investment di quest’anno è stata quella di comprare azioni Fiat. Prezzo obiettivo: 16,5 euro. Si tratta, dopo tutto, del più economico produttore di auto del mondo e possiede Chrysler, giusto?

Giusto. Sì, Fiat è valutata a tre volte il valore di impresa rispetto all’ebitda. Renault, che, al pari di Fiat, si trascina dietro un debito consistente, nove volte. Le azioni di entrambe l’anno scorso hanno corso. Ma se Renault ha guadagnato un quarto, il prezzo di Fiat è cresciuta tra la metà e un terzo. (…)

Ieri le azioni Fiat sono crollate. Il giorno prima, a Detroit è stato presentato il nuovo piano industriale del gruppo. (…) Il flusso di cassa dovrebbe coprire gran parte della spesa prevista dal piano. Ma la ripresa dei conti non sembra essere abbastanza robusta. E la perdita annunciata nel primo trimestre fa supporre che sia così. (…) Le azioni Fiat nel breve periodo non dovrebbe vincere più alcuna competizione.

3. IL PIANO A CINQUE ANNI DI FIAT LASCIA FREDDI GLI INVESTITORI
Giovanni Legorano e Christina Rogers per il “Wall Street Journal”

Gli investitori hanno dato un voto di sfiducia a al nuovo piano industriale a cinque anni di Fiat Chrysler Automobiles, spingendo le azioni così giù che sono anche state sospese per eccesso di ribasso.

Fiat Chrysler conta su un aumento delle vendite delle auto di lusso come parte di un piano ambizioso. (…) Gli analisti hanno attribuito le vendite sulle azioni alla mancanza di chiarezza su come Fiat Chrysler metterà insieme i 48 miliardi in ricerca e sviluppo e spese per investimenti necessarie per raggiungere gli obiettivi, a meno di non dovere ricorrere a un aumento di capitale. (…)

Gli analisti sono scettici perché Fiat non ha raggiunto gli obiettivi di vendite e utili in passato e ora è appesantita da un debito di quasi 30 miliardi di euro – molto di più dei suoi concorrenti – mentre il suo core business europee brucia cassa.

“E’ difficile convincersi che il piano potrà essere finanziato. Fiat è schiacciata da un debito enorme con i relativi costi ed è soltanto poco redditizia”, dice Max Warburton, analista di Sanford C. Bernstein.

Incalzato dagli analisti sulla possibilità di avviare un aumento di capitale, l’ad di Fiat Marchionne non ha completamente escluso l’eventualità per il futuro. Ma per adesso, ha detto, la valutazione dell’azione è troppo bassa e la sua sensazione è che il piano possa essere implementato senza bisogno di una ricapitalizzazione. Marchionne ha però detto che è possibile che il gruppo emetta un bond convertibile, ipotesi comunque solo “possibile”. (…)

Quanto ai numeri del trimestre, “dati deboli non hanno contribuito ad aumentare la visibilità e la fiducia per il quadro di lungo termine”, ha detto l’analista di Mediobanca Massimo Vecchio. (…)

da dagospia.com


Marchionne Fiat e Chrysler insieme, in un unico piano industriale 5 miliardi di investimento sull’Alfa Romeo


maserati alfieri elkann e marchionneMarchionne: Alfa punta a produrre mezzo milione di automobili
Attualmente escono dagli stabilimenti 73mila vetture. Il marchio del Biscione torna strategico, pronti massicci investimenti

AUBURN HILLS (Michigan) – «Stavolta non si apre un nuovo capitolo della nostra storia: siamo qui per scrivere un libro interamente nuovo: per la prima volta Fiat e Chrysler insieme, in un unico piano industriale». Sergio Marchionne apre il grande giorno di FCA, il gruppo nato dalla fusione dei due gruppi automobilistici: nel corso di una maratona lunga più di dieci ore verranno presentati agli analisti finanziari e alla stampa i progetti di tutte le marche per i prossimi cinque anni . Sapremo cosa verrà prodotto in ogni stabilimento, compresi quelli – come, in Italia, Cassino e Mirafiori – che non hanno ancora una missione chiaramente definita. E’ anche il giorno del grande rilancio dell’Alfa Romeo che torna negli Usa dopo quasi vent’anni, primo passo della sua affermazione come marchio globale. L’obiettivo è arrivare a vedere mezzo milione di Alfa entro pochi anni. Molto ambizioso, considerato che dagli stabilimenti della marca del Biscione l’anno scorso sono usciti solo 73 mila veicoli.
Investimenti
Alcuni analisti internazionali presenti qui, nel quartier generale di Auburn Hills, il più grande edificio di uffici del mondo dopo il Pentagono, non nascondono un certo scetticismo: l’Audi, ad esempio, ha impiegato quasi vent’anni a imporsi come marchio globale. E il gruppo italoamericano parte appesantito da un debito significativo, anche se non eccessivo (10 miliardi di euro) che potrebbe, di qualcuno, frenare gli investimenti. Toccherà al direttore finanziario Richard Palmer convincere la platea che il gruppo intende davvero investire massicciamente e ha le risorse per farlo. Quanto a bruciare le tappe , la scommessa non è certo facile. E negli ultimi anni le false partenze non sono mancate, per quanto riguarda l’Alfa. Ma stavolta questa marca è davvero strategica nel progetto di Marchionne di spostare le produzioni verso i prodotti «premium» del «made in Italy» che offrono margini di redditività più elevati, preziosi per coprire costi di produzione che nel nostro Paese non sono certo contenuti. E il successo di Maserati, le cui vendite stanno crescendo a un ritmo impressionante, può funzionare da apripista. Oggi già in apertura Marchionne ha cercato di rassicurare la platea sulla solidità di FCA. Ha ricordato le tappe precedenti – il piano che venne presentato proprio qui nel 2009, subito dopo l’uscita di Chrysler dalla bancarotta, e il meeting di Balocco del 2004, nei giorni più oscuri di una Fiat nella quale il manager italocanadese era appena arrivato (l’amministratore delegato celebrerà tra pochi giorni, il primo giugno, i suoi 10 anni alla Fiat).
Basi solide
Oggi è un’altra storia: il gruppo ha basi solide, è il settimo produttore mondiale di auto, conta di espandersi fino ad arrivare a 6-7 milioni di veicoli costruiti a fine piano, rispetto a 4,2 dello scorso anno. Un business rischioso, difficile quello dell’auto: alta intensità di capitale, competizione esasperata in tutto il mondo. Secondo Marchionne uno stimolo in più: una sfida contro la mediocrità culturale. Un primo pilastro di questo rilancio è la Jeep che già quest’anno potrebbe tagliare il traguardo del milione di veicoli venduti rispetto alle 730 mila dello scorso anno. E Marchionne conta di arrivare di arrivare addirittura a 1,9 milioni a fine piano, nel 2018, rispetto agli 1,5 attuali. Ottimismo esagerato? «C’è un mondo nel quale le persone non lasciano che le cose accadano» risponde Marchionne. «Le fanno accadere, non lasciano i sogni fuori dalla porta, si assumono rischi, lasciano il segno. E’ il nostro mondo».

