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Boom di vendite Fiat Chrysler in America più 10 e più 14 per cento


500 abarth cattiva detroit01Fiat e Chrysler, vendite boom negli Usa: +10% e +14%
I dati del mercato statunitense delle aziende del gruppo Fca: bene i marchi Jeep, Dodge, Ram Truck

ROMA – È boom di vendite per Chrysler e Fiat negli Stati Uniti: ad aprile la filiera Usa ha venduto 178.652 unità con un aumento del 14%, rispetto alle 156.698 unità dello stesso periodo nel 2013. I marchi Jeep, Dodge, Ram Truck hanno tutti incrementato le vendite, con il gruppo che segna il miglior aprile dal 2007 e il quarantanovesimo mese consecutivo di crescita. Per il marchio Fiat l’aumento è stato del 10%, segnando un primato assoluto per il mese di aprile e il quinto mese consecutivo di incrementi. Da segnalare il picco (+60%) della Fiat 500 Cabrio Abarth

Le vendite di Jeep sono cresciute del 52%, registrando il miglior mese in assoluto. Il Jeep Compass ha segnato il miglior mese in assoluto, mentre Jeep Wrangler e Jeep Patriot hanno stabilito record di vendite per il mese di aprile, con il Patriot che segna un aumento del 44 per cento, il più elevato tra i vari modelli del marchio.

Il nuovo Jeep Cherokee ha registrato un incremento del 9% rispetto al precedente mese di marzo, mentre il Jeep Grand Cherokee ha conseguito un aumento del 4% segnando il miglior aprile degli ultimi nove anni.

Per Reid Bigland, responsabile commerciale per gli Stati Uniti, “la forte richiesta di Suv Jeep e di pickup Ram è proseguita anche ad aprile con il gruppo Chrysler che segna il quarantanovesimo mese consecutivo di crescita. Il marchio Jeep ha registrato il miglior mese di vendita della sua storia, i nostri due minivan hanno registrato ottimi risultati e il Ram pickup ha segnato il
miglior aprile in assoluto”.

da repubblica.it


Insomma Marchionne vuole scorporare l’Alfa Romeo dalla Fiat Chrysler ?


marchionne 2013Fiat: possibile scorporo di Alfa Romeo
L’AD Sergio Marchionne sta puntando allo scorporo di Alfa Romeo,creando una società autonoma come Ferrari e Maserati, valorizzandone le qualità. Obiettivo, sfondare negli USA dopo 20 anni di assenza -

In dirittura d’arrivo del nuovo piano di Fiat Chrysler Automobiles con i nuovi modelli dei prossimi cinque anni e la strategia per l’Italia. Il 6 maggio, il dirigente Sergio Marchionne scoprirà le carte con cui punta il rilancio del gruppo, e secondo una rivista specializzata di automobilismo, la Automotive News,  si prospetta uno scorporo di Alfa Romeo con la relativa costruzione di un marchio autonomo, come Ferrari e Maserati. Il Lingotto non commenta, ma i titoli del gruppo chiudono con una lieve crescita del +0,29%.

L’ad Fiat non ha mai nascosto il suo progetto di voler rilanciare e valorizzare il brand Alfa Romeo che, proprio in questo periodo, sta tornando nel mercato USA con la nuova 4C, presentata al salone di New York, e in vendita a partire dal mese di Giugno.  La sfida da affrontare non è delle più facili, visto che, come ricorda Automotive News, le vendite del marchio del Biscione lo scorso anno sono calate del 56 % con una quota di 74mila vetture, una soglia che non si vedeva dagli anni sessanta e che molto dipenderà dai nuovi modelli che saranno annunciati con il piano di FCA.  A queste vetture è legato il futuro dello stabilimento italiano di Cassino, dove si produce la Giulietta, e forse anche quello di Mirafiori. In quest’ultimo stabilimento torinese è stata destinata la produzione del Suv Maserati e di un altro modello ancora non noto, che potrebbe essere la futura ammiraglia del Biscione.

