mercato
Auto l’aumento dell’Iva sarà una ulteriore stangata al mercato
Aumento Iva, stangata per l’auto
Ecco chi verrebbe colpito dal nuovo aumento sull’imposta del valore aggiunto
L’aumento di un punto dell’Iva il prossimo primo luglio (dal 21 al 22%), colpirebbe una serie di voci, dal vino alle scarpe, dagli elettromestici alla cura personale, dal pieno di benzina agli acquisti per la casa.
Tutti aumenti che peserebbero indirettamente anche sull’auto, ovviamente colpita subito per quanto riguarda auto nuove, pezzi di ricambio, benzina e carburanti, manutenzione e riparazioni.
Il passaggio dal 21% al 22% dell’aliquota Iva ordinaria (che riguarda circa il 60-70% dei consumi, sottolinea la Confcommercio) non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità, come alimentari, sanità, istruzione, abitazione ecc., tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto. Tuttavia, fa notare Federconsumatori, l’aumento di alcune voci come ad esempio i servizi di trasporto finiranno per ricadere anche sulla merce trasportata, con un effetto moltiplicatore nei mesi successivi sulla spesa finale.
Ecco comunque tutti i prodotti soggetti all’auemento:
- Vino, Birra;
- Abbigliamento, calzature, accessori riparazioni di abbigliamento e calzature;
- Elettrodomestici, Mobili, Articoli di arredamento, Biancheria per la casa, servizi domestici;
- Articoli per la casa, detersivi, lavanderia, tintoria;
- Auto, pezzi di ricambio, benzina e carburanti, manutenzione e riparazioni;
- Giochi e giocattoli, Radio, televisore, hi-fi e videoregistratore, Computer, cancelleria, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer, ecc.;
- Prodotti per la cura personale,
barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza, gioielleria, bigiotteria; – Parcella liberi professionisti
da repubblica.it
Dopo 18 mesi ad Aprile 2013 il mercato europeo torna a crescere
Mercato dell’auto in crescita in Europa
dopo 18 mesi consecutivi di calo
Il mese scorso – secondo i dati diffusi dall’Acea – nell’Ue a 27 più i Paesi Efta le nuove immatricolazioni sono infatti salite dell’1,8% rispetto ad un anno fa. In Italia invece resta un segno negativo del 10 %
Lo leggo dopo
Dopo 18 cali consecutivi, ad aprile il mercato dell’auto in Europa torna a crescere. Il mese scorso – secondo i dati diffusi dall’Acea – nell’Ue a 27 più i Paesi Efta le nuove immatricolazioni sono infatti salite dell’1,8% rispetto ad un anno fa, attestandosi a 1.081.307 unità. Ancora in calo i primi 4 mesi: -7% a 4.176.690 unità. In Italia le vendite restano in discesa e segnano un -10% a 116.209 unità.
Il Gruppo Fiat “continua ad essere pesantemente penalizzato dal risultato negativo del mercato italiano”. Così in una nota il Lingotto commenta i dati sulle vendite di auto in Europa ad aprile. Il gruppo evidenzia che la propria quota del 6,3% è “in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto a marzo 2013″ e che “il marchio Fiat cresce in tutti i principali mercati e i suoi modelli di punta si confermano saldamente leader nei loro segmenti”. Bene anche la nuova Ypsilon, con vendite in crescita del 17,7 per cento%.
Ad aprile Fiat Group Automobiles ha immatricolato nei 27 Paesi Ue più quelli Efta 68.181 nuove auto, in calo del 9,8% rispetto al 2012. Più contenuto (-4%) il calo del marchio Fiat, a 52.473 vetture. A marzo le vendite del Lingotto erano scese dell’1,2%. Nei primi quattro mesi il gruppo torinese ha ceduto il 9,3% a 266.121 unità. Nei 27 Paesi Ue più quelli Efta, FIat ha registrato una quota di mercato del 6,3%, in calo rispetto al 7,1% di un anno fa, ma in lieve crescita rispetto al 6% di marzo. Nei primi quattro mesi del 2013 la quota del Lingotto in Europa si è attestata al 6,4%, contro il 6,5% del 2012.
da repubblica.it
Fiat Aprile 2013 ancora quasi 10% in meno in Europa
GRUPPO FIAT IN EUROPA, IMMATRICOLAZIONI
AUTO IN CALO DEL 9,8% AD APRILE
TORINO – Immatricolazioni Fiat in calo nel mese di aprile. Nei 27 Paesi Ue più quelli Efta il gruppo ha venduto 68.181 nuove auto, in calo del 9,8% rispetto al 2012. Più contenuto (-4%) il calo del marchio Fiat, a 52.473 vetture. A marzo le vendite del Lingotto erano scese dell’1,2%. Nei primi quattro mesi il gruppo torinese ha ceduto il 9,3% a 266.121 unità.
