La riscossa della Ferrari e il compagno Maldonado campione socialista dello sport più capitalista del mondo

Il compagno Maldonado e la riscossa Ferrari

La Formula 1 senza padroni celebra oggi, in Spagna, il suo quinto vincitore in cinque gare. Si chiama Pastor Maldonado, è un pilota pagante (29 milioni di sterline, tutte provenienti dal Venezuela) e guida una Williams che non vinceva un Gran Premio dal 2004. Maldonado è stato bravissimo, coraggioso come un leone, saldo psicologicamente, paziente, lucido. C’è stato un momento, verso il finale della gara, prima di quella splendida cavalcata che sono stati i suoi ultimi 15 giri, in cui si è trovato  schiacciato tra Raikkonen e un arrembante Alonso. Al pure ottimo Perez, in Malesia, per molto meno, saltarono i nervi e andò fuori pista rischiando di compromettere l’intera sua gara. A lui no. Ha tenuto l’acceleratore giù, ha saputo aspettare il momento giusto, ha infilato Raikkonen, poi ha aspettato l’assalto di Alonso resistendo rocciosamente ad ogni tentativo dello spagnolo fino a spezzarne ogni velleità. All’unico “campione socialista dello sport più capitalista del mondo” (è la definizione che Maldonado dà di se stesso)  vanno gli applausi, i complimenti e i ringraziamenti per aver arricchito un’annata già di per sé straordinaria di un nuovo, emozionante capitolo.

Capitolo nel quale un ruolo da protagonista l’ha avuto anche la Ferrari. Questo secondo posto di Alonso, in un certo senso, è più importante della vittoria di Sepeang. Forse meno bello, meno eccitante, ma probabilmente più importante. Perché in Malesia fu la vittoria di un genio del volante che lesse meglio di tutti ogni situazione e sfruttò con classe e scaltrezza le molte occasioni che una gara scombussolata dalla pioggia gli offrì. Qui è stato il successo di un team che in un momento di difficoltà nera ha saputo stringere i denti, tornare sui propri errori, rivedere i propri progetti e presentarsi con una macchina magari non rivoluzionata, ma certamente più che accettabile. In molti diranno che la strategia della Ferrari è stata sbagliata, che se avessero marcato Maldonado negli ultimi due pit stop Fernando avrebbe potuto vincere, ma io non sono d’accordo, e – secondo me – la sofferenza finale contro Raikkonen dimostra che invece il muretto ha gestito al meglio l’intera strategia.

Certo, come in Malesia, anche qui in Spagna le circostanze esterne e gli errori della concorrenza hanno giocato un ruolo chiave. Sarebbe scorretto non ammetterlo. Personalmente, ad esempio, ritengo che il gran premio sia stato letteralmente buttato via – con una strategia sbagliata – dalla Lotus che, come si è dimostrato nel finale di gara, aveva la macchina più veloce. Così come penso che un ruolo chiave nel risultato ce l’abbiano avuto anche le decisioni degli steward che hanno penalizzato oltre modo sia Vettel che Massa (in un momento, per altro, in cui il brasiliano stava facendo un buona figura). Però non c’è dubbio che finalmente la Ferrari è sembrata a suo agio e che, visto da qui, oggi pomeriggio, il prosieguo mondiale fa un po’ meno paura.

Marco Mensurati da repubblica.it


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