Le auto elettriche inquinano come quelle a benzina ?

Ma quanto inquina l’elettrica?
Dipende da come la si carica
Un report ha preso spunto dalle prestazioni della Nissan Leaf, confrontandola con altre dello stesso tipo. Non sempre le emissioni di gas serra si riducono di molto rispetto alle auto a benzina

Il signor Rossi parte da Milano a bordo della sua auto elettrica, direzione Roma. Nello stesso momento, il signor Bianchi, anche lui ecologista e a bordo di un’auto elettrica, inforca la tangenziale romana alla volta del capoluogo lombardo. I chilometri da percorrere sono gli stessi per entrambi: poco meno di 600. Tutti e due consumeranno la stessa quantità di energia elettrica, e nessuno durante il viaggio emetterà una sola particella di sostanza inquinante. Ma l’impronta di carbonio, sarà la stessa in entrambi i casi? La risposta, secondo uno studio dello Union of Concerned Scientists americano, è no, a meno che il signor Rossi e il signor Bianchi non posseggano esattamente lo stesso tipo di auto, alimentata dalla stessa fonte energetica. Condizione possibile ma improbabile.

L’impronta di carbonio indica il contenuto di CO2 delle azioni umane e, stando alla definizione ufficiale, misura “l’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente in termini di ammontare di gas serra prodotti, misurati in unità di diossido di carbonio”. Anche il gesto più piccolo, persino il semplice respirare, inquina. Figuriamoci se non lo fa un caricabatterie per auto elettrica. Come funzionano queste apparecchiature? Sono tutte uguali? La risposta è ancora una volta negativa ed è in questo universo di differenze che si nascondono vizi e virtù delle auto ecologiche. Che in alcuni casi ecologiche lo sono al 100%, in altri meno.

Il report, dal titolo “State of Charge: Electric Vehicles’ Global Warming Emissions and Fuel Cost Savings Across the United States” (letteralmente: “Stato di carica: risparmi a livello di costi e inquinamento dei veicoli elettrici negli Usa”), ha preso spunto dalle prestazioni della Nissan Leaf, il modello di auto elettrica più diffuso negli Usa, confrontandola con altre dello stesso tipo ma alimentate in modo diverso. La differenza, ad esempio, tra una Nissan ricaricata in California, dove le risorse elettriche derivano da gas naturale, centrali nucleari e idroelettriche e fonti rinnovabili, è abissale rispetto a una Mazda 3 ricaricata in un Paese meno sensibile alle questioni ambientali, dove per produrre energia si bruciano quantità enormi di carbone. In quest’ultimo caso, l’impatto di un’auto elettrica sul surriscaldamento globale è di poco inferiore a quello di un’auto normale, e la conclusione dello studio è talmente interessante da essere stata ripresa dal New York Times e dal Los Angeles Times.

Passando, ad esempio, da una Toyota Matrix convenzionale a una Prius, le emissioni di gas serra si riducono del 44%. Ma, passando da una Saturn Aura a un Aura ibrida, scendono solo del 10%. La classifica tiene anche conto del rapporto costi-benefici, ovvero dell’impatto che i vantaggi ambientali delle auto ibride hanno sul portafoglio dell’acquirente. Al prezzo di listino, ad esempio, vanno aggiunti circa 1500 euro per installare una stazione di servizio nel garage di casa per caricare la batteria dell’auto. Senza contare che la benzina è sicuramente più cara della corrente elettrica, ma anche questa costa e, per una Nissan Leaf, che percorre 21.700 chilometri all’anno, secondo l’associazione Union of Concerned Scientists, si spendono dai 300 a 560 euro l’anno.

Secondo gli scienziati, un buon risultato è dato da una riduzione delle emissioni di gas serra pari (o superiore) al 27%, abbinata a un maggior costo dell’auto ibrida pari a 3000 euro; i risultati peggiori sono invece legati ai modelli ribattezzati “ibridi muscolari”, che mirano a fornire prestazioni particolarmente brillanti.

La valutazione ha anche verificato che il maggior costo delle auto ibride rispetto alle omologhe convenzionali è in parte legato a differenze di equipaggiamento che riguardano il lusso (tipo i sedili di cuoio) e non sempre e solo all’impatto ambientale. Lo studio va a colmare una lacuna importante nel settore, dato che finora tutte le ricerche sull’efficienza delle auto elettriche erano state fatte prima dell’arrivo sul mercato di modelli avanzati come la Nissan Leaf, e senza tenere conto del rapporto costi-benefici per l’acquirente.

Ma, malgrado la sua utilità, la ricerca ha destato commenti contrastanti e contrariati. Soprattutto – com’era prevedibile – da parte degli addetti ai lavori: durante un incontro tra giornalisti e leader del settore tenutosi presso il consolato francese a New York, il direttore esecutivo di Nissan e Renault, Carlos Ghosn, ha ad esempio tenuto a precisare che “l’impatto di un’auto elettrica alimentata a carbone sarà sempre inferiore rispetto a quello di un’omologa che va a benzina”. Ma la discussione, c’è da giurarci, è destinata a continuare.

di SARA FICOCELLI da corriere.it


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