Video Pubblicità Renault Twingo sessista contro le donne


Pubblicità Twingo sessista, Renault la ritira dopo due ore
Per promuovere la sua nuova e più colorata generazione di Twingo, Renault Belgio ha ideato degli spot in cui le donne usano qualsiasi tipo di supporto per lasciare sul parabrezza messaggi di giustificazione ai propri parcheggi “creativi”.
In uno di questi ad esempio una donna scriveva “Non portatemi via la macchina, ho i tacchi alti”.
Originale o sessista, la pubblicità è stata immediatamente ritirata dalla casa madre ma non prima di essere notata sul web

da kataweb.it

Casey Stoner autobiografia oltre ogni limite, odio Valentino Rossi


Stoner Oltre ogni limiteSTONER, COSÌ NON VALE – L’EX CAMPIONE A SCOPPIO RITARDATO CONTRO VALENTINO ROSSI: “VOLEVA VINCERE A TUTTI COSTI E, PER INVIDIA O DISPERAZIONE, PIÙ DI UNA VOLTA CERCO DÌ BUTTARMI FUORI PISTA”

Nella sua autobiografia Stoner attacca “a freddo” il Dottore: “Ho sempre nutrito grande stima per tutti i miei avversari, ma non per Valentino: lui è un tipo subdolo che non si cura della sicurezza degli altri piloti. Per correre così vicini a quella velocità bisogna realmente rispettarsi e fidarsi l’uno dell’altro”…

Guido Andruetto per “la Repubblica”

E’ una lunga scia di rancori quella che Casey Stoner e Valentino Rossi hanno lasciato sull’asfalto dopo anni di confronto serrato e turbolento, sia sulla pista che fuori. Sebbene l’ex campione australiano di motociclismo abbia abbandonato i circuiti due anni fa, a soli 27 anni, i motori dei due piloti avversari tornano di nuovo a surriscaldarsi con la pubblicazione in Italia della prima autobiografia di Stoner, Oltre ogni limite , che uscirà a inizio settembre per Mondadori.

A freddo, contro il “Dottore” che fino al 2016 resterà in sella alla Yamaha per gareggiare in MotoGp, arriva il colpo ben assestato di Stoner che riaccende la vecchia rivalità fra i due, per altro mai nascosta. Nelle oltre duecento pagine in cui l’ex pilota di Honda e Ducati ripercorre la sua fulminante carriera nel mondo del motociclismo, dalle prime corse sulla pista sterrata di casa a Wongawallan, Australia, fino al circuito del Qatar, per una cinquantina di volte Stoner cita il nome di Valentino, riversandogli addosso tutto
il suo astio.

La memoria di Stoner non perdona, specie quando ricorda un episodio del 2008, «la famosa bagarre tra me e Valentino nella tappa successiva a Laguna Seca, una gara che probabilmente sarà sempre ricordata per il sorpasso di Rossi su di me nel Cavatappi. Naturalmente non fui felice di quella manovra in particolare, ma accaddero cose peggiori che non furono riprese dalle telecamere ».

Accuse che Stoner rinforza con critiche feroci. «La mia moto non era molto agile e avevo soltanto una traiettoria da seguire su quel tracciato, e lui fu così sveglio da accorgersene. Oggi l’ha capito fin troppo bene, ma quando ti trovi ad affrontare una curva su una Ducati non hai molte possibilità. Valentino sapeva che mettendosi davanti a me ogni volta che ne aveva l’occasione poteva rendermi molto difficile invertire le posizioni. Quando ero io a prendere il comando, la sua unica possibilità era contrattaccare immediatamente per impedirmi di prendere il largo.

Fu per lo più una gara pulita: mi superò in frenata all’interno e si comportò meglio di me su gran parte del tracciato. Se si fosse limitato a quello, l’avrei presa bene, ma un paio di manovre sfuggite alle telecamere non furono affatto corrette. Valentino cercò di buttarmi fuori pista mettendo seriamente in pericolo la mia sicurezza, e ciò mi deluse molto».

