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Il FInancial Times e il Wall Street Journal danno un giudizio negativo sul piano Marchionne per Fiat Chrysler

marchionne-montezemolo1. TRATTO DA “WALL STREET JOURNAL”: “I GRANDI SOGNI DI MARCHIONNE COSTANO SOLDI, E FIAT AL MOMENTO NON NE HA”
Renee Schultes per il “Wall street Journal”

Non ripaga sognare così in grande. Le azioni Fiat sono precipitate di quasi il 12% mercoledì a Milano dopo che il gruppo ha presentato un piano ambizioso che punta a vendere sette milioni di automobili nel 2018, il 60% in più dell’anno scorso. Fiat Chrysler Automobiles suppone di potere aumentare il risultato operativo tre volte tanto a quota 9 miliardi di euro alla fine del piano.

Sarebbe difficile persino per il produttore di auto con più risorse finanziarie e che genera più liquidità. E Fiat non lo è.

L’amministratore delegato Sergio Marchionne crede che Fiat abbia bisogno di vendere almeno sei milioni di auto l’anno per diventare credibile a livello globale. Ma il raggiungimento dell’obiettivo di gruppo dipende da quanto si guadagneranno quote di mercato, cosa che presuppone ottimisticamente che i concorrenti non reagiscano in alcun modo. Si prenda il Nord America: Fiat pensa di potere vendere nel 2018 un milione di auto in più dell’anno scorso. Ma si aspetta che l’industria nel suo complesso venda solo 1,3 milioni di macchine in più. (…)

I grandi sogni costano soldi, e Fiat al momento non ne ha. Il piano prevede di finanziare 32 miliardi di euro di investimenti entro il 2016 con 35 miliardi di ebitda (margine operativo lordo), fa notare Sanford C. Bernstein.

Ma questo implica un balzo di circa il 50% dell’ebitda annuo rispetto agli 8 miliardi di euro dell’anno scorso, cosa che sembra improbabile (…). Fiat insiste che non farà un aumento di capitale ma sembra proprio avere bisogno di cash per fare rifornimento.

2. TRATTO DA “FT”: “LE AZIONI FIAT NEL BREVE PERIODO NON DOVREBBE VINCERE PIÙ ALCUNA COMPETIZIONE”
Lex Column, “Financial Times”

E’ una nuova auto! L’idea vincente nella competizione Sohn Investment di quest’anno è stata quella di comprare azioni Fiat. Prezzo obiettivo: 16,5 euro. Si tratta, dopo tutto, del più economico produttore di auto del mondo e possiede Chrysler, giusto?

Giusto. Sì, Fiat è valutata a tre volte il valore di impresa rispetto all’ebitda. Renault, che, al pari di Fiat, si trascina dietro un debito consistente, nove volte. Le azioni di entrambe l’anno scorso hanno corso. Ma se Renault ha guadagnato un quarto, il prezzo di Fiat è cresciuta tra la metà e un terzo. (…)

Ieri le azioni Fiat sono crollate. Il giorno prima, a Detroit è stato presentato il nuovo piano industriale del gruppo. (…) Il flusso di cassa dovrebbe coprire gran parte della spesa prevista dal piano. Ma la ripresa dei conti non sembra essere abbastanza robusta. E la perdita annunciata nel primo trimestre fa supporre che sia così. (…) Le azioni Fiat nel breve periodo non dovrebbe vincere più alcuna competizione.

3. IL PIANO A CINQUE ANNI DI FIAT LASCIA FREDDI GLI INVESTITORI
Giovanni Legorano e Christina Rogers per il “Wall Street Journal”

Gli investitori hanno dato un voto di sfiducia a al nuovo piano industriale a cinque anni di Fiat Chrysler Automobiles, spingendo le azioni così giù che sono anche state sospese per eccesso di ribasso.

Fiat Chrysler conta su un aumento delle vendite delle auto di lusso come parte di un piano ambizioso. (…) Gli analisti hanno attribuito le vendite sulle azioni alla mancanza di chiarezza su come Fiat Chrysler metterà insieme i 48 miliardi in ricerca e sviluppo e spese per investimenti necessarie per raggiungere gli obiettivi, a meno di non dovere ricorrere a un aumento di capitale. (…)

Gli analisti sono scettici perché Fiat non ha raggiunto gli obiettivi di vendite e utili in passato e ora è appesantita da un debito di quasi 30 miliardi di euro – molto di più dei suoi concorrenti – mentre il suo core business europee brucia cassa.

“E’ difficile convincersi che il piano potrà essere finanziato. Fiat è schiacciata da un debito enorme con i relativi costi ed è soltanto poco redditizia”, dice Max Warburton, analista di Sanford C. Bernstein.

