Fernando Alonso si sfortuna ma oggi a me domani a te ora comincia un mini campionato di cinque gare
“Adesso è un mini campionato…”. Fernando aspetta la fortuna (e non solo)
Ci sono due modi di guardare alla gara – disastrosa – di Suzuka. Il primo è guardare quello che è successo. Il secondo è guardare come è successo.
Nel primo caso si può parlare di sfortuna. La Ferrari di Alonso è stata malamente buttata fuori da un accesso ormonale di Kimi Raikkonen che se ne è fregato di tutto e da agonista di prima classe quale è, non ha alzato il piede pur, forse, dovendo. Il risultato è stato quello di un alettone trasformato in lama che ha segato la ruota posteriore di Alonso. Gara finita per il ferrarista dopo la prima curva. E amen. Il resto è stata una corsa abbastanza prevedibile con Vettel veloce come il vento inseguito da un Massa ritrovato, maiuscolo, tonico e motivato da un rinnovo di contratto che incredibilmente ormai appare possibile.
Nel secondo caso, quello di chi voglia guardare le cose per come sono successe, il quadro è leggermente più complesso e, se possibile, più pessimistico. Perché la sfortuna, si sa, in F1 esiste. Ma solo fino a un certo punto. La Ferrari ha una macchina con un buon passo gara ma inadeguata in qualifica. E’ vero che ieri Raikkonen ha impedito ad Alonso di fare il tempo, ma non nascondiamoci dietro una bandiera gialla: Alonso non si sarebbe mai piazzato in prima fila. E partire in mezzo al traffico ha come prima conseguenza quella di esporre le gomme agli alettoni degli scalmanati. Che poi è quello che è successo (non solo a Suzuka).
E non è tutto. Perché anche lo svolgimento della gara, dopo l’uscita di scena di Alonso, ha detto molto. Il cronometro in particolare. Tutti, infatti, in queste ore, stanno usando parole di elogio nei confronti di Massa, tornato sul podio dopo 35 gare (l’ultima volta, fu in Corea nel 2010, due anni fa). Bene: quanto più le parole di elogio nei confronti di Massa sono meritate, tanto più colonie di brividi devono cominciare a correre lungo la schiena dei ferraristi: perché non sarà sfuggito a nessuno che nonostante la grande prestazione, il “rinnovando Felipe” si è beccato una manciata di decimi ogni giro dalla Red Bull di Vettel. E notare: Vettel guidava con una mano sul volante, l’altra sull’autoradio e il cervello concentrato a recitare strane formule magiche “salva-alternatore”. Alla fine tra i due c’erano una ventina abbondante di secondi. Intervallo eloquente: la Red Bull è tornata super, mentre la Ferrari è rimasta una buona macchina (in gara: perché in qualifica proprio non ci siamo).
Intervistato una ventina di giri prima della fine della gara, Alonso, abbacinato dalla superiorità della macchina di Vettel, dando per scontato il suo trionfo, ha preferito parlare leggendo la gara di oggi dal primo punto di vista (”quello” che è successo, e non “come”). Ed è stato quindi inevitabile, per lui, parlare di fortuna: “Adesso abbiamo come un piccolo mondiale, cinque gare in cui sarà importante fare un punto in più degli avversari. Aspettiamo che torni la fortuna e vediamo”.
Anche perché se avesse dovuto affrontare il tema in altro modo avrebbe dovuto far volare gli stracci visto che, a quanto pare, è da un bel po’ di tempo che la Ferrari non porta in pista sviluppi all’altezza dell’obbiettivo, ambizioso, che si è data.
Marco Mensurati da repubblica.it

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