Mensurati e la fortuna di ALonso a Singapore


Lo stellone di Fernando brilla nella notte di Singapore

Se all’intelligenza e al talento si aggiunge anche parecchia fortuna, beh, allora non c’è scampo. Meglio farsi da parte. Questo è quello che deve aver pensato Lewis Hamilton quando al 35esimo giro la sua McLaren così bella e così fragile lo ha piantato in pieno rettilineo, cambio incastrato in folle e tanti saluti ai sogni di gloria. Sogni di gloria, diciamolo, più che legittimi. Visto che otre ad essere – insieme ad Alonso – il miglior pilota del mazzo, Hamilton ha anche una macchina che ancora una volta ha dimostrato di essere la più veloce.

E però la velocità non è tutto nella Formula 1. Ci vogliono anche un sacco di altre cose per vincere. Una, ad esempio, è l’affidabilità. Un’altra è, appunto, la fortuna. Ingredienti abbondantemente a disposizione dell’attuale leader mondiale Fernando Alonso. Che in quella che sembrava dover essere la serata più difficile della sua stagione, quella che doveva rimettere tutto in ballo, torna a casa con un sorriso in 16/9. Il bottino è sbalorditivo: assalto di Hamilton respinto in pieno (15 punti tondi tondi guadagnati su quello che era il suo primo inseguitore); e Vettel tenuto riccamente a distanza (appena 7 punti persi). Se glielo avessero proposto alla vigilia, Fernando avrebbe firmato immediatamente per un finale del genere.

Ok, lo so. Qualcuno, a proposito di fortuna, obietterà certamente  che la McLaren non è stata sfortunata, e che se il suo primo pilota non ha vinto è stato per un errore – pure grave – commesso dal team nel week end: i problemi al cambio erano noti e non sono stati risolti. L’obiezione, a mio avviso, va solo parzialmente accolta. Intanto perché il demerito di un avversario non coincide esattamente con il merito proprio, e comunque non sempre e non in questo caso. E poi perché va onestamente osservato che la sorte non ha tolto dall’orizzonte di Fernando solo un pilota, ma due. Anche il povero, incolpevole, Maldonado ha dovuto arrendersi al magnetismo – chiamiamolo così – dello spagnolo appena cominciata la lotta per la quinta posizione (lotta che secondo me sarebbe stata pure bella).

Detto questo, ancora una volta ci troviamo in piedi davanti ai fuochi artificiali di Fernando Alonso. Che con una gara di una saggezza quasi eccessiva, al confine esatto tra la genialità e la noia, ha messo nella sua “costruzione mondiale” un mattone che potrebbe presto rivelarsi decisivo.

ps: due parole, infine, su Massa. La sua prestazione di oggi è stata più che buona. Ha lottato dignitosamente contro una macchina che non gli era piaciuta per tutto il week end e contro la sfiga che, quasi per simmetria con Alonso, lo assilla da mesi. La sua prestazione, però, non sposta di un millimetro il discorso fatto ieri.

 

Marco Mensurati da repubblica.it


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