Incalzato dagli analisti sulla possibilità di avviare un aumento di capitale, l’ad di Fiat Marchionne non ha completamente escluso l’eventualità per il futuro. Ma per adesso, ha detto, la valutazione dell’azione è troppo bassa e la sua sensazione è che il piano possa essere implementato senza bisogno di una ricapitalizzazione. Marchionne ha però detto che è possibile che il gruppo emetta un bond convertibile, ipotesi comunque solo “possibile”. (…)

Quanto ai numeri del trimestre, “dati deboli non hanno contribuito ad aumentare la visibilità e la fiducia per il quadro di lungo termine”, ha detto l’analista di Mediobanca Massimo Vecchio. (…)

da dagospia.com

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Marchionne Fiat e Chrysler insieme, in un unico piano industriale 5 miliardi di investimento sull’Alfa Romeo

maserati alfieri elkann e marchionneMarchionne: Alfa punta a produrre mezzo milione di automobili
Attualmente escono dagli stabilimenti 73mila vetture. Il marchio del Biscione torna strategico, pronti massicci investimenti

AUBURN HILLS (Michigan) – «Stavolta non si apre un nuovo capitolo della nostra storia: siamo qui per scrivere un libro interamente nuovo: per la prima volta Fiat e Chrysler insieme, in un unico piano industriale». Sergio Marchionne apre il grande giorno di FCA, il gruppo nato dalla fusione dei due gruppi automobilistici: nel corso di una maratona lunga più di dieci ore verranno presentati agli analisti finanziari e alla stampa i progetti di tutte le marche per i prossimi cinque anni . Sapremo cosa verrà prodotto in ogni stabilimento, compresi quelli – come, in Italia, Cassino e Mirafiori – che non hanno ancora una missione chiaramente definita. E’ anche il giorno del grande rilancio dell’Alfa Romeo che torna negli Usa dopo quasi vent’anni, primo passo della sua affermazione come marchio globale. L’obiettivo è arrivare a vedere mezzo milione di Alfa entro pochi anni. Molto ambizioso, considerato che dagli stabilimenti della marca del Biscione l’anno scorso sono usciti solo 73 mila veicoli.
Investimenti
Alcuni analisti internazionali presenti qui, nel quartier generale di Auburn Hills, il più grande edificio di uffici del mondo dopo il Pentagono, non nascondono un certo scetticismo: l’Audi, ad esempio, ha impiegato quasi vent’anni a imporsi come marchio globale. E il gruppo italoamericano parte appesantito da un debito significativo, anche se non eccessivo (10 miliardi di euro) che potrebbe, di qualcuno, frenare gli investimenti. Toccherà al direttore finanziario Richard Palmer convincere la platea che il gruppo intende davvero investire massicciamente e ha le risorse per farlo. Quanto a bruciare le tappe , la scommessa non è certo facile. E negli ultimi anni le false partenze non sono mancate, per quanto riguarda l’Alfa. Ma stavolta questa marca è davvero strategica nel progetto di Marchionne di spostare le produzioni verso i prodotti «premium» del «made in Italy» che offrono margini di redditività più elevati, preziosi per coprire costi di produzione che nel nostro Paese non sono certo contenuti. E il successo di Maserati, le cui vendite stanno crescendo a un ritmo impressionante, può funzionare da apripista. Oggi già in apertura Marchionne ha cercato di rassicurare la platea sulla solidità di FCA. Ha ricordato le tappe precedenti – il piano che venne presentato proprio qui nel 2009, subito dopo l’uscita di Chrysler dalla bancarotta, e il meeting di Balocco del 2004, nei giorni più oscuri di una Fiat nella quale il manager italocanadese era appena arrivato (l’amministratore delegato celebrerà tra pochi giorni, il primo giugno, i suoi 10 anni alla Fiat).
Basi solide
Oggi è un’altra storia: il gruppo ha basi solide, è il settimo produttore mondiale di auto, conta di espandersi fino ad arrivare a 6-7 milioni di veicoli costruiti a fine piano, rispetto a 4,2 dello scorso anno. Un business rischioso, difficile quello dell’auto: alta intensità di capitale, competizione esasperata in tutto il mondo. Secondo Marchionne uno stimolo in più: una sfida contro la mediocrità culturale. Un primo pilastro di questo rilancio è la Jeep che già quest’anno potrebbe tagliare il traguardo del milione di veicoli venduti rispetto alle 730 mila dello scorso anno. E Marchionne conta di arrivare di arrivare addirittura a 1,9 milioni a fine piano, nel 2018, rispetto agli 1,5 attuali. Ottimismo esagerato? «C’è un mondo nel quale le persone non lasciano che le cose accadano» risponde Marchionne. «Le fanno accadere, non lasciano i sogni fuori dalla porta, si assumono rischi, lasciano il segno. E’ il nostro mondo».

di Massimo Gaggi da corriere.it

Fiat, ecco il piano industriale
Cinque miliardi per l’Alfa Romeo
Nella fabbrica di Melfi nasceranno 200 mila Jeep destinate all’esportazione