Se oggi Stoner sul suo profilo Twitter si definisce «ex campione del mondo di MotoGp, appassionato di pesca e padre orgoglioso», la sua scarsa considerazione di Rossi sembra bruciare ancora dentro di lui. «Mi ero accorto di questo lato subdolo di Valentino già nel 2006 – scrive nella sua autobiografia quando sia in gara, sia durante le prove, aveva tentato qualche manovra di sorpasso che mi era parsa quantomeno azzardata.

Fino a quel momento l’avevo sempre rispettato, ma quelle scelte mi resero sospettoso e mi portarono a dubitare della sua vera natura. È difficile capirlo dalla televisione, come è difficile rendersi conto di quanto andiamo veloci, ma per correre così vicini a quella velocità bisogna realmente rispettarsi e fidarsi l’uno dell’altro. Noi piloti arriviamo a capire il linguaggio del corpo dei nostri avversari e impariamo che si può sorpassare qualcuno senza creare contatto, senza spingerlo sul cordolo, ma credo che Valentino non si curasse affatto della sicurezza altrui.

Secondo me, era un tipo che voleva vincere a tutti i costi. Nel corso degli anni io e Valentino ci siamo misurati in parecchie battaglie epiche, ma ci sono state occasioni in cui, probabilmente per invidia o disperazione, lui ha provato diverse tattiche poco corrette. Laguna Seca fu una delle occasioni in cui era disperato.

Dopo aver vinto tre gare consecutive, cavalcavo l’onda del successo ed ero arrivato in America in piena forma. Dominai la tabella dei tempi con un vantaggio di oltre mezzo secondo per tutte le sessioni di prove libere e conquistai comodamente la pole davanti a Valentino, con un passo-gara migliore di un secondo rispetto al suo. Gareggiare con una strategia che considero apertamente aggressiva era l’unico modo che Valentino aveva di vincere quel giorno, e così fece». Giudizi pesanti che Stoner esprime in molti passaggi salienti di questo libro che in Italia verrà accolto con freddezza dai fan del ‘pilota da corsa con il numero 46’.

«Desidero che le persone si rendano conto che io ho sempre nutrito grande stima per tutti i miei avversari, ma non per Valentino – incalza Stoner – poiché lui non ne mostrava affatto per me. Tutti avevano creato l’immagine di Valentino come genio del motociclismo. Lo ritenevano migliore di chiunque altro si fosse confrontato con lui in passato, e questo gli dava una grande sicurezza che via via cresceva trasformandosi in ulteriori successi.

È soltanto la mia opinione, ma sinceramente penso che se avesse passato momenti più duri, come quelli che abbiamo affrontato io, Dani, Jorge, Dovi e Simoncelli, non avrebbe goduto dello stesso successo così presto e di conseguenza non sarebbe diventato lo stesso Valentino Rossi che conosciamo ».

da dagospia.com

Franco Bechis : la supercazzola di Matteo Renzi la guida sul sito della presidenza del consiglio con banalità per risparmiare carburante


Renzi Marchionne Elkann e la Jeep Renegade 01 RENZISMO DA DIPORTO – INVECE DI PREOCCUPARSI DEI DISOCCUPATI, PITTIBIMBO UNA GUIDA, PUBBLICATA SUL SITO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, ZEPPA DI BANALITÀ SU COME RISPARMIARE CARBURANTE

La guida offre “consigli” come “non pigiare troppo sull’acceleratore”. Seconda regola: una volta accelerato “inserire al più presto la marcia superiore”. Terzo suggerimento: “Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme”. E poi la chicca: “Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili”…

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”

Il pianeta terra prenderà fuoco. La temperatura salirà entro la fine di questo secolo di almeno 5 gradi, e di oltre 6 gradi in Europa. Si scioglieranno i ghiacciai – e sta già accadendo in Svizzera – si alzerà il livello dei mari, che copriranno parte delle terre emerse. Scompariranno isole intere e buona parte delle coste che oggi conosciamo. In Italia come in buona parte dell’Europa mediterranea si soffriranno terribili periodi di siccità. È un futuro nero. Quindi, questa estate guidate piano.

