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Tata Nano Ev debutto europeo
Auto elettrica, così fan tutti
ora nella mischia c’è anche Tata
La casa indiana presenta la Vista EV. La commercializzazione inizierà nel Regno Unito nei prossimi mesi estivi
Tutti uniti nel presentare modelli di auto elettriche. Ora nella mischia si getta anche la Tata, famosa fino a oggi solo per la produzione di vetture low cost. Evidentemente la recente acquisizione di Jaguar e Land Rover deve aver ridato forza agli indiani che ora tentano il “colpaccio” tecnologico. Ossia lanciare una vettura completamente elettrica.
Così è partito il conto alla rovescia per la commercializzazione della tata Vista EV, sigla che sta ad indicare l’alimentazione elettrica di cui è dotata la innovativa vettura del marchio indiano. Il lancio inizierà nel Regno Unito, oltre che in alcuni Stati europei, nei prossimi mesi estivi.
Prodotta in Gran Bretagna presso la Tmetc, la sussidiaria inglese di Tata Motors – Tata Motors European Technical Center – verrà fornita in numeri limitati ai parchi flotte, in modo da formare una solida base di clientela e, contemporaneamente, permettere lo sviluppo dei servizi post-vendita, fasi che dovranno essere completate per il lancio ufficiale nel 2012.
In quest’ottica, lo scorso dicembre Tmetc ha dato il via alla fornitura di 25 Vista elettriche da inserire nel programma Cabled (Coventry and Birmingham Low Emission Demonstrator), promosso dal Technology Strategy Board. Sempre in dicembre, il DfT/OLEV – Department for Transport Office for Low Emission Vehicles – ha confermato a Vista EV l’accesso al Picg, Plug-In Car Grant, fondo governativo che sovvenziona i produttori di automobili qualificati, elargendo sino a 5.000 sterline per ogni veicolo venduto tra gennaio 2010 e marzo 2012.
da repubblica.it
Tata verso la automobile ad acqua
Il sogno rivoluzionario di mister Tata: l’automobile ad acqua
Fino a ieri, dopo le tante novità a emissioni zero presentate lo scorso anno e ormai pronte a scendere in strada, il 2011 si presentava per l’industria automobilistica, che inizia i festeggiamenti dei suoi primi 125 anni di vita, come l’anno dell’auto elettrica, quello di una svolta decisa verso una mobilità concretamente sostenibile.
Ma l’anno iniziato da poche ore, dichiarato dall’Onu «Anno Internazionale della Chimica» e subito onorato, come vedremo, si presenta invece con una notizia che, per l’ambiente, va ben oltre la mobilità elettrica.
Ratan Tata, che guida il gruppo con il suo nome, ha infatti annunciato un programma di finanziamento di 15 milioni di dollari per una società che si occuperà di studiare l’auto ad acqua, il sogno proibito di ogni automobilista, la tecnologia della quale, se applicata, non è nemmeno possibile immaginare l’impatto sociale ed economico.
Non è la prima volta che il tycoon indiano, inserito da Forbes al 61° posto nella classifica delle 100 persone più potenti del pianeta ma non fra i più ricchi nonostante amministri un complesso gruppo che spazia dal te alle automobili e impiega oltre 360mila dipendenti, insegue la chimera delle propulsioni rivoluzionarie, come quella dell’«air car» progettata dall’ingegnere francese Guy Negre, l’automobile a aria compressa da sviluppare con tecnologie acquistate da Tata nel 2008, un progetto poi abbandonato per gli enormi costi necessari alla loro applicazione. Sensibile al fascino di tutto ciò che stravolge le regole del business globale (l’esiguo patrimonio che gli è riconosciuto deriva dal fatto che il Gruppo Tata è gestito come una fondazione), a cominciare dalla piccola Nano, l’auto supereconomica destinata ad emancipare milioni di indiani che viaggiano su obsolete motociclette che finalmente sembra aver trovato in India la strada del successo, Ratan Tata si è ora innamorato di una tecnologia progettata da un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology guidato dal Professor Daniel Nocera. L’équipe del M.I.T. ha infatti elaborato un particolare processo elettrolitico per la separazione dell’ossigeno e dell’idrogeno che compongono l’acqua che prevede l’uso del secondo come combustibile, qualcosa di simile a quanto già studiato dagli stessi ricercatori americani per lo sfruttamento dell’idrogeno da elettrolisi come fonte d’energia nelle abitazioni. Rivoluzionario, rispetto ai progetti di auto a idrogeno per il momento accantonati dall’industria automobilistica, è il fatto che il combustibile potrebbe essere prodotto a bordo dell’auto, superando così il problema delle reti di distribuzione e lasciando da risolvere soltanto quello del suo stivaggio in totale sicurezza.
