Marco Mensurati Massa il punto fermo

Massa, il punto fermo

In questa Formula uno che cambia ogni week end, in cui le gerarchie sono solo un’ipotesi, in cui quattro scuderie diverse hanno vinto le ultime quattro gare, in questa Formula uno senza padroni, in cui un Maldonado qualunque porta via la seconda piazza a tutta l’elite del motorsport, in questa Formula confusa e affascinante, c’è un unico punto fermo, per la Ferrari ma non solo. Felipe Massa.

Più che fermo, è un punto immobile. Qualsiasi cosa succeda, con la pioggia o con il sole, con le gomme morbide o con le dure, con gli scarichi all’insù, all’ingiù, o centrali, in qualsiasi condizione psicologica, umana, contrattuale e sociale, è garantito che Felipe arriverà “dopo”. Laddove per “dopo” si intende un luogo imprecisato ai margini della classifica, con nessuno o quasi nessuno dietro e tutti quelli che contano davanti.

Ieri, per dire, era il giorno ideale per una prestazione memorabile: con un undicesimo posto di rapina (dicasi undicesimo posto, non pole position), il Nostro avrebbe potuto mettersi nelle condizioni di arrivare prima sia di Webber sia di Button, vale a dire a due piloti che, chissà, un giorno potrebbero contendere qualcosa (una posizione in classifica costruttori, per dire) alla Ferrari. Insomma avrebbe potuto rendersi utile. Ma lui, inevitabile come certi fenomeni atmosferici, è rimasto lì, immobile, e si è portato a casa un eloquentissimo diciassettesimo posto.

Le telecamere alla fine della Q2  si sono soffermate sul suo volto in un lunghissimo primo piano. Rifletteva, Massa. Probabilmente stava pensando a cosa dire, a quale parte della macchina dare la colpa, o della pista, o della giornata: il caldo eccessivo, gli pneumatici, gli spettatori che in Spagna tifano tutti per Alonso – e vorrei vedere -. In realtà l’unica riflessione sensata da parte dell’ex pilota brasiliano sarebbe stata un’altra: cosa ci faccio ancora a bordo di una Ferrari? Non sarebbe il caso di andare altrove, ricominciare, liberarmi della pressione insostenibile che ho addosso e che mi sta spegnendo, e dimostrare a tutti di essere ancora quel grande pilota che un giorno, tanto tempo fa, forse, sono stato?

Tanto più che non stiamo parlando di una Ferrari come ce ne sono state  a tonnellate nella storia, vincente e sicura di sé, ma di un Cavallino timido che sta cercando disperatamente di uscire da una crisi di identità senza precedenti. E che ci sta pure riuscendo. Ma con un solo pilota utile: Alonso. Che  con la stessa macchina del collega è riuscito a scalare una classifica che solo il giorno prima sembrava impossibile e a piazzarsi, orgogliosamente, in terza posizione. Ma, soprattutto, con molti degli avversari di classifica generale alle spalle. Davvero niente male, in vista di una gara che si preannuncia bizzarra.

ps: gli spalti, oggi, erano abbastanza pieni di gente che aveva pagato un sacco di soldi per poter entrare nel circuito (fino a mille euro per l’intero week end di gara, che in tempi di crisi e in Spagna, fa un certo effetto). La scelta dei team di non correre la Q3, seppure comprensibile dal punto di vista strategico, è stata scandalosa e irrispettosa nei loro confronti. Forse bisognerà mettere mano al regolamento per il prossimo anno per evitare che la cosa possa ripetersi.

Marco Mensurati da repubblica.it


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