LA QUOTA DI MERCATO Ad aprile Fiat Group Automobiles ha segnato nei 27 Paesi Ue più quelli Efta una quota di mercato del 6,3%, in calo rispetto al 7,1% di un anno fa ma in lieve crescita rispetto al 6% di marzo. Nei primi quattro mesi del 2013 la quota del Lingotto in Europa si è attestata al 6,4%, contro il 6,5% del 2012.
da leggo.it
La Shell in Germania vuol fare pagare un euro per gonfiare le gomme
Germania, un euro per gonfiare le gomme, è polemica
La Shell lancia un esperimento per cercare di far quadrare i costi dei punti di riferimento
Brutta sorpresa per gli automobilisti tedeschi: la Shell ha avviato un esperimento in 100 delle sue 2200 stazioni di servizio in tutto il Paese, facendo pagare un euro a chi vuole gonfiare le gomme. Di fronte alle proteste indignate degli automobilisti, il colosso petrolifero ha spiegato la misura con il fatto che molto spesso gli apparecchi per il gonfiaggio vengono non solo danneggiati, ma anche rubati. Con l’aggancio del tubo dell’aria alla colonnina in cui inserire la monetina da un euro almeno i furti non saranno più possibili.
Nel corso dell’estate, ha riferito il tabloid Berliner Kurier, la Shell deciderà se estendere a tutti i distributori il pagamento dell’uso delle pompe per gonfiare pneumatici di automobili e moto.
La Esso sta invece testando un sistema più raffinato, in base al quale gli automobilisti al prezzo di un euro hanno il diritto di usare la pompa aspirante per pulire l’interno della vettura e gonfiare anche le gomme. Preoccupato per l’iniziativa di far pagare l’aria nelle ruote agli automobilisti è l’Adac, il potente Automobil Club tedesco con quasi 20 milioni di aderenti, secondo il quale esiste il rischio che gli automobilisti per risparmiare un euro viaggino con gli pneumatici non sufficientemente gonfi, “con il rischio di aumentare non solo gli incidenti, ma anche il consumo di benzina”.
da repubblica.it
Germania riprende in Aprile il mercato dell’auto
”Ripresina” in aprile: +3,8%. Benissimo Jaguar e Seat
Sospiro di sollievo in Germania per l’andamento delle immatricolazioni del mese di aprile (284.444) che sono aumentate del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2012. L’inversione di tendenza (forte rispetto a marzo) non è bastata a riportare in positivo il dato da inizio anno: da gennaio a fine aprile sono state vendute l’8,5% di auto in meno. La quota privati si è attestata al 39,8%, poco sopra quella dello scorso anno. La richiesta di suv è cresciuta del 15,2%.
Il primo quadrimestre tedesco è stato particolarmente gratificante per due marchi: Jaguar che l’ha chiuso in crescita del 34,4% (+186,% solo in aprile) e Seat (che ha appena avvicendato l’amministratore delegato), che l’ha archiviato con un balzo del 32,4% (+67,8% in aprile). Lo scorso mese il numero dei marchi “positivi” è cresciuto, ma il bilancio del quadrimestre resta pesante. Sono preceduti dal segno “+” solo Dacia (6,7%, grazie al +33% di aprile), Honda (5,4% in virtù del +23,3% di aprile), Jeep (3,6, nonostante il -7% dello scorso mese), Kia (5,4%, sostenuto dal +25,2% di aprile), Land Rover (20,7%; +37,3% negli ultimi 30 giorni), Porsche (2,3%, soprattutto con il +16% di aprile) e Subaru (6,8% e addirittura +127,6% in aprile).
Per Alfa Romeo e Lancia la flessione è senza fine: il Biscione cede il 49,5% (-57,2% del quadrimestre), Lancia perde un altro 62,3% (-61,4% dall’inizio dell’anno), mentre Fiat è praticamente allineata con il mercato (-4,1%). Volkswagen resta il marchio leader: in aprile recupera il 4,2%, ma contabilizza un -11,5% nel quadrimestre. Tutti i marchi tedeschi ad eccezione di Bmw (-10,2 %), Mini (-18,3 %) e Smart (-12,1 %) hanno registrato una crescita in aprile. In Germania, le auto ad alimentazione “alternativa” sono ancora meno dell’1%. Ma in aprile le immatricolazioni di quelle elettriche sono aumentate del 91,9% (la Merkel ne voleva un milione su strada entro il 2020), quelle a metano del 79,8% e quelle ibride del 66,8%.