La semplicità della ricarica di un’auto elettrica attraverso la presa di corrente, la tecnologia Plug-in che abbiamo appena scoperto e cominciato a conoscere, sarebbe in un batter d’occhio spazzata via dal pieno fatto al rubinetto di casa o alla fontanella dei giardini pubblici. Basteranno i 15 milioni di dollari messi a disposizione degli scienziati da Tata per rendere concreto questo scenario da paese dei balocchi? O la «water car» farà la fine dell’«air car»? Finora tutte le tecnologie prese in esame per consentire di viaggiare sicuri a bordo di una vettura con idrogeno nel serbatoio si sono rivelate antieconomiche, anche su ammiraglie come la Serie 7 e sono quindi, allo stato dell’arte, improponibili per le vetture per il popolo tanto care al magnate indiano che nella sua scuderia annovera però anche i brand di lusso Jaguar e Land Rover acquistati nel 2008 da Ford. Difficilmente Tata troverà partner nella sua impresa, visto che i grandi gruppi sono finalmente in vista dei primi ricavi dopo gli enormi investimenti fatti per l’auto elettrica, e che i clienti si stanno a poco a poco abituando all’idea di salirci a bordo. Ma troverà sicuramente dei nemici nei colossi dell’industria petrolifera per i quali il sogno del raffinato imprenditore indiano potrebbe trasformarsi presto, come minimo, in un vero incubo.
Piero Evangelisti da ilgiornale.it
Tata Nano crollano le vendite in India – 85 %
Flop della Tata Nano, vendite in India crollano di 85%
Si sta rivelando ben lontana dai successi promessi la Tata Nano, la strombazzata auto low cost del gruppo indiano: a due anni dalla presentazione le vendite risultano crollate dell’85 per cento. A ottobre in tutta l’India – il secondo paese più popoloso dell Terra, con oltre un miliardo di abitanti – sono state vendute solo 509 Nano, riporta il Financial Times. E la casa produttrice corre ai ripari: i manager tata stanno preparando una campagna di marketing per rivitalizzare le vendite. La Tata Nano è una city-car che costa l’equivalente di 2.500 dollari, 100.000 rupie in India, ma non riesce a conquistare i favori della nuova classe media. Chi ha un po’ di soldi e vuole comprare la sua prima quattroruote cerca qualcosa di più ‘speciale’, sebbene accessibile. Certo non hanno aiutato alla sua immagine i diversi casi di incendio di Nano nuove, che hanno avuto grade risalto sulla stampa del subcontinente. Ma non riesce a richiamare nemmeno le fasce povere della popolazione, perché sebbene costi poco, per coloro che guadagnano meno di 10.000 rupie al mese il prezzo è troppo alto, rileva il quotidiano.
da apcom.net
Tata Aria in Europa ?
Tata Aria, tra suv e berlina in colpo solo
Altro marchio che fino a qualche tempo fa potevamo definire emergente e che ora invece a conquistato importanti quote di mercato, anche grazie a importanti acquisizioni commerciali è proprio la Tata, che al salone parigino ha presentato la sua nuova idea di auotovettura, l’Aria.
Nome alquanto originale per quest’ultima arrivata che si manifesta a metà strada tra un suv ed una berlina con quella linea che la rende spaziosa e muscolosa al tempo stesso.