Il piano strategico per le fabbriche italiane è molto importante, lo dimostra il fatto che i principali esponenti dei sindacati voleranno verso Detroit, dove potranno ascoltare le parole di Marchionne per il rilancio del gruppo.  “Le fabbriche italiane hanno un ruolo di centralità nel nostro paese per l’allestimento dei 6 milioni di vetture che il gruppo FCA prevede” sottolinea il segretario regionale del sindacato della Fismic, Roberto di Maulo.

Resta aperta la partita per gli 80.000 lavoratori del gruppo, con il nodo salariale ancora da risolvere, difatti, l’azienda ha convocato i sindacati per il 15 maggio, una settimana dopo la presentazione del nuovo piano strategico FCA, anche se al momento non ci sono segnali positivi.

di Vito Maffucci da fidelityhouse.eu


Fiat Ducato restyling 2015


fiat ducato 2015L’ultima evoluzione del Fiat Ducato non è altro che un profondo restyling della terza serie del veicolo commerciale torinese presentata nel 2006. Esteticamente si differenzia per il frontale completamente rinnovato – due diversi colori per la griglia, proiettori a LED e paraurti in tre parti per ridurre i costi di riparazione – ma le novità più rilevanti si trovano sotto la pelle.

La gamma motori, tutti turbodiesel Multijet II, comprende quattro unità – 2.0 da 115 CV, 2.3 da 130 e 150 CV e 3.0 da 180 CV – che promettono di offrire consumi più bassi (fino a 5,8 l/100 km) rispetto al passato. Su tutti i propulsori (due litri escluso) è inoltre disponibile il cambio robotizzato Comfort Matic.

Il nuovo Fiat Ducato sarà ampiamente personalizzabile: combinando le diverse soluzioni di scocca, motore e meccanica si raggiungono infatti circa 10.000 varianti. Nella gamma furgoni è possibile scegliere tra otto capienze diverse (da 8 a 17 m3) e sono inoltre previste 4 varianti di lunghezza (6 per i cabinati) e 3 di altezza.

I lavoratori non potranno non apprezzare il miglior peso totale a terra (fino a 4,4 tonnellate) nella categoria ruote singole e l’utile supporto tablet multifunzione utilizzabile con qualsiasi device digitale e “analogico” (block-notes).

La dotazione di serie del Fiat Ducato comprende su tutta la gamma l’ESP unito al sistema anti-ribaltamento, al dispositivo di riconoscimento del carico e del baricentro e all’assistente per le partenze in salita Hill Holder. Tra gli optional troviamo invece il Traction +, che in condizioni di scarsa aderenza trasferisce la coppia alla ruota con maggiore presa.

Tutte le radio possono vantare il Bluetooth e il lettore Mp3: le versioni top di gamma comprendono anche un touchscreen a colori da 5”, la retrocamera, il navigatore e la riproduzione digitale DAB.


La Fiat 500 L diventerà l’auto più venduta in Italia


Fiat 500L Beats Edition 09Fiat Panda si conferma il modello più venduto in assoluto in Italia nel mese e nel trimestre, malgrado le quasi 2.000 unità commercializzate in meno rispetto da inizio anno rispetto al 2013. È regolarmente in testa alla Top Ten nazionale ed è anche entrata in quella europea di febbraio. Alle sue spalle è cominciata l’ascesa di Fiat 500L (6.000 esemplari venduti in più rispetto ad un anno fa, quando l’ “avventura” era agli inizi), secondo assoluta, ma prima per numero di immatricolazioni a gasolio e staccata di poco meno di 3.000 unità. Rispetto a febbraio ha guadagnato tre posizioni sorpassando anche Fiat 500. Fiat Punto perde due posizioni e scivola al quarto posto, mentre Lancia Ypsilon chiude la cinquina italiana. Poi cinque modelli stranieri, a cominciare da Renault Clio.

Nella Top Ten diesel, Fiat 500L si conferma regina, proprio al marzo del 2013 risale il primo sorpasso a spese di VW Golf, che adesso è seconda. Nissan Qashqai è addirittura terza seguita da Fiat Panda. Nella Top Ten compaiono altri modelli italiani: Fiat Punto (8°) e Alfa Romeo Giulietta (9°). Nel trimestre Giulietta è fuori dalle dieci, mentre ci sono 4 modelli francesi: Renault Clio, Citroen C3, Peugeot 2008 e Peugeot 208.