Se non premerete troppo sull’acceleratore, seminerete un po’ meno carbonio nell’atmosfera. E forse rinvierete nel tempo la scomparsa di meravigliosi isolotti dove anche i vostri nipoti vorrebbero fare le vacanze. Firmato: Matteo Renzi. In occasione delle vacanze degli italiani il presidente del Consiglio italiano si è esibito nella specialità che gli viene meglio: la supercazzola.

In questo luglio 2014 si tratta di una supercazzola ecologica, che è sempre politically correct. Palazzo Chigi ha spolverato tutta la bibliografia sull’effetto serra e distribuito per l’avido consumo degli italiani una guida alle vacanze ecocompatibili e al risparmio del carburante. L’ha caricata in formato pdf sul sito Internet della presidenza del Consiglio dei ministri, ma essendo di 280 pagine per potersela leggere con calma molti italiani saranno costretti a stamparla. Vanificandone gli effetti benefici: ogni stampa si porterà via almeno un alberello della foresta amazzonica, mettendoci più nei guai di prima.

IL DECALOGO

Ai lettori di Libero ne offriamo una sintesi di pronto utilizzo in grado di salvare almeno una piccola foresta. Le prime pagine di introduzione ve le abbiamo già riassunte: descrivono il cataclisma che aspetta i nostri nipoti e sfiora pure i figli più giovincelli con effetto serra, ghiacciai che si sciolgono, grande siccità in agguato. La seconda parte offre le soluzioni da vacanze intelligenti per spostare un po’ più in là nel tempo il cataclisma. Si comincia con un geniale decalogo per la guida «eco-compatibile ».

Prima regola: non pigiare troppo sull’acceleratore. Bisogna farlo «gradualmente». Se spingete a tavoletta al semaforo, investite la macchina che vi precede, e il consiglio sembra assai saggio. Seconda regola: una volta accelerato «inserire al più presto la marcia superiore». Ci voleva Renzi, eh? Terzo suggerimento del premier: «Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme».

Quarto consiglio, molto di buon senso: cercate di non stamparvi con la vostra auto contro un muro. Renzi lo dice così: «Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili». Quinta regola: «Decelerare gradualmente rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo la marcia innestata». Controprova? Decelerate spingendo a fondo il pedale dell’acceleratore. Pare che non funzioni, e dopo non potete raccontarlo a nessuno.

REGOLE D’ORO
Sesta regola: «Spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo». Si può sempre provare a spegnere il motore mentre siete ai 140 km all’ora in autostrada. Che cosa poi accada però non lo racconterete a nessuno. Settima regola, basilare: «Mantenere la pressione di gonfiaggio degli pneumatici entro i valori raccomandati».

Vogliamo provare a gonfiarli oltre?Almeno tenete i bambini a distanza di sicurezza, quando scoppieranno. Ottava regola fondamentale: «Rimuovere porta-sci o portapacchi subito dopo l’uso e trasportare nel bagagliaio solo gli oggetti indispensabili mantenendo il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale». In effetti è meglio non portare gli sci in vacanza a Vulcano.

E se andate in albergo o affittate un appartamento, inutile mettere nel portabagaglio il forno o il frigo di casa: appesantirebbe l’auto, e in ogni caso trovereste in loco quanto vi serve.Grazie Matteo per il consiglio. Nona regola: «Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario».

