Coda Ev

coda-ev-1Costa 45 mila dollari, ma ci sono forti incentivi. Nasce in California 
ed è la prima proposta concreta di vetture alimentata a batterie
In vendita l’auto elettrica 
Ecco la Coda, si compra on line
Dopo mille prototipi e altrettanti annunci, e in attesa che debutti finalmente la Bluecar di Pininfarina-Bolloré, debutta la prima vera automobile elettrica: la Coda EV, prodotta dall’omonima fabbrica californiana.

La notizia sta tutta nel fatto che la macchina non è un giocattolo ma qualcosa di concreto. E che per 45 mila dollari (salvo incentivi che al momento in Usa arrivano a 8000 dollari) la Coda Ev è già in vendita, previa prenotazione on line sul sito www.codaautomotive.com.

La macchina proprio bella non è, ma ormai questa sembra una croce che tutti gli amanti delle auto super ecologiche sembrano rassegnati a portare: una tre volumi, stretta e alta che ricorda (a noi italiani) la Fiat Duna. E a poco servono le lucine a led per regalare un pizzico di modernità…

Peccato perché poi – almeno sulla carta – la Coda sembra un prodotto davvero eccellente: il motore elettrico è alimentato da batterie agli ioni di litio, che garantiscono una autonomia di circa 160 km. E per la ricarica c’è sempre la doppia scelta: 6 ore ad una normale presa si corrente domestica o 2 ore con ricarica veloce, ma in questo caso l’autonomia crolla a “circa” 60 km.

Il “circa” sembra un’inezia ma è un mondo perché con le auto elettriche l’autonomia varia moltissimo a secondo dello stile di guida. Quindi quando vi dicono 60 Km potrebbero poi essere anche solo 20 a “manetta”. Il problema è che viste le limitate prestazioni con queste vetture si viaggia sempre a tavoletta.

Ma torniamo alla Coda EV: dietro questa macchina c’è un mondo. Nel vero senso della parola perché la macchina è californiana, ma è prodotta dalla cinese Hafei (deriva dalla berlina Saibao disegnata anni fa da Pininfarina). Le batterie sono della cinese Lishen, mentre la componentistica (ABS, ESP, Navigatore satellitare, connettività Bluetooth, connessione Ipod ed USB) è tutta tedesca. Va bene la globalizzazione ma fornitori sparsi come semi al vento non sono certo il massimo per assicurare la migliore affidabilità…
vittorio borgomeo da repubblica.it


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