di Massimo Gaggi da corriere.it

Fiat, ecco il piano industriale
Cinque miliardi per l’Alfa Romeo
Nella fabbrica di Melfi nasceranno 200 mila Jeep destinate all’esportazione

Il primo giorno di vita del Fiat Chrysler Group Automobiles inizia nel quartier generale di Auburn Hills in uno degli edifici più grandi del mondo. Davanti a una platea di investitori e addetti ai lavori ( ci sono anche delegazioni sindacali da tutto il mondo) Sergio Marchionne presenta il nuovo piano industriale per i prossimi cinque anni dopo il ritiro di «Fabbrica Italia». «Non è un capitolo ma un nuovo libro». Le pagine sono piene di numeri e programmi che avranno ricadute importanti sulle fabbriche italiane. «È un piano coraggioso che rompe con il passato. Agiremo come un’entità unica». Verso il traguardo delle sei milioni di vetture entro il 2018, dalle 4,2 attuali.
La sfida di Jeep
Fra i marchi che dovranno crescere di più c’è la Jeep: un milione di unità già quest’anno (nel 2013 ne sono state consegnate 732 mila). 900 mila in più nel 2018 che vuole dire . Di queste circa 200 mila arriveranno dall’Italia, da Melfi dove nasce la piccola Renegade. Presto partirà anche la produzione di tre modelli in Cina, gli stabilimenti passeranno da 4 a 10 e saranno localizzati in sei paesi. Dopo gli Stati Uniti sarà l’Asia il secondo «hub» mondiale. La tabella di marcia è serrata con previsioni di aumenti a doppia cifra del numero di concessionari in tutto il mondo e delle vendite: +35% solo in Europa. Ambizioso anche il cammino di Chrysler: dovrà quasi triplicare le vendite passando da 350 a 800 mila macchine. Cambiando strategia: il marchio diventerà più generalista per competere con Ford, Honda, Toyota e Hyundai. Di Lancia nessuna traccia finora.
Fiat cambia pelle
La trasformazione di Fiat la spiega Olivier Francois, responsabile del marchio confermando la nuova vocazione. Prodotti alla moda derivati dalla famiglia 500 e Panda, in Europa. Perché da altre parti la «Fiat è come un camaleonte». Confermati anche Freemont, qubo e Doblò. La Punto c’è, almeno per ora. Per capirci sarà difficile rivedere vetture come la Bravo o la Croma. Le previsioni per il brand capofila parlano di 1,9 milioni di unità al 2018, quattrocento mila in più di adesso. Insomma, non sarà più un marchio di massa, come confermano i numeri : 700 mila le previsioni per l’Europa al 2018, gli stessi numeri di oggi. L’espansione avverrà in Cina, Nord America e Brasile. Veniamo ai nuovi modelli per l’Europa: si parte con la 500X quest’anno, per passare a una berlina compatta e probabilmente a una spider (quella che doveva nascere insieme a Mazda sotto le insegne Alfa) nel 2015. L’anno successivo dovrebbe debuttare l’erede della Punto, una station wagon compatta e un’altra piccola coupé. Nel 2017 è previsto un crossover (potrebbe essere il sostituto della Freemont) e infine nel 2018 la nuova generazione della Panda.
La scommessa Alfa
Ma tutti i riflettori a Detroit sono concentrati sull’Alfa. Sul suo rilancio Marchionne si gioca quasi tutto. Dovrà mettere sul piatto 5 miliardi di euro per recuperare l’antica gloria che Harald Wester, capo del marchio,mostra agli investitori attraverso le vittorie di Fangio e Nuvolari. Nei piani ci sono otto nuovi modelli nei prossimi cinque anni. Con tecnologie e motori sviluppati in Italia, architetture con la trazione posteriore come erano le Alfa una volta prima del passaggio alla Fiat. Prodotti come la MiTo non avranno eredi, la Giulietta invece sì. Wester spiega che alla rinascita stanno lavorando oltre 200 ingegneri con la consulenza di capi progetto «presi in prestito» dalla Ferrari. Basteranno a far lievitare le vendite dalle 75 mila dell’anno scorso alle 400 mila del 2018?

di Daniele Sparisci da corriere.it


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