Ottima idea:se piove,azionate il tergicristalli. Se ha smesso di piovere, è inutile tenerli, piuttosto fastidioso il rumore della gomma che gratta il vetro sotto il solleone. Decimo e ultimo consiglio: «Limitare l’uso del climatizzatore ». E qui siamo d’accordo solo a metà.Con un luglio così si può anche tenere spento. Ma a 34-35 gradi, appena spento il climatizzatore per evitare l’effetto serra, vi diamo un consiglio: offrite un passaggio a Renzi. Godrà con voi della sua ultima supercazzola…

da dagospia.com

 

Esiste ecco il link www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/guida_carburanti/GUIDA_2014.pdf

Vittorio Feltri : Saluti a Torino e ai sindacati. La Fiat se ne va


Renzi Marchionne Elkann e la Jeep Renegade 05Saluti a Torino e ai sindacati. La Fiat se ne va
La miopia della Fiom e la mentalità italiana che odia il capitalismo hanno costretto Marchionne a espatriare. Tanti attaccano l’ad, ma Roma dovrebbe fare mea culpa

Addio Torino bella, addio lavoratori (specialmente quelli della Fiom). La Fiat, sbrigata l’ultima pratica nella città dove è nata, cresciuta e ha rischiato la morte sotto lo sguardo indifferente e cinico del cosiddetto Avvocato (alias Gianni Agnelli, l’elegantone), trasferirà la propria sede legale in Olanda e quella fiscale a Londra.

La produzione in gran parte è già stata spostata da parecchio tempo negli Stati Uniti (e in vari luoghi) in seguito alla fusione con la Chrysler, da cui il nuovo logo Fca (Fiat Chrysler automobiles), che ha consentito alla fabbrica automobilistica piemontese, anzitutto, di salvarsi dalle grinfie di un sindacato orbo, ma mordace, e di diventare un colosso internazionale.

Molti compatrioti hanno arricciato il naso davanti a simili operazioni, altri hanno protestato, altri ancora hanno accusato di ingratitudine la famiglia Agnelli e derivati. Ciascuno dice la sua, legittimamente, e la Fiat altrettanto legittimamente fa i propri interessi. Il regno delle quattroruote ammaina la bandiera tricolore ed espatria trasformandosi in un impero, di lamiera. Complimenti all’eroe dei due mondi che ha conquistato appunto un paio di continenti. Ci riferiamo a Sergio Marchionne, antipatico, bravissimo e di successo. Un Fenomeno col maglione (che, di solito, non è l’indumento dei fenomeni).

Quest’uomo è diabolico. Mentre i suoi colleghi dirigenti industriali sono partiti da una discreta ricchezza e hanno finito per globalizzare la miseria, lui è l’unico italiano che, pur guidando un’azienda ridotta a rottame dai suoi predecessori, è riuscito a globalizzare l’opulenza. Nonostante ciò, c’è ancora qualcuno che lo considera un pescecane. Una stupidaggine. Marchionne è stato il primo ad aver capito che nel Belpaese il capitalismo è giudicato male, una derivazione dello sterco del diavolo, da schifarsi; peggio: da eliminare.

I tribuni della plebe da mezzo secolo lanciano anatemi contro chi intraprende. Pensano ancora che ogni patrimonio e ogni ditta discendano da un furto impunito, e si impegnano per distruggerlo e fare sommaria giustizia. Ignorano o fingono d’ignorare che uccidere le imprese significa uccidere le buste paga, i posti di lavoro. D’altronde, a loro del lavoro non importa nulla, non hanno mai lavorato, limitandosi a sfruttare le maestranze in buona fede o affette da dabbenaggine.

La stupidità ha ingigantito un sistema che non solo impedisce la crescita (da tutti agognata e da nessuno favorita), ma rade al suolo, sistematicamente, quel poco rimasto in piedi nella nostra sinistrata economia. Marchionne, dieci minuti dopo essere stato issato al vertice della Fiat, si è reso conto che cambiare la mentalità italiota (un misto di comunismo residuale e di pauperismo dossettiano) era impossibile, e ha rinunciato alla rieducazione degli assenteisti cronici degli stabilimenti eretti nel Mezzogiorno con l’aiuto di uno Stato illuso di essere in grado d’esportare l’industria nelle zone depresse.