Il video Happy allo stabilimento Fiat di Melfi


FIAT HAPPY! – ALLO STABILIMENTO DI MELFI SI BALLA IL TORMENTONE “HAPPY” DI PHARRELL WILLIAM E “LA STAMPA” SCOPRE IL FENOMENO HAPPY-MANIA: POSTATI SU YOUTUBE UN MIGLIAIO DI VIDEO ‘FAI DA TE’ DA 93 PAESI DIVERSI (VIDEO)
Astuta operazione di marketing a costo quasi zero o spontanea adesione di massa a un messaggio di speranza? La Happymania segna un punto di non ritorno nel rapporto tra artisti, new media e pubblico – Con la tecnologia a portata di tutti si passa dal pensare ‘questo potrei farlo anch’io’ al dire: ‘Ma allora lo faccio anch’io’… – -

1. VIDEO: WE ARE HAPPY FROM MELFI

2. POLEMICHE PER GLI OPERAI DI MELFI CHE BALLANO IN UN VIDEO PER LA CAMPAGNA WE ARE HAPPY
Paolo Griseri per ‘La Repubblica’

Modello Federmeccanica contro modello Fiat, il contratto dei metalmeccanici di Confindustria contro quello dei dipendenti del Lingotto. L’ultima frontiera dello scontro tra organizzazioni sindacali è in busta paga.

«Fiat ha sempre sostenuto che l’uscita da Confindustria era un affare per i suoi dipendenti perché il contratto specifico del gruppo avrebbe portato più soldi, ma non è così», attacca Michele De Palma, responsabile auto della Fiom. E snocciola il calcolo: «Per la prima volta da quando è stato istituito nel 2010 il contratto Fiat porterà nelle tasche dei dipendenti del gruppo meno soldi di quelli che arriveranno ai loro colleghi delle aziende collegate a Federmeccanica. Questi ultimi porteranno a casa 25.753,04 euro mentre i dipendenti Fiat arriveranno solo a 25.666,76».

Una differenza di 86,28 euro annui che aumenta se si include la quattordicesima, una mensilità che non è compresa nei contratti nazionali ma fa parte di quelli aziendali. Il contratto Fiat è contemporaneamente nazionale e aziendale.

Totalmente diverse le cifre fornite dai sindacati firmatari degli accordi con il Lingotto: «Fino al 31 dicembre scorso – dice Ferdinando Uliano, responsabile auto della Fim – il contratto Fiat dava agli operai del terzo livello 1579,3 euro al mese contro i 1506,7 di Federmeccanica. Dal primo gennaio i dipendenti di Federmeccanica hanno aumentato il loro salario di 38 euro mentre noi stiamo ancora discutendo con la Fiat sull’aumento per il biennio 2014-2015. In ogni caso, in base ai nostri calcoli, il contratto Fiat è ancora oggi superiore di circa 40 euro mensili», poco meno di 500 all’anno.

La discussione è di attualità perché martedì prossimo i sindacati del «sì» saranno a Torino per discutere la parte salariale del contratto del Lingotto. La Fiat non vuole sentir parlare di aumenti salariali e qualcuno, tra i firmatari degli accordi, comincia a ventilare l’ipotesi del blocco degli straordinari. Senza un significativo aumento salariale sarà difficile per il gruppo di Torino spiegare ai propri dipendenti la convenienza dell’uscita dal contratto di Confindustria.

Ad animare le polemiche è arrivato ieri pomeriggio un video girato nello stabilimento di Melfi dove un gruppo di dipendenti, insieme al direttore, balla in mezzo alle linee di montaggio. Il video spopola su youtube, si intitola «We are happy from Melfi plant» e aderisce all’iniziativa «www. wearehappyfrom. com» che raccoglie video analoghi da tutto il mondo. «Anche noi balleremo se otterremo gli aumenti salariali richiesti », commenta ironico Uliano. Per De Palma «mentre il direttore di Melfi balla, i lavoratori hanno turni massacranti».

