traffico
Aci le tariffe crescono del 30 % nel 2013
ACI Tariffe più care (30%): nel 2013 Aci incasserà 40 mln in più
Tariffe Aci aggiornate per far quadrare i bilanci. Un “regalo” da 40 milioni di euro del governo Monti (il decreto riguarda l’esecutivo guidato dal professore) pagato dagli automobilisti che si rivolgono all’Automobil Club d’Italia per le pratiche di rito.
Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la precisazione dell’Aci circa il rincaro (30%), necessario “a garantire l’autonomo equilibrio economico finanziario del servizio, in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l’espletamento dello stesso”. In valori assoluti le pratiche costano 7 euro (erano ferme da quasi 20 anni), niente di proibitivo. Ma la necessità dell’adeguamento, se non per puntellare i bilanci, è tutta da dimostrare.
Il Fatto ricorda anche come Pra (amministrato dall’Aci) e Motorizzazione svolgano sostanzialmente funzioni analoghe: “In Europa – si legge – solo l’Italia ha un sistema barocco imperniato su due entità diverse per la gestione delle pratiche automobilistiche. Solo qui l’automobilista deve rivolgersi a due soggetti diversi (Motorizzazione e Pra) per ottenere due documenti distinti, la carta di circolazione e il certificato di proprietà”.
Anche il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani è tra i “crociati” per alleggerire i costi che gravano sull’auto e sugli automobilisti per rilanciare il mercato ed anche recentemente ha parlato di “ampi margini” per ridurre il carico fiscale.
Milano Domenica 12 maggio blocco traffico a piedi dalle 10 alle 18
MILANO, NUOVA DOMENICA A PIEDI: STOP ALLE
AUTO DALLE 10 ALLE 18. IRA DEI COMMERCIANTI
MILANO – Auto e moto in garage per la terza DomenicaAspasso del 2013: i motori si fermeranno dopodomani – giorno della Festa della mamma e Giornata mondiale della bicicletta – per 8 ore (dalle 10 alle 18) in tutta Milano. E la città sarà conquistata dalle bici per il primo Cyclopride italiano: in programma una “strabici” di 20 chilometri (partenza ore 10,45 da piazza del Cannone) pensata per sportivi e non. Sarà una festa per gli amanti del pedale in una metropoli in cui l’uso delle due ruote ha registrato un boom: le vendite sono aumentate del 15% e il bikemi, l’altro ieri, ha raggiunto il record di 9.399 prelievi.
Ricco calendario di eventi (per informazioni www.comune.milano.it/domenicaspasso), nonostante il tempo incerto previsto dal meteo: visite guidate del Touring, pic nic musicali ai giardini di via Montello, concerti alle stazioni della metropolitana Bicocca, Porta Venezia e Garibaldi, festa del cinema con il biglietto a soli 3 euro. Una domenica all’insegna anche del risparmio: il biglietto Atm da 1,50 euro sarà valido per l’intera giornata, mentre il bike-sharing sarà gratuito.
Tutto è pronto, ma non frenano le polemiche di Confcommercio che denuncia i danni della domenica a piedi in concomitanza con la Festa della mamma: «Sarà un disastro per fioristi, pasticcerie, bar, ristoranti, in una giornata che invece doveva essere fruttuosa». I fiorai stimano la perdita del 50% degli affari, i ristoranti del 30%, perché il pranzo fuori casa potrebbe saltare. «Ancora una volta siamo penalizzati – lamenta Alfredo Zini, vipresidente Epam – le date dovrebbe essere decise insieme». Il Comune tira dritto: «È naturale – dichiara l’assessore al Tempo Libero Chiara Bisconti – che si scontenti qualcuno. Il nostro sforzo è però finalizzato all’ascolto, affinché sempre più milanesi possano godersi la DomenicAspasso».
