Rc Auto Rincari continui

Rcauto, processo ai rincari Cerchiai: è colpa del Paese
A nulla hanno potuto le liberalizzazioni di Bersani, né gli innumerevoli interventi dell’Isvap, né le salate multe dell’Antitrust all’inizio del 2000. Le tariffe Rc auto, che per le famiglie italiane rappresentano una delle principali fonti di spesa nel loro bilancio annuale, continuano a crescere in maniera inarrestabile. Tra il 2002 e il 2009 sono aumentate, secondo Giancarlo Giannini, presidente dell’Isvap, complessivamente del 17,9 per cento: un livello più che doppio rispetto a quello medio europeo, e contro lo 0,9 per cento di Francia e il meno 1,4 della Germania.
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E non basta: in valori assoluti, cioè in euro, le tariffe italiane sono circa il doppio di quelle francesi, inglesi e tedesche, a parità di automobile e di profilo di rischio dell’assicurato. L’Italia, insomma, per gli automobilisti si rivela un vero inferno.
L’aumento tra il 2002 e il 2009 è arrivato del tutto inatteso, visto che tra il 1996 e il 2001 dopo la liberalizzazione introdotta dall’Unione Europea quelle tariffe avevano già fatto un superbalzo di circa il 100 per cento. Grazie anche come dimostrò l’Antitrust, allora guidato da Giuseppe Tesauro a pratiche collusive fra le grandi imprese per il tramite di uno scambio sistematico di informazioni sulle tariffe. Tanto che i grandi gruppi dovettero pagare la bellezza di 700 miliardi di lire (circa 350 milioni di euro) per le multe complessivamente comminate. Dopo quell’episodio c’era stato anche il blocco delle tariffe per un anno deciso dal governo D’Alema: una forma di punizione che però, come molti già sapevano, sarebbe stata un anno dopo cancellata dall’Unione europea.
Dopo tutto questo sembrava che le compagnie italiane avessero messo definitivamente la testa a posto. Invece siamo di nuovo daccapo. Le liberalizzazioni di Bersani del 2007 hanno dato molto fastidio alle imprese, promettendo una tempesta di vento e sabbia, sotto forma di riduzione dei prezzi. Ma alla fine si sono rivelate un venticello fresco e le tariffe Rc auto, dal 2008, hanno ricominciato a salire come se niente fosse.
Adesso l’Antitrust di Antonio Catricalà ha deciso di aprire una nuova indagine conoscitiva per comprendere perché tutte le misure studiate per aumentare la concorrenza si siano rivelate fallimentari. Mentre anche alla Camera sono in atto i lavori della “Commissione Straordinaria per la verifica sull’andamento generale dei prezzi al consumo”. E mentre l’Isvap ha già minacciato una nuova e più intensa vigilanza.
Le compagnie, da parte loro, negano ogni responsabilità, se non irrilevanti e marginali. La linea di difesa portata avanti dall’Ania è sempre la stessa (vedi l’intervista al presidente dell’Associazione fra le imprese assicurative riportata nella pagina a destra). «La colpa è del sistema italiano», dicono all’unisono le imprese. E spiegano: ci sono troppi “furbi” che approfittano di un incidente per farsi liquidare un risarcimento più alto del dovuto; ci sono troppe truffe vere e proprie, spesso collegate alla criminalità organizzata, soprattutto nel sud; per una piccola lesione di 12 punti di invalidità in Italia si ottiene il riconoscimento di un’invalidità permanente; i medici legali sono troppo compiacenti; i giudici sono di manica troppo larga, anche perché il governo non ha mai approvato, come invece la legge quadro del settore prevede, il tariffario di riferimento per le invalidità; ci sono troppi incidenti, il doppio che nella Ue, a causa di controlli di polizia quasi inesistenti e di strade strutturalmente poco sicure.
