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Ecclestone F1 minacce al Gp del Bahrain


gp2-bahrainFormula 1 – Minacce a Ecclestone: “Cancella Gp in Bahrain”
La comunità hacker “Anonymous” annuncia un attacco web alla Formula1 se non verrà annullata la gara della prossima domenica

“Cancella la tua gara insanguinata”. Forte e schietto, è il messaggio che la comunità hacker “Anonymous” ha inviato a Bernie Ecclestone per convincerlo ad annullare il GP del Bahrain, in programma domenica prossima. Gli attivisti di Anonymous, che hanno già colpito il sito della Formula1 in passato e accusano il patron del circus di complicità nelle violazioni dei diritti umani del Paese, avvisano: “Se la gara andrà in scena, vi cancelleremo dal web. Siete stati avvertiti”.
Sebbene in maniera differente, anche un gruppo bipartisan di 20 parlamentari britannici ha sconsigliato a Ecclestone di portare il circus in Bahrain. “Dall’aprile del 2012 molte persone, tra cui anche bambini, hanno perso la vita, e l’intero paese vive nella paura e sotto minaccia – scrive il laburista Andy Slaughter, capogruppo del movimento ‘Democrazia in Bahrain’ -. La gara dello scorso anno si è svolta sotto legge marziale. Trecento manifestanti sono stati arrestati, alcuni hanno trascorso mesi in carcere. Molte persone di orientamento democratico sarebbero inorridite se la gara si dovesse svolgere tra le più atroci violazioni dei diritti umani”.
Da parte sua, Ecclestone ha risposto con una intervista dai toni tranquilli al “Mirror”, in cui è sicuro che i disordini che stanno scuotendo il Paese per il ritorno della F1 non intralceranno il regolare svolgimento della corsa. “Non penso che la gente in Bahrain sia cattiva – ha affermato il boss della F1 -, né che vogliano cercare di colpire il nostro sport. Noi siamo molto egoisti: vogliamo andare lì, fare una bella gara e ripartire”.

Eurosport


La cena a Dubai tra Alonso e Webber foto


webber alonso cena dubaiFORMULA 1, ALONSO A CENA CON WEBBER A DUBAI
Stanno studiando un’alleanza contro Vettel?

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Ecco quindi che la foto pubblicata da Alonso su twitter porta a qualche cattivo pensiero. Lo spagnolo della Ferrari è infatti a Dubai a cena con Mark Webber. L’australiano dopo i fatti di Sepang è in rotta con il suo compagno della Red Bull Sebastian Vettel, proprio il principale avversario di Nando per la corsa al titolo. I due stanno mettendo a tavolino un’alleanza contro il campione del mondo?