Chi potrà circolare, pena la multa da 155 euro? Le auto elettriche (non quelle a Gpl o metano), quelle del car sharing, per il trasporto disabili, i taxi (per le deroghe www.comune.milano.it). Cinque i Comuni dell’hinterland che aderiranno alla DomenicAspasso: Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico, Cormano, San Donato.
di Simona Romanò da leggo.it
La crisi e il crollo del traffico
IL LATO POSITIVO DELLA CRISI: IL TRAFFICO CROLLA DEL 34%
Disoccupazione e caro benzina spingono gli italiani a usare meno l’auto: il tempo sprecato negli ingorghi è sceso del 34% nel 2012 – Il calo non è solo italiano ma europeo: il traffico aumenta solo nel minuscolo Lussemburgo dove il potere d’acquisto delle famiglie è circa 274% superiore della media Ue…
Rosaria Amato per “La Repubblica”
Passiamo meno ore negli ingorghi: il tempo impiegato dagli automobilisti italiani in mezzo al traffico si è ridotto del 34% nel 2012. Ma non è una buona notizia: non dipende da una razionalizzazione dei mezzi pubblici, o dalla costruzione di nuove piste ciclabili che rendono più vivibili le grandi città.
C’è meno traffico perché c’è meno gente che va al lavoro, o al ristorante o al cinema.
Sono le conclusioni dell’indagine Traffic Scorecard di Inrix, società che fornisce informazioni e analisi sulla circolazione stradale in 32 Paesi. La riduzione delle ore di congestione è un fenomeno europeo, non esclusivamente italiano: infatti il tempo passato negli ingorghi si è ridotto del 18%, si va dal – 51% del Portogallo al – 9% dell’Irlanda.
«C’è sempre stata una forte correlazione tra la situazione economica e il livello del traffico nelle strade delle nostre città. – osserva Bryan Mistele, ceo di Inrix – Considerando che la disoccupazione ha raggiunto livelli record nel 2012 e che il potere d’acquisto delle famiglie europee è crollato di 13,6 punti percentuali, non sorprende che i livelli di traffico siano diminuiti in modo significativo».
Considerazione che vale ancora di più per l’Italia, Paese che nel 2012 ha sperimentato la diminuzione maggiore di ore nel traffico, dopo Portogallo e Spagna (-38%): il tasso di disoccupazione a fine anno aveva superato l’11% (la media 2012 è del 10,7%), e adesso si avvia verso il 12%.
E infatti anche nel primo trimestre del 2013 si è registrata un’ulteriore riduzione delle ore negli ingorghi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: – 33%. C’è un solo Paese europeo dove le ore nel traffico crescono, e anche tanto (+29% nel 2012): il Lussemburgo. Merito, spiegano gli analisti di Inrix, del potere di acquisto, «circa il 274% della media europea», riflesso di una situazione economica invidiabile: «Il Lussemburgo ha registrato nel 2012 il più alto Prodotto interno lordo pro capite al mondo. Nonostante sia una piccola economia, il Pil dello Stato è di 55,9 miliardi di dollari, il tasso di disoccupazione al 5,1%».
In dati assoluti, la città italiana con la situazione peggiore è Milano (tredicesima in Europa), con 51 ore sprecate nel traffico nel 2012; seguono Roma, con 32, e Firenze, con 24. Numeri che possono non sembrare imponenti nell’arco di un anno, è da precisare che però il monitoraggio di Inrix considera soltanto le ore di punta dal lunedì al venerdì, non vengono valutati i weekend.
In tutte le città italiane si registra una drastica riduzione delle ore passate negli ingorghi rispetto al 2011: – 32% a Milano, – 35% a Roma, – 43% a Firenze, a Palermo un crollo del 54%. Fa eccezione solo Cagliari, con un +11%, certo non dovuto a un aumento straordinario del Pil quanto piuttosto «all’attività portuale, alla scarsità di mezzi di trasporto alternativi, al boom del traffico aereo 2012, collegato ai voli low cost e alla crescita del turismo».