Il superbollo auto di Monti è stato un flop incassati meno della metà dei soldi previsti concessionari chiusi e settore sportivo in crisi
Il superbollo auto di Monti? Flop da cento milioni e mercato delle sportive in crisi
Mille Porsche al giorno vendute sui mercati esteri, concessionari chiusi e settore in ginocchio. Ma nessuno ha ancora rimesso in dubbio la validità della supertassa. La gabella per le auto con una potenza superiore a 250 cv colpisce indiscriminatamente anche vetture non di grande valore
Il professor Monti e i suoi tecnici avevano previsto un introito di 170 milioni di euro, ma lo Stato ne incasserà solo una sessantina. Secondo i calcoli dell’ Unrae (l’unione dei rappresentanti dei veicoli esteri) si tratta della “conseguenza della fuga dei clienti di alto livello”. L’introduzione del superbollo calcolato in base alla potenza (non in base al valore effettivo dell’auto) non solo si è rivelata un flop, ma ha anche causato un danno per il momento non calcolabile per l’erario: ha sostanzialmente distrutto il mercato delle auto potenti e ha fatto registrare la conseguente perdita dell’Iva e dell’Ipt. Non solo: ha anche ucciso una passione tutta italiana. E un settore che su quella passione si sosteneva.
Un’auto potente, frutto dell’acquisto in libero arbitrio di un cittadino che fa i suoi conti di bilancio, infatti, consuma più benzina e più gomme, ha bisogno di manutenzione frequente, necessita di pezzi di ricambio costosi e di officine specializzate. E il suo proprietario paga anche polizze assicurative più alte. Insomma, il settore dei bolidi muove un indotto non indifferente. Chi ama questo tipo di auto, inoltre, oltre a esborso alto al momento dell’acquisto e manutenzione costosa, deve fare i conti non tanto con il redditometro (che ha già messo in preventivo), bensì con la percezione – sempre più diffusa nell’era dei tecnici – di essere visto come un evasore fiscale a causa dell’assioma “auto di lusso uguale tasse non pagate”. Da qui l’iniziativa di un concessionario Porsche di Brescia – uno dei più importanti d’Italia -, che ha fatto stampare per i propri clienti piccoli adesivi da incollare accanto al contrassegno dell’assicurazione in cui è scritto “Io pago le tasse“.
Percezione negativa della gente, superbollo e controlli sempre più pressanti dell’Agenzia delle Entrate tuttavia un effetto lo hanno avuto. E così gli italiani hanno reagito in modo rapido, vendendo semplicemente la maggior parte delle supercar presenti sul territorio. “Per non farsi vedere in giro e incorrere negli sguardi di riprovazione dei passanti” spiegano alcuni. Un fenomeno che i concessionari quantificano con dati che fanno impressione. La Porsche ha calcolato una ‘fuga’ di auto con il suo stemma di almeno mille esemplari al giorno, un crollo delle vendite in Italia vicino al 45% (a cui fa da contraltare un successo del marchio a livello mondiale con cifre record nel 2012) e una fortissima svalutazione dei modelli. Il trend, inoltre, è in costante picchiata.
Lo stesso accade anche per altri nomi di prestigio come Ferrari, Maserati, Lamborghini. Secondo la Federauto la Maserati ha perso il 77% di vendite nel marzo scorso, la Ferrari il 38% (anche in questo caso a fronte di ottime vendite all’estero e bonus extra agli operai di Maranello sulla falsariga della Volkswagen). Con queste percentuali gli effetti ricadono sui protagonisti del settore, con i concessionari costretti o a licenziare i venditori per risparmiare o, in casi estremi, a chiudere bottega. E le auto già presenti in Italia? Moltissime finiscono Germania (acquistate con valutazioni inferiori anche del 30% a quelle pre-crisi), altre in Francia, che di fatto è diventato il secondo mercato per i bolidi provenienti dall’Italia.
Proprio la valutazione affrettata e approssimativa, che poco ha a che vedere con il mercato delle auto, può essere alla base della decisione di legare il valore di un’auto alla sua potenza, senza considerare l’effettivo valore. Un piccolo esempio: una Porsche Panamera diesel del valore di 84mila euro (con alcuni accessori può sfiorare i 100mila) e con 184 kw – cioè uno in meno del limite dei 185 kw previsti per accedere alla soglia del superbollo – non paga la tassa. Non solo. Dopo l’invenzione del turbo e con la tecnologia attuale, tirar fuori cavalli da un piccolo motore non è così difficile, tanto che piccole auto potenti dal costo non proibitivo pagano più tasse della super berlina di lusso Porsche. Il paradosso, quindi, è che si potrebbe perfino configurare il superbollo come una tassa su una ‘qualità’ della macchina (la potenza) che non necessariamente ne determina il valore.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si è provato a colpire le auto da ricchi, ma a pagarne le conseguenze è un settore che dà lavoro a migliaia di persone. In Francia, il governo Hollande secondo il quotidiano La Tribune, avrebbe in cantiere un provvedimento per incamerare quattrini dalle auto potenti, ma non attraverso un superbollo deciso ad acquisto già effettuato, il che equivale a cambiare le regole durante il gioco, ma semplicemente tassando le auto di grossa cilindrata al momento dell’acquisto. Basterebbe copiare.
di Lucio Valetti da ilfattoquotidiano.it
