Volvo cinese primi passi analisi
Il marchio svedese ceduto dalla ford sfida i tedeschi nel segmento premium con una berlina bella e innovativa.
La nuova vita di Volvo con i padroni cinesi della Geely. Primo saggio è la S60, debutta il sistema salva-pedoni
Ci sono, ma non si vedono. Dopo aver acquisito da Ford il marchio Volvo (1,3 miliardi di euro), i cinesi della Zhejiang Geely Holding capitanati dal miliardario Li Shofu attendono nell’ombra che venga formalizzato il passaggio del pacchetto azionario. Il nuovo board sarà pienamente operativo dopo l’estate e non è escluso che venga deciso di trasferire il cuore pulsante dell’azienda a Shanghai, anche se Gõteborg rimarrà sede strategica.
Per ora in Cina stanno facendo i conti, preparandosi a ottimizzare (e monetizzare) il know how tecnologico e la rete commerciale della Casa. «L’obiettivo iniziale di vendere globalmente 390 mila veicoli nel 2010 potrebbe essere migliorato grazie al successo del Suv XC60 e i conti, dopo il rosso di 934 milioni di dollari del 2009, torneranno positivi», ha garantito l’attuale presidente di Volvo, Stephen Odell, che dovrebbe rimanere nella futura governance. La speranza è di scalare quota 400 mila, prima di sferrare un assalto più consistente ai mercati nel 2012, quando partirà la produzione in serie delle prime ibride plug-in. La spinta ambientalista è in pole position nei programmi di sviluppo industriale, come testimonia anche la gamma dei sette modelli DRIVe a limitate emissioni di Co2.
Di certo Volvo ha gli occhi del mondo addosso: è la prima volta che un gruppo cinese conquista un brand premium occidentale, con tutti i suoi asset (tranne quello dei veicoli pesanti, rimasti svedesi) e c’è grande curiosità sul tipo di intervento che verrà operato. Per ora è stata annunciata soltanto la realizzazione di uno stabilimento a Pechino, perché sul mercato domestico la Geely proverà a limitare il predominio di Audi e degli altri marchi del lusso tedesco. Grazie a Volvo, Geely vuole crescere a livello globale. Ha iniziato a produrre auto soltanto nel 1998, ma è diventata la principale società automobilistica privata cinese con quartier generale nel Sud-Est. Il gruppo è valutato 2,05 miliardi di dollari e ha 12.000 dipendenti, con una capacità produttiva attuale di 300.000 veicoli l’anno, destinata a lievitare rapidamente.
Nonostante i problemi, Volvo non ha mai rallentato sul fronte dell’innovazione. E il modello che sta lanciando in questi giorni, la berlina affusolata S60 (ordinabile da noi a giugno, ma sul mercato a metà settembre) è un gioiello sul fronte della sicurezza, con sistemi inediti. Ad esempio il Pedestrian Detection che rileva la presenza di pedoni sfuggiti alla vista del guidatore e frena automaticamente, fino a 35 km/h, oppure rallenta la vettura per ridurre gli effetti dell’impatto. Un optional prezioso, inserito nel pacchetto Driver Support (che comprende anche l’Adactive Cruise control e il Blis per la segnalazione di auto che sopraggiungono nascoste da angoli ciechi), a 2.400 euro per l’allestimento Kinetic e a 2.200 con le versioni Momentum e Summum. Di serie il city safety, che arresta la vettura se in conducente non risponde in tempo in presenza di un ostacolo o di un veicolo fermo.
La S60, cui seguirà in autunno la versione wagon V60, è lunga 4,63 metri, larga 1,87 e alta 1,48. Ha uno stile personale quasi da coupé, accattivante, e tecnologie d’avanguardia. Una vettura sicura e godibile per il comportamento dinamico, sempre impeccabile. «Un’auto nata per emozionare», dice il responsabile del design, Peter Horbury. «La miglior Volvo della storia», ribadisce il presidente Odell.
Il test conferma le eccellenti premesse, sebbene per «far paura» davvero agli specialisti tedeschi gli interni debbano essere ulteriormente arricchiti, specie nella strumentazione e nel cambio manuale che non è agevole da manovrare. In compenso il telaio-dinamico con Advanced Stability Control regala straorinaria neutralità di risposta anche in curva, le reazioni sono pronte, i motori incredibilmente brillanti. Soprattutto il nuovo turbodiesel 5 cilindri 2 litri D3 da 163 Cv e 400 Nm (prezzi indicativi a partire da 31.000 euro). In alternativa il D5 2.4 da 205 Cv o i benzina 1.6 e 2.0 (anche DRIVe) con potenze tra 115 e 240 Cv. L’Italia per Volvo è un mercato fondamentale: per merito soprattutto dell’XC60 e delle versioni Polar, il primo quadrimestre 2010 registra una crescita del 30,4%. «E la raccolta ordini – spiega l’Ad Michele Crisci – è in netta controtendenza rispetto a un mercato in crisi».
PIERO BIANCO da lastampa.it
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