da dagospia.com
Domenica 7 Aprile 2013 blocco traffico a Milano ma Fabio Fazio dice solenne stupidaggine
Domenica a piedi, prevista pioggia
Fabio Fazio: «Solenne stupidaggine»
Il conduttore su Twitter entra nel dibattito sul provvedimento della giunta e il sindaco Pisapia gli risponde
Seconda domenica a piedi all’orizzonte per Milano. Il 7 aprile il capoluogo lombardo sarà interessato nuovamente dal blocco delle auto, ferme come al solito dalle 10 alle 18. Anche se il meteo, come già nello scorso appuntamento del 17 marzo, proprio non è incoraggiante: è prevista pioggia per tutta la mattina e fino alle 17 circa, e le temperature massime non supereranno i 12 gradi. La volta scorsa il sindaco Pisapia, dopo le ultime previsioni meteo di sabato mattina, si era convinto a dimezzare le ore di blocco: quattro ore di stop anziché otto, dalle 10 alle 14.
FABIO FAZIO – Stavolta nella discussione è entrato, tramite Twitter, anche il conduttore Fabio Fazio. «Domenica blocco del traffico a Milano dalle 10 alle 18. Continua la solenne stupidaggine che complica la vita a tanta gente», ha scritto (GUARDA). E in risposta al commento stupito di un follower ha rincarato la dose: «Sì. C’è chi lavora, chi deve occuparsi di anziani e figli. Chi deve rientrare a Milano o uscirne. Non tutto è stereotipo». A chi gli proponeva «metro e una bella bici» ha risposto: «Milioni di abitanti hanno milioni di esigenze diverse e non per tutti la domenica a piedi ha lo stesso valore. Né tutti hanno le stesse possibilità. Fine. Non parliamone più».
PISAPIA – Ma la discussione non è finita lì, perché a rispondere al tweet di Fazio è arrivato il sindaco Giuliano Pisapia in persona: «Caro Fazio, AreaC e DomenicAspasso fatti concreti e impegni mantenuti per Milano più vivibile. Preferivi come era prima?». Fazio ha risposto ribadendo la sua posizione e sostenendo che è la stessa da sempre: «Pisapia, non mi riferivo a lei. Le domeniche a piedi ci sono da molti anni… e da sempre la penso allo stesso modo. Area C è altro».
BISCONTI – «Ricordo qualche anno fa Fabio Fazio testimonial del Wwf per iniziative a difesa del verde e per la qualità della vita nelle città – ha dichiarato l’assessore al Benessere Chiara Bisconti. «Sono rimasta molto sorpresa leggendo il suo tweet contro le Domenicheaspasso. Vuol dire che ha cambiato idea sulla necessità di politiche ecologiche?». Poi l’invito: «Mi piacerebbe che Fabio partecipasse ad una delle tante iniziative che si svolgono a Milano nelle domeniche senz’auto, magari già dopodomani (vieni a pedalare!), lasciando a casa per un giorno l’automobile potrà scoprire una città più bella. Da parte nostra continueremo sulla strada aperta da Area C e Domenicheaspasso: per avere città più dolci e silenziose, per allentare la morsa del traffico».
da corriere.it
Tutti i pendolari in auto e la questione dei costi sono quasi tutti operai
L’agenda dei 14 milioni di pendolari
che nessuno vuole (ancora) aprire
Tariffe +51%, velocità media sui treni ferma a 35 orari. La protesta di chi viaggia, i disservizi li paghiamo tutti
Dai 14 milioni di pendolari stimati in Italia quelli che stanno pagando di più i costi della crisi usano l’auto per recarsi ogni giorno sul posto di lavoro. Molti di loro sono operai perché le fabbriche ormai sono tutte fuori dei centri abitati, il resto sono lavoratori «flessibili» che devono timbrare il cartellino in orari non coperti dal servizio di trasporto pubblico. Un pendolare con auto ha subìto l’incremento delle tariffe autostradali e della benzina, usa la sua vettura e quindi spende di più in manutenzione ordinaria. In più sia con l’accisa sulla benzina sia con la fiscalità generale partecipa al sussidio del trasporto locale. Eppure non si aggrega, non protesta e di conseguenza non ha voce in capitolo.