da sportmediaset.com


Stirling Moss le donne non hanno la testa per correre in Formula 1


stirling-moss“Le donne? Non hanno la testa per correre in F1″
Moss riapre il dibattito su donne e motori: “La forza non basta, hanno paura di morire”
La Formula 1 è un mondo maschilista, basta accendere la tv un quarto d’ora prima di un Gran premio per farsi un’idea: sulla griglia di partenza ci sono 22 piloti maschi pronti a guidare a 300 all’ora, circondati ognuno da una ventina tra ingegneri e meccanici maschi che ripassano strategie, cambiano gomme e fanno le ultime verifiche tecniche. E davanti a ogni monoposto c’è una ragazza scosciata e/o scollata che regge un cartello con il numero del pilota e sorride ai fotografi. Il ruolo femminile nel mondo dei motori salvo rare eccezioni si limita a questo: un accessorio estetico.
Quando torno a casa dalle trasferte di F1 sento i commenti invidiosi dei colleghi, ”certo che tu te la spassi”. Non è esattamente così: le grid-girl (impossibile italianizzarle in “grigline”)  arrivano su un pullman poco prima dell’evento, si mettono in posa per quella mezz’ora, risalgono sul bus e tornano alle loro vite.
Il maschilismo di fondo adesso comincia a collidere con la sete di denaro. Per una donna pilota gli sponsor farebbero follie, come sa bene il patron Bernie Ecclestone. Il problema è trovarne una che valga almeno Chilton o Van der Garde. “Purtroppo non ce n’è nessuna all’altezza”, si è lamentato Ecclestone. Perché? Stirling Moss, 83 anni, il più forte pilota a non aver mai vinto un mondiale (più sinteticamente: un eterno secondo), ha esposto una teoria: “Ci sono donne grandi e forti come un uomo, ma non hanno l’attitudine mentale al duello, allo scontro ruota contro ruota. Se è a rischio la vita, lo stress mentale induce una donna a rallentare. Questo significa non avere l’attitudine a vincere”.
Vero o falso? Il dibattito è aperto. Una donna che mena i maschietti in pista  è  Danica Patrick, che gareggia in America  (due vittoria in Indycar e una pole nell’ultima Daytona 500). In F1 l’ultima presenza è quella di Giovanna Amati, che nel ’92 non riuscì a qualificarsi. Lella Lombardi rimane l’unica ad aver conqustato mezzo punto nel Gp di Spagna ’75. Dunque? “Rispetto Moss, ma è di un’altra generazione – si arrabbia Susie Wolf, che alla Williams segue il progetto Donne in F1 -. Oggi le macchine sono molto più sicure e io stesso sto coltivando la speranza di correre in un Gran premio. Se non lo credessi possibile di certo non ci proverei”.  Ma non è una risposta chiara: una donna sarà mai in grado di correre alla pari di un uomo? Il dibattito è aperto.

da lastampa.it


I piloti che hanno più vittorie in Formula 1 in attività ancora Alonso e Vettel


alonso schumacher silverstoneFormula 1 – Alonso ora punta Senna, e non solo…
La bella e convincente vittoria di Shanghai può rappresentare una svolta nella stagione del pilota spagnolo, ma soprattutto per la Ferrari. Un successo arrivato dopo il botto di Sepang e in grado di cancellare i tanti dubbi delle ultime settimane. Il Cavallino può veramente lottare per il titolo iridato, non solo attraverso la classe di Alonso ma soprattutto grazie a una vettura competitiva

Preso un mostro sacro come Nigel Mansell, il prossimo obiettivo nel mirino di Fernando Alonso si chiama Ayrton Senna. In Cina, il pilota della Ferrari ha festeggiato il successo numero 31 in carriera, come l’ex britannico, portandosi in quarta posizione nella speciale classifica dei piloti più vincenti di sempre. Un’assenza dal gradino più alto del podio che cominciava a infastidire il samurai iberico della Rossa che non vinceva da ben 12 gare, dall’appuntamento tedesco di metà campionato dell’anno scorso.
Un’infinità per un campione come lui, ferito nell’orgoglio da quell’errore dettato dall’eccessiva foga di vittoria di Sepang. Botto che ha scosso lo spirito e l’anima di Alonso, determinato a rialzarsi con ancora più rabbia e ferocia in corpo. Un harakiri che, paradossalmente, ha forse cambiato la stagione di Alonso e della Ferrari così come il trionfo cinese.
“Quello che non uccide, fortifica”, spiegava Nietzsche. Certo, l’incidente di Sepang non ha certo messo in pericolo la vita di Alonso, ma ne ha minato per alcuni minuti morale e sicurezza. Un pensiero spazzato via con la consapevolezza di essere ancora uno dei migliori piloti in circolazione, ma soprattutto di poter finalmente contare su una macchina competitiva.
La Ferrari può lottare fino all’ultima curva del Mondiale per il titolo piloti. E questa volta lo può fare non solo attraverso alla classe e ai colpi estemporanei del suo fuoriclasse spagnolo, ma anche grazie a una monoposto veloce, competitiva e in continua crescita. Il team è forte, la macchina pure. Consapevolezze maturate a Maranello non certo solo dopo il weekend cinese. Alonso ha corso alla pari con gli altri anche in Australia, e anche prima dell’harakiri malesiano aveva dimostrato di poter lottare per il gradino più alto del podio.
A Shanghai il capolavoro: gap ridotto in qualifica, vettura affidabile e veloce, usura gomme gestita alla grande, tattica del muretto vincente, oltre al solito impeccabile lavoro del team ai box. Un mix di ingredienti abilmente gestiti da uno chef di fama mondiale come Alonso.
Un messaggio forte e chiaro a Red Bull e a Vettel, senza però dimenticare Raikkonen e Hamilton, come quello che sarà risuonato con un po’ di stupore nei box degli avversari quando l’ingegner Stella chiedeva allo spagnolo di non spingere troppo per non rovinare le gomme a pochi giri dalla bandiera a scacchi. “Ma non sto spingendo al massimo”; la risposta sincera ma altrettanto sprezzante del ‘samurai’ iberico.

