La Triumph Spitfire del 1962


1962, debutta la Spitfire la Triumph che fece sognare
Nell’Ottobre veniva presentata al Salone di Londra una delle più famose “spider all’inglese”. Nacque un mito

di PAOLO FERRINI

Una delle “spider all’inglese” di maggior successo porta la firma di un design italiano, Giovanni Michelotti. Forse anche per questo, ancora oggi a cinquant’anni dalla presentazione, la Triumph Spitfire continua a trasmettere un’indelebile immagine di gioventù e di spensieratezza. Non per niente “con l’automobile, anche una ragazza ed un pezzo di storia” recitava uno degli ultimi messaggi pubblicitari dedicati alla Spitfire, accennando alle origini del suo nome: lo stesso del famoso caccia della Seconda Guerra Mondiale, ma anche il soprannome utilizzato all’epoca negli Stati Uniti per indicare una “ragazza sportiva e di spirito”. Una Spitfire, per l’appunto.

E pensare che la gestazione di questa spider è stata abbastanza travagliata. Nella Primavera del 1960 a Michelotti, che collaborava da tempo con la Casa inglese, venne chiesto di progettare una spider in grado di contrastare il crescente successo commerciale delle Austin Healey Sprite e delle MG Midget. Il designer sottopose alcune proposte, realizzò il prototipo e nell’Ottobre dello stesso anno lo spedì a Coventry. Nome in codice Bomb. Il momento economico era difficile: il mercato britannico andava male e c’erano molte TR3A in attesa di un cliente. Il prototipo finì così in un capannone, nascosto sotto un telone.

A sollevare letteralmente quel telone ci pensò qualche mese dopo Stanley Markland, nuovo direttore della marca inglese, che quando vide la Bomb se ne innamorò a priva vista: “E’ stupenda, nulla di più
o di meno. Come può essere stata dimenticata?”. Salì a bordo, la mise in moto, fece un giro tra i capannoni della fabbrica e quando scese, aveva deciso. “E’ buona. La faremo!” dice. E senza consultare nessun altro prese la decisione. Altri tempi!

Il nuovo modello venne presentato ufficialmente nell’Ottobre 1962 ad Earls Court in occasione del Salone di Londra. Si chiamava Spitfire 4, cosa che a molti fa ipotizzare l’arrivo di una futura spider a 6 cilindri che invece non arrivò mai. Sia come sia, la mano di Michelotti era evidente. La Spifire aveva una linea molto più moderna e slanciata delle altre spider inglesi, motivo per cui, se da un lato catturava l’attenzione di un pubblico più vasto ed internazionale, dall’altro faceva arricciare il naso ai puristi.

La carrozzeria era separata dal telaio (un po’ come avviene ancora oggi sui fuoristrada duri e puri) e questo era formato da due elementi longitudinali in acciaio scatolato che si avvicinavano tra loro al centro della vettura formando una specie di “X”. Le sospensioni erano a quattro ruote indipendenti (un vantaggio rispetto alla concorrenza), ma quelle posteriori erano a balestre longitudinali e ciò fu fonte di problemi di camber mai definitivamente risolti. Una particolarità della Spitfire era l’assenza del cofano motore: l’intera parte anteriore della carrozzeria si sollevava in avanti, lasciando ampio accesso al motore, un 4 cilindri con asse a camme laterale di 1.147 cc da 55 CV.

Negli Stati Uniti la Spitfire ebbe un’accoglienza incredibile (specialmente se rapportata ai nostri tempi): grazie ad essa, nel 1963 la Triumph diventò addirittura la seconda marca estera più venduta dopo Volkswagen e davanti a Renault! In Italia, particolare forse poco noto: le prime Spitfire furono importate dalla Ducati Meccanica di Bologna (quella delle moto, per intenderci!). Le subentrarono poi la Innocenti di Lambrate e dal 1976 la British Leyland Italia di Roma.

Nel Dicembre del 1964 venne presentata la Spitfire Mark II che aveva un motore potenziato a 67 CV grazie all’adozione di un differente asse a camme, di un collettore di aspirazione raffreddato dal liquido del motore e di un collettore di scarico in lamiera anziché in ghisa. Sulla base di questa versione, nel 1966, Michelotti realizzò la coupè GT6 che, come suggerisce il nome, montava un 6 cilindri in linea monoalbero di 1.998 cc con i suoi 95 CV avrebbe dovuto compensare il maggior peso della carrozzeria chiusa . Fino al 1973 ne furono prodotti oltre 40.000 esemplari in tre serie diverse.

La Spitfire Mk III del 1967 aveva un carattere più sportivo della serie precedente dalla quale si distingueva per il frontale ridisegnato. Il nuovo modello montava infatti il 1.300 da 75 CV della berlina Triumph TC con il quale la Spitfire superava per la prima volta la barriera delle 100 miglia all’ora.

I tempi però stavano cambiando. Anche la Casa inglese dovette fare i conti con i consumi. La quarta serie, presentata nel Novembre del 1970, adottava un 1.300 sicuramente più fruibile, ma anche meno brillante che suscitò un po’ di malumori tra gli appassionati. Nel 1974 venne pertanto sostituito da un propulsore di 1.493 cc che con la maggiore cilindrata compensava le misure adottate per ridurre i consumi e per rientrare nelle normative anti-inquinamento. Triumph sottolineava la novità chiamando questa versione “Spitfire 1500″ e non “Mark V” come si sarebbe potuto immaginare. Ormai però il pubblico voleva automobili più moderne e, nel 1980, anche la più moderna delle classiche spider all’inglese uscì di produzione. Ancora oggi però il suo fascino è sempre intatto.

da REPUBBLICA.IT


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