Raikkonen Hamilton non lo vuole
Bravo, caro e scomodo Raikkonen indesiderato
Kimi Raikkonen, 30 anni, ha vinto un Mondiale con la Ferrari
Hamilton non lo vuole, rally e ingaggio gli altri ostacoli
Per trovare un posto in Formula 1 bisogna essere molto bravi o molto ricchi. Ma a volte il talento non basta. Anzi, può essere controproducente. Immaginiamo una squadra che orbita intorno al suo campione: la McLaren con Lewis Hamilton, per esempio. E supponiamo che la stessa squadra cerchi un secondo pilota che in realtà vuole essere il primo, per esempio Kimi Raikkonen. Può succedere che l’uno non gradisca l’altro, soprattutto se ha già avuto brutte esperienze con il compagno (che nel 2007 era Fernando Alonso). Un bel problema. Se la trattativa tra l’ex ferrarista e la squadra inglese si è inceppata quando ormai sembrava conclusa non è solo per una differenza di vedute sulle clausole contrattuali. La questione è che Kimi non ha il gradimento di Hamilton.
Il campione del mondo in carica, che già si è trovato bene con l’inoffensivo Heikki Kovalainen, ha promosso la candidatura di Adrian Sutil, l’unico amico che ha in F1, onesto professionista del volante in scadenza di contratto con la Force India. Parte del team è dalla parte di Hamilton, mentre le trattative con Raikkonen languono. Iceman fa i capricci: abituato a godere di una certa libertà in Ferrari, una sorta di buon’uscita e di riconoscimento per i suoi successi passati, ha alzato la posta. Innanzitutto vorrebbe percepire l’ingaggio che Maranello gli deve per tutto il 2010 (una trentina di milioni, da cui vanno detratti i premi, lui vorrebbe chiudere intorno ai 20) e nel contempo incassare i soldi di una nuova scuderia. Tenuto conto che a pagare entrambi gli importi dovrebbe essere il Banco Santander, sponsor sia di Ferrari sia di McLaren, è chiaro che la richiesta appare difficile da esaudire.
Il secondo ostacolo riguarda la libertà di correre nei rally. Kimi in estate ha avuto il permesso da Maranello di partecipare al Millelaghi in Finlandia, mentre a Woking non sono intenzionati a rischiare infortuni. Terzo punto: le giornate a disposizione degli sponsor. Una tortura per l’interessato. La McLaren chiede un impegno maggiore rispetto alla Ferrari, e il pilota si è impuntato. È il suo carattere, non lo cambierà certo a 30 anni (compiuti oggi). Ieri mattina ha incrociato Felipe Massa che rimetteva piede in un autodromo per la prima volta dal terribile incidente di Budapest. E ha tirato dritto.
A domanda sul futuro, il finlandese risponde: «Nessuna novità». Il suo obiettivo è una squadra con ambizioni e risorse. Come la Toyota. Dai giapponesi, che cercano «un pilota di vertice», è arrivata un’offerta. Le garanzie tecniche non sono quelle della McLaren, ma rappresentano un onorevole piano B. Altra opzione è la Brawn Gp, che però è vicinissima a Nico Rosberg e dovrebbe riconfermare Jenson Button, che già domani a San Paolo potrebbe vincere il campionato con una gara di anticipo. Kimi non ha escluso neppure una fuga dalla F1: la Nascar americana («ma non è che mi entusiasmi») o proprio i rally. Anche perché qualche volante libero in giro c’è, ma solo nelle squadre esordienti, che i soldi ai piloti non li danno: li chiedono. Bruno Senna, con quel cognome, conta su buoni sponsor ed è vicino alla Campos. Vitaly Petrov, russo, sponsorizzato dalla compagnia telefonica MegaFon, può portare 15 milioni in dote. Persino Nelsinho Piquet, ricco di famiglia, è vicino a un clamoroso ritorno nella Manor, malgrado sia reo confesso di aver provocato l’incidente di Singapore nel 2008. I maligni insinuano che il suo ingaggio sarà la ricompensa per le rivelazioni che hanno portato alla radiazione di Flavio Briatore. Ma a pensar male si fa peccato.
STEFANO MANCINI da lastampa.it
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