Ad un primo sguardo notiamo subito la calandra cromata che riprende lo stile del marchio Tata nel mondo, fari trapezoidali e grosse prese d’aria con subito dopo, bene visibili i fendinebbia.
Internamente ha spazio da vendere, con dettagli semplici ma ben rifiniti, come i sedili in pelle e la posibilità anche di far scorrere il divanetto posteriore e abbattare tutti gli schienali per guadagnare in volume.
Prodotto questo che è disponibile in vari allestimenti tra i quali possiamo segnalare il Pleausure, Prestige e Pride supportati da una variante di ben otto colori per il cliente finale.
Di serie torviamo caratteristiche come i sensori di luminosità e pioggia, il cruise control, il climatizzatore automatico e il sistema multimediale, con collegamento Bluetooth, mentre è possibile avere tra gli optional anche la telecamera posteriore per il parcheggio.
La sicurezza attiva e passiva è garantita da 6 airbag, Abs con Edb ed Esp con controllo di trazione. Il cuore pulsante è assicurato da un common rail di 2.2 litri da 140 CV con l’importante adozione della trazione integrale con Torque-on-demand, che riesce a garantire la coppia motrice adeguata a seconda del tipo di terreno che si sta affrontando.
da excite.it
La Tata si compra la torinese Trilix
Auto. Tata Motors acquista l’80% dell’azienda torinese Trilix
Dopo Volkswagen, che ha recentemente acquisito il controllo della Italdesign di Giorgetto Giugiaro, anche Tata Motors ha fatto shopping nell’area torinese, acquistando l’80% delle quote della Trilix.
L’operazione, che ha un valore di circa 1,85 milioni di euro, rafforza la presenza dei grandi gruppi automobilistici esteri nella “Design Valley” attorno a Torino, con importanti possibilità di crescita per le aziende del settore. Trilix, creata con l’uscita di un gruppo di dirigenti e di stilisti dall’Idea Institute – importante azienda di design che aveva contribuito alla realizzazione di molte auto del Gruppo Fiat negli Anni 80 e 90 – conta una trentina di dipendenti ed è specializzata nella gestione completa dei progetti, dal design alla realizzazione dei prototipi, dall’ingegnerizzazione allo sviluppo della vettura completa.
Tra le più recenti creazioni della Trilix, la Tata Nano, la celebre city car low cost, che dovrebbe essere a breve commercializzata anche in Europa. Ai tre fondatori della Trilix (Bryn Jones, Federico Muzio e Justyn Norek) resterà il 20% delle quote. Tata nel comunicare questa acquisizione precisa che l’operazione rientra nel programma di rafforzamento delle capacita’ di lavoro e progettazione del Gruppo.
da blitzquotidiano.it
Il villaggio indiano contro la Tata
India, il villaggio blocca la realizzazione dell’acciaieria della Tata: “Non possiamo vendere, qui vivono gli spiriti degli avi”
In India centrale, Al tribunale di Jagdalpur, un piccolo gruppo di tribali di Sirisguda, un villaggio di 400 famiglie, ottiene il solito rinvio sul loro mandato di carcerazione (torneranno qui il mese prossimo). Guidati da un avvocato induista, i tribali «adivasi» di campagna risiedono ai confini delle risaie di Sirisguda. Sono degli aborigeni della tribù Madiya, adoratori dei propri dèi locali, Prodesi, Parvadeo e Englajin.
Tata Steel, il gruppo che Fortune colloca al posto numero 410 fra i più grandi al mondo con ricavi da 21 miliardi di dollari nel 2009, progetta un’acciaieria da 4,1 miliardi e quasi 10 mila posti complessivi nel luogo dove ora vivono gli dèi e i risicoltori di Sirisguda. Ma in base alla costituzione indiana, Tata non può sfrattarli e prendersi la terra. Deve convincere gli aborigeni, la prima generazione ad aver mai mandato i propri figli a scuola, a vendere.
