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Peugeot 208 bifuel gpl con impianto Landi

Peugeot 208 Gti 2013Peugeot 208 bifuel (benzina e gpl) con impianto Landi
Doppia alimentazione per Peugeot 208. La filiale italiana del costruttore francese ha ufficializzato il debutto della versione bifuel (benzina e gpl) della berlina bestseller del Leone. Peugeot 208 bifuel a gpl è disponibile con la motorizzazione a 16 valvole 1.4 VTi da 95 cavalli (93 a gpl) sia nella versione a tre sia in quella a cinque porte.

La coppia massima è di 136 Nm a benzina e di 124 a gpl con consumi rispettivamente di 5,6 e 7,6 litri per 100 chilometri nel ciclo misto. L’impianto è stato sviluppato dall’italiana Landi e non richiede alcun collaudo perché beneficia della “omologazione in fase 2” garantitata dal costruttore. Al serbatoio da 50 litri della benzina c’è quello da 33,6 per il gas petrolifero liquefatto. Il listino di Peugeot 208 bifuel a gpl parte da 14.200 euro (da 14.900 per la cinque porte).

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La Peugeot in mano ai cinesi di DongFeng per questo Gm si defila

Peugeot 308 2014 03L’ Europa è diventata per l’auto il peggior mercato del mondo. Al punto che già alcuni marchi globali sono pronti ad uscirne: lo ha appena annunciato la Chevrolet, di proprietà GM, l’ha già fatto la Daihatsu controllata dalla Toyota. Allo stesso modo i grandi costruttori europei stanno prendendo le misure per rendersi sempre meno dipendenti dalle vendite nel vecchio continente con l’obiettivo dichiarato di far diventare la Cina il loro primo mercato. È qui, infatti, che si gioca la partita decisiva sulle sorti dell’auto. Nella Cina dei record dove le vendite crescono a doppia cifra e dove tutti corrono a fare affari. Ed è così che si legge l’arrivo del gruppo cinese DongFeng nella proprietà Psa (Peugeot Citroen). Un’entrata di cui si parla da ottobre con una quota pari al 30 per cento (superiore quindi a quella del 25% detenuta dalla stessa famiglia Peugeot) e che ora diventerebbe ancora più decisiva dopo la decisione della GM di vendere la propria del 7 per cento anche a costo di incassare una minusvalenza di 59 milioni di dollari. Insomma, i conti si rimescolano nella direzione del mercato. Così una casa automobilistica fin troppo “europea” rimette parte del proprio destino alla Cina mentre la Gm toglie un’altra delle sue tessere dal complicato e poco redditizio mercato dell’Unione.

Peugeot nel mirino di Dongfeng i cinesi alla conquista

dongfengDongfeng punta al 30% di Peugeot
Il costruttore cinese ha un piano per entrare nell’azionariato

Pechino-Parigi, come la storica corsa automobilistica. Nel destino del gruppo Psa c’è la Cina. Il costruttore della Repubblica Popolare DongFeng sarebbe pronto a rilevare il 30% del gruppo francese, secondo quanto riportano i media locali. Peugeot-Citroën ufficialmente per ora non commenta. Ma, ad Automotive News, un portavoce ammette «di esaminare nuovi progetti di sviluppo industriale e commerciale con diversi partner incluse le implicazioni finanziarie che potrebbero accompagnarli». Anche se «al momento non è stato ancora deciso nulla».
LA PARTITA-Le trattative sono in corso: DongFeng, con il quale il gruppo d’Oltralpe ha già una solida joint venture per il mercato cinese, avrebbe messo sul piatto più di un miliardo e 200 mila euro per entrare prepotentemente nel capitale di Psa. Con il 30% in mano supererebbe i due maggiori azionisti, la famiglia Peugeot e General Motors che detengono rispettivamente il 25,5% e il 7%. Soldi che farebbero gola al costruttore, provato dalla prolungata crisi del mercato europeo dell’auto. A causa della forte dipendenza da Francia, Spagna e Italia, Peugeot ha pagato più di altri: Parigi è intervenuta concedendo una linea di credito per salvare il ramo finanziario dell’azienda, il resto lo ha fatto l’amministratore delegato Philippe Varin con un drastico piano di ristrutturazione da undicimila mila esuberi che prevede la chiusura della fabbrica di Aulnay, alle porte della capitale. Ma secondo gli analisti i tagli potrebbero non essere sufficienti, se la domanda di auto non si riprenderà come è probabile. E se non sarà trovato un accordo con i sindacati francesi che prevede maggiore flessibilità e un congelamento delle paghe per i prossimi anni. In cambio l’azienda s’impegna a non chiudere altri stabilimenti in Francia e a mantenere le attività di ricerca e sviluppo nel paese dov’è nata.

CONTI IN ROSSO-Nel primo semestre le perdite della divisione auto hanno superato il mezzo miliardo di euro. I cinesi con i loro capitali potrebbero fornire ossigeno: anche perché l’importanza della Repubblica Popolare per Psa cresce rapidamente. Poche settimane fa è stato inaugurato uno stabilimento nello Shenzen per produrre le vetture di lusso della gamma Ds. Nel primo semestre le vendite in Cina sono cresciute del 33%, ma rispetto alla Volkswagen i numeri sono ancora marginali: 442 mila vetture nel 2012 contro le oltre 2 milioni dei tedeschi.

IL NODO GM- Uno degli ostacoli alla trattativa con DongFeng è la General Motors, che di Psa detiene il 7% del capitale azionario in nome di un’alleanza fondata sullo scambio di tecnologie e sulla condivisione delle fabbriche. Se l’affare con i cinesi andasse in porto, Gm potrebbe ritrovarsi un pericoloso concorrente (anche se alleato) nel mercato più importante del mondo.

VOLVO E MG IN MANO AI CINESI- Per i cinesi comunque non sarebbe il primo colpo: marchi come Volvo eMg sono saldamente controllati da società asiatiche. Il primo dalla Geely che l’ha rilevata dalla Ford, il secondo dalla Shangai Motor Company che l’ha acquisita dopo vari passaggi dal fallimento della Rover.
 
Daniele Sparisci da corriere.it

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