la Ferrari F10 una buona macchina ridateci Raikkonen

Sportellate – Delusione Ferrari, caccia al colpevole

I piloti, Domenicali e la F10 dal buon potenziale mal sfruttato. I guai di una intera stagione. Di chi è la colpa? E cosa fare per il futuro?

Sembrava esser tornata “grande” la Ferrari. Punti, buone prestazioni e mondiale a portata di gara. Quindi le vacanze, le parole, l’ottimismo. Quindi il disastro di Spa. Il Belgio, la tappa più amata, più bella del Circus, spazza via forse definitivamente i sogni iridati di Fernando Alonso e interrompe la serie di risultati più che positivi. Da mettersi le mani nei capelli. E non parliamo di sfortuna, di pioggia e di caso. La Ferrari, per l’ennesima volta, ha sbagliato e comunque non è stata all’altezza.
Si potrebbero scrivere pagine e pagine di pensieri, accuse e colpe. Ed è troppo facile scaricare la colpa sul solo Fernando Alonso. Ci si aspettava di più dallo spagnolo e su questo non ci sono dubbi. Il bicampeon ha sbagliato troppo: Australia, Cina, il botto di Montecarlo, i doppiaggi del Canada e la penalizzazione di Silverstone. Una serie negativa non proprio invidiabile e non certo degna di un talento del peso dell’asturiano. Ma i mali di questa Ferrari non sono certo tutti racchiusi nella F10 numero 8. I guai sono ovunque ed è questo che preoccupa. Dal progetto al rapporto interno tra i piloti, dalla corsa affannosa a uno sviluppo mai convincente alle scelte a dir poco imbarazzanti in strategia di gara. Gomme, assetti, di tutto. Un polverone che ha ridotto questa stagione delle promesse in una lenta giostra dell’occasione sprecata.
Il pilota, Fernando Alonso. Forse lo spagnolo è arrivato, cause esterne, con un anno di anticipo. Il progetto sembrava buono ma non certo all’altezza delle aspettative. Le toppe messe qua e là durante l’anno sembrano la dimostrazione di un percorso per forza di cose accelerato. È arrivato Alonso, cerchiamo di consegnarli la monoposto migliore. Viene un dubbio: la Ferrari si aspettava davvero Alonso già a partire da questa stagione? O il non rispetto dei vari contratti e l’ingaggio dello spagnolo è arrivato dall’approfittare di una serie di coincidenze politiche (caos Renault-Briatore) e a Ferrari impreparata? Una buona operazione sia ben chiaro, ma con tempi forse diversi rispetto al tabellino di marcia del Cavallino rampante. Da qui l’anno di transizione, chiamiamolo così, del 2010. Possibile.
Non vogliamo credere e neanche pensare a un lento decadere della Rossa. Non dimentichiamo l’arrivo di Michael Schumacher a Maranello con tutta quella fatica per tornare grandi. I successi successivi hanno forse cancellato dalla memoria del tifoso l’inizio non proprio esaltante del Kaiser. Ci troviamo quindi davanti a un nuovo progetto da costruire da zero con Alonso chiamato a ripercorrere le gesta del tedesco? Può darsi. Anche se il paragone risulta tremendamente forzato.
E poi c’è Stefano Domenicali. Sempre nel mirino anche lui. Gli anni della gloria Todt-Schumi sembrano lontani anni luce è vero ma aspettiamo prima di buttare giù dalla torre quello che dovrebbe essere il cervello della strategia Ferrari.
È difficile definire il caso Ferrari. Colpa di tutti e colpa di nessuno. La Ferrari è un cantiere. L’importante sarà costruire solide fondamenta. Qui si gioca la partita più difficile per la Rossa. Qualcosa si muove ma intanto un’altra stagione finisce in testacoda. Anno di transizione o no, si poteva e si doveva fare decisamente meglio.

Andrea Prete da Eurosport


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