L’amministratore delegato, consapevole che in un duello con gli indolenti sindacalizzati sarebbe uscito sconfitto, ha preferito andarsene in America – insalutato ospite – con la fabbrica sulle spalle. Qui da noi ha lasciato qualche appendice di opificio per rispettare le forme, ma senza confidare negli organici rimasti allo scopo di ottenere un adeguato sviluppo. Gli hanno dato del matto. Invece i matti erano coloro che lo denigravano, trascurando il fatto che i capitali vanno dove conviene e non dove si «chiagne e fotte».

Conosciamo i rimproveri che si muovono alla Fiat, agli Agnelli in particolare: hanno socializzato le perdite e incassato i dividendi, hanno mangiato soldi pubblici in quantità e hanno ricambiato abbandonando la nave un attimo prima che affondasse, hanno succhiato miliardi dalla cassa integrazione guadagni e ora, invece di ringraziare, fanno il gesto dell’ombrello a chi li ha sostenuti. Chiacchiere. È vero che Torino ha chiesto, ma Roma ha dato. Non sbaglia mai chi bussa, semmai sbaglia chi apre. Chi ha aperto? Fuori i nomi e i cognomi dei politici che hanno concesso quattrini senza garanzie. Questi sono i colpevoli, e l’hanno fatta franca.

Si dà poi il caso che da quando in tolda c’è Marchionne, il colosso piemontese non si è avvalso di un euro pubblico. L’ad si è arrangiato in proprio. Non gli si può imputare di aver munto lo Stato. Egli ha il diritto di dire: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scurdammoce ‘o passato. Il dirigente in maglione ha svoltato, mutato stile: sta sul mercato, usa mezzi e metodi leciti, non deprecabili. Ed è forse questo il motivo per cui c’è chi non lo sopporta. Gianni Agnelli vendette una quota d’azienda a Gheddafi e nessuno osò rimproverarlo. Licenziò Vittorio Ghidella, che era un ingegnere coi fiocchi, e tutti tacquero. La fabbrica sfornava modelli scadenti? Bocche chiuse.

La Fiat era un disastro, adesso è un fiore. Ma quando tirava gli ultimi stava sugli altari; adesso che vola alto, la vorrebbero nella polvere. D’accordo, Maurizio Landini sarà anche una brava persona, ma pendere dalle sue labbra è assurdo. Il fatto che quella in corso sia l’ultima assemblea Fiat organizzata in Italia può dispiacere, però dispiace ancora di più che neanche un cane romano reciti il mea culpa.

Vittorio Feltri  da ilgiornale.it

Rc Velox che scopre chi non paga l’assicurazione


falco rc veloxAssicurazioni auto, arriva Rc velox per scoprire chi non paga

Risparmiare sulla Rc auto è possibile ma può nascondere qualche rischio. Gli italiani da anni pagano i prezzi più alti d’Europa per l’assicurazione obbligatoria sui veicoli, ma sul mercato c’è un’offerta ampia. La ricerca del risparmio non passa solo da un confronto tra i prezzi, ma anche da un’analisi attenta del contenuto della polizza: un costo più contenuto rispetto ad altre offerte può nascondere, per esempio, il divieto di far guidare il veicolo ai giovani fino a 25-26 anni. Così prima di scegliere a quale compagnia affidare la vostra auto valutate bene tutti i rischi. Ecco alcuni punti da tenere d’occhio sulle polizze per evitare amare sorprese.

Rc velox  – L’assicurazione obbligatoria va rinnovata con la massima attenzione. Non è più vero che sia difficile essere scoperti se si circola senza assicurazione obbligatoria: anche per questa infrazione stanno cominciando a prendere piede i controlli automatici, che consentono verifiche a tappeto e non più a campione. I corpi di polizia locale hanno iniziato ad usare le apparecchiature di controllo stanno sperimentando un’impennata dei verbali per mancata copertura Rc Auto. E potrebbero aumentare ancora. Infatti per il momento i controlli automatici sono previsti dal Codice della Strada ma gli apparecchi non hanno ancora l’omologazione del ministero delle Infrastrutture. Quando gli apparecchi saranno utilizzabili in automatico non servirà avere più pattuglie sul campo per individuare i veicoli non in regola.