La seconda tribù di pendolari è quella che si reca a lavoro con un bus extraurbano. Le tariffe sono in media +30% rispetto alle ferroviarie nonostante che i costi di produzione siano inversi, 15 euro a km per il treno e 3 euro per il bus. Come il pendolare in auto quello in bus è scarsamente organizzato, le proteste hanno come controparte naturale gli autisti dei bus e la relazione informale che si crea con loro serve a mitigare le inefficienze e ad apportare correzioni in corsa. In Lombardia i pendolari in bus sono stimati in circa 1 milione contro 760 mila in treno e la parte del leone la fa il traffico su Milano. La città del Duomo, infatti, attira giornalmente 900 mila pendolari complessivi che sono altrettanti city user in aggiunta ai residenti (1,3 milioni scarsi). Lo spostamento progressivo di popolazione da Milano verso l’hinterland e la provincia trova le motivazioni negli alti costi della città (innanzitutto nell’immobiliare) e nella possibilità di usufruire nei piccoli centri di preziose reti di supporto familiari e non.
IN TRENO – Arriviamo ai pendolari in treno che sono l’ala più organizzata, «i duri». In Italia sono circa 3 milioni. Le prime proteste partivano come estensione delle lotte operaie e culminavano nel blocco dei binari. Poi via via il pendolarismo delle tute blu si è spostato su auto e bus e il treno è diventato interclassista. È facile trovare in carrozza persino magistrati e avvocati che quando vestono i panni del pendolare sono i più rapidi nel promuovere vertenze e cause. Grazie a Internet i pendolari dei treni hanno migliorato la loro organizzazione e ormai attorno a Milano esiste una ventina di comitati. Idem nel resto d’Italia con circolazione immediata delle notizie e addirittura una classifica delle tratte peggio servite o delle linee a binario unico come, per restare in Lombardia, quelle che angustiano i viaggiatori da Cremona a Milano o i pendolari di una parte della Brianza.
I viaggiatori da treno hanno il vantaggio di avere una controparte visibile (i gestori ferroviari) e di utilizzare le stazioni come «cattedrali» della protesta, i pendolari in auto alle prese con un ingorgo ovviamente non sanno con chi prendersela. La particolarità italiana è data dai larghi contributi statali e regionali al trasporto pubblico, cresciuti negli anni: in Lombardia dal 2001 al 2010 l’incremento è stato del 61% contro un’offerta di treni/km cresciuta solo del 30% e un aumento delle tariffe del 51% (l’inflazione ha inciso solo per 21 punti).
La crisi se ha aumentato i costi del pendolarismo in auto ha decongestionato le autostrade e persino le tangenziali con l’eccezione delle ore di punta. Ma ha anche frantumato il lavoro e moltiplicato gli spostamenti. Sia chi opera nel terziario debole (partite Iva, precari) chi nel terziario forte (consulenti, professionisti) raggiunge più posti di lavoro o clienti in ore sempre meno canoniche. I comitati dei pendolari denunciano a più riprese che i treni a loro riservati sono vecchi e sporchi (pulizie e degrado) ma soprattutto sono lentissimi e poco puntuali, nonostante che in più di qualche caso i gestori abbiano allungato (sugli orari) i tempi di percorrenza.
Secondo Dario Balotta di Legambiente «il 2012 è stato l’anno che ha dato più problemi degli ultimi dieci». Consultando Pendolaria, una sorta di libro bianco del trasporto ferroviario, si scopre che l’anno scorso molte Regioni hanno deciso di tagliare corse e treni e ritoccare gli abbonamenti. Nel solo Piemonte 12 linee e il 90% dei treni sulla Napoli-Avellino è stato depennato.
Ma il cambiamento più significativo lo si deve sicuramente all’avvento della Tav e ai riflessi che ha avuto sul traffico pendolari. La forte distanza tra la serie A del trasporto e la serie B è percepita da tutti, si sa che la Tav ha convogliato su di sé gli investimenti ed è diventato un business redditizio, tanto che su quelle linee in soli 5 anni l’offerta è aumentata del 395%. In parallelo il trasporto locale è stato lasciato degradare davanti ai super-treni che hanno l’assoluta precedenza perché devono arrivare in orario per non perdere competitività. «Come conseguenza si è ridotta la velocità all’interno dei nodi urbani come Milano, andando più piano i treni pendolari hanno saturato gli spazi della rete e al minimo ritardo si genera un effetto di propagazione sull’intero traffico. E 15-20 minuti in più per un pendolare sono una tragedia, specie se si ripetono con una certa frequenza» sostiene Andrea Boitani, docente alla Cattolica di Milano e autore del pamphlet «I trasporti del nostro scontento». I clienti dell’Alta velocità pagano bei soldi e se il servizio ritarda magari tornano all’aereo, invece i pendolari «esprimono una domanda più rigida, che non ha alternative più convenienti e quindi su di essa si scaricano le inefficienze».
