Lewis Hamilton bagna i fotografi a Montecarlo con la moto d’acqua ma fa 150 mila euro di danni alle macchine fotografiche
Hamilton, una ragazzata che costa cara
Il pilota della Mercedes ha fatto una virata in moto d’acqua di fronte ai fotografi danneggiando le loro apparecchiature
Se Marco Della Noce, alias il meccanico Oriano Ferrari, dovesse prendere in giro un pilota, oggi dovrebbe prendersela con Lewis Hamilton. Il pilota della Mercedes ieri «ha fatto lo sborone» (per usare il tormentone del comico).
E l’ha fatto nella realtà, non nella finzione di Zelig, esibendosi con la moto d’acqua sul mare che bagna Montecarlo. Il tutto a beneficio di una fila di fotografi schierati solo per lui con i loro costosissimi obiettivi.
Hamilton ha interpretato la mission un po’ troppo sul serio, con una curva (meglio sarebbe dire «virata»)ravvicinatissima che ha inondato i poveri fotografi e danneggiato le apparecchiature.
Per calmare le proteste, la Mercedes si è scusata per l’esuberanza del suo pilota e si è detta disponibile a risarcire 150 mila euro di danni.
da lastampa.it
Va all’asta la Ferrari Coupé 330 GT 2+2 del 1965 di John Lennon
All’asta la Ferrari Coupé di John Lennon
Andrà in vendita il 12 luglio la vettura dell’ex Beatles
La Ferrari Coupé 330 GT 2+2 del 1965 appartenuta al cantante dei Beatles John Lennon andrà in vendita all’asta di Bonhams Venerdì 12 luglio nel corso del Festival of Speed di Goodwood a Chichester, nel Regno Unito.
La vettura costò allora 6.500 sterline che corrisponde, al cambio attuale, ad un listino di 110.000 sterline pari a circa 128.000 euro.
Messa in vendita con la sua targa originale DUL 4C restaurato dalla DVLA, quest’auto da collezione è una delle 500 costruita e prevede di raggiungere una valutazione d’asta tra 180.000 e 220.000 sterline, pari a 210.000/257.000 euro. Le auto diventarono in seguito una delle passioni di John Lennon, ma la più amata fu questa Ferrari che utilizzò per tre anni, fino al 1967, percorrendo oltre 20.000 miglia, circa 32.000 km. La bella Ferrari azzurro cielo metallizzato è stata inoltre la prima vettura posseduta da John Lennon.
Nel 1965, infatti, i Beatles avevano già registrato la canzone “Ticket to Ride”, divenuta uno dei più grandi successi del gruppo e rimasta a lungo in vetta alle classifiche di vendita dei dischi ’45 giri’ sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti. Insieme al successo della canzone si diffuse anche la notizia che John Lennon aveva ottenuto la patente di guida. In poche ore la strada davanti alla sua casa di Kenwood a Weybridge, nel Surrey, è stata invasa da lussuose supercar, come Maserati, Aston Martin e Jaguar E-type, che i concessionari tentavano di fargli acquistare per avere come cliente il famoso Beatle. Il cantante che era già padre di Julian, il figlio di 22 mesi avuto dalla sua prima moglie Cynthia, scelse senza indugi la Ferrari Coupé 330 GT con la guida a destra di colore azzurro con gli interni in pelle blu.
«L’ eccitazione iniziale generata dalla “Beatlemania” era tale – ha dichiarato Sholto Gilbertson, specialista del dipartimento auto di Bonhams Motor – che John Lennon non ha avuto nemmeno bisogno di uscire di casa per comprare la sua prima auto».
Dal 1980 la Ferrari di Lennon è rimasta dal concessionario Modena Ferrari, da cui è stata acquistata dall’attuale proprietario. Ridipinta in rosso e tolta la targa originale, la preziosa vettura è stata poi amorevolmente restaurata e riportata alle sue condizioni originali.