Il primo giorno di vita del Fiat Chrysler Group Automobiles inizia nel quartier generale di Auburn Hills in uno degli edifici più grandi del mondo. Davanti a una platea di investitori e addetti ai lavori ( ci sono anche delegazioni sindacali da tutto il mondo) Sergio Marchionne presenta il nuovo piano industriale per i prossimi cinque anni dopo il ritiro di «Fabbrica Italia». «Non è un capitolo ma un nuovo libro». Le pagine sono piene di numeri e programmi che avranno ricadute importanti sulle fabbriche italiane. «È un piano coraggioso che rompe con il passato. Agiremo come un’entità unica». Verso il traguardo delle sei milioni di vetture entro il 2018, dalle 4,2 attuali.
La sfida di Jeep
Fra i marchi che dovranno crescere di più c’è la Jeep: un milione di unità già quest’anno (nel 2013 ne sono state consegnate 732 mila). 900 mila in più nel 2018 che vuole dire . Di queste circa 200 mila arriveranno dall’Italia, da Melfi dove nasce la piccola Renegade. Presto partirà anche la produzione di tre modelli in Cina, gli stabilimenti passeranno da 4 a 10 e saranno localizzati in sei paesi. Dopo gli Stati Uniti sarà l’Asia il secondo «hub» mondiale. La tabella di marcia è serrata con previsioni di aumenti a doppia cifra del numero di concessionari in tutto il mondo e delle vendite: +35% solo in Europa. Ambizioso anche il cammino di Chrysler: dovrà quasi triplicare le vendite passando da 350 a 800 mila macchine. Cambiando strategia: il marchio diventerà più generalista per competere con Ford, Honda, Toyota e Hyundai. Di Lancia nessuna traccia finora.
Fiat cambia pelle
La trasformazione di Fiat la spiega Olivier Francois, responsabile del marchio confermando la nuova vocazione. Prodotti alla moda derivati dalla famiglia 500 e Panda, in Europa. Perché da altre parti la «Fiat è come un camaleonte». Confermati anche Freemont, qubo e Doblò. La Punto c’è, almeno per ora. Per capirci sarà difficile rivedere vetture come la Bravo o la Croma. Le previsioni per il brand capofila parlano di 1,9 milioni di unità al 2018, quattrocento mila in più di adesso. Insomma, non sarà più un marchio di massa, come confermano i numeri : 700 mila le previsioni per l’Europa al 2018, gli stessi numeri di oggi. L’espansione avverrà in Cina, Nord America e Brasile. Veniamo ai nuovi modelli per l’Europa: si parte con la 500X quest’anno, per passare a una berlina compatta e probabilmente a una spider (quella che doveva nascere insieme a Mazda sotto le insegne Alfa) nel 2015. L’anno successivo dovrebbe debuttare l’erede della Punto, una station wagon compatta e un’altra piccola coupé. Nel 2017 è previsto un crossover (potrebbe essere il sostituto della Freemont) e infine nel 2018 la nuova generazione della Panda.
La scommessa Alfa
Ma tutti i riflettori a Detroit sono concentrati sull’Alfa. Sul suo rilancio Marchionne si gioca quasi tutto. Dovrà mettere sul piatto 5 miliardi di euro per recuperare l’antica gloria che Harald Wester, capo del marchio,mostra agli investitori attraverso le vittorie di Fangio e Nuvolari. Nei piani ci sono otto nuovi modelli nei prossimi cinque anni. Con tecnologie e motori sviluppati in Italia, architetture con la trazione posteriore come erano le Alfa una volta prima del passaggio alla Fiat. Prodotti come la MiTo non avranno eredi, la Giulietta invece sì. Wester spiega che alla rinascita stanno lavorando oltre 200 ingegneri con la consulenza di capi progetto «presi in prestito» dalla Ferrari. Basteranno a far lievitare le vendite dalle 75 mila dell’anno scorso alle 400 mila del 2018?

di Daniele Sparisci da corriere.it

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Fiat Panda promozione Maggio 2014 al prezzo di costo di 9100 euro

fiat panda antartica passaruoteA maggio 2014 la Fiat Panda costa 9.100 euro

fiatNonostante gli incentivi le promozioni Fiat non si fermano: fino a fine mese, infatti, la versione d’accesso alla gamma della citycar torinese – la 1.2 Pop – si porta a casa con 9.100 euro invece di 10.610.

Sui modelli GPL e metano è previsto un finanziamento con anticipo zero, interessi zero e TAEG 2,79%. La Natural Power Pop, ad esempio, si può acquistare versando 48 rate mensili da 267,66 euro.

La Fiat Panda 1.2 Pop in offerta monta un motore a benzina da 69 CV e 102 Nm di coppia che permette all’auto più amata dagli italiani di raggiungere una velocità massima di 164 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 14,2 secondi. I consumi dichiarati? 5,2 l/100 km.

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