Le compagnie, dal canto loro, si ritengono dei meri “notai”: se il costo dei sinistri, per gli svariati motivi che abbiamo visto sopra, aumenta, loro non possono che “registrare” gli incrementi tariffari che riportino in equilibrio i loro conti. Le compagnie, dal canto loro, si ritengono dei meri “notai”: se il costo dei sinistri, per gli svariati motivi che abbiamo visto sopra, aumenta, loro non possono che “registrare” gli incrementi tariffari che riportino in equilibrio i loro conti. Le posizioni degli assicuratori sono monolitiche. «Il prezzo del servizio assicurativo – dice Fausto Marchionni, amministratore delegato di FonSai, la prima compagnia italiana dell’Rc auto è determinato in tutto il mondo dal costo del risarcimento del sinistro. Del resto basta guardare quel che è accaduto negli ultimi anni, quando sono sbarcati in Italia importanti gruppi assicurativi internazionali: anche loro si sono dovuti adeguare al costo dei sinistri in Italia. Soprattutto il fatto che i danni fisici siano pagati nel nostro paese ben più che negli altri paesi europei impedisce a chiunque di praticare tariffe decisamente inferiori».
Ci potrebbe essere il dubbio che le compagnie italiane siano meno efficienti di quelle europee, magari con costi di gestione e amministrazione troppo elevati. Ma c’è chi smentisce questa visione: «Le compagnie italiane spiega Enrico Cucchiani, membro del Consiglio di gestione di Allianz Se e come tale capace di avere uno sguardo d’insieme sui vari mercati europei sono mediamente più efficienti di quelle francesi, inglesi, tedesche e austriache. Sono meno efficienti soltanto di quelle spagnole. La differenza nel costo dei sinistri in Italia non la fanno i pezzi di ricambio delle vetture, ormai allineati praticamente in tutta Europa, ma i danni alle persone. I sinistri con danni alle persone sono infatti il doppio che in Europa».
In questo contesto anche i tentativi di modificare le coordinate sono destinati, secondo le imprese, a fallire. «Sono intervenute norme, come alcuni aspetti del cosiddetto “Decreto Bersani” dice l’ad di Unipol, Carlo Cimbri che hanno minato l’equilibrio del sistema bonus/malus. Allineare le classi di merito nell’ambito del medesimo nucleo familiare, comporta che il prezzo pagato da qualcuno sia molto più basso rispetto al suo effettivo profilo di rischio. Non è corretto, anche perché quello che succede, nel medio periodo, è che l’intera platea degli assicurati si trova a pagare un po’ di più anche per questo».
Il presidente dell’Isvap, Giannini, che pure riconosce l’incidenza delle “variabili esogene” indicate dalle compagnie, attribuisce comunque a queste ultime una sorta di rassegnazione passiva di fronte all’aumento del costo dei sinistri. In altre parole: sicure di poter scaricare sulle tariffe i maggiori costi come le normali imprese non riescono a fare perché sono in un regime di concorrenza che le costringe a tenere sotto stretto controllo le spese le compagnie non si preoccupano più di tanto degli aumenti tariffari. E così, per le queste imprese, i clienti sono una specie di Bancomat cui rivolgersi quando per qualche ragione scarseggiano i soldi in cassa.
Dal canto loro, gli assicurati fanno poco per evitare gli aumenti. Nonostante svariati interventi dell’Isvap per indurre i consumatori a guardarsi intorno prima di rinnovare il contratto con la stessa compagnia, soprattutto dopo aver avuto un aumento, solo meno del 10% alla fine cambia impresa.
Giannini riconosce l’esistenza di un problemapaese: «Tuttavia dice manca spesso la buona volontà di intervenire con decisione su alcune variabili endogene e così si scarica tutto sulle tariffe». Su un punto Giannini sta insistendo con particolare veemenza, trovando peraltro uno scarso interesse da parte delle compagnie: il fatto che queste non investono abbastanza nelle strutture di liquidazione dei danni, che potrebbero bloccare più frodi e speculazioni. La prova è che laddove, come a Napoli e nel Sud, queste strutture sono più povere di personale, le truffe sono considerevolmente più alte, in un rapporto inverso mostrato inequivocabilmente dai numeri.

ADRIANO BONAFEDE da repubblica.it


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