«Siamo lieti di poter offrire un’auto associata a una tale icona della cultura popolare contemporanea – ha aggiunto Sholto Gilbertson – in un’asta che preannuncia potenzialmente di eclissare il record dello scorso anno».
da nostalgia.it
Husqvarna alla Ktm e anche la fabbrica da Varese se ne va in Austria
A RISCHIO LA FABBRICA DI BIANDRONNO
Husqvarna, la produzione va in Austria
Cassa integrazione per i dipendenti in Italia
I sindacati dello stabilimento varesino: «Saccheggio industriale»
La varesina Husqvarna ha messo sul mercato lo scorso anno interessanti motociclette che hanno avuto buona accoglienza tra gli appassionati. Questo fatto, che di solito, getta le basi per la ripresa o è in grado di invertire un trend negativo, si è invece rivelato l’inizio della fine. Strano, ma, a meno di improvvisi cambi di rotta, il futuro è la chiusura della produzione.
LA PRODUZIONE – L’azienda svedese cedette nel 1987 la divisione moto alla Cagiva e la fabbrica venne acquisita vent’anni dopo da Bmw che conservò la produzione in Italia pur in una difficile situazione di bilancio. Quest’anno, però, la Bmw ha deciso di vendere a Pierer Industrie AG di proprietà di Stefan Pierer, che è anche Ceo della Ktm, blasonato marchio austriaco di moto. Un’acquisizione che sorprese molti osservatori, visto che diversi modelli Husqvarna erano in concorrenza con quelli della Ktm. Le assicurazioni austriache di non trasferire la produzione (circa diecimila moto l’anno) sono durate meno di quaranta giorni. Alla mancanza di un piano industriale che aveva fatto sorgere i primi dubbi è seguita la richiesta di cassa integrazione per 212 dipendenti su 240. Giovedì scorso, infine, l’annuncio di portare il marchio Husqvarna a Mattinghofen, storica sede di Ktm.
IL MARCHIO – Certo la Husqvarna è una goccia nel mare della produzione mondiale, ma la vicenda è significativa perché è un capitolo della continua dissipazione del patrimonio di marchi italiani non solo della moto. In più rappresenta una maniera ben strana di aprire alla concorrenza che l’Europa ci invita a fare con indice ammonitore. Al momento Ktm acquisisce il marchio Husqvarna e la sua rete di vendita Usa; porta la fabbrica in Austria e lo Stato italiano paga la cassa integrazione. Senza dimenticare le conseguenze per l’indotto se a Biandronno resterà solo un magazzino ricambi. Il sindacato ha chiesto per mercoledì un incontro al ministero del Lavoro: vuol sapere se quello che giudicano un «saccheggio industriale» è accettabile per il Paese.
Antonio Morra da corriere.it
La Fiat Industrial se ne va a Londra e l’Italia perdo mezzo miliardo di euro di tasse
Fiat, Marchionne vuole la cittadinanza fiscale britannica per i camion Iveco
Il ministro Lupi: “l’ipotesi di trasferimento deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”
A pochi giorni di distanza dalle nuove voci sul trasferimento del quartiere generale a Detroit, il gruppo Fiat fa un primo passo concreto verso gli Usa: Industrial, la società che controlla Iveco, prepara lo sbarco a Wall Street della nuova società olandese che nascerà dalla fusione con Cnh, la Fi Cbm Holdings Nv. Il prospetto preliminare per la quotazione è stato presentato alla Sec, l’autorità americana di controllo sui mercati e al suo interno c’è anche l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna.
“Noi chiediamo che il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall’Italia”, afferma il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, mentre per il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi, l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale “deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perchè le imprese restino in questo Paese”.
La quotazione a Wall Street della società olandese era già prevista nel progetto di fusione, approvato a febbraio dai consigli di amministrazione di Industrial e Cnh e Sergio Marchionne aveva indicato come termine la fine del terzo trimestre 2013. Mancano ancora le date delle assemblee straordinarie, che dovrebbero essere convocate entro giugno.