Se le cose stanno così come si possono risolvere i problemi dei pendolari? Ci vorrebbero più treni, più rapidi e nuovi almeno nelle 20 principali linee dei pendolari dove l’affollamento sta diventando sempre di più ragione aggiuntiva di ritardo. Quanto al recupero di velocità c’è molto da fare, oggi siamo a una media di 35,5 km l’ora contro i 51,4 della Spagna, i 48,1 della Germania e i 46,6 della Francia. Negli anni scorsi ha preso piede la pratica dei bonus di compensazione, che ha raggiunto il culmine con la Caporetto della Trenord lo scorso dicembre. I disservizi prolungatisi per 7 giorni hanno portato alla riduzione del 25% del costo dell’abbonamento. Ma il bonus chi lo paga? Non certo i dirigenti che hanno causato l’inefficienza ma si scarica sulla fiscalità generale. Lo paghiamo tutti. «E comunque sono soldi sottratti alla manutenzione, alla pulizia, alla qualità del servizio e al rinnovo del materiale rotabile. Il bonus è stato un punto di mediazione tra la politica e i comitati pendolari, rischia però di essere l’alibi della deresponsabilizzazione tanto paga Pantalone» commenta Balotta.
E allora? Come si può incidere veramente e cambiare la vita dei milioni di pendolari giornalieri? Il professor Boitani prova a mettere in fila le priorità. «Cambiare le regole di circolazione soprattutto nei grandi nodi per velocizzare il traffico in sicurezza. Accelerare gli investimenti per ampliare la capacità dei nodi metropolitani. Introdurre le gare per l’affidamento dei servizi bus e treni per stimolare l’efficienza e ridurre i sussidi. Rendere più attrattivi gli hub del traffico pendolare trasformandoli in veri e propri centri di servizi». È una lista da libro dei sogni o può trovare ospitalità in qualche agenda di governo?
Dario Di Vico da corriere.it
La Spagna e il radar dall’elicottero per multare la gente
Spagna, arrivano dal cielo
le multe per eccesso di velocità
Presentato Pegasus, il super radar che sarà installato sugli elicotteri in grado di individuare le infrazioni stradali da oltre 300 metri di altezza
Per la prima volta al mondo, arrivano le multe aeree per eccesso di velocità. La Dirección General de Trafico, corrispondente alla nostra Polizia Stradale, ha appena presentato un sofisticato marchingegno hi-tech, Pegasus, che installato su 13 elicotteri permetterà di individuare con estrema precisione gli automobilisti che corrono troppo e di trasferire in tempo reale le foto al Centro Statale Elaborazione Denunce Automatizzate, il quale a sua volta spedirà la multa a casa dell’automobilista.
Il nuovo Grande Fratello costa 160 mila euro ad unità. Il grande vantaggio di Pegasus, rispetto ai radar fissi convenzionali, consiste nel fatto che, volando a 300 metri di altezza, può coprire centinaia di kilometri in appena due ore di volo. L’obiettivo è soprattutto ispezionare le strade secondarie, dove succedono il 78% degli incidenti mortali. Non solo: Pegasus, con tecnologia quasi esclusivamente spagnola, trasferirà agli agenti della Guardia Civil la localizzazione dell’automobilista se supera di 60 km in città ed 80 km nelle strade extraurbane la velocità permessa, un’infrazione che da multa diventa reato contro la sicurezza e fa scattare l’arresto.
GIAN ANTONIO ORIGHI
MADRID da lastampa.it