Alessandro BRUNETTI  da eurosport


Gp Cina voti e pagelle piloti


ricciardo-sostituisce-karthikeyanGran Premio della Cina – Le pagelle di Shanghai: Fernando Alonso da 10
Diamo i voti ai protagonisti dell’entusiasmante battaglia cinese che ha visto trionfare il campione spagnolo della Ferrari.

ALONSO (10): come in Malesia, lo spagnolo è aggressivo sin dal via. Poi la sua è una continua prova di forza, nessun avversario riesce ad opporsi alla marcia del pilota di Oviedo che prende più volte la testa della corsa, con rimonte brucianti dopo ogni sosta. Alla fine transita solitario sotto la bandiera a scacchi. Il lavoro fatto dagli uomini in Rosso, unito al talento innegabile del due-volte campione del mondo, finalmente inizia a pagare.
RICCIARDO (8): già straordinario con l’accesso in Q3 conquistato con la sua Toro Rosso nella giornata di sabato, Daniel mostra di sentirsi a suo agio sul circuito di Shanghai.
RAIKKONEN (7):  nemmeno il contatto con Perez, che danneggia l’anteriore della sua Lotus, frena il finlandese che conferma il risultato delle qualifiche. Azzarda non rientrando a cambiare il musetto. Chiude davanti ad una Mercedes che ha mostrato di non aver risolto il problema di degrado degli pneumatici.
HAMILTON (6,5): ormai è affezionato al gradino più basso del podio. Straordinario in qualifica, mostra che la sua Mercedes ha però ancora qualcosa da chiedere sul piano tecnico.
VETTEL (6): ritarda il passaggio alle soft per cercare la rimonta. Vorrebbe lanciarsi alla caccia di Raikkonen, non riesce neppure a passare Hamilton fermandosi ai piedi del podio. Al termine di un fine settimana non felice per la Red Bull (ritiro di Webber e possibile penalizzazione che pesa sulla testa del campione del mondo in carica), porta a casa 12 punti.
MASSA (6): in evidenza quando imita l’ottimo spunto del compagno di squadra e passa Raikkonen in partenza, Felipe si smarrisce nella zona medio-alta del gruppo. Non un acuto in questa domenica per il pilota brasiliano che lamenta problemi con la gestione delle gomme.
PEREZ (5): si fatica a riconoscere in questo pilota il giovane che tanto aveva impressionato al volante della Sauber. Da quando è iniziato il campionato 2013 il messicano, che pure dovrebbe essere esaltato dal passaggio ad un top team, si sta invece rivelando una presenza incolore in pista. Chiude fuori dalla zona punti, in undicesima posizione.