La scelta – Sul fronte invece delle compagnie invece occhio al tacito rinnovo. Non ci sono più dubbi o calcoli, come racconta il Sole 24 Ore, su quando si deve decidere se cambiare compagnia alla scadenza della polizza. Dall’autunno 2012 le coperture Rc auto non sono più soggette al tacito rinnovo e quindi alla scadenza si può anche scegliere un’offerta di un’altra assicurazione.

Carta – Per scegliere la polizza giusta valutate sempre il prezzo in base al grado di copertura offerto. L’esame deve prendere in considerazione non solo le eventuali garanzie che non rientrano strettamente nella Rc Auto e vengono talvolta date in omaggio assieme ad essa: occhio a i casi in cui la copertura non opera. Ovvero quando l’assicurazione risarcisce regolarmente il danneggiato ma che poi si rivale sul suo cliente. Un esempio classico è il caso in cui si circoli con revisione scaduta o gomme non ammesse e l’uso del mezzo per scopi diversi consentiti dalla carta di circolazione.

da liberoquotidiano.it

Fiat Chrysler, più vendite e più ricavi nel secondo trimestre 2014


Fiat Chrysler Automobiles logoFiat Chrysler, più vendite e più ricavi
Nel secondo semestre l’utile netto cala a 197 milioni. Marchionne agli analisti: «Ho fiducia che rispetteremo i target del 2014». Boom per Maserati e Ferrari

È stato positivo il secondo trimestre del gruppo Fiat Chrysler. I ricavi sono cresciuti del 5% a 23,3 miliardi di euro e l’Ebit (un indice di redditività) è stato di circa un miliardo di euro. L’indebitamento netto industriale si è ridotto a 9,7 miliardi di euro mentre la liquidità disponibile è crescita a 21,8 miliardi di euro. Le consegne a livello mondiale sono salite del 2% a 1,2 milioni di veicoli. Confermati gli obiettivi per l’anno in corso.

L’utile netto è stato di 197 milioni di euro rispetto a 435 milioni di euro nel secondo trimestre 2013. Il gruppo spiega che «la riduzione è dovuta anche all’incremento di 137 milioni di euro delle imposte sul reddito poiché gli utili realizzati negli Stati Uniti sono soggetti a fiscalità differita».
I marchi di lusso del gruppo Fiat hanno registrato nel secondo trimestre un incremento del 59% dei ricavi: crescita record per Maserati che ha quadruplicato i volumi, consegnando quasi 10.000 autovetture nel trimestre. Il risultato operativo dei marchi di lusso è di 166 milioni di euro rispetto a 105 milioni di euro nel secondo trimestre del 2013, con Maserati in crescita da 9 a 61 milioni di euro e Ferrari in miglioramento da 96 milioni di euro a 105 milioni di euro.

Soddisfatto l’ad Sergio Marchionne: «Nel complesso l’Ebit realizzato nel trimestre è soddisfacente e ho fiducia che riusciremo a rispettare i target fissati per il 2014», ha detto aprendo la conference call con gli analisti.
Marchionne ha anche definito «incoraggianti» i progressi segnati nella regione Emea, dove, anche «se la situazione non è fantastica, si sta stabilizzando», mentre in America Latina il gruppo «ha registrato una performance di gran lunga migliore dei rivali. Abbiamo un vantaggio operativo e una sufficiente distanza dai competitor che ci fa pensare che riusciremo» a mantenere la leadership. «Deludente» è stato poi definito da Marchionne l’andamento nell’area Nafta a cui «vogliamo rimediare. La performance di luglio è comunque incoraggiante. Dobbiamo essere più disciplinati a livello di prezzi».
Il manager si è detto fiducioso che «l’esborso da corrispondere agli azionisti che esercitano il diritto di recesso non supererà i 500 milioni di euro».

LUIGI GRASSIA da lastampa.it

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