La novità è l’ipotesi di trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna, che non dovrebbe modificare il tax rate del gruppo in quanto le società nazionali continueranno a pagare dove producono reddito. L’obiettivo è favorire gli azionisti con un regime fiscale analogo a quello dei competitor della società. Nel prospetto si precisa che “non c’è garanzia sulla decisione finale relativa alla sua domiciliazione fiscale” e si spiega che “se Fi Cbm dovesse essere trattata come un soggetto fiscale residente in Italia, pagherebbe le tasse in Italia sul suo reddito mondiale complessivo e sarebbe soggetta ad altri oneri e/o obblighi di reporting, che potrebbero portare costi addizionali”.
Al termine dell’operazione di fusione gli attuali azionisti di minoranza, che oggi detengono il 13% di Cnh – sempre secondo quanto riportato nel prospetto – avranno il 99% di Fi Cbm, la holding degli Agnelli Exor controllerà il 27% e Fiat Spa il 2,6%. In base al meccanismo di diritti di voto doppi, permesso dalla legge olandese, Exor potrà raggiungere una quota massima del 43% dei diritti di voto.
da ilfattoquotidiano.it
Incredibile incidente in Russia video auto che vola
Il volo dell’auto sulla carreggiata
Drammatico incidente in Russia – LiveLeak
Il volo dell’auto sulla carreggiata. Incidente in Russia
Ecclestone ho chiesto io alla Pirelli gomme che durassero meno di metà gara
Ecclestone sulle gomme: «Ho chiesto io
alla Pirelli che durassero meno di metà gara»
Il patron della Formula 1 interviene sulla polemica
tra i team dopo il botta e risposta Red Bull-Ferrari
«Ho chiesto io alla Pirelli di fare gomme che durassero meno della metà di ogni gara, il che significava avere più pit stop. Ed è quello che hanno fatto». Bernie Ecclestone benedice le Pirelli, il che fa pensare che la guerra delle gomme, l’argomento più dibattuto del momento in Formula 1, si concluderà con cambiamenti minimi degli pneumatici (a partire comunque dal Gp del Canada, domenica a Monaco si corre con le «vecchie» gomme).
RED BULL CRITICA – In un’intervista sul sito ufficiale della F1 (quindi sul suo sito) in coppia con Niki Lauda, Bernie usa parole di grande comprensione verso l’azienda milanese, che era stata accusata soprattutto dalla Red Bull di aver trasformato l’essenza dello sport. «Queste non sono più corse automobilistiche — aveva tuonato Dieter Mateschitz — ma un concorso a chi gestisce meglio le gomme».
BERNIE CAMBIA – Il punto è che Mateschitz aveva espresso le sue critiche proprio in un colloquio di 45 minuti con Ecclestone. Che era parso accogliere le sue doglianze, facendo innervosire gli altri team, quelli — come Ferrari, Lotus e Force India — che si trovano bene con le gomme e non vorrebbero cambiamenti. La nuova presa di posizione di Ecclestone è quindi particolarmente significativa. «È davvero difficile prevedere che le gomme dureranno il 15 o il 20% della gara, perché ogni circuito è diverso, cambiano le temperature, cambiano le macchine e, ultimo ma non meno importante, ogni pilota ha il proprio stile di guida» continua Bernie. Quindi che tutti si adeguino a usare quello che hanno. «I piloti non hanno altro a cui pensare, usino il cervello e capiscano come vincere le gare».
LA FERRARI E LA FIA – Tra l’Ecclestone che ascolta le lamentele di Mateschitz e questo che congela la situazione attuale sono accaduti due fatti. La risposta polemica della Ferrari alla Red Bull («Qualcuno ha la memoria corta, peccato che queste anime belle che si lamentano dei quattro pit stop fossero rimaste silenti due anni prima quando, sia a Barcellona che a Istanbul, i piloti sul podio fecero lo stesso numero di soste») e soprattutto una presa di posizione (informale) della Federazione. Che ha ricordato come non si possano cambiare le gomme in corsa, a meno che non siano giudicate «tecnicamente inadatte». Cosa da escludere. E quindi la Pirelli cambierà sì, ma con l’obiettivo di evitare altre delaminazioni (distacco del battistrada) e non per ridurre i pit stop. Solo in Canada (9 giugno), si vedrà la portata reale delle modifiche. E qualcuno sarà comunque scontento.
Arianna Ravelli da corriere.it
