Giugiaro e De Silva alla Volkswagen il tocco latino
Giugiaro e de’ Silva, il design italiano alla corte di Piëch
«Portiamo i frutti di una cultura diversa. Un tocco di frivolezza in Volkswagen»
Per la prima volta mancano al Salone di Parigi i tradizionali stand dei maestri torinesi dello stile, ma non per questo è sparito il design italiano. Che si manifesta con vigore non solo attraverso i modelli della nostra industria, dalla Fiat alla Ferrari, ma anche grazie al lavoro dei tanti designers che operano per i costruttori stranieri.
L’esempio più significativo? Presto detto: Walter de’ Silva e Giorgetto Giugiaro. De’ Silva è da alcuni anni il gran capo del design del Gruppo Volkswagen, Giugiaro, con la sua società, l’Italdesign Giugiaro, pochi mesi fa è entrato a far parte del colosso tedesco per recitare uno stimolante ruolo di supporto creativo e progettuale nella campagna di novità varata in quel di Wolfsburg per VW e gli altri marchi dell’impero.
Germania conquistata dall’Italia? I due sorridono. «Ma no – dicono -, noi portiamo semplicemente i frutti di una cultura diversa, di altre esperienze di vita, il gusto dell’eleganza, delle proporzioni». Sottolinea il designer piemontese: «Si lavora in comune, non deve prevalere l’italianità, io posso regalare quel tocco particolare che aggiunge qualcosa, un soffio di frivolezza in un mondo dalle grandi capacità e possibilità».
Un binomio affiatato, che si stima e si rispetta, che si conosce da oltre 30 anni. «Lui adesso è il mio capo» dice Giugiaro, ribatte de’ Silva: «Giorgetto è il mio maestro, io sono un discepolo». Entrambi hanno il vantaggio di essere apprezzati non solo dal presidente del Gruppo, Martin Winterkorn, ma anche e soprattutto da Ferdinand Piëch, che frequentava casa Giugiaro quando era ancora un giovane manager della Porsche e che aveva in particolare ammirato il lavoro di de’ Silva all’Alfa Romeo.
Già, l’Alfa Romeo. Se ne parla in questi giorni: le battute di Piëch, le secche risposte di Sergio Marchionne. Però, ai due sfavillano gli occhi. «Non entriamo in questi discorsi, ma sì – ammettono -, ci piacerebbe proprio tornare a lavorare sull’Alfa. E’ un marchio che abbiamo nel cuore, potremmo inventarci cose incredibili, dare una scossa».
Sognare non è vietato, ma è meglio restare sul concreto. Il tandem ha stesse idee, stesse visioni del futuro. «Si deve operare sull’architettura delle auto, lo styling è solo una parte, ma di rilievo, perchè è anche comunicazione. La trazione elettrica, se nasce su piattaforme apposite, può suggerire nuove forme. I marchi del Gruppo devono assolutamente conservare la loro identità. Le normative non sono un ostacolo, ma un’opportunità per scatenare la fantasia. Con la Porsche cominceremo presto a lavorare insieme».
De’ Silva, che va spesso a Torino dove gli è stato allestito un ufficio in Italdesign, si aspetta «risposte visionarie» da Giugiaro, che, personalmente, è legato per tre anni al Gruppo tedesco. L’azienda torinese opera, fra l’altro, come consulente dei vari centri di design di Wolfsburg, come creatrice di nuovi modelli in concorrenza con gli altri centri, come autrice di concept-cars. «Il tutto – tiene a sottolineare Giugiaro – nell’ambito delle direttive generali e non dei miei desideri».
Certo, Giugiaro ha perso l’indipendenza assoluta («Ho riflettuto a lungo, non è stato un passo facile, però avevo l’obbligo di pensare al futuro della società e dei suoi 800 dipendenti»), ma non la possibilità di esprimersi ad altissimo livello. Tanto che al prossimo Salone di Ginevra si rivedrà uno stand Giugiaro con studi e prototipi legati ai marchi del Gruppo VW. «Le nostre concept – spiega de’ Silva – esplorano i desideri dei clienti, ma c’è sempre spazio per oggetti di ricerca avanzata». Il maestro, insomma, continuerà a dar lezioni a tutti.
MICHELE FENU da lastampa.it
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