  Ottavia MOLTENI da eurosport.it


Mensurati : Alonso Fenomenale in Cina


alonso barcellona 2013Fe-no-me-na-le”, la stravittoria di Fernando: “E non sto spingendo”

Con una gara terrificante per superiorità e sicurezza, Fernando Alonso spaventa tutti. Alla fine dei 56 giri del gp di Cina, il messaggio è forte e chiaro: la Ferrari F138 è una grande macchina e il suo primo pilota ci si trova alla grande. E se non bastasse il risultato – prima vittoria stagionale dopo dodici gare di astinenza ferrarista –  lo spagnolo (31 vittorie, oggi come Mansell, quarto nella storia della F1) ha pensato bene di chiarire il concetto a parole. Lo ha fatto prima della gara (”Mi aspetto un podio per domani, e anzi… anche qualcosa di più”), lo ha fatto durante la gara, quando il suo team, via radio, dopo l’ennesimo giro troppo veloce, gli ha chiesto (lo ha implorato) di non esagerare, di non rischiare, e lui ha risposto: “Ragazzi non sto spingendo!”. E lo ha fatto persino dopo la gara quando, stravincendo, ha costretto Andrea Stella – il suo ingegnere di pista – ha urlargli sempre via radio un eloquente e scandito “Fe-no-me-na-le”.

Già, fenomenale, che poi è il titolo di questa giornata di gloria rossa su Shanghai.

Fenomenale Fernando, che ha retto alla grande tutta la pressione che gli abbiamo messo addosso noi media, girando il coltellino (di Massa)  nella piaghetta (erano quattro gare che il brasiliano gli arrivava davanti in qualifica) e facendogli notare che la sua stagione, sino a questo punto, non era stata all’altezza della sua preparazione. Lui ha incassato con un sorriso di malcelata stizza, poi si è abbassato la visiera e ha fatto parlare la pista. Anzi, cantare.

E fenomenale la Ferrari che va in ogni condizione, con ogni gomma come non succedeva dal 2008 (vogliamo farli i complimenti al muretto, e a quei poveri diavoli di Domenicali e Tombazis?)

Una manciata di giri e la gara era già vinta, a parte un paio di incognite tattiche dovute più alla confusione generale in cui lo sport è precipitato per colpa delle Pirelli che non alla bravura degli avversari.

La Red Bull, ad esempio, si è complicata la vita da sola. Dopo due settimane di polemiche, gli uomini di Chris Horner si sono sparati un week end in pieno stato confusionale. Hanno suicidato Webber (che li ha aiutati alla grande in quest’opera autodistruttiva) e poi hanno scelto (scelto?) una tattica un po’ così per Vettel il quale – con una gara fantastica – è riuscito a limitare i danni.

Raikkonen – anche lui autore di una buona prova – con l’ala anteriore  rotta per metà gara porta a casa un bel secondo posto che lo proietta a 49 punti, giusto a ridosso di Vettel (52) e proprio davanti ad Alonso (43) in classifica generale.

Hamilton resiste all’attacco finale di Vettel (andava circa tre secondi a giro più veloce di lui) con la classe e la cattiveria dei migliori. Per il resto dimostra che la sua Mercedes è in grande ripresa e si candida come vero outsider per la vittoria finale.

Due capitoli a parte li meritano invece due argomenti cari ai frequentatori di questo blog. Massa e le Pirelli.

Massa. Con una macchina del genere e senza problemi ai box non ci sono scuse che tengano: un buon pilota non può arrivare per nessun motivo al mondo sesto. Sicuramente ci si appellerà al ritardo con cui dai box hanno richiamato il brasiliano per il primo pit stop. Ma sono, appunto, scuse. Gli abbiamo fatto i complimenti per come si è ritrovato, per come ha gestito la sua crisi. Ma è arrivato il momento in cui torni a rendere con costanza per quello che deve. La macchina c’è, adesso deve esserci anche lui.

Pirelli. La Ferrari ha vinto e in Italia in molti saranno contenti. In realtà a ben guardare, la Ferrari ha vinto un gp devastato dagli pneumatici. Incomprensibile. Sincopato. A tratti sembrava più una gara di strategia – un gioco di ruoli, una simulazione – che non un Gran Premio.

Non se ne può più.

E’ una vergogna a cui un nobile brand italiano – volente o nolente – si sta prestando. Correte ai ripari, ridateci la F1.

Marco Mensurati da repubblica.it


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