Dal 2006 Tata Steel ci sta provando. Da allora, l’amministrazione locale di Jagdalpur ha incriminato per reati contro l’ordine pubblico 13 capifamiglia adivasi che nelle assemblee si oppongono ferocemente all’accordo. Il gruppo di Mumbai ha messo a disposizione dei politici locali i fondi per l’offerta ai tribali, delegando loro l’operazione.
Questa prevede l’acquisto della terra a 150 mila rupie (circa 2450 euro) per acro, quando il prezzo di mercato si aggira sulle 80 mila. Chi vende avrà diritto anche a tre anni di studi tecnici o di ingegneria per i figli, un po’ di terra altrove e a un appartamento nuovo in una vera casa di cemento, non più nelle catapecchie di selci accatastate dove gli adivasi vivono da sempre.
A un giovane di ciascuna famiglia che dovesse accettare l’offerta, Tata garantisce poi un posto nell’acciaieria che sorgerà: remunerato tra le 30 e le 50 mila rupie al mese (fra 500 e 800 euro circa), l’equivalente del ricavo lordo annuo di un acro a riso grezzo; oggi, a Sirisguda, per crescere un figlio servono 7 mila rupie (115 euro) l’anno. A queste condizioni, secondo l’azienda il 70-75 per cento dei proprietari terrieri e 8 dei 10 villaggi interessati hanno già aderito: più di 8 mila abitanti su 12 mila.
A Sirisguda, invece, nessuno. A chiunque si chieda il perché, la spiegazione è la stessa: «Non possiamo vendere, a nessun prezzo. Lo spirito dei nostri avi si trova in questa terra». In questo villaggio i bambini in giro sembrano ben nutriti, i vecchi, gli uomini e le donne sono spesso scalzi, a volte seminudi, tutti proprietari almeno di qualche acro, tutti ostili a Tata. Qui è raro trovare un adivasi che sappia esattamente quanti anni ha, il solo tempo che conta è un presente continuo, in equilibrio e senza progresso; l’unico passato rilevante sono gli avi, quelli che vivevano in questa terra «migliaia di anni fa».
Tata aspetta e non molla: ha disperatamente bisogno dell’acciaieria. Secondo Siddhartha Roy, economista del gruppo, oggi l’India paga le materie prime il 15 per cento più della Cina perché non ne produce abbastanza e deve importarle. Qui intorno a Jagdalpur esistono giacimenti di ferro e bauxite fra i più vasti del subcontinente. L’acciaio di queste parti potrebbe alimentare il boom dell’industria indiana dell’auto, le cui vendite sono salite del 40% solo nell’ultimo anno. In un Paese con 500 milioni di poveri e un settore manifatturiero ancora debole, è da lì che possono arrivare i posti di lavoro del futuro.
da blitzquotidiano.it
Tata Nano a fuoco
La Tata Nano non si può certo definire una vettura estremamente sicura , ma anche se concepita per un mercato povero ed emergente , fa sempre impressione vederne una andare in autocombustione. A Mumbei Satish Sawant un signore che aveva da poco acquistato la Nano ha visto un motociclista fargli dei segnali preoccupati indicando che la macchina era incendiata dietro.
Sawant ha dichiarato : non mi ero accorto del fuoco il motore era dietro di me. I passeggeri sono incolumi ma la polizia ha aperto una indagine sul caso.
Che le automobili ogni tanto prendano fuoco non è una novità. Ma pare che i casi di autocombustione della Nano siano in numero da non sottovalutarsi.
Mercedes esce dalla Tata
Daimler cede quota in Tata
Per un valore di 428 milioni di dollari
Daimler sta per cedere la partecipazione azionaria detenuta in Tata Motors in una transazione valutata 428 milioni di dollari. Lo riportano a Bloomberg fonti vicine alla societa’ tedesca che con Tata aveva formato una partnership nel 1954 per la realizzazione dei veicoli commerciali. Daimler cedera’ in blocco i suoi 25,6 milioni di azioni, pari al 5,3% della quota posseduta in Tata.
ad ansa.it
