Le nuovi ali sui semiassi della Red Bull nuova invenzione di Adrian Newey


Red Bull con nuove ali, rabbia Ferrari

La Red Bull di Mark Webber
Altra invenzione aerodinamica  di Newey Per Maranello così si impennano i costi

La Red Bull mette le ali ovunque. Le ultime due sono spuntate sui semiassi delle monoposto guidate da Sebastian Vettel e Mark Webber. Come si faccia a trasformare il meccanismo che trasmette la potenza del motore alle ruote in uno strumento aerodinamico è arte in cui il progettista Adrian Newey è specialista. L’anno scorso aveva applicato la stessa filosofia ai gas di scarico, nobilitandone la funzione. Stavolta è riuscito, trovando un varco nel regolamento, a carenare il semiasse unendolo al braccio inferiore della sospensione. Difficile da spiegare, ma geniale nella sua lineare semplicità. I controllori della Federazione l’hanno ritenuto regolare, anche se potrebbero cambiare idea dopo qualche gara, come è già accaduto (per esempio con il fondo vettura bucato studiato sempre da Newey), e Vettel nelle prove libere è stato subito il più veloce. Oggi nelle qualifiche sarà più chiaro se si tratta di una rivoluzione o di un piccolo passo avanti, confrontato con le novità che la Ferrari ha introdotto per questo Gran premio d’Europa in terra spagnola.

Ma il punto è un altro: per la Red Bull, che è nata nel 2005, una monoposto di Formula 1 è un veicolo dalla sofisticata aerodinamica in cui, per inciso, viene montato un motore. Progettazione, ricerca e sviluppo sono affidati quasi totalmente alla simulazione con i computer e nella galleria del vento. I team storici, soprattutto la Ferrari, hanno una filosofia opposta, secondo cui la meccanica è importante perché ha ricadute sulla produzione di serie e lo sviluppo avviene in pista. Oggi che la F1 deve decidere come risparmiare, l’intesa è problematica. Entro fine mese le squadre dovrebbero votare una serie di proposte per il regolamento 2013, che saranno approvate con una maggioranza di due terzi dei voti (dal 1° luglio sarà necessaria l’unanimità). La Red Bull ridurrebbe ancora i test, la Ferrari vorrebbe la Fia come arbitro dell’«Rra», il patto con cui i team dal 2009 si sono impegnati a spendere meno. Un accordo utile quanto difficile da far rispettare, visto che non prevede sanzioni sportive. «Qualcuno è contrario a inserire l’Rra nel regolamento della F1?», è stato chiesto ieri in conferenza stampa ai responsabili di Mercedes, Lotus, Toro Rosso, Caterham e Hispania. Risposta: venti minuti di chiacchiere per esprimere un solo concetto, e neppure tanto sofisticato: «Dobbiamo spendere di meno».

Il budget di una squadra di vertice tocca i 300 milioni, metà dei quali destinati all’aerodinamica. I test costano una quarantina di milioni, i motori di tutta una stagione 8, per una monoposto completa (ricambi esclusi) ne servono 2, per la fornitura di gomme 1,5. Una sola proposta potrebbe mettere tutti d’accordo: attribuire un punteggio alle varie aree di lavoro. Un giorno di test, per esempio, equivale a enne giorni di galleria del vento. Su questo stanno lavorando le diplomazie della F1. Un’altra idea prevede un numero massimo di novità sulle macchine: le modifiche sarebbero concesse ogni sei gare. Ma a una settimana dalla scadenza del voto le posizioni sono ancora distanti.

STEFANO MANCINI da lastampa.it


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