Massa al simulatore Ferrari
Secondo giorno di prove al simulatore per Felipe Massa, impegnato anche oggi a Modena nel prosieguo del programma di recupero dopo l’incidente del 25 luglio scorso a Budapest. Il pilota brasiliano ha iniziato la giornata compiendo una visita in alcuni reparti della Gestione Sportiva, dove e’ stato accolto con grande calore, prima di recarsi nel capoluogo dove ha continuato a girare su piste virtuali, assistito dal suo ingegnere di pista Rob Smedley e dal veicolista Giuliano Salvi. Felipe ha guidato ancora sul circuito di Barcellona e poi e’ passato alla pista che forse ama di piu’, quell’Interlagos che gli ha dato due fra i piu’ bei successi della sua carriera. Domani Felipe sara’ ancora a Maranello dove proseguira’ nel saluto ai vari reparti della GeS prima di essere il protagonista di una chat per tutti i soci della community di Ferrari.com, in programma alle ore 12.
Venerdi’ il programma ha previstoil trasferimento a Parigi, dove il pilota sottoposta ad una serie di controlli medici svolti sotto il controllo della Fia, e poi il ritorno in Italia: all’inizio della prossima settimana, probabilmente gia’ lunedi’, Felipe Massa potra’ finalmente tornare su una pista vera al volante di una vera monoposto di Formula 1, una F2007 equipaggiata con le gomme Bridgestone usate nella GP2.
Un giorno alla Massa
volando sul simulatore
Viaggio nella monoposto virtuale usata dal brasiliano per preparare il rientro, davanti a uno schermo di tre metri. Il laboratorio di Anton Stipinovich allestito nel centro di Modena Un giorno alla Massa volando sul simulatore
MODENA – Felipe è xs, come un fantino. Quindi il sedile va cambiato e la pedaliera spostata indietro di almeno 13 centimetri. Altrimenti non si riesce nemmeno a entrare in macchina. Il resto del “settaggio” invece – aerodinamica, gomme e motore – può restare lo stesso usato da Felipe Massa nella sua maratona verso la completa guarigione. Eccolo, il famoso simulatore su cui il brasiliano ha trascorso due sessioni da sei ore, qui, nel cuore di Modena, in un laboratorio-cantina (messo a disposizione dalla Donelli Vini, simbolo dell’Emilia pistoni & lambrusco) dove un ingegnere elettronico sudafricano che sembra uscito dal cast di Matrix, Anton Stipinovich, ha aperto una porta sul mondo virtuale, piazzando una monoposto senza ruote davanti a uno schermo panoramico di tre metri.
La frizione, una leva d’acciaio che spunta dal volante, è del tutto simile a quella del cambio, che sta poco sopra. Va rilasciata molto lentamente. Il rombo del motore può essere modulato a piacere in gradazioni comprese tra il sibilo appena percettibile e l’urlo terrificante. Tutto è riprodotto fedelmente da un enorme subwoofer montato sotto la scocca. Massa aveva scelto l’opzione terrificante; era perfetta per ciò che doveva fare: analizzare le reazioni della testa alle vibrazioni e testare la propria capacità di concentrazione sulla distanza. Ottimi risultati, pare, se è vero che Massa in chat coi tifosi, sul sito Ferrari, confessa “il sogno di essere ad Abu Dhabi. Lo so è difficile”. Sventolerà la bandiera a scacchi il 18 a Interlagos. “Smettere? Mai pensato. Neppure quando me l’ha chiesto mia moglie”.
Allora partiamo. All’uscita dai box è concreto il pericolo di travolgere l’omino che indica la direzione della pit lane. Vestito di bianco e col volto senza lineamenti. È l’unico dettaglio del software che tradisca un po’ di “effetto videogioco”. E bisogna sapere che l’effetto videogioco è la Caporetto della simulazione: “Relativamente alla macchina – spiega Stipinovich – il simulatore è più fedele alla realtà, perché questa è contaminata da migliaia di variabili che confondono i dati. Al simulatore i parametri sono fissi e a ogni variazione della macchina o della guida corrisponde un’effettiva variazione della prestazione”. Se questa è la filosofia, facile immaginare quanta poca simpatia riscuota da queste parti l’omino da videogame che rischia la vita all’uscita dei box. Superato il quale comincia, dunque, la simulazione vera e propria.
Via. L’escursione dell’acceleratore è praticamente infinita, il piede sinistro continua ad affondare come in una buca e arriva a fondo corsa molto più tardi di quanto ci si possa aspettare. Il volante diventa pesante e bizzoso e si illumina come un albero di Natale. In alto c’è una fila di led colorati che lo attraversa orizzontalmente, da sinistra a destra – rosso, giallo, verde, blu – quando arriva il blu bisogna cambiare marcia (dopo un po’ si va a orecchio). Sotto i led c’è un display digitale che indica la marcia e la temperatura dei freni. Che sciaguratamente, all’inizio, sono freddi, anzi congelati. Alla prima variante la macchina va a schiantarsi contro il muretto. Le risate di Alessandro Kouzkin – diciassettenne fenomeno italiano che spende 4mila euro tutte le settimane per mettere a punto il proprio stile di guida – arrivano attutite di là dal vetro, dove gli ingegneri controllano la telemetria con un sistema da mezzo milione di euro.
Il corpo (incastrato dentro la monoposto virtuale senza ruote a Modena) e la mente (concentrata sulla grafica del circuito di Monza) si ricongiungono improvvisamente. Lo sguardo si sposta dallo schermo panoramico e si perde nel buio della sala. Se fosse un video gioco, sarebbe logico frugarsi nelle tasche in cerca di un altro gettone. Invece viene da controllare che le mani siano intere dopo l’esplosione del volante (c’è un motore esclusivamente dedicato a scuoterlo con la stessa inusitata violenza di una F1) e soprattutto viene da accertarsi che il gomito – che duole assai dopo l’urto con la scocca – non sia frantumato.
Ricompare l’omino senza volto. Si riparte. Dopo un giro, i freni sono caldi. Il piede affonda ancora nella buca. Il motore torna a farsi spaventoso e il volante indomabile. L’asfalto corre sotto il fondo della macchina e la mente si ritrova di nuovo in quei non luoghi in cui era stato Massa fino a ieri – nelle riproduzioni di Interlagos e Abu Dhabi (circuiti che il brasiliano, per quest’anno vedrà solo in formato digitale). Ma il ricongiungimento con Massa dura poco.
Le scalate prima delle curve (7ª-2ª) sono gesti inconsulti e le staccate, cariche di disperazione. Un paio di chilometri ancora poi l’errore alla prima di Lesmo. “Lo stesso di Hamilton!”, è l’incredibile consolazione. Le macchina finisce fuori strada, picchia contro le protezioni e il volante esplode ancora. Stavolta però le gomme anteriori si sollevano da terra, la monoposto prende il volo e sullo schermo appare il sole che tramonta dietro un cavalcavia griffato Bridgestone.
da agi.it
MARCO MENSURATI
repubblica.it












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