Ferrari la vittoria a Sepang frutto non solo del caso

Ferrari, un vero trionfo o puro caso?

La vittoria di Sepang frutto solo del caso? No, la fortuna ha sicuramente aiutato ma per una volta il Cavallino ha dimostrato lucidità, freddezza e perfezione. Cose che da un po’ di tempo non si vedevano. Gli ingredienti per tornare ci sono tutti. E voi cosa ne pensate?

UNA SOLA CERTEZZA: ALONSO – È stata una gara strana, stranissima quella di Sepang. Una monoposto che lascia quasi mezzo secondo a giro, che fatica a entrare in Q3 e lo fa con un solo pilota, in gara si trasforma e approfittando della pioggia vola e soprattutto vince. È il bello delle corse ma in Malesia si è vissuta una mattina surreale. E bastava vedere gli sguardi dei meccanici, lo stupore al muretto e la prudenza comunicata via radio per rendersi conto che alla fine Fernando ha ragione: “Godiamoci questi 25 punti che sanno di miracoloso”. Ma dietro una gara vinta non c’è solo l’intervento divino o il caso. I 56 giri di Sepang hanno messo in evidenza un paio di cose da tenere in seria considerazione per il resto della stagione. La prima è il pilota. Non ce n’era certo bisogno ma la Malesia ci ha dato un’ulteriore conferma sulla bravura di Fernando Alonso. Lo spagnolo ha preso in mano la situazione dettando tempi e al momento giusto “spegnendo” la comunicazione con un muretto che gli diceva di gestire e conservare. Proprio in quel momento Alonso ha dimostrato di essere un alieno sbarcato a Maranello. Freno? No, spingo come nessuno e grazie proprio al vantaggio preso in quei dieci giri record infilati la Ferrari ha avvicinato in modo decisivo la vittoria. Seconda cosa, per una volta la strategia è stata perfetta. Il cervello del Cavallino ha funzionato a perfezione, a differenza di tanti altri team andati completamente in confusione (McLaren su tutti). Questo ultimo aspetto non è da sottovalutare per una squadra che dall’arrivo dello spagnolo ha infilato una serie di scelte sciagurate, a partire da Abu Dhabi. Ieri si è tornati a vedere un team praticamente perfetto. Decisioni giuste e lavoro al limite del possibile ai box. Il caso ha aiutato ma sarebbe davvero un peccato mettere da parte questi aspetti.
VIA LA PRESSIONE, SI PUÒ SOLO MIGLIORARE – E ad esaltare la vittoria Ferrari ci ha pensato anche un terzo e importantissimo aspetto: forse non tutti i mali vengono da Marenello. La Red Bull è in confusione e basta sentire le comunicazioni radio degli ultimi giri con il team che richiama dentro Vettel, lui che continua, il mistero di un guasto, i numeri non certo esaltanti in pista e una certezza: il campione del mondo fuori dalla zona punti. Non è abituata la Red Bull a lottare contro se stessa. Non è abituato Vettel a cedere il passo e vedersi infilare così. Se alla Red Bull irriconoscibile ci mettiamo una McLaren ben lontana da quella perfezione ostentata in Australia e nel corso della settimana, il Cavallino può prendere questo primo posto in classifica iridata come un vero punto di partenza. La Ferrari ha sempre migliorato nel corso della stagione e già dalle prime tappe europee Alonso, che in oriente doveva solo limitare i danni, si ritroverà con un bel po’ di punti e un equilibrio che nessuno si aspettava. Sarà l’Europa a dare il voto a questa Ferrari. Dovrà essere la Ferrari stessa a fare dei punti deboli degli altri team (tanti a quanto pare) il suo punto di forza. Lo ha già fatto in passato e ci sono grandi possibilità per ripetere. Hanno sbagliato tutti tranne la Ferrari. E anche questo non è un dettaglio da poco.
MANCA UN SECONDO PILOTA, PER QUANTO? – Fa una certa impressione vedere Alonso sul gradino alto del podio e il compagno Massa a lottare con Caterham e compagnia, rischiando addirittura il doppiaggio. Una situazione imbarazzante e che sembra non avere via d’uscita. Cambiare adesso? Per cosa? Per un pilota che non conosce per niente la monoposto e rischia di impiegare sei mesi per correre? Ripetere errori già commessi in passato? Felipe si è già fermato purtroppo qualche anno fa e le alternative non passeranno certo alla storia. È imbarazzante presentare un Massa in questee condizioni, ma è troppo rischioso cambiare adesso, a stagione in corso e con una monoposto non certo facile da gestire. No, non è facile gestire il caso seconda guida a Maranello. Forse, e ripeto forse, ha ragione Domenicali: stare vicini al brasiliano in un momento sicuramente difficile della sua carriera. Lo so, può sembrare assurdo ma le alternative sono un rischio altissimo e il passato lo ha ampliamente dimostrato.
È stata una vittoria strana quella di Sepang, aiutata da una sorte che per una volta ha scelto il colore rosso. Proprio Massa è stato decisivo, a sua insaputa forse, nella vittoria di Fernando. Il brasiliano ha frenato, involontariamente, l’uscita dal box di Hamilton permettendo allo spagnolo di rientrare davanti alla McLaren. Per una volta anche Felipe ha fatto il suo dovere. C’è tanto lavoro da fare ma non facciamo passare la vittoria in Malesia come un puro caso. La fortuna, lo dicono tutti, aiuta gli audaci e le lacrime a fine gara sono la dimostrazione che in Ferrari c’è tanta voglia di lottare, di tornare grandi e gli ingredienti ci sono tutti. Basta trovare la giusta ricetta, e magari farlo con la stessa lucidità dimostrata a Sepang.
Andrea PRETE  Eurosport


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