E’ il blu il colore delle auto ecologiche non più il verde
L’auto verde? Meglio blue i nuovi colori dell’ecologia
Dal verde al blu, o meglio “blue” all’inglese come viene utilizzato in chiave internazionale. L’ecologia ha cambiato colore? In un certo senso sì. “Blue” è entrato da tempo nella comunicazione adattandosi a qualsiasi cosa, dai protocolli informatici ai metodi di trasmissione dati (a partire dal celebre bluetooth) e ha finito per invadere anche il mondo dell’ambientalismo automobilistico con l’autorevole sostegno di due gruppi prestigiosi come Volkswagen e Mercedes. Entrambi hanno varato una serie di modelli ecologici che utilizzano denominazioni basate sul blue: BlueMotion, BlueEfficiency, BlueHybrid o BlueTec. Il tutto per conferire un’etichetta di riconoscimento a versioni concepite con una grande attenzione per la riduzione dei consumi e, di conseguenza, con emissioni di CO2 più basse rispetto ai modelli normali.
Fin qui niente di particolarmente nuovo, al di fuori dell’originalità del richiamo ai cieli azzurri in alternativa all’oramai inflazionato prefisso “eco” o dell’abusato “verde” (tanto che da più parti si chiede una regolamentazione sull’uso dei termini che sottintendono una presunta eccellenza ecologica). Ma la notizia è un’altra, ossia il riconoscimento ufficiale del peso che queste versioni a basso impatto ambientale hanno oramai sul piano commerciale e addirittura dell’immagine di marca. Oltre alle mode e ai nuovi orientamenti del pubblico, oltre anche alle normative che in numero sempre maggiore di mercati legano la fiscalità alle emissioni di CO2, il basso consumo e le tecnologie collegate stanno diventando rapidamente un valore aggiunto per il modello e il brand in generale con il risultato che il “blue” fa la sua irruzione anche nella comunicazione automobilistica.
«Sotto la denominazione BlueMotion Technologies la Volkswagen riunisce moltissimi interventi che hanno un grande valore sia tecnico che ovviamente per l’ambiente», dice Luca De Meo responsabile del marketing mondiale del marchio tedesco e promotore di una nuova campagna in blue. «Il mio impegno è di lavorare su due livelli: quello specifico del prodotto e quello della marca in generale; seguendo una regola di base, quella che la comunicazione deve avere delle caratteristiche fondamentali: essere fattuale, parlare delle auto e naturalmente essere il più chiara e immediata possibile».
Da qui a coniare lo slogan “Think Blue” sono passati 6 mesi di assimilazione della filosofia dell’azienda, la sua storia e lo spirito dei suoi prodotti (De Meo ha fatto il suo ingresso ufficiale nel gruppo VW nell’agosto scorso, dopo le esperienze precedenti in Renault, Toyota e nel gruppo Fiat) e la volontà di escogitare qualcosa di nuovo. «Abbiamo fatto riferimento a uno slogan utilizzato negli Stati Uniti ai tempi del Maggiolino quando il suggerimento “Think small” aveva il senso dell’alternativa ma anche del progresso e della capacità dell’azienda di proporre soluzioni diverse e migliori. Sostituendo blue a small possiamo riproporre un messaggio analogo ma in linea con i tempi, qualcosa che si ricollega alla tradizione e alla storia del marchio e contemporaneamente è di grande attualità. Ero convinto che comunicare la competenza verde fosse un’idea vendibile ed efficace su entrambi i piani: quello dell’immagine di marca e quello dei modelli interessati».
Il punto di vista Volkswagen è quindi quello di accreditare il marchio come produttore di avanguardia nel settore delle auto a basso impatto ambientale. Una scelta che in azienda è maturata nel tempo parallelamente alla crescita di importanza che queste speciali versioni hanno assunto nelle vendite e che si è ora sviluppata in un utilizzo differente dei temi ecologici, come spiega lo stesso De Meo. «BlueMotion era un marchio preesistente dedicato a una clientela specifica e non oggetto di una particolare comunicazione; portarlo in primo piano vale a farlo entrare a pieno titolo nei valori fondamentali delle nostre auto che da parte loro hanno tutti i numeri che servono: la nuova Polo BlueMotion consuma 3,3 litri di gasolio per 100 km ed emette 87 gr/km di CO2, un record assoluto per un’auto a cinque posti; la Golf è a 99 gr/km e la Passat a 114 gr/km. Tutto questo corrisponde a contenuti tecnici che riguardano i motori, le trasmissioni, l’aerodinamica, gli accorgimenti per il recupero dell’energia. Quindi “blue” può essere utilizzato contemporaneamente come simbolo di efficienza energetica ma anche di ricchezza tecnologica».
DANIELE P. M. PELLEGRINI da affari e finanza
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