3. HAPPY, IL MONDO SI SCATTA UN AUTORITRATTO DANZANTE
Piero Negri per ‘La Stampa’

Che cosa c’è dentro i quattro minuti di «Happy», la canzone di Pharrell Williams che questa settimana è prima in classifica in Italia, Usa, Gran Bretagna, Francia, Canada, Australia, Brasile ed è tra le più ascoltate di tutti gli altri Paesi dotati di una hit parade affidabile, anche in Russia e Ucraina, che almeno questo hanno oggi in comune?
Chi ha provato a rispondere ha tirato in ballo la semplicità: musicale (quel ritmo ciclico che potrebbe iniziare e finire in qualsiasi momento, e naturalmente andare avanti all’infinito); concettuale («Happy», felice, che altro c’è da aggiungere?); visiva.

Per lanciare la canzone, Pharrell s’era inventato un video lungo 24 ore, cioè 360 video di quattro minuti ciascuno, girati in tutto il mondo, in cui lui e altre centinaia di persone ballavano per strada sul ritmo della sua canzone. È stato ovviamente un successone (a oggi le visualizzazioni su YouTube del clip «ufficiale», quello con Pharrell, sono quasi 140 milioni), ma ora è diventato molto di più. Dopo che è partito l’invito a fare proprio il messaggio della canzone e a imitare il suo autore, «Happy» ha scatenato un fenomeno mondiale mai visto prima.

Il sito www.wearehappyfrom.com ha raccolto (a ieri, e il numero sarà certamente salito) 817 video fai-da-te di gente comune che balla «Happy», da 93 Paesi del Pianeta. Molti i contributi italiani, quasi tutti molto recenti, a dimostrazione che la Happymania nel nostro Paese sta esplodendo solo ora. Ieri, per esempio, è arrivato anche il video in cui gli operai e gli impiegati dello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza), danzano sorridenti in mezzo alle linee di montaggio e negli uffici sul ritmo della canzone di Pharrell.

«Viviamo un periodo storico in cui la tecnologia è alla portata di tutti – analizza Matteo Curti, autore del programma “Lorem Ipsum” che su Deejay Tv racconta nuovi e vecchi media – e anche per questo la semplicità e l’immediatezza vincono sempre. Si va per sottrazione, come aveva previsto Andy Warhol, e quando la gente pensa: “Ehi, questo potrei farlo anch’io”; oggi è inevitabile che il pensiero seguente sia: “Ma allora lo faccio anch’io”».

Come tantissimi super-selfie in movimento, di gruppo e perdipiù sulle note della canzone del momento, i video «dal basso» disegnano una mappa colorata del Pianeta nel segno di una felicità auspicata, comunque vera almeno in quei quattro minuti di semplice danza.
Si scopre così che i ragazzi di Dakar non ballano «Happy» diversamente da quelli di Zagabria, che ad Amman si fanno graffiti proprio come a New York (ma in Giordania c’è chi balla con il fez), che Abu Dhabi sembra una città europea e che «anche» a Tuzla si può essere felici, come sottolinea il video girato nella città bosniaca. Da Alberobello a Verona, nella lista c’è l’Italia dei mille comuni e in tutto il mondo molti gruppi di studenti universitari hanno organizzato una coreografia.

Astuta operazione di marketing a costo quasi zero o spontanea adesione di massa a un messaggio di speranza? Le interpretazioni possibili sono tutte comprese tra questi due estremi, ma è certo che la Happymania segna un punto di non ritorno nel rapporto tra artisti, nuovi strumenti di comunicazione e pubblico. L’unica interpretazione certamente sbagliata è la sottovalutazione.

