Sep
09

Chrysler un ferrovecchio

By admin

CHRYSLER quartier generaleChrysler è un ferrovecchio e marpionne deve mettere mano al portafoglio – FIAT ITALIA ADDIO: A ottobre gli operai di Pomigliano d’Arco lavoreranno solo per tre giorni mentre a Termini Imerese sono pronti a salire sul tetto dello stabilimento
Sergio Marpionne si prepara per il Salone di Francoforte che si aprirà giovedì della prossima settimana.

Le notizie che trapelano sul competitor della Fiat, indicano che l’appuntamento tedesco sarà molto importante. Alcune case automobilistiche si stanno preparando con grande impegno e la Bmw ha addirittura creato un circuito al coperto per far correre i suoi modelli insieme a quelli di Mini e Rolls Royce.

Il manager dal pullover sgualcito ha trascorso la sua vacanza a Detroit dove ha acquistato un appartamento. La città fondata dai cacciatori di pellicce francesi all’inizio del ‘700 piace a Marpionne per due ragioni: la prima, perché lungo il fiume si tengono numerosi concerti e si sente della buona musica, l’hobby preferito dall’italo-canadese.

Il secondo motivo è rappresentato dall’emozione che Marpionne prova di fronte ai grandi siti che sono stati il cuore dell’automobile. Molti di questi sono vecchi e abbandonati, compresi quelli di Chrysler, la società che il capo della Fiat è riuscito a conquistare senza cacciare un dollaro grazie all’aiuto di Obama che gli ha rifilato il gigante morente delle quattro ruote.

Nel quartier generale di Chrysler Marpionne sta ripetendo il copione del 2004 quando entrò in Fiat e prese a tagliare le teste, i benefici e i privilegi dei manager. La sua strategia è all’insegna della razionalizzazione che passa attraverso nuovi accordi con i concessionari per ridurre il numero delle auto invendute e lo scioglimento del groviglio di alleanze internazionali che l’azienda aveva stabilito negli ultimi anni.

Come spiega oggi il corrispondente di “MF” dagli Stati Uniti, sono state cancellate le intese commerciali e industriali con Daimler, Nissan, Mitsubishi e Hyundai. L’obiettivo è quello di “ridurre i costi operativi e semplificare il processo decisionale con l’adozione di piattaforme globali per i differenti modelli di Fiat e Chrysler”.

E qui si tocca uno dei problemi davvero delicati contro i quali ha sbattuto la faccia Marpionne quando è arrivato a Detroit. Infatti il supermanager ha dovuto toccare con mano che Chrysler è poco più di un ferrovecchio con piattaforme tecnologiche superate che presuppongono forti investimenti di capitali.

Di queste cose è al corrente Ron Bloom, l’uomo che l’8 settembre scorso è stato definito da Obama lo “zar dell’automobile”, ed è considerato l’astro nascente di Washington. Il rapporto di Marpionne con Bloom è eccellente perché entrambi hanno una conoscenza dei problemi industriali e finanziari. Prima di lavorare per il Dipartimento del Tesoro, Bloom è stato presidente del sindacato dell’acciaio nel ‘96 dove è arrivato con un’esperienza alle spalle di banchiere e un master ad Harvard.

Di fronte al ferrovecchio di Chrysler Marpionne e i 23 manager che gli stanno vicino si mordono le mani per il fallimento dell’operazione Opel, l’azienda che General Motors non vuole più vendere alla massaia Angela Merkel perché è dotata di tecnologie che sono in grado di rilanciarne la competitività.

A questo punto la Fiat, che voleva ripetere con i tedeschi di Opel la stessa operazione a costo zero fatta con gli americani di Chrysler, deve mettere mano al portafoglio per rilanciare l’azienda di Detroit e recuperare in fretta quote di mercato.

Questo spiega perché dall’inizio dell’anno Torino abbia lanciato sul mercato obbligazionario quattro operazioni di finanziamento che hanno avuto grande successo per l’immensa liquidità circolante nel mondo. L’ultima è di ieri con la sottoscrizione di un bond da 1,25 miliardi per il quale sono arrivati dall’estero ordini per 8 miliardi a conferma anche della fiducia che i mercati hanno nei confronti del manager del Lingotto.

Di fieno in cascina ce n’è per i prossimi quattro anni, quanto basta per rimettere in piedi il ferrovecchio di Detroit e lanciare la “500″ sul mercato americano (una sfida ai limiti dell’impossibile). Quanto poi al destino degli stabilimenti italiani, l’amerikano Marpionne non sembra preoccuparsi più di tanto. A ottobre gli operai di Pomigliano d’Arco lavoreranno solo per tre giorni mentre a Termini Imerese sono pronti a salire sul tetto dello stabilimento per richiamare l’attenzione.

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO GIANNI LETTA
Questi sono dettagli infimi che ai piani alti della Fiat pensano di risolvere con un prolungamento di quegli incentivi che hanno consentito di evitare il precipizio.

da Dagospia.com

Categories : chrysler, fiat

1 Comments

1

[...] Link fonte:  Chrysler un ferrovecchio :: Ultimissime Auto [...]

Leave a Comment