da dagospia.com


E Marchionne non vuole il Corriere della Sera dentro Fiat Ma Yaki Elkann si


elkann marchionne berlusconiMARCHIONNE CONTINUA A NON CAPIRE CHE COSA SE NE FACCIA UN GRANDE GRUPPO ANGLO-AMERICANO-OLANDESE COME FIAT CHRYSLER DI QUELL’INVESTIMENTO DEL 20% IN RCS, CHE DÀ TANTI GRATTACAPI E SI È GIÀ SVALUTATA DELLA METÀ NEL GIRO DI UN PAIO D’ANNI – 2. KAKI ELKANN PERÒ HA STORTO UNA VOLTA DI PIÙ LA BOCCA. ANCHE QUANDO MARCHIONNE GLI HA FATTO PRESENTE CHE ORMAI FIAT CHRYSLER NON HA PIÙ ALCUN INTERESSE A METTERSI A DUELLARE CON GENTE COME DIEGO DELLA VALLE. “NON È QUESTIONE DI DARGLIELA VINTA O MENO, È CHE SI TRATTA DI UN AVVERSARIO FUORI TARGET” – 3. UN MODO PER FAR “CONTENTO” MARCHIONNE SAREBBE SPOSTARE LA PARTECIPAZIONE NEL ‘’CORRIERE’’ IN EXOR, MA RCS PERDE UN SACCO DI SOLDI E AVREBBE UN IMPATTO NEGATIVO SUL SISTEMA DELLE ACCOMANDITE DELLA FAMIGLIA AGNELLI. ELKANN FATICHEREBBE MOLTO AD AGGREGARE IL CONSENSO NECESSARIO TRA IL PARENTADO -

DAGOREPORT

Sergio Marchionne continua a non capire che cosa se ne faccia un grande gruppo anglo-americano-olandese come Fiat Chrysler di quell’investimento in Rcs, che dà tanti grattacapi e si è già svalutata della metà nel giro di un paio d’anni. E’ tornato a ripeterlo nei giorni scorsi al giovane Kaki Elkann, trovando però molte resistenze a prendere atto di un investimento semplicemente sbagliato, come si è rivelato quello in via Solferino, dove Fiat si ritrova tra le mani il 20% delle azioni.

L’ingegnere con passaporto canadese e residenza svizzera è uno che ha sempre dimostrato di saper trovare una giustificazione industriale a qualunque scelta manageriale, anche la più dura o sorprendente. Ne ha dato ampia prova in questi anni, creando e mollando “Fabbrica Italia” e costruendo tra Detroit, Londra e Amsterdam un grande polo automobilistico internazionale.

Ma nei giorni scorsi, quando è tornato alla carica con Elkann, ancora una volta non ha saputo trovare una spiegazione valida (anzi, “presentabile”, come dice lui) per i milioni investiti nel Corriere della Sera e ha fatto una nuova proposta al suo presidente: teniamoci “La Stampa” che è un po’ come la Juventus, anche se non vince allo stesso modo, ma vendiamo il ‘’Corriere” e piuttosto compriamo qualche giornale internazionale.

Nomi non ne sono stati fatti, ma la cassaforte Exor ha già una quota del 4,75% nell’Economist, e in giro per il mondo non mancano certi giornali che farebbero molto comodo alla nuova Fca per cementare il consenso intorno ai propri progetti di sviluppo.

Kaki Elkann però ha storto una volta di più la bocca. Anche quando Marchionne gli ha fatto presente che ormai Fiat non ha più alcun interesse a mettersi a duellare con gente come Diego Della Valle. “Non è questione di dargliela vinta o meno, è che si tratta di un avversario fuori target”, questo il ragionamento dell’amministratore delegato.

Un modo per far “contento” Marchionne sarebbe spostare la partecipazione nel Corriere in Exor, come ipotizza oggi il ‘’Giornale”. Ma Rcs perde un sacco di soldi e avrebbe un impatto negativo sul sistema delle accomandite di una vasta famiglia come quella degli Agnelli.

Insomma, è una strada nettamente in salita e sulla quale Kaki Elkann faticherebbe molto ad aggregare il consenso necessario tra il parentado. Il risultato, per ora, è che la quota nel Corriere non si tocca, nella speranza che Scott Jovane resista e s’inventi chissà quale rilancio.

da dagospia.com


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